Concetti Chiave
- Giovanni Giolitti, nato nel 1842, fu un importante statista italiano che ricoprì il ruolo di primo ministro in diverse occasioni tra il 1892 e il 1914.
- Durante il suo governo, Giolitti promosse riforme sociali, riconoscendo il diritto degli scioperi e tutelando il lavoro di donne e fanciulli.
- L'era giolittiana vide un notevole progresso economico in Italia, con l'espansione della rete ferroviaria e lo sviluppo di settori industriali chiave come quello automobilistico.
- Giolitti cercò di migliorare le relazioni internazionali dell'Italia, distaccandosi dalla Germania e puntando a una ripresa della politica coloniale in Nord Africa.
- La sua politica sociale fallì a causa della crescente organizzazione di socialisti e cattolici, portando a un aumento dei contrasti sociali e alla sua uscita dal governo nel 1914.
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Il nuovo re d’Italia, Vittorio Emanuele III, fu costretto a rovesciare la politica che aveva condotto alla sconfitta dei conservatori e all’uccisione di Umberto I. Nel 1901 chiamò al governo il giurista Zanardelli, che però due anni dopo dovette ritirarsi perché vecchio e ammalato. A lui successe Giovanni Giolitti che era stato già primo ministro nel 1892-93. Egli comprese che l’unico modo per fermare i socialisti e per placare il malcontento popolare era di permettere ai lavoratori di conquistarsi migliori condizioni di lavoro e di vita. Non represse quindi gli scioperi e favorì l’organizzazione di associazioni di lavoratori, allargò il suffragio e creò anche enti governativi in favore dei lavoratori e degli emigranti.
Giolitti promosse numerose riforme in campo sociale, riconoscendo sostanzialmente la validità degli scioperi per motivi economici, garantendo la libertà di lavoro, tutelando il lavoro delle donne e dei fanciulli con appositi provvedimenti di legge con l’istituzione degli uffici del lavoro.
Durante l’epoca giolittiana, l’Italia cominciò a progredire molto rapidamente, preparando il proprio avvenire di paese moderno. La rete ferroviaria, che nel 1970 misurava soltanto 6000 km, ne contava 18000 nel 1914; i trafori alpini, lo sviluppo dell’idroelettricità, le grandi opere di bonifica e d’irrigazione consentirono un notevole incremento della produzione in tutti i settori. Ebbe inizio l’esportazione del cotone; a Torino con la FIAT sorse l’industria automobilistica, la produzione del grano e dei vini raddoppiò. Ma questo era ancora insufficiente per far sì che il tenore di vita migliorasse rapidamente tanto più che dal 1870 al 1914 la popolazione era passata da 26 milioni a 36,5 milioni di abitanti. Inoltre, era esploso con violenza il problema del Mezzogiorno, depresso ed impoverito, abbandonato ai latifondisti in preda al fenomeno del clientelismo, il cui squilibrio nei confronti del nord si aggravava di continuo.
In politica estera Giolitti si staccò dalla Germania e cercò di riavvicinarsi alla Francia. Nonostante l’opposizione di parte dell’opinione pubblica, Giolitti volle una ripresa della politica coloniale allo scopo di includere l’Italia tra le Nazioni che possedevano colonie sulle coste dell’Africa settentrionale. Gli Italiani intervennero così in Tripolitania e Cirenaica, regioni che furono strappate alla Turchia e che ricostruirono la colonia italiana di Libia. Il teatro della guerra si allargò sino all’Egeo e l’Italia riuscì a conquistare Rodi e le isole del Dodecaneso .
Frattanto, all’interno del paese, mentre Giolitti non esitava a ricorrere ai brogli elettorali e alla corruzione per mantenere il potere, si verificava un avvenimento importantissimo per il paese: i cattolici tornavano a partecipare alla vita politica.
Pio X si decise a permettere questo passo in quanto la crescita dell’elettorato dovuta all’estensione del suffragio realizzata nel 1912, lasciava prevedere un grande rafforzamento dei socialisti. Il patto Gentiloni garantì l’appoggio cattolico a quei candidati liberali che avessero accettato di sostenere alcune rivendicazioni dei cattolici. Di fronte a questo schieramento conservatore nel Partito Socialista cominciarono a prevalere le tendenze rivoluzionarie e nel paese tornarono ad accendersi i contrasti sociali.
Falliva così la politica sociale di Giolitti che nel 1914 lasciava il governo al conservatore Antonio Salandra.
E' questo il periodo in cui nacquero le prime cospicue concentrazioni industriali, socialisti e cattolici andavano organizzando ampie masse di popolo, si concesse il suffragio universale maschile (1913).
Giolitti fu deputato dal 1882 e Presidente del Consiglio per la prima volta nel 1892-1893. Esperto conoscitore dell'apparato burocratico e amministrativo dello stato, pronto ad utilizzare per i suoi fini politici i prefetti nelle consultazioni elettorali, abile tessitore di maggioranze parlamentari secondo i metodi del trasformismo, lo statista piemontese dominò la vita politica italiana per un quindicennio. Suo obiettivo principale fu quello di allargare le basi del consenso allo stato liberale dal quale erano fino allora rimasti esclusi socialisti e cattolici, per garantire lo sviluppo economico del paese.
Crispi si dimette. Seguì il ministero Di Rudinì; .Aveva così inizio l'età Giolittiana. Essa nacque dal bisogno di liquidare in modo radicale, la pesante eredità degli anni precedenti, della crisi di fine secolo, dominata dalla infelice guerra d'Africa, dalla cattiva situazione economica e dalle agitazioni popolari.
La strategia giolittiana trovava il suo più valido fondamento nella fase espansiva dell'economia italiana che in quegli anni realizzò il decollo industriale.
Domande da interrogazione
- Quali furono le principali riforme sociali promosse da Giovanni Giolitti?
- Come si sviluppò l'industria italiana durante l'epoca giolittiana?
- Quale fu l'approccio di Giolitti nei confronti del socialismo e del malcontento popolare?
- Quali furono le conseguenze della politica estera di Giolitti?
- Quali sfide affrontò Giolitti alla fine del suo governo nel 1914?
Giovanni Giolitti promosse riforme significative in campo sociale, riconoscendo la validità degli scioperi, garantendo la libertà di lavoro e tutelando il lavoro di donne e fanciulli attraverso leggi specifiche e l'istituzione di uffici del lavoro.
Durante l'epoca giolittiana, l'industria italiana conobbe un rapido sviluppo, con l'espansione della rete ferroviaria, l'emergere dell'industria automobilistica a Torino con la FIAT e un significativo incremento nella produzione di grano e vini.
Giolitti cercò di placare il malcontento popolare e fermare l'avanzata dei socialisti permettendo ai lavoratori di migliorare le loro condizioni di vita, non reprimendo gli scioperi e favorendo l'organizzazione di associazioni di lavoratori.
La politica estera di Giolitti portò a un riavvicinamento alla Francia e a un'espansione coloniale in Africa settentrionale, con l'intervento italiano in Tripolitania e Cirenaica, e la conquista di Rodi e delle isole del Dodecaneso.
Alla fine del suo governo nel 1914, Giolitti affrontò la crescente opposizione dei cattolici e dei socialisti, che si organizzarono politicamente, e la sua politica sociale fallì, portando alla sua sostituzione con il conservatore Antonio Salandra.