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Giustizia amministrativa

Si fa riferimento a «quel complesso di mezzi concessi dall’ordinamento giuridico ai singoli per tutelare le posizioni giuridiche soggettive di cui risultino titolari nei confronti della P.A.». Rientrano:

  • Tutela in sede amministrativa;
  • Tutela giurisdizionale ordinaria;
  • Tutela giurisdizionale amministrativa.

Lo scopo è di trovare una soluzione alle controversie in ambito amministrativo, evitando il ricorso a mezzi giurisdizionali. Lo strumento in sede amministrativa è il ricorso amministrativo: l’istanza volta ad ottenere l’annullamento, la riforma o la revoca di un atto amministrativo presentata dal soggetto interessato alla p.a. Attualmente la fonte è il DPR 24 novembre 1971, n. 1199 che disciplina in maniera organica i ricorsi amministrativi.

Tipi di ricorsi amministrativi

I ricorsi amministrativi sono:

  • Ricorso gerarchico;
  • Ricorso in opposizione;
  • Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

Gli elementi essenziali che accomunano i ricorsi amministrativi sono:

  • Soggetti: persone fisiche, giuridiche, associazione non riconosciuta;
  • L’interesse deve essere diretto, personale e attuale;
  • Oggetto: un atto amministrativo, un comportamento della p.a. o un rapporto insorto con un terzo;
  • Termini per il ricorso: 30 giorni per il ricorso gerarchico e quello in opposizione, 120 giorni per il ricorso al Presidente della Repubblica;
  • Forma del ricorso: scritta, per lo più su carta da bollo uso amministrativo.

I contenuti necessari:

  1. L’indicazione dell’autorità cui è diretto;
  2. Estremi del provvedimento impugnato;
  3. Motivi del ricorso;
  4. Sottoscrizione del ricorrente.

Ricorso gerarchico

«Rimedio di carattere generale», il ricorso gerarchico viene definito consistente nella impugnativa di un atto non definitivo proposto dall’interessato davanti all’organo gerarchicamente sovraordinato a quello che ha emanato il provvedimento. Presupposto è quindi la presenza di un’autorità amministrativa sovraordinata alla quale rivolgersi nei confronti di un atto di un’autorità amministrativa sottordinata.

Si tratta di un ricorso rinnovatorio nella misura in cui si può chiedere non solo vizi dell’atto ma anche un ripensamento nel merito del provvedimento.

Si distingue un ricorso gerarchico:

  • Ricorso gerarchico proprio: ove vi è un rapporto fra organi individuali di grado diverso appartenenti allo stesso ramo della p.a. per cui l’organo inferiore è subordinato al superiore;
  • Ricorso gerarchico improprio: rimedio eccezionale previsto dalla legge quando non esiste alcun rapporto di gerarchia (es. se proposto ad organo individuale avverso deliberazione di organi collegiali; ad organo collegiale avverso deliberazione di altri organi collegiali; ad organi statali avverso provvedimento di ente pubblico).

I termini per proporlo sono di 30 giorni dall’adozione del provvedimento ma l’amministrazione che deve valutare se sia proprio o improprio ha 90 giorni per pronunciarsi, trascorsi i quali si ha un silenzio rigetto (trascorsi 90 gg si intende rifiutato). È possibile però effettuare anche un ricorso al TAR o al Presidente della Repubblica, in tal caso i termini saranno rispettivamente di 60 e 120 giorni.

Ricorso in opposizione

Il ricorso in opposizione viene definito «ricorso amministrativo atipico, rivolto alla stessa autorità che ha emanato l’atto». Previsto nei casi tassativi previsti dalla legge:

  • Sia per motivi di legittimità che di merito (rinnovatorio);
  • Sia per diritti soggettivi che interessi legittimi;
  • 30 giorni per proporlo – salvo diverso termine di legge.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica

Definito come rimedio di carattere generale contro i provvedimenti definitivi, che può essere presentato per la tutela sia di interessi legittimi che di diritti soggettivi, ammesso per le controversie devolute alla giurisdizione amministrativa (art. 7 CPA).

Il ricorso straordinario:

  • Può riguardare solo atti definitivi (necessario prima esperire il ricorso gerarchico se l’atto non è definitivo);
  • È proponibile solo per motivi di legittimità (eliminatorio);
  • È alternativo al ricorso giurisdizionale (ma possibile la trasposizione in sede giurisdizionale);
  • Va notificato ai controinteressati a pena d’inammissibilità;
  • Può esercitarsi il rimedio cautelare della sospensione del provvedimento;
  • Può sollevare questione di legittimità costituzionale (può configurarsi come giudice a quo).

Procedura del ricorso straordinario

Quanto alla procedura:

  • Il ricorso va presentato entro 120 giorni dalla notifica o comunicazione del provvedimento o dalla sua piena conoscenza;
  • L’istruttoria è compiuta dal Ministero competente (salute, ambiente ecc);
  • Il Ministero lo trasmette al Consiglio di Stato che poi esprimerà un parere obbligatorio;
  • Il ricorso è deciso con DPR su proposta del Ministro competente conforme al parere, obbligatorio e vincolante del Consiglio di Stato;
  • La decisione ne discende che non ha mera natura amministrativa ma assume la funzione di giudicato, ossia quella decisione è incontrovertibile.

Nei confronti del DPR sono ammessi i seguenti mezzi di impugnazione:

  • Ricorso per revocazione al Presidente della Repubblica (art. 395 c.p.c.);
  • Impugnazione al giudice amministrativo per vizi di forma e del procedimento.

Ciò lo si rileva anche in una sentenza della Corte Cost. (24/2018): l’istituto ha perso la propria «connotazione puramente amministrativa ed ha assunto la qualità di rimedio giustiziale amministrativo, con caratteristiche strutturali e funzionali in parte assimilabili a quelle tipiche del processo amministrativo».

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Scienze giuridiche IUS/10 Diritto amministrativo

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