Estratto del documento

Gregor VII di Glauco Maria Cantarella

Parte prima: Ildebrando di Soana

Introduzione

Nel 1965 lo storico e saggista Ovidio Capitani, uno dei maggiori studiosi italiani del Medioevo, scrisse un saggio dal titolo provocatorio: Esiste una età gregoriana? La sua risposta è positiva: l’età gregoriana va dal 1073 al 1085! Nessuno contestò questa affermazione, anche se si era soliti parlare di età gregoriana riferendosi all’intero sec. XI, durante il quale si era formato il modello della Chiesa Cattolica arrivato fino a noi. Anche questo dato è significativo perché ci dice che quanto realizzato da Gregorio VII durante il suo pontificato ha prodotto cambiamenti tali da marcare con il suo nome ben 150 anni di storia.

Per meglio conoscere questo personaggio dobbiamo fare riferimento alla dettagliata e completa sua bibliografia scritta da Cowdrey nel 1998, composta da ben 743 pagine. Va precisato che l’età gregoriana non inizia con la carriera di Ildebrando di Soana prima che assumesse il nome di Gregorio VII. Questo Papa, ancora oggi mai protagonista di un romanzo storico o di una produzione cinematografica, è stato comunque un gigante della storia e questo possiamo confermarlo grazie al Registro delle sue lettere che ci permette di osservare tutti i passi del suo pontificato.

I. Prologo: La fine

Domenica 25 maggio 1085, nel suo letto di morte a Salerno, la tradizione dice che, prima di spirare, Gregorio VII, parafrasando il Salmo 44 ed il cap. 19 della Lettera di San Paolo agli Ebrei, esclamava: “Ho amato la giustizia e ho odiato l’iniquità: per questo muoio in esilio” (frase poi scolpita sulla sua tomba a Salerno). Proviamo a capire come arrivò papa Gregorio VII a Salerno.

Il 21 aprile 1073 moriva papa Alessandro II e durante i suoi funerali, il popolo romano acclamò il diacono Ildebrando di Soana come nuovo Papa, consacrandolo nella chiesa di San Pietro in Vincoli con il nome di Gregorio VII. Tale modalità di elezione, non prevista nel Decretum in electione papae, viene aspramente contrastata soprattutto dal vescovo Guiberto di Ravenna (futuro anti-papa Clemente III).

Gregorio non scrisse al re dei romani Enrico IV per notificargli la sua elezione, rinnegando così al potere temporale il diritto di controllare l’elezione pontificia. Da questo momento lo scontro tra Gregorio VII ed Enrico IV sarà aspro e duraturo, fino ad arrivare al 1084 quando Enrico IV entra a Roma il 24 marzo, fa scomunicare papa Gregorio VII ed in San Giovanni in Laterano elegge come suo successore il vescovo di Ravenna Guiberto che prenderà il nome di Clemente III che, a sua volta, il 31 marzo, incorona Enrico IV come imperatore.

Ma Gregorio VII non si dà per vinto e riceve aiuto da Roberto il Guiscardo che il 29 maggio 1084 attacca Roma e, come ci racconta dettagliatamente Bonizone da Sutri, dall’assedio papa Gregorio, costretto da Enrico IV a rifugiarsi a Castel Sant’Angelo. Questa lotta cruenta porta però il popolo romano ad insorgere contro Gregorio VII ritenendolo responsabile dell’aver attirato una serie di sventure contro Roma. Fu allora che Gregorio VII decise di seguire le truppe normanne e partire verso il Mezzogiorno, stabilendosi a Salerno. Qui a seguito di una malattia, quel Pontefice che i romani osannarono alla gloria e costrinsero poi all’esilio, muore il 25 maggio 1085.

L'origine

Per meglio inquadrare la persona e l’opera di papa Gregorio VII, dobbiamo analizzare il secolo XI che ha fatto un po' da cerniera nel passaggio verso un nuovo modello di Chiesa Cattolica.

I papi

Il secolo XI incomincia nel gennaio 1002, con la morte a 22 anni dell’imperatore Ottone III che tronca il progetto di radicale cambiamento dei rapporti tra imperatori e papi. La cosiddetta Renovatio Romani Imperii voleva strappare dalle mani dei papi il potere esclusivo di incoronare gli imperatori e sottrarre così loro la pretesa del dominio territoriale su Roma.

Ad Ottone III successe Enrico IV di Baviera e, dopo la morte del papa insediato da Ottone III (Silvestro II), il 12 maggio 1003 il papato torna nelle mani delle famiglie romane. A dire il vero, i primi pontefici del secolo, sponsorizzati dalla famiglia Crescenzi, non godevano di una buona fama.

Giovanni XVIII (1003-1009) veniva soprannominato “il cappone”, alludendo alla sua evirazione. Sappiamo che questa pratica era stata proibita dal Concilio di Nicena nel 325 e, proprio perché non si era sicuri del fatto che la decisione niceana fosse rispettata, nel IX sec. era stato introdotto a Roma il rito della palpazione del nuovo Papa, per verificare che avesse i testicoli. Il suo successore, Sergio IV (1009-1012), viene soprannominato “bocca di porco”, in riferimento alla sua alitosi o alla consuetudine con pratiche sessuali inconfessabili.

Dopo questi due pontefici, la famiglia dei Crescenzi non riuscì a proporre Gregorio VI perché un’altra famiglia benestante romana, i Tuscolani, insediò sul trono pontificio Benedetto VIII che, per essere riconosciuto come pontefice dal re Enrico II, ingraziandosi il suo favore, il 21 gennaio 1013 approvò la fondazione dell’episcopato di Bamberga che Enrico II riteneva essere la chiesa-santuario della sua famiglia. Fu così che il re confermò l’elezione di Benedetto VIII, reclutando Gregorio VI nella lista dei non-papi.

Una particolarità è quella che Benedetto VIII, all’atto dell’incoronazione di Enrico II, gli fece un dono particolare di cui abbiamo notizia circa venti anni dopo da Rodolfo il Glabro: un’insegna dell’impero composta da una sfera aurea cinta da pietre preziose e con piantata sopra una croce d’oro. La sfera rappresenta il mondo e quando l’imperatore l’ammirava, doveva ricordare il suo dovere di esercitare sulla terra il potere politico e militare mostrandosi degno della protezione che veniva dal vessillo salvifico della croce.

Roma

Non possiamo andare avanti se prima non inquadriamo come era allora la Roma dei Papi, domanda inevitabile perché la città sarà protagonista proprio della storia di Gregorio VII. Certamente Roma era diversa dai tempi di quand’era capitale dell’antico impero. Si pensi, ad esempio, che nel 546-547, sotto l’assedio di Totila, la città contava appena 500 abitanti e che rimase deserta quando questi vennero deportati in Campania. Nel X-XI sec. i romani erano tra i 20.000-30.000, anche se dal punto di vista urbano, Roma era molto più estesa di tanti altri centri ed evidenziava un territorio molto più vasto rispetto alla sua popolazione, come scrisse anche Giacomo Leopardi il 3 dicembre 1822 alla sorella Paolina.

Anche nel Medioevo, Roma fu popolata più da imponenti strutture che da uomini. Le sue ampie dimensioni portavano a fantasticare diversi personaggi, come al-Idrisi, il geografo di corte del re di Sicilia Ruggero II, che la tratteggiò come un vasto perimetro con doppia cinta di mura, entro il quale scorre un fiume e vi sono collocate 1.200 chiese, con mercati e strade lastricati di marmo bianco. Le sue conclusioni lo portano ad affermare che “Roma è troppo maestosa per potersi descrivere e tale è la quantità e qualità dei suoi pregi che è impossibile farne una adeguata illustrazione”.

Queste ricchezze di Roma, però, erano anche l’obiettivo di tanti saccheggi: ricordiamo quello dei saraceni nell’846 e quello dei normanni nel 1084.

Diversi documenti, come l’Ordinanza di Costantino o gli scritti di Pier Damiani, ad esempio, ricordano la centralità della Basilica di San Giovanni in Laterano che, insieme al Palazzo Episcopale, rappresentava la vera residenza dei papi (ancora oggi è la Cattedrale di Roma). Agli anni del pontificato di Gregorio VII appartiene una Descriptio Ecclesiae Lateranensis che parla della presenza dell’Arca dell’Alleanza, del candelabro a sette braccia, oltre alla verga di Aronne, alle Tavole della Legge, ad un’urna contenente la manna, alla verga con la quale Mosè aprì il Mar Rosso.

Tutta questa grandezza, maestosità, portavano Roma ad essere “sognata” dal mondo intero.

Il mondo

Roma era il punto di riferimento della cristianità occidentale, ma spesso anche di quella orientale, soprattutto per le ricorrenti polemiche teologiche. Ricordiamo ad esempio il cosiddetto “scisma dei due Sergi”: Sergio IV di Roma e Sergio II di Costantinopoli riguardo al “Filioque” contenuto nel Credo apostolico (cioè dell’aggiunta del Figlio nella processione dello Spirito… “credo nello Spirito santo, che è signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio…”).

Per l’Occidente, invece, Roma era punto di riferimento per avere o comprare certezze, considerato che la città possedeva l’archivio della cristianità e tutta la strumentazione necessaria per esaminare e risolvere questioni. Nel X-XI sec. il mondo era trapuntato da grandi novità tra le quali ricordiamo:

  • Lo sviluppo della penisola iberica: essa rappresenta l’ultima parte dell’Europa affacciata sull’Atlantico e per questo chiamata dai romani Finisterrae. Nel 1031, dopo un periodo di guida da parte del Califfato di Cordova, i notabili spagnoli decidono che non avranno più nessun califfato e che ogni regione rivendicherà la propria autonomia;
  • L’intraprendenza dei Normanni: definiti come “crudelissima gente”, i Normanni caratterizzarono la storia del sec. XI soprattutto nell’Italia meridionale. Qui avevano una loro contea ad Ariano Irpino e nel 1030 conquistarono Aversa per poi espandersi in tutta la Puglia e la Calabria;
  • Lo sviluppo della Francia: il sec. X aveva visto l’allontanamento dal trono dei Rupertingi ed il ritorno dei Carolingi che poi si estinsero dopo la morte a vent’anni di Luigi V. Al suo posto venne eletto sovrano Ugo Capeto, mentre l’arcivescovo di Reims era Adalberone, membro di una famiglia molto aristocratica, che nel 987 prese come suo personale consigliere Gerberto d’Aurillac, ragazzo prodigio, formatosi a Roma dove era stato scelto come uno dei precettori di Ottone II. Sempre a Roma divenne prima segretario di papa Gregorio V, poi arcivescovo di Ravenna e, nel 999, divenne papa con il nome di Silvestro II e contribuì nel ricucire i rapporti tra Spagna e Roma;
  • Lo sviluppo delle città italiane: in particolare grazie alla famiglia dei Canossa che riuscì ad espandere i propri privilegi grazie ai matrimoni con donne appartenenti all’aristocrazia più elevata e la spoliazione delle chiese della pianura emiliano-lombarda. Inoltre i Canossa controllavano il corso del fiume Po e quindi il coordinamento interno dell’intero regno. Il matrimonio tra Bonifacio e Beatrice di Lorena sancì la fine dei Canossa. Bonifacio venne ucciso nel 1052, mentre negli anni successivi morirono anche i figli Federico e Beatrice. La casata si trasformò in Canossa-Lorena, visto che la maggior parte dei possedimenti erano di Beatrice.
  • Lo sviluppo del monastero di Cluny: nel’Esarcato di Ravenna si sviluppò il monastero di Cluny ed il movimento eremitico di Romualdo di Ravenna. La storia di Cluny deve il suo successo all’abate Maiolo che nel X sec. aveva intrecciato legami molto stretti con l’imperatrice Adelaide che li portò ad espandersi a Pavia e che attribuì loro Sant’Apollinare in Classe a Ravenna. All’abate Maiolo seguì Odilone che guidò Cluny per 55 anni, fino al 1049, estendendo la rete dei monasteri. In questa località, infatti, si diceva che Odilone rende grande Cluny come Ottaviano Augusto rese grande Roma. Sarà Odilone ad istituire la più grande “invenzione” cluniacense: la commemorazione dei fedeli defunti il 2 novembre.

I primi trent’anni

Dopo i papi Giovanni XVIII, Sergio IV e Benedetto VIII, seguirono altri due pontefici della famiglia Tuscolani (Giovanni XIX e Benedetto IX). Poi, nel giro di due anni, vi furono altri tre papi (Silvestro III, Benedetto IX e Gregorio VI), fino all’insediamento del primo papa tedesco, il vescovo di Bamberga Suidgerio, con il Nome di Clemente II (1046-1047).

In questo periodo, Ildebrando di Soana era già nato (forse intorno al 1015). Della sua infanzia sappiamo poco, a parte il fatto che era ben nutrito. Non è sicuro neanche che provenga da Sovana, centro della Maremma toscana. Nella sua “Vita” contenuta nel Liber Pontificalis si legge che è nato dell’opido Raouaco, toponimo non identificabile. Sicuramente veniva dalla zona della Tuscia, da uno dei centri fortificati chiamati oppida. Ildebrando si trasferì a Roma, anche se non sappiamo di preciso quando.

Ipotizzando però che dalla ricognizione ossea fatta intorno al 1980 gli studiosi pongono la sua data di nascita più vicina al 1015 che non al 1020, possiamo dire che nel 1030 l’adolescente Ildebrando viveva in un mondo di rapidi cambiamenti e difficilmente avrebbe potuto non notarli: l’impresa dei pisani e catalani contro gli infedeli, i Normanni signori di Aversa, l’egemonia di Cluny e l’ascesa di Pier Damiani.

La formazione

Nel 1037 Ildebrando aveva 20/22 anni e, probabilmente, si trovava da almeno 12 anni a Roma dove era entrato nel monastero di Santa Maria all’Aventino, grazie ad un suo zio che era lì abate. Sembra che la sua professione monastica però avvenne a Cluny intorno al 1047/1048, come ci conferma Bonizone di Sutri, uno dei più ardenti e determinati gregoriani. La presenza di Ildebrando a Cluny è giustificata sia dal fatto che quel monastero rappresenta il Big Bang del sec. XI dal quale esplodono tutte le riforme ecclesiastiche, e sia dal fatto che, nello stesso periodo, vi era come abata Ugo di Semur, personaggio con il quale il futuro Gregorio VII si confida maggiormente.

Il fatto che Ildebrando entrò nel monastero all’Aventino era dovuto, probabilmente alle origini della sua famiglia non del tutto modeste (si parla della madre come appartenente alla prestigiosa famiglia degli Aldobrandini). Questo non è invece ritenuto esatto dai suoi avversari, in particolare Benzone d’Alba che lo definisce “nato da madre suburbana e padre capraio”. Anche il fatto già accennato di essere un giovane ben nutrito, ci fa pensare alle origini nobili di Ildebrando.

Nel convento dell’Aventino, Ildebrando conobbe Teofilatto (futuro papa Benedetto IX), Lorenzo di Amalfi e Giovanni Graziano (futuro Gregorio VI). Sempre il suo avversario Benzone afferma che da questi amici apprese le arti magiche e demoniache.

Da Gregorio VI a Leone IX (1046-1049)

Con l’elezione di Benedetto IX nel 1045 (sua seconda elezione, alla quale seguirà una terza nel 1047) si apre un periodo di cinque anni durante il quale il papato dovette fare a meno della presenza imperiale. Questo porta quindi i pontefici a consolidare la posizione del papato stesso. Benedetto IX, ad esempio, attuò diverse riforme contro la simonia ed il concubinato. Queste riforme, però, facevano storcere il naso ai suoi avversari, essendo nota a tutti la sua fama di donnaiolo. Sembra infatti che il 1° maggio 1045 Benedetto IX abdicò, probabilmente per il desiderio di sposarsi, vendendo la carica vescovile al presbitero Giovanni Graziano, suo padrino, che viene incoronato il 5 maggio 1045 con il nome di Gregorio VI.

Di questo papa sappiamo che non apparteneva né alla famiglia dei Tuscolani né a quella dei Crescenzi, ma tuttavia fu un papa ben voluto, come leggiamo anche da uno scritto di Pier Damiani: “finalmente è stata ridonata pace alla terra. Si rinnovi l’aurea epoca degli Apostoli, e sotto la presidenza della vostra prudente saggezza rifiorisca l’ecclesiastica disciplina”. Ciò conferma una delle prime riforme di Gregorio VI contro i mansionari di San Pietro che, oltre a detenere incarichi e prebende, erano grandi affaristi, tant’è che nel 1058 incameravano il 50% degli introiti di San Pietro.

Gregorio VI aveva scelto come suo cappellano personale il giovane Ildebrando. Ma la presenza, oltre di Gregorio VI, di altri due pretendenti al soglio pontificio (Benedetto IX che aveva venduto il suo titolo ma non si era mai dimesso, e Silvestro III, che per pochi giorni subentrò a Benedetto IX) non piaceva al re Enrico III di Franconia che aspirava a riformare la Chiesa e ad essere incoronato imperatore a Roma. Così Enrico scese in Italia, incontrò Gregorio VI a Piacenza e poi indisse un sinodo a Sutri (40 km a nord di Roma). Qui Gregorio VI confermò di aver comprato il papato da Benedetto IX e per questo fu invitato ad abdicare. Il pontefice lo fece utilizzando questa formula: “Io, Gregorio, Vescovo, servo dei servi di Dio, sentenzio che debbo essere deposto dal pontificato di Santa Roma Chiesa per l’enorme errore che, attraverso l’impurità simoniaca, ha condizionato e viziato la mia elezione”.

Gregorio VI fu inviato in esilio in Germania ed Ildebrando lo seguì per stargli vicino in questo triste momento. Il 25 dicembre 1045 venne eletto papa Clemente II che però morì l’anno dopo. Alla sua morte il Vescovo di Liegi chiese ad Enrico III di richiamare al soglio pontificio Gregorio VI, mentre a Roma, per la terza volta, tornò ad essere papa Benedetto IX, anche se per pochi mesi (novembre 1047).

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 34
Gregorio VII Pag. 1 Gregorio VII Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Gregorio VII Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Gregorio VII Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Gregorio VII Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Gregorio VII Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Gregorio VII Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Gregorio VII Pag. 31
1 su 34
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marinocarmine di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Berardo Pio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community