Concetti Chiave

  • Giovanni Pascoli, uno dei più importanti poeti italiani, ha vissuto una infanzia segnata da tragedie familiari, che influenzarono profondamente la sua produzione letteraria.
  • La poesia "X Agosto" rappresenta il suo dolore per la morte del padre, avvenuta in circostanze misteriose, e simboleggia la sofferenza presente in molte delle sue opere.
  • Il componimento utilizza un forte parallelismo nella struttura, con versi decasillabi e novenari, per evocare un'esperienza universale del dolore attraverso la morte di una rondine e di un uomo.
  • La circolarità del testo è evidenziata da ripetizioni e apostrofi al Cielo, creando un legame tra la sofferenza umana e l'indifferenza dell'Universo.
  • Oltre alla poesia, Pascoli si è impegnato politicamente, sostenendo l'espansione italiana in Libia, esprimendo le sue idee in un discorso che ebbe grande risonanza.

redir: https://www.skuola.net/appunti-italiano/giovanni-pascoli/pascoli-x-agosto-2x.html

X agosto
Uno dei maggiori letterati che ha saputo creare delle opere in grado di trasmettere il suo dolore personale è, senza ombra di dubbio, Giovanni Pascoli.
All'età di soli undici anni, il giovane poeta perse suo padre, assassinato da un colpo di fucile in circostanze misteriose e da mano ignota. Seguirono la morte della madre e di tre fratelli, e la dispersione degli altri figli, rimasti ormai orfani.
Questa sua infanzia, segnata dalla tragedia, lo accompagnerà sempre nel corso della sua carriera letteraria, una sofferenza che ricorrerà nelle sue opere in cui, nonostante le belle apparenze che può suscitare la natura, il ricordo della morte è sempre dietro l'angolo, costantemente presente.
Pascoli scrisse numerose poesie caratterizzate dal dolore ma, forse, quella che più di tutte rappresenta il suo animo tormentato è proprio quella dedicata alla morte di suo padre: “X Agosto”.
Il componimento, scritto nel 1896, trent'anni dopo l'omicidio, fu inserito nella quarta edizione di Myricae dell'anno successivo. Il titolo fa riferimento ad una precisa data de calendario, ossia la ricorrenza di San Lorenzo quando, durante la notte, è ben visibile il fenomeno delle stelle cadenti; ma questa data ha un valore molto più profondo e simbolico per il poeta, poiché indica l'anniversario della morte del padre.

San Lorenzo, io lo so perchè tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono...

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!

Il poeta afferma di sapere perché, in questa notte così magica, il cielo viene attraversato dalla caduta delle sue stelle, ritrovandone il motivo in un grande pianto del cielo stesso. Questo pianto è rivolto alla Terra, a quel corpo celeste che, nella sua infinita piccolezza rispetto all'immensità del cielo, rappresenta un concentrato di dolore. Alcuni esempi di questo dolore sono rappresentati dalla morte di due creature innocenti, uccise, strappate alle loro case, alle loro famiglie, strappate alla vita. Una rondine che stava tornando al suo nido per dar da mangiare ai suoi piccoli rondinini, viene improvvisamente uccisa, forse dallo sparo di un cacciatore, forse addirittura per sbaglio...
E quei suoi piccoli attendono la loro mamma, attendono il nutrimento che gli permetterà di crescere ma che, ormai, non arriverà più, cosicché il loro pigolio si affievolisce.
Allo stesso tempo un uomo che stava ritornando alla sua casa, e che portava dei doni alle sue amate figlie, viene ucciso da uno sparo, forse lui lo sapeva, forse lo aveva visto, poiché quel suo perdono invocato era destinato al suo assassino. E così la sua famiglia lo attende, inconsapevolmente lo continua ad attendere invano; cosicché la loro felicità si spegne.
Per quanto riguarda gli aspetti stilistici, è possibile notare un forte parallelismo nella struttura del testo, composto da sei quartine di versi decasillabi alternati a novenari, con rime alternate. Questo parallelismo è riscontrabile nelle quattro quartine centrali sia per la descrizione di uno stesso tema, riferito a due diverse creature di uno stesso mondo, alla loro stessa morte, alla loro stessa posizione interrogatoria verso quel Cielo sovrastante, sia per quanto riguarda l'uso di particolari termini. Il “tetto”(casa, nido) verso cui torna la rondine nella prima delle quattro quartine, è in parallelo con il “nido” (nido familiare, casa) della terza quartina, verso cui si dirige l'uomo; nella seconda e nella quarta, infatti, possiamo riscontrare uno scambio di termini per cui il “nido” è riferito, come di dovere, alla rondine, e la “casa” all'uomo.
Il parallelismo della poesia è messo in evidenza dall'importante struttura sintattica che risulta, in questo modo, fondamentale. La coordinazione (paratassi) tra i vari termini, le scene e le azioni descritte, evoca un grande senso di esperienza comune che collega tra sé tutte creature di diversa natura, in una visione universale del dolore. L'assenza di congiunzioni (asindeto) e la presenza di una studiata punteggiatura, creano un ritmo nella lettura, garantito anche da specifiche pause sintattiche come, ad esempio, i due punti che dividono nello stesso, identico punto il verso sei e il verso quattordici, entrambi successivi all'espressione “l'uccisero”. In questo modo, la pausa che si crea, sottolinea l'importanza di quelle morti, ne sottolinea il dolore; una pausa che indica la fine della vita.
Un altro aspetto molto importante di questo componimento è determinato dalla sua circolarità. Il testo si apre infatti con un'apostrofe (invocazione) alla notte di San Lorenzo, e si chiude con un'altra rivolta al Cielo, a quell'Universo lontano che piange per la piccola Terra.
Il testo è inoltre caratterizzato da diverse ripetizioni come, ad esempio, le parole “stelle” e “pianto”, che si ripetono nella prima e nella sesta strofa determinando, anch'esse, la circolarità dell'opera, e la parola “aspettano” che, ripetuta due volte in successione, sottolinea la lunga durata di quell'attesa, destinata a divenire eterna.
Ci sono, inoltre, altre figure retoriche da evidenziare come la sinestesia, cioè l'associazione di due termini appartenenti a sfere sensoriali differenti, nell'espressione “restò negli aperti occhi un grido”; gli occhi, infatti, riconducibili al senso della vista, esprimono il loro terrore e il loro dolore, attraverso un grido, appartenente quindi alla sfera uditiva. È presente invece una metonimia, cioè un termine che viene sostituito a quello effettivamente necessario, poiché ha con esso un rapporto di contiguità materiale o concettuale, come nel caso dell'espressione “e il suo nido è nell'ombra, che attende” dove “nido”, indicando il contenitore per il contenuto, si riferisce ai piccoli rondinini.
Un elemento chiaramente simbolico all'interno di questa poesia è riferito al termine “croce”. La rondine, dopo che è stata uccisa, cade a terra morta, immutabile, mentre il suo becco tende verso il cielo il cibo raccolto per i suoi piccoli. La sua posizione, con le ali spiegate e immobili, ricorda una crocifissione ma, ovviamente, da quest'immagine scaturisce una sensazione negativa. Per questo motivo la croce non è più vista come simboli salvifico, ma solo come emblema della sofferenza e del dolore provocati dalla morte. Non è un caso, infatti, che la data che da il titolo al componimento sia stata scritta con il numero romano “X”; esso è riconducibile proprio alla croce, come nella forma tanto, e a maggior ragione, nel significato simbolico.
Possiamo infine dire che i due elementi più importanti della poesia sono il nido e il Cielo. Il primo, rappresentativo della casa, della famiglia, incarna quel sentimento pascoliano di eterna appartenenza ad un ambiente familiare chiuso, personale, protetto. Il nido è l'unica cosa che va sempre difesa e forse, proprio come accade in queste righe, è un'azione che va compiuta anche a costo della vita. Il Cielo, in contrapposizione, è immortale ma, soprattutto, è indifferente nella sua lontananza a ciò che accade sulla Terra, in quei nidi, negli animi di quelle creature. Ma il poeta, nel vivere il suo dolore crede che, dall'individualità del suo animo, esso si rifletta, ampliandosi, nell'immensità dell'Universo, e fa sì che anche il Cielo ne sia partecipe, quando inonda il minuscolo spazio terrestre visto come un atomo di male concentrato, caratterizzato solo da afflizione, tristezza e patimento, con il suo simbolico pianto di stelle che, in realtà non è altro che un evento cataclisma che fa parte del ciclo naturale del mondo, privo di qualsiasi partecipazione sentimentale proveniente dall'alto e dall'infinito.

Giovanni Pascoli ha trasmesso questo suo sentimento del dolore, in numerose poesie tra cui, oltre a quella appena analizzata, possiamo ricordare “L'assiuolo”, “Novembre”, “I gattici”.

Un aspetto molto rilevante nella vita e nell'opera pascoliana, è rappresentato dal suo impegno politico, che lo vide esprimere le sue opinioni sull'importanza dell'avanzata italiana in territorio libico, volta alla conquista di una nuova terra dove poter vivere e produrre senza essere schiavi, in un discorso pronunciato il 26 novembre nel teatro di Barga, e ripreso da molti quotidiani, che ebbe una grande risonanza.

Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine del dolore che permea le opere di Giovanni Pascoli?
  2. Il dolore di Pascoli deriva dalla sua infanzia segnata da tragedie familiari, tra cui l'omicidio del padre e la morte di altri familiari, che influenzarono profondamente la sua carriera letteraria.

  3. Qual è il significato della data "X agosto" nel componimento di Pascoli?
  4. "X agosto" segna l'anniversario della morte del padre di Pascoli e coincide con la notte di San Lorenzo, un momento simbolico in cui il cielo è illuminato dalle stelle cadenti, rappresentando il pianto del cielo per il dolore umano.

  5. Come si manifesta il tema della morte nella poesia "X agosto"?
  6. La poesia presenta la morte attraverso la figura di una rondine e di un uomo, entrambi uccisi, simboleggiando la perdita e l'attesa ineluttabile delle loro famiglie, evidenziando il dolore universale.

  7. Quali elementi stilistici caratterizzano "X agosto"?
  8. La poesia è caratterizzata da un forte parallelismo, rime alternate e una struttura circolare, con ripetizioni significative che enfatizzano il tema del dolore e dell'attesa, creando un ritmo evocativo.

  9. Qual è il simbolismo del "nido" e del "Cielo" nella poesia di Pascoli?
  10. Il "nido" rappresenta la casa e la famiglia, simbolo di appartenenza e protezione, mentre il "Cielo" è visto come indifferente e immortale, evidenziando il contrasto tra il dolore umano e l'indifferenza dell'universo.

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