Concetti Chiave

  • Lapo Gianni, scrittore fiorentino, è amico di Dante e Guido Cavalcanti, celebrato nelle sue liriche a Monna Lagia.
  • La ballata presenta una struttura metrica con una ripresa di quattro versi e due stanze di dieci versi ciascuna, seguendo schemi di rima specifici.
  • L'amore è personificato e descritto attraverso immagini di bellezza, con il poeta che chiede ad Amore di lodare la donna amata.
  • Il potere dell'amore è rappresentato come una forza misteriosa, capace di colpire il cuore del poeta e renderlo servitore della donna amata.
  • Nel commiato, il poeta invita la Ballata a recarsi dalla donna con trecce bionde, sottolineando la bellezza fisica e il sentimento terreno della sua poesia.

Indice

  1. Lapo Gianni e la sua opera
  2. Struttura metrica della ballata
  3. Amore e bellezza nella ballata
  4. Il potere dell'amore
  5. Il commiato e la bellezza fisica

Lapo Gianni e la sua opera

Lapo Gianni fu uno scrittore fiorentino, amico di Dante e di Guido Cavalcanti. Nel sonetto “Guido, i’vorrei che tu e Lapo ed io”, Dante lo ricorda con affetto e lo loda anche nel De Vulgari eloquentia. Alcuni studiosi, ma non tutti sono d’accordo, lo identificano con certo Lapus quondam Giannis Ricevuti de Florentia, che ricoprì l’incarico di giudice ordinario e di notaio e i cui atti notarili sono redatti dal 1298 al 1328, presenti nell’Archivio di Stato di Firenze. Di Lapo Gianni ci sono giunte 16 liriche, in cui domina la figura di Monna Lagia, la donna da lui amata e celebrata.

Struttura metrica della ballata

Da punto di vista metrico, si tratta di una ballata. Essa si apre con una “ripresa”, composta da quattro versi settenari e endecasillabi con il seguente schema: aBbA. Si chiude con un congedo che presenta le stesse caratteristiche metriche della ripresa. Le due stanze sono di 10 versi ciascuna (settenari e endecasillabi) con le rima aBC, aBC, cDdD (le lettere minuscole si riferiscono ai settenari e le maiuscolo agli endecasillabi).

Amore e bellezza nella ballata

Tutta la ballata è rivolta a Amore, che è personificato, come succede spesso nello Stilnovo. La ripresa inizia con l’immagine della rosa appena fiorita che rappresenta la donna amata, come nella ballata del Cavalcanti (Fresca rosa novella) e nel Contrasto di Cielo d’Alcamo. Essa rende piena di fascino la sua lieta giovinezza e mostra che la gentilezza è una sua creazione di lei stessa. Il poeta continua dicendo che se egli fosse idoneo a narrare la sua eccezionale bellezza, direbbe come essa è stata adornata resa bella dalla natura; tuttavia non ne è capace di saperne presentare una prova vera e propria: quindi chiede ad Amore che sia lui a lodarla perché lo sa fare meglio. Ricorda che, una volta, il suo dolce sorriso e i suoi occhi luminosi come stelle lo conquistarono.[Si tratta del solito motivo di gioia e luce che ritroviamo negli poeti del dolce Stil Novo, anche se in questa ballata il tono risulta essere più concreto.]

Il potere dell'amore

Allora, lo scrittore abbassò lo sguardo a causa del raggio luminoso che attraverso gli occhi della donna, gli giunse fino al cuore, proprio nell’istante in cui egli la guardò. Con questi ultimi versi, il poeta intende sottolineare la luminosità e lo sguardo fulmineo dell’amore, quasi a indicare la forza invincibile e misteriosa della passione amorosa. In questo modo, resta del fascino della donna, una traccia della concezione religiosa e soprannaturale, e quindi legata al mistero, con cui gli stilnovisti consideravano l’amore. A tal punto Amore si rivolte al poeta per sottolineare che a lui piace molto che la donna domini l’intimo dello spirito dello scrittore e gli ricorda che per tutta la vita egli sarà il servitore di lei. Il poeta ringrazia Amore, definito come dolce signore, di cui riconosce la somma grandezza poiché gli permette di vivere felicemente, nel pensiero del fatto che la sua anima è diventata ancella della donna amata.

Il commiato e la bellezza fisica

Nel commiato, il poeta si rivolge alla Ballata stessa che sembra essersi fatta giovanile, poiché è apostrofata “Ballata giovinzella”, invitandola a recarsi da colei che ha le trecce bionde, dato che Amore, per l’alto valore di lei (della donna amata) gli ha ordinato di essere suo servitore. L’immagine delle trecce bionde delinea in modo rapido e inaspettato la bellezza fisica della donna, da cui risalta il sentimento più terreno che anima la poesia di Lapo Gianni, se paragonato alla liriche di Guinizelli o dello stesso Dante.

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Domande da interrogazione

  1. Chi era Lapo Gianni e quale importanza ha avuto nella letteratura fiorentina?
  2. Lapo Gianni fu uno scrittore fiorentino, amico di Dante e Guido Cavalcanti, ricordato affettuosamente da Dante nel sonetto “Guido, i’vorrei che tu e Lapo ed io” e nel De Vulgari eloquentia.

  3. Qual è la struttura metrica della ballata di Lapo Gianni?
  4. La ballata si apre con una ripresa di quattro versi settenari e endecasillabi con schema aBbA e si chiude con un congedo simile; le due stanze contengono 10 versi ciascuna con rime aBC, aBC, cDdD.

  5. Come viene rappresentato l'amore nella ballata di Lapo Gianni?
  6. L'amore è personificato e rappresentato attraverso immagini di bellezza e luminosità, come la rosa fiorita, e il poeta chiede ad Amore di lodare la donna amata, poiché non riesce a esprimere adeguatamente la sua bellezza.

  7. Qual è il significato del potere dell'amore nella poesia di Lapo Gianni?
  8. Il poeta sottolinea la forza invincibile dell'amore, descrivendo come lo sguardo della donna lo colpisca profondamente, evidenziando la concezione religiosa e misteriosa dell'amore tipica degli stilnovisti.

  9. In che modo Lapo Gianni descrive la bellezza fisica della donna amata?
  10. Nel commiato, il poeta si rivolge alla Ballata, apostrofandola come “Ballata giovinzella” e menzionando le trecce bionde della donna, che rappresentano un aspetto più terreno della bellezza rispetto ad altre liriche stilnoviste.

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