Concetti Chiave
- Heidegger analizza la tecnica come il culmine dell'atteggiamento metafisico occidentale, che riduce gli enti a riserve calcolabili e limita l'apertura all'essere.
- Gehlen considera la tecnica parte integrante delle istituzioni che stabilizzano il rapporto tra uomo e ambiente, non come un'estrinsecazione di un rapporto ontologico.
- La modernità è definita come l'era della tecnica, caratterizzata dalla secolarizzazione e dalla perdita di valore delle istituzioni tradizionali, ridotte a funzioni organizzative.
- Le istituzioni moderne, divenute incomprensibili e autonome, non soddisfano più il bisogno umano di azione dotata di senso, creando una crisi di significato.
- Nonostante il soggettivismo dominante, Gehlen suggerisce che gli individui possano sviluppare autodisciplina e autoregolazione per affrontare compiti collettivi significativi.
La riflessione di Heidegger sulla tecnica
La peculiare situazione della configurazione culturale moderna è quella di istituzioni automatizzate ed insensate a cui corrispondono individui in stato di cronica riflessione ed in perpetuo deficit di senso. In tale opera si ha dunque un’analisi antropologica della tecnica, a cui uno dei contributi più importanti è stato Die Frage nach der Technik (1954) di Heidegger. Egli riteneva che la tecnica rappresentasse il compimento dell’atteggiamento metafisico fondamentale dell’occidente, che tratta gli enti come riserve calcolabili e disponibili e si preclude l’apertura al darsi dell’essere.
L'approccio di Gehlen alla tecnica
L’impostazione di Gehlen è fondamentalmente diversa. Da un punto di vista di antropologia elementare, la tecnica non è espressione di una particolare disposizione del rapporto ontologico tra l’uomo e l’essere, ma parte integrante del complesso di istituzioni che stabilizza il rapporto dell’uomo con l’ambiente. L’uomo è da sempre e per essenza tecnico, il suo agire pratico deve elaborare e stabilizzare delle forme culturali dell’azione. La tecnica rientra nel rapporto “normale” dell’uomo con il mondo esterno.
La modernità e la tecnica
Un secondo significato del termine “tecnica” consente di definire la modernità (occidentale) come “era della tecnica” per eccellenza, in cui si riscontra un inedito disintegrarsi della struttura istituzionale delle configurazioni culturali premoderne (secolarizzazione) che porta alla perdita di valore delle istituzioni in quanto tali. Esse decadono a istanze organizzative, non vengono più percepite come entità autonomamente esistenti ma come funzioni che dipendono dalla materia (società) che devono organizzare, e possono quindi essere lasciate all’arbitrio di qualunque improvvisato riformatore.
Le istituzioni moderne e la loro incomprensibilità
Da ciò emergono tendenze organizzative egemoni, cioè la tecnica, la scienza naturale e la forma di produzione capitalistica. A differenziare l’età moderna da quelle precedenti non è una tecnica astrattamente intesa, ma una struttura storico-istituzionale. Le istituzioni tecnico-scientifico-capitalistiche hanno raggiunto un tale grado di autonomizzazione dai singoli individui e la loro comprensione è divenuta a tal punto specializzata che esse sono divenute strutture incomprensibili e tuttavia preponderanti. La civiltà moderna non sa più rispondere al bisogno tipicamente umano dell’azione dotata di senso.
L'individuo moderno e l'azione dotata di senso
Scomparsa la possibilità dell’azione sorretta dalle istituzioni, unico ambito per l’uomo in cui formare un’esperienza effettiva del mondo, all’individuo moderno non resta che l’astratta ed intellettualistica via delle opinioni. Nell’era della tecnica, l’agire individuale è informato da un fondamentale soggettivismo e quindi costantemente minacciato. Gehlen non esclude tuttavia la possibilità che singoli individui riescano a trovare delle modalità di autodisciplina e autoregolazione in grado di sostituirsi alle istituzioni, e di consentire così la realizzazione di compiti di portata sovra-individuale e che richiedono stabilità di carattere e capacità di sacrificio duraturo.
Domande da interrogazione
- Qual è la visione di Heidegger sulla tecnica e il suo impatto sulla cultura moderna?
- Come si differenzia l'approccio di Gehlen rispetto a quello di Heidegger riguardo alla tecnica?
- In che modo la modernità è definita come "era della tecnica"?
- Qual è la condizione dell'individuo moderno in relazione all'azione dotata di senso?
Heidegger considera la tecnica come il compimento dell'atteggiamento metafisico dell'Occidente, che riduce gli enti a riserve calcolabili, impedendo l'apertura all'essere. Questo porta a una cultura caratterizzata da istituzioni automatizzate e individui in deficit di senso.
Gehlen vede la tecnica non come un'espressione di un rapporto ontologico, ma come parte integrante delle istituzioni che stabilizzano il rapporto dell'uomo con l'ambiente. Per lui, l'uomo è essenzialmente tecnico e la tecnica è normale nel suo agire pratico.
La modernità è vista come un'era della tecnica in cui le strutture istituzionali premoderne si disintegrano, portando a una perdita di valore delle istituzioni, che diventano funzioni organizzative piuttosto che entità autonome.
L'individuo moderno, privo di istituzioni che diano senso all'azione, si trova a dover affrontare un soggettivismo che minaccia la sua capacità di agire. Tuttavia, Gehlen suggerisce che alcuni individui possano sviluppare autodisciplina per realizzare compiti sovra-individuali.