Concetti Chiave
- L'esame obiettivo è essenziale per identificare i segni di emorragia e le condizioni sottostanti, come l'ematemesi e la melena.
- È fondamentale distinguere tra la sindrome di Boerhaave e la sindrome di Mallory-Weiss, poiché presentano sintomi simili ma richiedono approcci diagnostici diversi.
- La gestione emodinamica deve essere prioritaria, con l'obiettivo di stabilizzare il paziente prima di indagare le cause dell'emorragia.
- Segni clinici di shock emorragico includono ipotensione, cute fredda e pallida, obnubilamento del sensorio e diminuzione della diuresi.
- Il monitoraggio degli esami ematochimici è cruciale per valutare la gravità della perdita ematica e per determinare le necessità trasfusionali.
Quali sono l'esame obiettivo e i sintomi?
Anzitutto si parte dell'esame obiettivo per oggettivare ciò che è stato riportato dal paziente: l’ematemesi si vede immediatamente (“è una scena del crimine per il quantitativo di sangue perso” cit.), il vomito caffeano può essere indagato con un sondino (spesso gli anziani confondono un vomito di colore scuro con vomito caffeano). Inoltre è fondamentale fare sempre l’esplorazione rettale per distinguere tra melena fresca e melena vecchia. Inoltre, il paziente può manifestare anche altri segni o sintomi della propria patologia di base che può aver causato il sanguinamento (epatosplenomegalia, spider nevi, ascite, dolorabilità addominale, masse palpabili).
Diagnosi differenziale
Il meccanismo fisiopatologico appena descritto può portare anche ad una lacerazione a tutto spessore del giunto gastro-esofageo, che si definisce come sindrome di Boerhaave, che non si presenta con emorragia, ma con mediastinite da perforazione. La sindrome di Boerhaave può essere anche associata alla Mallory-Weis nel caso in cui venga lacerato un vaso. È importante, quindi, fare diagnosi differenziale tra le due sindromi perché l’identikit del paziente è esattamente lo stesso (ha bevuto e mangiato tanto e ha avuto episodi ripetuti e violenti di vomito) quindi bisogna escludere la mediastinite: il paziente con Boerhaave ha dolore toracico e febbre, ha enfisema del collo e della parete toracica, globuli bianchi mossi, per cui si procede con la lastra del torace e la tc che evidenziano pneumomediastino. Boerhaave era un ammiraglio di una flotta danese o olandese (la prof non ricorda) che aveva osservato questi episodi nei suoi viaggi ed aveva riportato nel suo diario di bordo di aver fatto un’autopsia in un uomo a cui usciva il cibo dall’esofago.
Gestione emodinamica
Gestione emodinamica del paziente: la professoressa dice che sarebbe il primo step da fare, ancora prima dell’anamnesi. Infatti, è importante andare a stabilizzare il paziente, ancor prima di indagare le cause, perché i pazienti con emorragia digestiva (soprattutto alta), possono star perdendo una grossa parte del loro patrimonio ematico circolante. Sono da ricercare, quindi, segni di shock:
• Pressione e frequenza cardiaca in presenza di quadro emorragico: se il paziente è ipoteso (100bpm), lo definisco come instabile. Ci si affida di più alla pressione sistolica perché spesso i pazienti, specialmente quelli anziani, sono beta bloccati; quindi, non sempre si avrà tachicardia come risposta all’ipovolemia;
• Cute (se è pallida, sudata e fredda, segno di vasocostrizione)
• Stato di coscienza (obnubilamento del sensorio)
• Diuresi oraria (un’altra delle cose da fare all’arrivo del paziente emorragico è l’inserimento di catetere vescicale, in modo da monitorare che la diuresi sia almeno di 0,5 ml/kg/ora): è importante perché è un indice di perfusione di organo;
• Esami ematochimici: Hb (anche se nelle fasi interacute non è un parametro molto affidabile, perché nella perdita di sangue ho anche la perdita di emoglobina, il cui dosaggio, quindi, non è sempre correlato alla nuova volemia), Ht, Plts, Gb, urea ed elettroliti; assetto coagulativo (importante perché si capisce se c’è una discoagulopatia di base o farmaco- correlata, in base a cui si decide se dare anche piastrine per favorire il percorso terapeutico); prove crociate (richiesta di sangue emocompatibilizzato in via precauzionale, non è sempre detto sia necessario trasfondere ma almeno si è pronti); ecg (se il paziente è coronaropatico noto, è a rischio di un’ischemia da discrepanza, ma potrebbe anche essere un paziente con una riserva coronarica non perfetta ma non esserne consapevole, quindi una perdita ematica importante può causare ischemie di nuova insorgenza).
Domande da interrogazione
- Quali sono i segni clinici da osservare durante l'esame obiettivo in caso di emorragia digestiva?
- Qual è l'importanza della diagnosi differenziale tra la sindrome di Boerhaave e la Mallory-Weiss?
- Qual è il primo passo nella gestione emodinamica di un paziente con emorragia digestiva?
- Quali parametri vitali sono indicativi di instabilità emodinamica in un paziente emorragico?
- Perché è importante monitorare la diuresi in un paziente con emorragia?
Durante l'esame obiettivo, è fondamentale osservare l'ematemesi e il vomito caffeano, oltre a effettuare un'esplorazione rettale per distinguere tra melena fresca e vecchia. Altri segni possono includere epatosplenomegalia, spider nevi, ascite e dolorabilità addominale.
È cruciale distinguere tra le due sindromi poiché presentano sintomi simili, ma Boerhaave si manifesta con mediastinite e dolore toracico, mentre la Mallory-Weiss può comportare emorragia. La diagnosi corretta è fondamentale per il trattamento adeguato.
La gestione emodinamica deve essere il primo step, prima dell'anamnesi, per stabilizzare il paziente, poiché potrebbe perdere una significativa quantità di sangue. È importante monitorare segni di shock come pressione bassa e stato di coscienza.
Un paziente è considerato instabile se presenta ipotensione (pressione bassa) e frequenza cardiaca elevata (100 bpm). Tuttavia, è importante notare che nei pazienti anziani, la risposta alla perdita di sangue può non manifestarsi sempre con tachicardia.
Monitorare la diuresi è fondamentale poiché un valore di almeno 0,5 ml/kg/ora indica una buona perfusione degli organi. L'inserimento di un catetere vescicale all'arrivo del paziente emorragico consente di valutare questo parametro critico.