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Concetti Chiave

  • L'essere umano vive in una condizione di "non specializzazione", a differenza degli animali, e deve adattarsi all'ambiente attraverso la cultura e la tecnica.
  • La plasticità umana richiede un lavoro collettivo di educazione per strutturare e stabilizzare la relazione con il mondo.
  • L'apertura al mondo consente una percezione più ampia, ma l'uomo deve gestire una vasta gamma di stimoli esterni, non tutti utili per l'azione.
  • L'addestramento linguistico è cruciale per dare ordine alla percezione e selezionare gli stimoli più rilevanti per la sopravvivenza.
  • La cultura funge da strumento per stabilizzare il caos pulsionale e gli stimoli esterni, essenziale per la sopravvivenza umana.

Indice

  1. La condizione umana di non specializzazione
  2. L'importanza della cultura e della tecnica
  3. La percezione e l'addestramento linguistico
  4. Teoria della cultura e sopravvivenza

La condizione umana di non specializzazione

L'essere umano vive una condizione di “non specializzazione”. Se l’animale ha dentro di sé il meccanismo d’azione, è necessario unicamente uno stimolo adeguato per innescarlo, in una potentissima connessione con l’ambiente. L’animale è specializzato nel rapporto con l’ambiente, che non lascia grande libertà percettiva e d’azione oltre l’istinto. L’animale percepisce unicamente quella parte di mondo che può integrare nei suoi meccanismi istintivi. L’uomo invece, mancando di istinti, vive nella condizione di non specializzazione, è un “disadattato ambientale”, che necessità di agire per poter individuare un ambiente di sopravvivenza.

L'importanza della cultura e della tecnica

Ciò comunque comporta la possibilità di vivere in tutti i luoghi diversi della terra, tramite la tecnica, la cultura e le istituzioni.

Tale situazione non significa che l’uomo non senta gli stimoli fondamentali, ma che tali bisogni non si esprimono in lui in sequenze d’azioni innescate da stimoli e con un decorso prevedibile. Tra la pressione pulsionale e l’azione si apre uno “spazio vuoto”, uno iato (Hiatus) che va colmato perché si possa agire ma che, al tempo stesso, è il presupposto per infinite modalità d’azione. Strutturazione e stabilizzazione divengono così per l’uomo dei compiti culturali di primaria importanza: per la sua natura plastica ed “eccessiva”, nell’uomo la pulsione è cronica. Ogni relazione dell’uomo con il mondo deve venire appresa nell’ambito di un lavoro collettivo di educazione e disciplinamento della plasticità originaria (abitudini culturali).

La percezione e l'addestramento linguistico

L’apertura al mondo (Weltoffenheit) implica la possibilità di una più ampia e completa percezione del reale, oltre le singole componenti agganciate all’attivazione degli istinti derivate dalla “prigionia” in un Umwelt di selettività estrema della percezione. In questa situazione, l’uomo è a sottoposto a una grande quantità di stimoli esterni, non tutti utili per l’azione e il piano comportamentale, che rischiano di sopraffarlo. L’uomo è aperto al superfluo, deve gestire l’influsso di stimoli, per cui è fondamentale, per esempio, l’addestramento linguistico, uno dei modi in cui l’uomo inizia a mettere ordine e stabilità alla percezione (che viene fissato in un nucleo di significato). Un successivo passaggio è dall’oralità alla scrittura, esonero dalla memoria e dalla parola parlata.

Teoria della cultura e sopravvivenza

Ciò porta alla fondazione della “teoria della cultura”: l’uomo come essere che stabilizza il suo caos pulsionale e l’afflusso incontrollato di stimoli esterni per avere sopravvivenza altrimenti impossibile. L’unica strada per farlo è la cultura, cioè l’istituzionalizzazione e selezione del caos circostante in ciò che è più importante. Accade soprattutto in quel momento di massima elasticità comportamentale e percettiva che è l’infanzia, in seguito progressivamente stabilizzata nella selezione di ciò che è più utile per sopravvivere. Il risultato finale è un corpus di abitudini culturali fisse che, in un certo senso, non si scosta più di tanto dal concetto di istinto.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la principale differenza tra l'essere umano e l'animale in termini di specializzazione?
  2. L'essere umano vive in una condizione di "non specializzazione", a differenza dell'animale che agisce in base a meccanismi istintivi. L'uomo, privo di istinti, deve attivarsi per individuare un ambiente di sopravvivenza (testo).

  3. Come influisce la cultura sulla vita dell'essere umano?
  4. La cultura, la tecnica e le istituzioni permettono all'uomo di vivere in vari luoghi della terra, stabilizzando il caos pulsionale e selezionando stimoli utili per la sopravvivenza (testo).

  5. Qual è il ruolo dell'addestramento linguistico nella percezione umana?
  6. L'addestramento linguistico aiuta l'uomo a gestire la grande quantità di stimoli esterni, fornendo ordine e stabilità alla percezione, e facilitando il passaggio dall'oralità alla scrittura (testo).

  7. Cosa implica la "teoria della cultura" per la sopravvivenza umana?
  8. La "teoria della cultura" suggerisce che l'uomo stabilizza il caos pulsionale e gli stimoli esterni attraverso la cultura, selezionando ciò che è più importante per la sopravvivenza, specialmente durante l'infanzia (testo).

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