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La pressione antropica

Antropizzazione dell’uomo → può essere definita come un insieme di interventi dell’uomo sull’ambiente, con lo scopo di trasformarlo, adattarlo o alterarlo in base alle proprie esigenze.

L’attività antropica si è sempre distinta per un utilizzo sempre maggiore del territorio e delle risorse da parte dell’uomo al fine di soddisfare i propri bisogni e necessità (alimentazione, produzione, riscaldamento).

Nel corso della storia, grazie alle sue capacità innovative, l’uomo è riuscito a sfruttare in modo sempre più vantaggioso l’ambiente circostante traendone vantaggi e comodità, senza però rendersi conto dei limiti dell’ecosistema globale. Sono stati raggiunti oggi livelli preoccupanti di inquinamento, deforestazione, riscaldamento climatico ed esaurimento delle risorse prime naturali.

L’antropizzazione è direttamente proporzionale all’incremento demografico.

Rapporto uomo-ambiente nel tempo

  • Fino alla Rivoluzione agraria e all’insorgere della Rivoluzione industriale (1760-1830) il rapporto uomo – ambiente è stato altamente equilibrato. Infatti le attività di produzione, l’utilizzo e le trasformazioni del territorio non hanno portato a conseguenze irreversibili sulle capacità di rigenerazione degli ecosistemi e le varie attività dell’uomo non hanno messo a repentaglio la qualità di elementi fondamentali come l’aria, l’acqua e il suolo. – Impatto poco rilevante e non negativo, rigenerazione risorse naturali.
  • Attualmente le società moderne, caratterizzate dall’aumento demografico, dalla necessità di nuove estrazioni e lavorazioni, dall’emissione di prodotti di scarto e di rifiuto, stanno producendo sia trasformazioni reversibili ma anche irreversibili il cui risultato finale è un crescente degrado ambientale, dettato dalla deforestazione, degrado del suolo, desertificazione, inquinamento e cambiamento climatico: tutti elementi provocati dall’azione dell’uomo. – Impatti rilevanti, no rigenerazione risorse naturali.
  • Negli ultimi anni, dopo diverse problematiche ambientali, l’uomo ha acquisito la consapevolezza dello squilibrio creatosi nel rapporto uomo – ambiente, ma nonostante ciò devono ancora essere individuate soluzioni utili a frenare il processo di degrado ambientale.

Ostacoli per frenare il processo di degrado ambientale

2 ostacoli per frenare il processo di degrado ambientale – 2 cause legate tra loro:

  • Aumento demografico che ha reso sempre più pesante la pressione antropica sulla Terra.
  • Maggiore richiesta di risorse e di territorio da sfruttare necessari per soddisfare le esigenze di una popolazione mondiale in forte crescita (causa riconducibile alla prima).

Crescita demografica e degrado ambientale

Crescita demografica → responsabile degrado ambientale.

La crescita demografica è sicuramente uno dei fattori che determina una maggiore pressione antropica dell’uomo sulla Terra che ad oggi ha provocato trasformazioni irreversibili ed un degrado dell’ambiente.

Limite → per le società moderne è un concetto centrale da considerare perché, se da un lato l’uomo nel XXI sec. è riuscito ad oltrepassare limiti un tempo considerati irraggiungibili in diversi settori (tecnologia, rete di trasporti, comunicazioni), dall’altro lato possiamo affermare che l’uomo per via delle proprie attività ha raggiunto o quasi i limiti naturali della Terra:

  • È stato antropizzato più del 50% del territorio della Terra.
  • Ogni anno lo sfruttamento dell’uomo esaurisce le risorse naturali disponibili ben prima della fine dell’anno.

Earth Overshoot Day → indica il giorno in cui il consumo di risorse supera i limiti del budget naturale. Giorno in cui l’uomo ha sfruttato tutte le risorse disponibili per il medesimo anno solare, oltre tale giorno si consumeranno risorse oltre la capacità rigenerativa del nostro pianeta.

Nel 2015 il cd. Earth Overshoot Day è stato raggiunto il 13 Agosto.

Sviluppo della popolazione mondiale

10.000 anni fa → popolazione globale di circa 10 milioni di abitanti.

  • Invenzione dei primi sistemi di agricoltura in Mesopotamia nella cd. Mezza Luna fertile (1° innovazione).
  • Passaggio da popolazioni di cacciatori – raccoglitori nomadi a popolazioni sedentarie.
  • Non si può parlare di pressione antropica.

Tempi di Cristo → popolazione di circa 250 milioni di persone. Pressione antropica non marcata.

1800 → raggiunto 1 miliardo di persone grazie agli effetti positivi della Rivoluzione agricola del 1700 e della Rivoluzione industriale 1760-1830. Dal 1800 in poi boom demografico (prima metà 800).

Pressione antropica dell’uomo sull’ambiente sempre più marcata.

2000 (inizio XXI secolo) → 7 miliardi di abitanti.

Pressione antropica marcata con conseguenze irreparabili, raggiunti o quasi i limiti naturali.

2015 Earth Overshoot Day raggiunto il 13 Agosto.

2050 popolazione di 9,5 miliardi abitanti / 2100 popolazione di 11 miliardi di abitanti (stime).

Necessità di una maggior consapevolezza dei danni causati dalla pressione antropica visto che quest’ultima sarà maggiore nel prossimo secolo a causa dell’aumento della popolazione e delle relative richieste energetiche e di risorse.

Prima e dopo la nascita di Cristo, la crescita demografica della popolazione dell’uomo e lo sviluppo delle sue attività furono piuttosto lente e di conseguenza anche la pressione antropica esercitata sulla Terra fu di modeste entità → vi era un rapporto uomo – ambiente equilibrato e non vennero infatti praticate azioni o attività in grado di produrre effetti irreversibili sull’ambiente.

Prima del 1800

Prima del 1800 per diversi secoli:

  • Le dinamiche demografiche mondiali fanno registrare un incremento della popolazione piuttosto lento.
  • Ci sono state però diverse fluttuazioni demografiche separate nel tempo e nello spazio: infatti mentre in alcune aree del globo si registrava un forte calo demografico in altre aree geografiche si assisteva invece ad un forte aumento della popolazione. È questo il caso del 1300 quando in Europa la popolazione diminuì fortemente a causa dell’epidemia di peste – mentre in Cina la popolazione si riprese notevolmente dopo la crisi demografica causata dalla guerra di conquista mongola.

La popolazione mondiale è sempre incrementata anche se lentamente. Altrettanto non si può dire per la popolazione di specifiche aree geografiche che hanno subito diverse fluttuazioni demografiche: si sono alternati periodi di crescita e diminuzione in base a gravi episodi come la peste.

La Rivoluzione agricola e la Rivoluzione industriale rappresentano invece delle tappe fondamentali per l’aumento demografico della popolazione globale che nel 1800 arriva ad 1 miliardo di abitanti.

L’aumento demografico è stato sicuramente favorito dall’aumento della quantità di risorse alimentari disponibili per singolo individuo, dal miglioramento della vita, dall’incremento di cibo, di materie prime, di prodotti manifatturieri e dalle scoperte mediche. Tutto questo portò ad aumentare l’età media, abbassare il tasso di mortalità delle persone e a rafforzare la popolazione.

Accanto all’aumento demografico della popolazione e del suo sviluppo industriale abbiamo anche un’attività antropica sicuramente più pesante al fine di soddisfare le nuove esigenze energetiche e produttive. Sviluppo agricolo + sviluppo urbano ed industriale.

Se non si fossero verificati degli eventi catastrofici la popolazione avrebbe raggiunto il 1° miliardo di abitanti ben prima del 1800:

  • Depressioni demografiche in Europa causate da: epidemia di peste 1300 che portò alla morte di circa 1/3 della popolazione europea; Guerra dei Trent’anni 1618-1648 provoca distruzione attività produttiva + morte di soldati e civili + epidemie.
  • Depressioni nelle Americhe causate dall’azione dei Conquistadores che sterminarono le popolazioni indigene + schiavitù + malattie importate dagli Europei.
  • Depressioni demografiche in Cina causate dalle invasioni dei Mongoli 1300 e dalle guerre di conquista della dinastia dei Manchù 1600.

Dal 1800 in poi grande boom demografico → in solo due secoli la popolazione mondiale è aumentata di ben 7 volte, portandosi da 1 miliardo di abitanti nel 1800 a 7 miliardi di persone nel XXI secolo. Tale aumento è stato favorito dall’innovazione e dallo sviluppo che hanno investito tutti i settori delle attività dell’uomo e che traggono origine dalla rivoluzione industriale di fine 700 inizi 800.

Oggi pressione antropica con conseguenze irreversibili + raggiunti o quasi i limiti naturali.

Prossimo secolo popolazione in aumento → effettuando una stima possiamo affermare che nei prossimi decenni la popolazione globale continuerà a crescere fino a raggiungere 9,5 miliardi di abitanti nel 2050 e 11 miliardi nel 2100.

In ragione del fatto che nel prossimo secolo la popolazione mondiale aumenterà di ben 4 miliardi di persone è importante fin da ora far crescere la consapevolezza che anche la relativa pressione antropica sulla Terra tenderà ad aggravarsi a causa della domanda sempre maggiore di risorse e dello sviluppo delle attività dell’uomo.

Sviluppo dinamiche demografiche differenti in base all’area geografica considerata

Come in passato vi sono state dinamiche demografiche differenti a seconda dell’area geografica considerata, anche nel prossimo secolo è da considerare che le dinamiche demografiche non saranno in fase di crescita in tutte le aree geografiche, vi saranno regioni in cui la popolazione tenderà a diminuire come in Europa ed altre invece in cui aumenterà notevolmente come in Africa o Asia.

In Europa abbiamo avuto una forte crescita demografica nella prima metà del 1800 – oggi invece si registra un preoccupante declino demografico, a differenza invece di quanto accade nell’area asiatica e africana dove la popolazione è in forte crescita (sempre con le opportune attenzioni da porre a particolari Stati).

Probabili dinamiche demografiche differenti per area geografica

Probabili dinamiche demografiche differenti per area geografica per diversificazione territoriale:

  • Circa il 98% dell’incremento demografico si registrerà nei Paesi in via di sviluppo, contrariamente che in Europa, Giappone e Cina dove si registrerà addirittura una diminuzione della popolazione prima del 2050.
  • Oltre il 50% dell’incremento demografico avverrà nei paesi dell’Africa Sub-sahariana e il 28% circa nel sub-continente indiano.
  • I Paesi più poveri in via di sviluppo raddoppieranno la loro popolazione – mentre i Paesi più avanzati tra quelli in via di sviluppo aumenteranno la loro popolazione di 1/4.
  • L’incremento demografico si concentrerà soprattutto nelle zone costiere piuttosto che in quelle interne. Zone in cui l’uomo fin dal passato ha concentrato la propria presenza e sviluppato le proprie attività grazie a diversi vantaggi (clima più mite + vie di commercio + territorio accessibile).
  • La popolazione aumenterà con ritmo molto più elevato nelle zone urbane rispetto che nelle zone rurali. Avremo una maggior urbanizzazione, un maggior sviluppo ma anche maggior inquinamento e minor attività primaria considerata fondamentale per l’uomo.

Nel prossimo secolo l’incremento demografico si registrerà nei Paesi più poveri in via di sviluppo soprattutto lungo le zone costiere.

È importante sottolineare che le zone costiere sono le aree più soggette a catastrofi naturali (tsunami, maremoti, trombe d’aria, erosione) e se ad esse sommiamo il degrado ambientale provocato dalla pressione antropica possiamo immaginare come le popolazioni costiere saranno costrette ad esodi migratori (caso Bangladesh).

Degrado ambientale = si intende il deterioramento dell’ambiente causato dall’impoverimento di risorse naturali: aria, acqua e suolo + danni provocati agli ecosistemi.

Desertificazione = processo di degrado del suolo spesso irreversibile causato da fattori climatici – ambientali spesso influenzati dalle attività dell’uomo. I territori tendono a trasformarsi in zone aride e meno produttive.

Dinamiche demografiche mondiali = aumenti e diminuzioni della popolazione mondiale. Nonostante le fluttuazioni regionali che possono portare alla diminuzione di popolazioni di una specifica area geografica, la popolazione mondiale ha continuato a crescere perché accanto a queste diminuzioni si sono registrati incrementi della popolazione in altre aree geografiche.

Es. 1300 (14 sec) depressione demografica in Europa peste – aumento demografico in Cina.

Metabolismo sociale → effetti molto negativi

Il metabolismo sociale può essere definito come il modo in cui le società umane scambiano materie ed energie con l’ambiente naturale che le circonda al fine di poter svolgere le proprie attività: produzione di beni di consumo, costruzioni di infrastrutture, sviluppo della rete dei trasporti.

Le società umane scambiano con l’ambiente materie ed energie:

  • Prelevano dall’ambiente risorse e materie utili al proprio fabbisogno e alle proprie attività.
  • Le trasformano in costruzioni, infrastrutture o beni.
  • Poi le restituiscono all’ambiente sottoforma di rifiuti ed immissioni generando nuove pressioni sull’ambiente.

Oggi il metabolismo sociale comporta effetti molto negativi sull’ambiente (rifiuti ed emissioni) ed in vista di un aumento demografico sembra che la situazione possa peggiorare. Vi sarà infatti:

  • Un numero sempre più elevato di persone che occupano lo spazio terrestre.
  • Un maggior consumo di risorse ed energie con un conseguente aumento di rifiuti ed immissioni.

Reddito: è considerato un valido strumento per evidenziare l’impatto dell’uomo sull’ambiente (per capire quanto incide l’attività antropica dell’uomo sull’ambiente).

Oggi il reddito pro-capite è cresciuto ben 10 volte rispetto al 1800 (19 sec), si aggiunge poi l’incremento demografico dell’uomo pari a 7 volte in più ed una prospettiva di vita che si è raddoppiata.

Si intuisce che l’impatto dell’uomo sull’ambiente è oggi superiore di ben 140 volte rispetto a quello degli inizi 1800.

10 * 2 * 7 = 140.

(Aumento reddito pro-capite, raddoppio anni vita, incremento popolazione mondiale, impatto uomo sulla Terra).

Questo semplice calcolo permette di realizzare concretamente quanto l’umanità si sia estesa e abbia sfruttato l’ecosistema globale, influenzando l’ambiente circostante attraverso grandi trasformazioni sia negative che positive.

Il metabolismo dell’umanità è cambiato fortemente nel passaggio dalla fase pre a post Rivoluzione industriale.

Ad oggi è stato antropizzato dall’uomo il 54% della superficie terrestre.

  • Quasi la metà della superficie terrestre (46%) è stata antropizzata per scopi primari destinandola all’agricoltura e all’allevamento. Infatti dal 1800 ad oggi, nonostante la diminuzione dello spazio agricolo pro-capite, è sicuramente aumentata la porzione di territori destinata alla coltivazione e ai pascoli che passa rispettivamente dal 5,4% e dal 13% al 15% e al 31% di oggi.
  • Aggiungiamo poi lo spazio antropizzato per fini urbani, produttivi, estrattivi ed infrastrutturali pari al 7-8%.
  • Il territorio terrestre rimanente corrisponde al 46% è composto da foreste (19%) + ghiacciai, deserti e montagne (28%). Tali spazi non sono stati occupati dall’uomo a causa delle difficoltà di accesso e delle caratteristiche ambientali poco favorevoli. Nonostante ciò risentono comunque dell’impatto antropico indiretto causato dall’inquinamento e dal riscaldamento climatico dovuto alle attività dell’uomo.

Rapporto indirettamente proporzionale tra aumento demografico e spazio agricolo pro capite

Se la percentuale del territorio terrestre destinata ad attività primarie è aumentata dal 1800 ad oggi fino ad arrivare quasi alla metà del suo totale, non possiamo altrettanto dire per lo spazio agricolo pro capite.

A seguito della Rivoluzione industriale si è registrato un boom demografico che ha portato un incremento notevole della popolazione mondiale. Accanto all’incremento della popolazione mondiale avvenuto a seguito della Rivoluzione industriale registriamo invece una diminuzione considerevole dello spazio agricolo pro-capite disponibile. Ciò è dovuto:

  • Alla presenza di minor spazio disponibile per ciascuno (conseguenza dell’aumento della popolazione).
  • All’innovazione tecnologica che ha permesso un utilizzo ed uno sfruttamento più efficace ed efficiente delle zone coltivabili.

Prima del 1800 erano necessari circa 400 ettari di terra per soddisfare il fabbisogno di un individuo, tale estensione si è ridotta a 270 ettari a persona.

2 gravi effetti dell’antropizzazione → processo di deforestazione + cambiamento climatico

Processo di deforestazione

Processo di deforestazione → è uno degli effetti più preoccupanti dell’impatto dell’uomo sulla natura. Ed è direttamente proporzionale alla crescita demografica della popolazione mondiale.

Il processo di deforestazione trae origine dalla storia dell’uomo. Infatti l’uomo ha sempre avuto bisogno della legna per scaldarsi, per costruire abitazioni, per creare nuovi spazi da destinare alla coltivazione, all’urbanizzazione o ad altre attività. Lo sfruttamento di questa risorsa (quindi il processo di deforestazione) è aumentato all’aumentare della popolazione, mentre ha riscontrato un rallentamento sensibile durante le fasi di contrazione demografica.

Proporzionalità diretta tra incremento demografico e processo di deforestazione.

Fino alla Rivoluzione industriale l’uomo ha utilizzato le risorse e trasformato l’ambiente in modo sostenibile.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

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