Concetti Chiave

  • La rivoluzione iraniana del 1979 portò Khomeini al potere, instaurando un regime radicale che destò preoccupazione negli Stati Uniti e nell'URSS, culminando nell'occupazione dell'ambasciata americana a Teheran.
  • La tensione tra Iraq e Iran si intensificò a causa del radicalismo sciita del regime khomeinista e delle rivendicazioni territoriali irachene, culminando nell'attacco militare dell'Iraq nel 1980.
  • Le superpotenze giocarono un doppio gioco: gli Stati Uniti sostennero l'Iraq, mentre l'URSS appoggiò l'Iran, vendendo armi a entrambi, evidenziando una strategia complessa durante il conflitto.
  • La guerra delle petroliere tra Iran e Iraq causò enormi danni ecologici e umani, con bombardamenti su pozzi petroliferi e un'intensificazione della repressione interna in Iran.
  • La fine della guerra nel 1988 rappresentò una sconfitta per entrambi i paesi, con Saddam Hussein che si proclamò vincitore senza rovesciare Khomeini, segnando anche la conclusione della fase più radicale della rivoluzione islamica in Iran.

Quali sono le conseguenze della rivoluzione iraniana?

Nel gennaio 1979, si concluse la rivoluzione dell’Iran, dove il governo passò nelle mani di Khomeini che rafforzò il proprio potere con sanguinose repressioni di massa, ponendosi nello stesso tempo, come modello per gli altri Paesi islamici del Medio Oriente. Il regime si configurava del tutto diverso sia ideologicamente, che politicamente e pertanto incontrollabile. Per questo motivo, l’inquietudine era cresciuta sia negli Stati Uniti che nel blocco sovietico. Nel novembre 1979, un gruppo di studenti islamici sostenuti da Khomeini aveva occupato l’ambasciata americana a Teheran, trattenendo ben 52 ostaggi, con lo scopo di ottenere la restituzione dell’ex-shah fuggito in USA e dei suoi beni. Nell’aprile del 1980, un blitz militare americano per la liberazione degli ostaggi andò fallito. Questi due episodi fecero capire come il nuovo regime iraniano fosse un pericolo da temere.

Tensioni tra Iraq e Iran

Nell’area meridionale del Medio Oriente, l’Iraq, governato da Saddam Hussein, costituiva il paese più diffidente nei confronti del regime khomeinista, in quanto preoccupato del radicalismo religioso sciita. Fra l’altro, va aggiunto che, continuamente, le trasmissioni radiofoniche e televisive iraniane, invocavano il rovesciamento di Saddam Hussein per estendere in Iraq la rivoluzione iraniana. Da parte sua, l’Iraq rivendicava una parte della foce del Tigri, allora in mano all’Iran, poiché si era posto l’obiettivo di diventare il guardiano del Golfo Persico e sembrava che la rivoluzione khomeinista offrisse a Saddam Hussein l’occasione per rivendicare ed esercitare questa egemonia, anche se l’Iran possedeva molte più risorse. Da parte sua, l’Iraq contava sulle potenzialità di ribellione delle minoranze interne iraniane come i Curdi e i Turcomanni, faceva anche affidamento sul boicottaggio economico dell’Occidente e sulla possibilità di aiuto militare dello stesso Occidente, anche se non apertamente dichiarato. Fu così che nel settembre 1980, dopo tutta una serie di scontri alle frontiere, si arrivò all’attacco militare dell’Iraq all’Iran.

Alleanze e doppio gioco delle superpotenze

L’Iraq poté contare sull’appoggio dell’Arabia Saudita, del Kuwait, del Qatar, del Bahrein, dell’Oman, degli Emirati Arabi Uniti, della Giordania e dell’Egitto. Invece, la Siria di Assad, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), l’Algeria e la Libia, si schierarono a favore dell’Iran. Gli Stati Uniti e tutto l’Occidente appoggiarono il regime iracheno, anche attraverso aiuti militari, più o meno, dichiarati. Invece, l’URSS sostenne il regime khomeinista contro l’Iraq ed indirettamente contro l’Occidente, pur vendendo nello stesso tempo, armi anche agli Iracheni. Occorre però ricordare che anche gli USA facevano il doppio gioco poiché, insieme ad Israele, trasferivano materiale bellico all’Iran. Per questo motivo, il doppio gioco delle superpotenze giustifica l’espressione secondo la quale era auspicabile che, alla fine, entrambe le parti risultassero perdenti. Sul piano strettamente militare, all’inizio le truppe irachene avanzarono rapidamente su territori che nel 1992 l’Iran riconquistò ricorrendo alla tattica molto sanguinosa di vere onde d’urto umane.

La guerra delle petroliere e le sue conseguenze

La guerra durò, con fasi alterne, fino al 1988, anno in cui entrò in una fase di stallo e in una condizione massacrante, provocando migliaia di morti e danni materiali enormi. Un aspetto distruttivo che si affiancò al bombardamento delle città fu la cosiddetta “guerra delle petroliere” per il controllo delle rotte petrolifere del Golfo Persico. In questo quadro, l’Iraq faceva valere la sua superiorità in campo aereo, mentre l’Iran era superiore in campo navale. Per esempio, nel 1983, gli Iracheni bombardarono alcuni pozzi petroliferi iraniani, provocando così la fuoriuscita di una grande quantità di greggio, causando un vasto disastro ecologico mai visto nel Golfo Persico. Nell’anno seguente, le forze irachene, per impedire le esportazioni di petrolio iraniane, affondarono una petroliera greca e un mercantile sudcoreano. La guerra delle petroliere colpiva, evidentemente, anche gli interessi degli Stati neutrali e soprattutto i paesi consumatori di petrolio. Da parte sua, l’Iran proseguì nella sua strategia militare fondata sul massiccio e spietato uso del fattore umano e all’interno intensificò la repressione e soprattutto la caccia all’opposizione con massacri e migliaia di esecuzioni. Durante il 1986, l’esercito iraniano riuscì a conquistare una penisola irachena, ma fallì nel tentativo di occupare la città irachena di Bassora.

La fine della guerra e le sue implicazioni

Da allora in poi, la guerra diventò sempre di più “guerra delle petroliere”. Nel 1987, per errore, l’armata irachena colpì una fregata della flotta statunitense, causando 37 morti. Questo convinse gli Stati Uniti a mettere sotto protezione undici petroliere del Kuwait e a intensificare la sua presenza nel Golfo Persico. Nel 1988, la guerra subì una svolta decisiva. Infatti, le forze irachene ripresero tutte le sue posizioni e sfondò le linee nemiche del Kurdistan e il fronte centrale. A malincuore, Khomeini dovette accettare la decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con cui veniva sancita l’immediata cessazione delle ostilità.

Saddam Hussein si presentò come il vero vincitore anche se, in realtà, non aveva conseguito l’obiettivo di rovesciare il regime di Khomeini. In conclusione, nessuna delle due parti aveva vinto la guerra, anzi viste le numerose perdite sia da un lato che dall’altro, entrambe l’avevano persa. La guerra costituì l’occasione per attuare una forte reazione contro i curdi, i cui villaggi furono bombardarti dall’esercito iracheno con armi convenzionali e con armi chimiche. Per l’Iran, la fine delle ostilità rappresentò anche la fine della fase più radicale della rivoluzione islamica. Nel 1989, si ebbe la morte di Khomeini, cioè di colui che aveva interpretato la guerra come “guerra santa”.

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Domande da interrogazione

  1. Quali furono le conseguenze immediate della rivoluzione iraniana del 1979?
  2. La rivoluzione portò al potere Khomeini, che instaurò un regime ideologicamente e politicamente diverso, causando inquietudine negli Stati Uniti e nell'URSS. L'occupazione dell'ambasciata americana da parte di studenti islamici e il fallito blitz militare americano per liberare gli ostaggi evidenziarono il pericolo rappresentato dal nuovo regime (testo).

  3. Quali furono le cause del conflitto tra Iraq e Iran?
  4. Il conflitto scaturì dalla diffidenza dell'Iraq, governato da Saddam Hussein, verso il regime khomeinista e dalla preoccupazione per il radicalismo sciita. Inoltre, l'Iraq rivendicava territori strategici e sperava di sfruttare le potenzialità di ribellione delle minoranze iraniane (testo).

  5. Come si schierarono le superpotenze durante la guerra tra Iraq e Iran?
  6. Gli Stati Uniti e l'Occidente sostennero l'Iraq con aiuti militari, mentre l'URSS appoggiò l'Iran, vendendo armi anche all'Iraq. Entrambi i blocchi praticarono un doppio gioco, contribuendo a una situazione di stallo e conflitto prolungato (testo).

  7. Quali furono le conseguenze della guerra delle petroliere?
  8. La guerra delle petroliere, che si sviluppò durante il conflitto, portò a un disastro ecologico nel Golfo Persico e colpì gli interessi dei paesi consumatori di petrolio. L'Iran e l'Iraq si confrontarono in un conflitto aereo e navale, con gravi perdite e danni materiali (testo).

  9. Quali furono le implicazioni della fine della guerra tra Iraq e Iran?
  10. La fine della guerra nel 1988 segnò una sconfitta per entrambe le parti, con Saddam Hussein che si presentò come vincitore, ma senza rovesciare Khomeini. La guerra portò a una forte repressione contro i curdi e segnò la fine della fase più radicale della rivoluzione islamica in Iran (testo).

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