Concetti Chiave
- L'Esserci si definisce attraverso le scelte personali, a differenza degli enti che sono semplicemente ciò che sono.
- Esistono due tipi di esistenza: autentica, basata su scelte proprie, e inautentica, influenzata dagli altri e dal conformismo.
- La deiezione, secondo Heidegger, rappresenta la riduzione dell'Esserci a una mera “cosa”, portando a un'esistenza priva di autenticità.
- Il conformismo del Si porta a una perdita dell'autenticità, dove gli individui agiscono seguendo le norme sociali piuttosto che le proprie scelte.
- L'essere-per-la-morte è fondamentale per passare dall'esistenza inautentica a quella autentica, sottolineando la nullità di ogni progetto rispetto alla fine.
L'Esserci e le sue scelte
L’Esserci non è una realtà predeterminata o precostituita, ma si realizza in base alle sue scelte e alle sue decisioni. A differenza delle cose (degli enti) che sono delle “semplici-presenze”, ovvero sono ciò che sono e non possono essere diversamente, l’uomo è una realtà non-definita, non-determinata, che «ha da essere», in quanto ha da scegliere tra infinite possibilità. Nelle cose, quindi, l’essenza precede l’esistenza, mentre nell’uomo l’esistenza precede l’essenza.
Esistenza autentica e inautentica
Tuttavia, il singolo «Esserci» si staglia in due differenti tipi di esistenza:
• “Autentica” (termine che traduce il tedesco eigentlich, che significa “proprio”), è infatti quell’esistenza in cui
viviamo in base alle nostre “proprie” scelte e alle nostre “proprie” decisioni.
• “Inautentica” (termine che traduce il tedesco “uneigentlich”, che significa “non-proprio”) è invece l’esistenza caratterizzata da uno scegliere a partire dagli altri, confrontandosi e commisurandosi. Il significato dell’aggettivo inautentico deve infatti essere colto etimologicamente: inautentico è colui che non è se stesso, ma si appiattisce sul mondo, cioè ripete scelte già operate e significati già dati ed è interamente assorbito nell’operare e nel progettare.
La deiezione e la coscienza
Alla base dell’esistenza inautentica c’è ciò che Heidegger chiama “deiezione” (Verfallenheit), una sorta di “reificazione”, di “cosificazione”: l’Esserci diventa come le altre cose del mondo e scende al livello dei fatti. La “fattualità” dell’Esserci, quindi, è il suo “essere-gettato” nel mondo in mezzo agli altri esistenti e ciò sottintende un processo di “nullificazione”, di insensatezza per cui l’uomo si sente emotivamente abbandonato.
Tuttavia, esiste la voce della coscienza che richiama all'esistenza autentica e che, ponendosi su un piano «ontologico» o «esistenziale», cerca il senso dell'essere degli enti, il senso del loro esistere. La voce della coscienza riporta l'uomo davanti a se stesso, richiamandolo alla questione di ciò che egli è nel più profondo e che non può occultare.
Il conformismo del Si
«Il Chi non è sé stesso, gli altri lo hanno svuotato del suo essere».
«Il Chi non è questo o quello, non è sé stesso, non è qualcuno»
«In questo stato di irrilevanza e di indistinzione il Si esercita la sua tipica dittatura. Ce la spassiamo e ci divertiamo come ci si diverte; leggiamo, vediamo e giudichiamo di letteratura e di arte come si giudica. Ci teniamo però anche lontani dalla “gran massa” come ci si tiene lontani. Troviamo “scandaloso” ciò che si trova scandaloso. Il Si, che non è un Esserci determinato ma tutti (non però come somma), decreta il modo di essere della quotidianità»
«Ognuno è l’altro e nessuno è lui stesso»
Distorsioni dell'autenticità
Il Si rappresenta il conformismo e la sua riproduzione ad ogni livello. Quando si trova in questa dimensione, l’uomo si nasconde dietro agli altri ed agisce secondo la logica del “si dice”, “si fa”. Il Si ha infatti la funzione primaria di sollevare l’essere da responsabilità e scelte. Quando il modo del “Si” si impone come vera e propria modalità di vita, rendendo l’uomo schiavo del suo contesto ed incapace di opporsi ad alcune abitudini conformiste e dannose, allora l’uomo perde la sua autenticità. Immerso nell’esistenza inautentica, l’uomo è vittima di tre grandi distorsioni dell’autenticità: la chiacchiera, la curiosità, l’equivoco.
Nella chiacchiera (Gerede) il linguaggio perde la sua caratteristica più autentica di mirare al raggiungimento di una verità, avvolgendosi su se stesso.
Per curiosità (Neugier) invece si intende la morbosità del vedere, il fascino per l’apparire portato all’estremo, fino a rendere l’aspetto e l’estetica l’unica fonte di interesse. A questo genere di “curiosità” si accompagna tipicamente l’incapacità di soffermarsi sulle cose e di approfondirle, da qui l’irrequietezza e la continua ricerca di distrazioni. L’equivoco (Zweideutigkeit) è presentato come la somma della chiacchiera e della curiosità: è quell’illusione per cui, nella dimensione del Si, tutto sembra già essere stato compreso, afferrato, espresso e a nostra disposizione, quando invece si tratta solamente di false verità fondate su nulla di più che abitudine e comodità.
Essere-per-la-morte
Per passare dall’esistenza inautentica (anonima, deietta, quotidiana) a quella autentica, decisivo è il rapporto con la possibilità estrema dell’esistenza: la morte.
La possibilità che tutte le altre possibilità divengano impossibili. La morte, in quanto possibilità, non dà niente all'uomo da realizzare.
L’essere-per-la-morte (Sein–zum–Tode) – che non significa “essere a favore della morte”, ma “essere rivolti verso la morte”, “essere in direzione della morte” (zu è preposizione di “moto a luogo”) – è infatti una struttura fondamentale dell’esistenza. Nell’aprirsi alle sue possibilità, l’uomo si apre alla sua “fine” quale sua possibilità estrema.
La voce della coscienza ci richiama dunque al senso della morte, e svela la nullità di ogni progetto: dalla prospettiva della morte tutte le situazioni singole appaiono come possibilità che possono diventare impossibili. In questo modo la morte proibisce il fissarsi su una situazione, mostra la nullità di ogni progetto e fonda la storicità dell'esistenza. L'esistenza autentica, pertanto, è un essere-per-la-morte.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza fondamentale tra l'esistenza dell'uomo e quella delle cose?
- Cosa si intende per esistenza autentica e inautentica?
- Qual è il ruolo della coscienza nell'esistenza autentica?
- Come influisce il conformismo del "Si" sull'autenticità dell'individuo?
- In che modo la morte è collegata all'esistenza autentica?
A differenza delle cose, che sono definite e non possono essere diversamente, l'uomo è una realtà non-determinata che deve scegliere tra infinite possibilità, rendendo l'esistenza precedere l'essenza (come indicato nel testo).
L'esistenza autentica è quella in cui viviamo secondo le nostre scelte, mentre l'esistenza inautentica è caratterizzata da scelte influenzate dagli altri, portando a una ripetizione di decisioni già prese (come spiegato nel testo).
La coscienza richiama l'individuo all'esistenza autentica, ponendolo di fronte alla questione del suo vero essere e cercando il senso dell'esistenza, contrastando la deiezione (come descritto nel testo).
Il conformismo del "Si" svuota l'individuo della sua autenticità, portandolo a vivere secondo le aspettative altrui e a nascondersi dietro le scelte degli altri, rendendolo schiavo del contesto sociale (come evidenziato nel testo).
L'essere-per-la-morte è fondamentale per passare dall'esistenza inautentica a quella autentica, poiché la consapevolezza della morte invita l'individuo a riconoscere la nullità di ogni progetto e ad aprirsi alle proprie possibilità (come affermato nel testo).