Concetti Chiave
- Chruscev emerge come leader sovietico nel 1955, promettendo un cambiamento nella gestione del potere dopo la morte di Stalin.
- Il suo discorso del 1956 denuncia lo stalinismo e il culto della personalità, segnando una rottura con il passato repressivo.
- Il "rapporto Chruscev" porta all'inizio dello smantellamento del Gulag e accende speranze di libertà nei paesi comunisti.
- In Polonia, gli operai si mobilitano per migliori condizioni, portando alla riabilitazione di Gomulka e a riforme significative.
- La rivolta ungherese del 1956, ispirata dalla Polonia, si conclude con la brutale repressione sovietica e la morte di Imre Nagy.
Qual è l'ascesa di Chruscev?
Dopo la morte di Stalin nel 1953 la concorrenza tra i possibili eredi del potere sovietico viene vinta nel 1955 da Nikita Chruscev (1894-1971). Con Chruscev sembra possa aver luogo un cambiamento profondo nella gestione del potere sovietico.
Il discorso di Chruscev
Ritenendo non più possibile governatore con il sistema del terrore un'area politica ormai troppo bassa e in continuo e diretto confronto con l'Occidente, Chruscev in una seduta riservata (cioè non aperta alla stampa) del XX Congresso del Pcus, che si tiene dal 14 al 26 febbraio del 1956, presenta un discorso nel quale denunzia senza mezzi termini lo stalinismo e i brutali sistemi repressivi su cui si è fondato. Chruscev denuncia anche il culto della personalità che si è formato intorno a Stalin, affermando che non può essere quello il socialismo per cui molti rivoluzionari hanno lottato.
Effetti del rapporto Chruscev
È una rottura di portata epocale che ha subito degli effetti visibili con l'avvio dello smantellamento del sistema del Gulag, la rete di campi di concentramento organizzata in epoca staliniana. Le notizie sul "rapporto Chruscev" filtrano largamente sia in Occidente sia nelle comunità. La svolta suscita sconcerto ma accende anche enormi aspettative nel mondo comunista molti pensano che sia possibile, adesso, conquistarsi nuovi spazi di libertà rompendo il controllo poliziesco che grava sulle vite pubbliche e private sia nell'Urss sia nei paesi satellite.
Rivolte in Polonia
Proprio qui, in due paesi del blocco sovietico (Polonia e Ungheria) ancora non del tutto piegati all'oppressione comunista, scoppiano manifestazioni che sono testimonianza delle tensioni che attraversano i nuovi paesi comunisti europei. In Polonia nel 1956 scoppiano scioperi degli operai che chiedono retribuzioni migliori. Da Mosca si suggerisce che un mondo per andare incontro alle proteste sia di riabilitare uno dei dirigenti del comunismo polacco Wladyslaw Gomulka (1905-1982) che nel 1948 era stato destituito dalla carica di segretario del Partito Comunista polacco e poi imprigionato nel corso di una delle innumerevoli purghe di stampo staliniano. Tornato a dirigere il Partito Comunista polacco nel 1956 ,Gomulka, dopo aver riaffermato la fedeltà della Polonia all'Urss, procede a una serie di riforme, privatizzando numerose aziende agricole, riconoscendo i consigli operai autonomi non direttamente dipendenti dal Partito Comunista e riaprendere il dialogo con la Chiesa cattolica, orientamento che nel 1957 si concretizza con la liberazione dalla prigione del cardinale Stefan Wyszynski (1901-1981) incarcerato nel 1954.
Rivoluzione ungherese
Incoraggiati dal esempio polacco, nell'ottobre del 1956 in Ungheria manifestanti protestano contro le condizioni economiche in generale contro la mancanza di libertà imposto dal sistema comunista. Nelle università professori e studenti finiscono alla protesta. Per le strade di Budapest i manifestanti abbattono una grande statua di Stalin. L'esercito mandato per reprimere la protesta si unisce ai manifestanti. Al potere viene richiamato Imre Nagy (1896-1958), ex primo ministro comunista espulso dal Partito Comunista ungherese nel 1955 per aver sostenuto la necessità di introdurre riforme che liberalizzassero tanto le attività economiche quanto la politica. Riassunta la carica di primo ministro, prospetta la possibilità di un radicale mutamento di indirizzo per l'Ungheria, la possibile uscita del paese dal Patto di Varsavia. A questo punto il governo sovietico ordina all'Armata Rossa di invadere l'Ungheria e di reprimere senza mezzi termini il nuovo corso di Nagy. I carri armati arrivano; decine di migliaia di persone vengono uccise negli scontri con l'esercito sovietico. Nagy viene arrestato è impiccato. L'esperienza ungherese viene chiusa nel sangue e le speranze accese dalla destalinizzazione si perdono nel nulla.
Domande da interrogazione
- Qual è stato il ruolo di Chruscev dopo la morte di Stalin?
- Cosa ha denunciato Chruscev nel suo discorso al XX Congresso del Pcus?
- Quali effetti ha avuto il "rapporto Chruscev" sul sistema del Gulag?
- Come ha reagito la Polonia alle riforme proposte da Gomulka nel 1956?
- Qual è stata la conseguenza della Rivoluzione ungherese del 1956?
Dopo la morte di Stalin nel 1953, Nikita Chruscev emerge come erede del potere sovietico nel 1955, promettendo un cambiamento profondo nella gestione del potere (testo).
Chruscev ha denunciato lo stalinismo e i sistemi repressivi, affermando che il culto della personalità attorno a Stalin non rappresentava il socialismo per cui molti avevano lottato (testo).
Il "rapporto Chruscev" ha avviato lo smantellamento del sistema del Gulag, suscitando sconcerto e aspettative di libertà nel mondo comunista (testo).
In Polonia, dopo il ritorno di Gomulka, ci sono state riforme significative, come la privatizzazione di aziende agricole e il riconoscimento di consigli operai autonomi, che hanno risposto alle richieste di libertà (testo).
La Rivoluzione ungherese è stata repressa brutalmente dall'Armata Rossa, portando alla morte di decine di migliaia di persone e alla cattura e impiccagione di Imre Nagy, segnando la fine delle speranze di destalinizzazione (testo).