Razionalità limitata e aspetti cognitivi
Caratteristiche di un processo decisionale
Le decisioni organizzative possono essere:
- Consapevoli: basate su identificazione, analisi e risoluzione di un problema;
- Un problema emerge con chiarezza;
- Messa a fuoco e negoziazione tra i decisori;
- Convergenza ad una soluzione;
- Inconsapevole: gli esiti avvengono in modo rintracciabile a posteriori ma difficilmente prevedibile a priori.
I problemi ricorrenti o già noti sfociano in decisioni programmate (focus: problem solving). Problemi inaspettati pongono davanti a decisioni non programmate che richiedono una fase di problem setting.
Aspetto chiave di tutte le decisioni è il tempo e la velocità decisionale.
Le decisioni sono caratterizzate da rischio e incertezza, questi fattori sono crescenti mano a mano che si sale la catena gerarchica poiché si passa da decisioni programmate (livello operativo) a decisioni non programmate (livello manageriale).
Razionalità limitata
Razionalità Soluzione perfetta ottimale
La razionalità perfetta è inapplicabile poiché spesso è difficile definire la funzione obiettivo da ottimizzare e le informazioni sono quasi sempre incomplete per il trade-off tempo a disposizione, completezza informazioni.
Soluzione Razionalità soddisfacente informazioni, coerente con limitata le aspettative.
Il processo decisionale
Le fasi, gli approcci, il rischio e l’incertezza
Le decisioni consapevoli: processi che partono dall’identificazione del problema e terminano con l’adozione della soluzione selezionata.
Problem setting
- Obiettivi: compresenza di più obiettivi in trade-off tra loro e con priorità diverse per gli attori decisionali. Anche il fattore tempo determina situazioni di trade-off, nonché la presenza di rischio e incertezza.
- Vincoli: possono essere imposti da fattori esterni o derivare da decisioni di livello superiore o decisioni pregresse che vincolano quelle future. I vincoli possono essere rigidi o removibili.
- Costruzione di modelli: rappresentazione selettiva della realtà.
In un modello le variabili sono classificate come:
Modelli per le decisioni
- Decisionali D: controllate dai decisori;
- Ambientali (o esogene) A: non controllabili;
- Endogene E: effetti o conseguenze;
- Endogene strumentali E’: effetti intermedi (si parla di effetti collaterali se l’effetto è indesiderato).
Il tempo t influenza le variabili in gioco come pure la legge f che li lega = (, , )
NB. L’aspetto critico delle variabili Endogene E è la definizione degli indicatori, dei target ed il tempo di raggiungimento degli stessi. L’aspetto critico delle variabili ambientali A è la stima del loro valore futuro.
Le mappe causali
Tecniche di modellizzazione: descrivono le relazioni di causa effetto tra le variabili di un modello semplice. Consistono in grafi i cui nodi sono le variabli rilevanti e gli archi rappresentano i nessi causali. Gli archi sono orientati e contrassegnati alternativamente come positivi e negativi. Gli archi rappresentano situazioni in cui al crescere della variabile causa cresce anche la variabile effetto e viceversa per gli archi negativi.
Tecniche di previsione
- Tecniche quantitative: utilizzo di dati storici relativi alla variabile oggetto di previsione.
- Tecniche esplicative: previsione formulata assumendo che la variabile da prevedere abbia legami con alcune variabili note.
- Tecniche estrapolative (medie mobile, smorzamento esponenziale etc.)
- Tecniche qualitative: adottate in presenza di informazioni qualitative in misura sufficiente oppure si ritiene che lo studio della storia passata dia indicazioni utili per il futuro. Si dividono in:
- Tecniche basate sui giudizi individuali;
- Tecniche basate sulle informazioni degli esperti al fine di raggiungere un accordo sulla previsione (role playing, focus group, delphi);
Problem solving
Combinazione coerente di variabili decisionali per il raggiungimento degli obiettivi nel rispetto dei vincoli. Gli effetti di ogni alternativa vengono misurati in funzione di obiettivi e vincoli.
Tecniche di generazione delle alternative
Gli effetti, variabili endogene, strumentali e collaterali, associate ad ogni alternativa (variabile decisionale).
Tecniche di valutazione a scelta
Dipendono dal modello della realtà sviluppato e dalla previsione sull’evoluzione del contesto (variabili ambientali o esogene A).
Spesso di fronte a problemi multi-obiettivo si cerca di ricondursi a problemi mono-obiettivo in due modi:
- Vincolando gli obiettivi (si trasformano tutti gli obiettivi tranne uno in vincoli, identificandone valori soddisfacenti e cercando di massimizzare l’obiettivo residuo nella funzione.
- Oppure utilizzando metodi a punteggio (associando a ciascun obiettivo il proprio peso e valutando il punteggio di ciascuna alternativa).
Thinking first, doing first, seeing first
Thinking first
Il processo di problem setting si compone delle fasi di: intelligence e design. Mentre il problem solving si articola in implementation e review.
Doing first (trial & error)
Tempi ristretti e difficoltà di modellizzazione fanno deviare verso questo approccio che ha come pre-requisito la reversibilità delle decisioni. Si articola:
- Azione: in chiave di sperimentazione;
- Valutazione: dei risultati e selezione.
La memoria è lo strumento cardine per preservare le conoscenze accumulate mediante i meccanismi di learning by doing.
Seeing first
Caratteristica chiave è che viene presa in considerazione un’unica alternativa e tutto lo sforzo è volto alla sua implementazione; l’enfasi è sul problem solving e si articola nelle fasi:
- Preparazione: accumulo d’esperienza/conoscenza a prescindere da problemi specifici;
- Illuminazione: improvvisamente compare la soluzione ad un problema/idea/opportunità;
- Verifica di fattibilità;
Tipologie di rischio
Le:
- Rischi puri: possibilità di subire un danno/perdita di qualsiasi natura;
- Rischi speculativi su fattori di incertezza connaturati all’attività economica e si distinguono dai precedenti in quanto le conseguenze possono essere negative o positive (es. Rischi finanziari).
Il rischio e l’incertezza
Condizione opposta al determinismo e alla razionalità perfetta è l’ignoranza: condizione in cui chi è chiamato a decidere non ha alcuna conoscenza su cosa accadrà in futuro.
- L’incertezza è un primo livello di conoscenza che riguarda possibili scenari/eventi futuri, ma ai quali non si riesce ad attribuire una probabilità di accadimento.
- Il rischio implica la conoscenza sia degli scenari che delle loro distribuzioni di probabilità. La deviazione standard aiuta a valutare la variabilità associata a ciascuno scenario.
Decisioni in condizioni di rischio
Noti scenari e probabilità.
Valore atteso (E): detto anche valore atteso monetario, è la media dei risultati, o payoff () corrispondenti a un’alternativa decisionale.
Nei diversi scenari () = = 1,2,..,m ⇒ m = alternative n = scenari = max Criterio di scelta.
Il valore atteso è una misura significativa tanto più una decisione è ripetuta.
Indicatori assoluti
In situazioni di rischio è utile misurare il rischio associato a ciascuna decisione, ovvero valutarne la variabilità in termini di dispersione rispetto al valore atteso.
du h oeas s cr r
Gli indicatori assoluti misurano la dispersione in termini assoluti, nella stessa unità di misura dei valori considerati.
Deviazione standard (misura la dispersione dei risultati attorno al valore atteso) = = 1,...,m
MAD Mean absolute value: media degli scarti in valore assoluto; in questo modo gli scarti (a parità di probabilità di accadimento) hanno peso linearmente proporzionale alla loro entità. = 1,...,m
Rispetto al rischio, un decisore può essere
Indicatori relativi
Gli indicatori relativi sono espressi in termini percentuali; quindi gli scarti (a probabilità di accadimento = hanno peso linearmente proporzionale alla loro entità, du h oeas s cr r come nel caso del MAD.
l i i MAPE Mean absolute percentage error: media degli scarti assoluti percentuali. Quindi gli scarti (a parità di probabilità di accadimento) hanno peso linearmente proporzionale alla loro entità, come nel caso del MAD. = 1,...,m
Coefficiente di variazione CV: rapporto fra deviazione standard e valore atteso. Il peso degli scostamenti cresce con la loro entità in modo più che proporzionale, come nel caso della deviazione standard. = 1,...,m
Trade-off tra valore atteso rischio e
Ipotesi: decisore avverso al rischio. Egli si trova di fronte a problemi multi-obiettivo affetti da trade-off risolvibili trasformando il problema in mono-obiettivi (vincolando n-1 obiettivi).
Il problema può essere ricondotto ai seguenti casi:
E ≤ * ⇒
MAX (fissare arbitrariamente una soglia massima di rischio accettabile) con E
E ≥ E* ⇒
MAX è il duale del precedente. con E P(V &
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