Concetti Chiave
- All'inizio del 1900, l'Italia affrontava gravi tensioni sociali, con il governo che rispondeva con repressioni violente delle manifestazioni popolari.
- Giovanni Giolitti, salito al potere nel 1903, promosse riforme sociali per migliorare le condizioni lavorative e favorire la nazionalizzazione di servizi pubblici.
- Il fenomeno migratorio crebbe notevolmente, con molti emigranti provenienti dal Meridione, alimentando la questione meridionale e spingendo Giolitti a introdurre misure economiche per il Sud.
- Nel 1911, Giolitti tornò al governo con progetti contraddittori, come l'occupazione coloniale della Libia e l'introduzione del suffragio universale maschile.
- La conquista della Libia si rivelò deludente, mentre il suffragio universale maschile aumentò il numero degli aventi diritto al voto da 3 a quasi 9 milioni, assicurando la maggioranza ai liberali di Giolitti nel 1913.
Tensioni sociali e reazioni governative
All’inizio del 900 l’Italia era scossa da gravi tensioni sociali, il governo reagì con delle repressioni violente di tutte le manifestazioni.
Il 29 luglio 1900 l’anarchico Gaetano Bresci assassinò a Monza il re Umberto I per vendicare le vittime delle repressioni.
Vittorio Emanuele III affidò il governo a Giuseppe Zanardelli esponente della sinistra e Giovanni Giolitti divenne ministro degli interni.
Giolitti e le riforme sociali?
Nel 1903 Giolitti sostituì Zanardelli alla guida del governo. Giolitti tentò di avvicinare socialisti e liberali e favorì la nascita delle Camere del lavoro per migliorare le condizioni di vita nelle fabbriche. Contemporaneamente, Giolitti avviò la nazionalizzazione delle ferrovie e dei telefoni e stimolò la produzione industriale.
Fenomeno migratorio e questione meridionale
A partire dalla fine dell’Ottocento, e poi durante l’età giolittiana, il fenomeno migratorio crebbe in modo evidente. L’emigrazione di tanti lavoratori era dovuta in primo luogo alla crisi economica internazionale, ma era anche molto arretrata economicamente.
Gli emigranti si dirigevano in parte verso i Paesi europei e verso il continente americano.
A emigrare erano principalmente gli italiani provenienti dal Meridione. Al Nord l'emigrazione avveniva verso i paesi europei industrializzati.
Nel Nord il fenomeno dell'immigrazione fu la conseguenza dello sviluppo industriale, invece a Sud esso deriva dalla disastrosa situazione dei contadini.
Il dramma dell’emigrazione ripropose la “questione meridionale”. Giolitti intervenne con provvedimenti tesi al rilancio economico del Meridione attraverso l’abolizione di alcune tasse, favorì l’industrializzazione e la costruzione dell’Acquedotto pugliese.
In seguito a questi atteggiamenti Giolitti venne accusato di mostrare un doppio volto: progressista e attento allo sviluppo del Nord, ma conservatore verso il problema agrario del Sud.
Giolitti e la politica coloniale
Nel 1909 Giolitti presentò le dimissioni, ma nel 1911 Giolitti tornò nuovamente alla guida dell’Italia con due progetti fra loro in contraddizione:
- la ripresa dell’iniziativa coloniale con l’occupazione della Libia;
- l’introduzione del suffragio universale maschile.
L’Italia riconferma la Triplice Alleanza (Austria, Germania, Italia) ma allo stesso tempo stringe un accordo diplomatico con la Francia, impegnandosi a non intervenire nella guerra contro il Marocco e la Francia non sarebbe intervenuta nella guerra contro la Libia, questo atteggiamento viene visto dall’Austria e dalla Germania come un comportamento non corretto.
Conquista della Libia e suffragio universale
Nel 1911 l’occasione per invadere la Libia fu molto più facile perché l’Impero ottomano era debole, l’Italia invia un ultimatum alla Turchia ma viene respinto. Il 29 settembre 1911 l’Italia dichiarò guerra alla Turchia, dopo i primi facili successi, la guerra risultò molto più difficile e lunga del previsto. La guerra si concluse con l’accettazione, da parte della Turchia, della sovranità italiana del Dodecaneso.
La conquista della Libia diede risultati deludenti, così l’ipotesi di indirizzare verso la Libia i contadini poveri che lasciavano l’Italia per le Americhe si dimostrò irrealizzabile.
La Libia appariva come “uno scatolone di sabbia”.
Nel 1912 Giolitti concesse il suffragio universale maschile, quindi gli aventi al diritti al voto passarono da 3 a quasi 9 milioni.
Giolitti firmò il cosiddetto “Patto Gentiloni” , un accordo elettorale in base alla quale i cattolici avrebbero votato per i candidati giolittiani in cambio dell’emanazione di leggi favorevoli alla Chiesa.
Nel 1913 si svolsero le prime elezioni a suffragio universale maschile e i liberali di Giolitti ottennero la maggioranza.
Domande da interrogazione
- Quali furono le reazioni del governo italiano di fronte alle tensioni sociali all'inizio del 1900?
- Quali riforme sociali introdusse Giolitti durante il suo governo?
- Come influenzò il fenomeno migratorio la questione meridionale in Italia?
- Quali contraddizioni caratterizzarono la politica di Giolitti nel 1911?
- Quali furono i risultati della conquista della Libia e l'introduzione del suffragio universale maschile?
Il governo reagì con repressioni violente di tutte le manifestazioni, culminando nell'assassinio del re Umberto I da parte dell'anarchico Gaetano Bresci, che cercò di vendicare le vittime delle repressioni.
Giolitti cercò di avvicinare socialisti e liberali, favorendo la nascita delle Camere del lavoro e avviando la nazionalizzazione delle ferrovie e dei telefoni, oltre a stimolare la produzione industriale.
L'emigrazione, principalmente dal Meridione, era causata da una crisi economica e dalla situazione disastrosa dei contadini, riproponendo la questione meridionale e spingendo Giolitti a intervenire con provvedimenti per rilanciare l'economia del Sud.
Giolitti tornò al governo con progetti contraddittori, promuovendo sia l'occupazione della Libia che l'introduzione del suffragio universale maschile, mentre cercava di mantenere relazioni diplomatiche con Francia e Germania.
La conquista della Libia si rivelò deludente e irrealizzabile per l'insediamento di contadini italiani, mentre il suffragio universale maschile portò a un aumento degli aventi diritto al voto da 3 a quasi 9 milioni, con i liberali di Giolitti che ottennero la maggioranza nelle elezioni del 1913.