Concetti Chiave
- Gehlen critica il moderno welfare state, considerandolo una degenerazione dello Stato che ricerca la pace sociale a scapito dei grandi desideri umani.
- L'umanitarismo è visto come una degenerazione dell'ethos famigliare, trasformato in un'etica astratta che non corrisponde alla realtà e che crea problemi sociali.
- Gli intellettuali sono considerati da Gehlen un ceto parassitario che strumentalizza l'umanitarismo per affermare la propria posizione senza un reale impegno politico.
- Gehlen rifiuta l'idea di istituzioni sovranazionali nonostante riconosca la loro potenziale funzione ordinativa, mostrando una contraddizione nel suo pensiero.
- L'estensione delle cure parentali agli animali e il femminismo sono visti come esempio di sconsideratezza nell'ampliamento dell'etica famigliare, creando degrado sociale.
La visione dello Stato
La visione dello Stato come soggetto da essere rispetto che può far valere diritti molto forti nei confronti degli individui viene intaccata, secondo Gehlen, dal moderno welfare state delle social-democrazie, cioè un mero stato del benessere che elargisce sussidi. Lo Stato è la forma ultima delle istituzioni, l’apice della funzione stabilizzatrice. Ciò comunque nell’ambito di un discorso antropologico che effettivamente funziona a livello delle istituzioni più “basse”, più vicine alla quotidianità, ma meno ad altezza maggiori.
Degenerazione dello Stato moderno
La degenerazione contemporanea dello Stato, soggetto da cui ci si lascia consumare, porta a uno Stato che si trasforma in un’istituzione che ricerca la pace sociale a tutti i costi. Gli uomini rinunciano ai grandi desideri, alla grandezza delle nietzschiane eroiche gesta, per la semplicità e mediocrità della quotidianità borghese. Da un punto di vista storico, bisogna aggiungere, il quadro della forme politiche social-democratiche del Novecento è ben più complesso della “degenerazione istituzionale” ipotizzata da Gehlen.
L'umanitarismo e le sue radici
L’umanitarismo è la conseguenza della degenerazione della radice dell’ethos famigliare, ampliato in un’etica astratta dell’umanità. Sono i valori di assistenza, pace, rispetto e solidarietà, che hanno la loro radice biologica nella famiglia, dove sono effettivamente funzionale e da accettare. Il problema sorge quando tramite una serie di illeciti e sconsiderati ampliamenti (il primo è il “clan”), tali valori vengono successivamente trasposti fino a comprendere l’umanità intera. Ma senza corrispondenza con la condizione reale: non esiste il “cosmopolitismo”. Eppure, già solo come proposta etico-politica, tale visione è un problema.
Il ruolo degli intellettuali
I propugnatori dell’umanitarismo sarebbero il “ceto degli intellettuali” di professione, prodotti dalla modernità, la voce critica della società che di solito viene considerata positivamente nell’ottica della sorveglianza degli “eccessi” governativi, da intendere nel senso di nascita dell’opinione pubblica. Per Gehlen si tratta di un ceto parassitario, che nulla produce sul piano materiale né istituzionale, ma piuttosto utilizza l’umanitarismo come mezzo di propria affermazione. Gli intellettuali sono per loro stessa natura a-politici, così come gli edonisti del ’68, del tutto refrattari dal lasciarsi consumare dalle istituzioni. Sono mossi, in realtà, non da un reale pacifismo, ma da una mascherata volontà di potenza, l’interesse di farsi valere come classe contro le istituzioni con tutti gli strumenti possibili. I valori dell’umanitarismo sono utilizzati strumentalmente per secondi fini, con lucidità e cattiva fede.
Contraddizioni di Gehlen
Si tratta di uno dei momenti in cui maggiormente emerge il biasimo politico di Gehlen, che però in modo del tutto contraddittorio non va a accettare l’idea di istituzioni a livello sovranazionale, che eppure potrebbero svolgere la stessa funzione ordinativa e di contenimento dell’umano che viene attuata a livello nazionale dallo Stato. Presa la definizione antropologica di istituzione, che spesso nasce dagli specifici compiti da affrontare, non si comprendere come Gehlen possa accettare lo Stato ma non l’istituzione sovra-statuale, soprattutto per affrontare la necessità di svolgere compiti e affrontare problemi di portata globale.
Estensione dell'etica famigliare
Nell’umanitarismo si inquadra anche il fenomeno moderno dell’estensione delle cure parentali anche agli animali, ulteriore sconsideratezza dell’ampliamento dell’etica famigliare. Così come il femminismo. Forme coerenti tra loro ma ugualmente negative, atteggiamenti di protezione (e sopravvalutazione) elevati al di fuori del loro contesto e ambito originario, dove invece sono legittimati dalla loro origine biologica-antropologica. Una volta trasposti in ambiti estranei, però, tali valori non possono che creare degrado.
Domande da interrogazione
- Qual è la critica di Gehlen nei confronti del welfare state?
- Come si manifesta la degenerazione dello Stato moderno secondo Gehlen?
- Qual è il legame tra umanitarismo e ethos familiare?
- Qual è il ruolo degli intellettuali nell'umanitarismo secondo Gehlen?
- Quali contraddizioni emergono nel pensiero di Gehlen riguardo alle istituzioni sovranazionali?
Gehlen sostiene che il welfare state delle social-democrazie riduce lo Stato a un mero erogatore di sussidi, intaccando la sua funzione stabilizzatrice e la sua capacità di far valere diritti forti nei confronti degli individui.
La degenerazione dello Stato si traduce in un'istituzione che cerca la pace sociale a tutti i costi, portando gli individui a rinunciare ai grandi desideri e alla grandezza in favore della mediocrità della quotidianità borghese.
L’umanitarismo deriva dalla degenerazione dell’ethos familiare, ampliato in un’etica astratta dell’umanità, ma il suo allargamento a tutta l’umanità risulta problematico, poiché non corrisponde alla condizione reale.
Gehlen considera gli intellettuali come un ceto parassitario che utilizza l’umanitarismo per affermarsi, piuttosto che come veri pacifisti, mostrando una volontà di potenza contro le istituzioni.
Gehlen critica le istituzioni sovranazionali, nonostante queste potrebbero svolgere funzioni simili a quelle dello Stato nazionale, evidenziando una contraddizione nel suo approccio antropologico alle istituzioni.