Concetti Chiave
- L'impressionismo entra in crisi intorno al 1880, spingendo gli artisti a cercare nuovi orizzonti oltre la semplice raffigurazione della natura.
- Paul Gauguin abbandona la società borghese per esplorare luoghi esotici e incontaminati, alla ricerca di una vita più autentica e naturale.
- Nelle sue opere, Gauguin cerca di esprimere la dolcezza e la sensualità degli indigeni polinesiani, utilizzando colori forti e stilizzazioni bidimensionali.
- Nonostante il suo distacco dalla civiltà occidentale, Gauguin rimane influenzato dai modelli culturali tradizionali, integrando elementi decorativi nelle sue rappresentazioni.
- Le difficoltà personali, come la morte del figlio e la miseria, influenzano la vita di Gauguin, che continua a combattere per i diritti degli indigeni e a creare arte fino alla fine della sua vita.
Crisi dell'impressionismo e ricerca di nuovi orizzonti
Intorno al 1880 l’impressionismo entra in crisi. È giudicato troppo parziale perché rivolto esclusivamente alla raffigurazione della natura. Gli stessi artisti che avevano un inizio o una fase impressionista sentono il bisogno di allargare i confini della pittura: si abbandona l’immagine “ottica” per esprimere sentimenti e comunicare idee. Paul Gauguin (1848- 1903) è l’artista geniale e ribelle che, improvvisamente, tronca ogni legame con la società borghese. Fugge dalle convenzioni, dalla routine e dalla noia, dall'inferno della civiltà moderna, da Parigi, dall'Europa. Deluso della “civiltà” corrotta e materialistica, abbandona la sua famiglia e il lavoro per fuggire verso l’ignoto, l’esotico, in luoghi solitari e selvaggi alla ricerca di un mondo incontaminato, puro, primitivo, più naturale, umano e per ritrovare una vita più vera, fatta di valori più rari. Nel 1881 Gauguin parte in Polinesia a Tahiti, nella straordinaria vegetazione tropicale e incontra gli indigeni con i loro costumi e la loro naturalezza nell'affrontare la quotidianità.
Noa-Noa e l'influenza dei selvaggi
Lui scrive il “Noa-Noa”: “Parto con due anni di più, ma ringiovanito di venti, più barbaro che all'arrivo, ma più istruito. Si i selvaggi hanno insegnato molte cose al vecchio civilizzato … sulla scienza di vivere e sull'arte di essere felici”. Cosi anche le opere che ha portato con sé a Tahiti, dal soggetto evidentemente esotico e dal colore violento, non possono che sembrare almeno strane al gusto della vecchia Europa. Tant'è che su 45 dipinti che presentane vende solamente 11. Non poteva che essere così. Se aveva desiderato diventare un barbaro, un estraneo rispetto al mondo occidentale, ora c’era proprio riuscito. Gauguin aveva avuto la pretesa dipingendo queste figure di indigeni, questi volti e corpi di donne dalla pelle scura e dagli occhi a mandorla, di penetrare nel profondo del loro spirito. Di rendere con il pennello, con il colore, la dolcezza, la quiete, la sensualità che percepiva in loro. Insieme a tutto ciò che gli apparteneva e li circondava. Il paesaggio, i fiori, gli idoli, i parei.
Il legame di Gauguin con la cultura occidentale
Gauguin rimane comunque legato ai fantasmi della cultura occidentale. Non ne può più fare a meno neanche di raccontare Tahiti e la Polinesia. Basta intravedere come perfino nelle rappresentazioni più semplificate sia sempre presente una certa vena intellettuale, decorativa, raffinata. Il 3 luglio del 1895 decide di attraversare per l’ultima volta l’oceano. D’ora in avanti la sua vita si addentra nel mito. Da dove veniamo? Cosa siamo? Dove andiamo? Quasi un affresco allegorico, una pittura murale che con molta semplicità tenta di raffigurare il dramma dell’esistenza umana. L’interrogativo che sottolinea il contenuto psicologico del quadro e il punto d’arrivo dell’artista, della necessità di comunicare e i suoi pensieri più intimi, più sofferenti grazie soprattutto alla forza evocatrice dell’arte e dei colori, stesi sempre più a macchie e molto cupi questa volta. Un titolo, una domanda nata quando la tela e già finita, come a volere puntare il dito in particolare su ciò che in quel momento lo angosciava talmente da spingerlo subito dopo a tentare il suicidio. Ma il destino vuole che per Gauguin la vita ricominci.
Pastorale tahitiana e le difficoltà personali
Pastorale tahitiana, del 1898, è una composizione giocata su toni luminosi e riflette una maggiore serenità d’animo. Eppure la situazione invece di migliorare peggiora. Lo raggiunge la notizia della morte del figlio Clovis di soli 21 anni, mentre è incalzato dalla miseria e distrutto dalla malattia. Fino all'ultimo però non si dà per vinto. Appena può continua a disegnare, dipingere, scolpire. Combatte a fianco degli indigeni contro gli abusi delle autorità, contro una morale “bianca” che non ha niente a che vedere con quella autentica dei nativi. Siamo ormai all'ultima tappa della sua vita, ad Atuona nelle isole Marchesi. Viene isolato, tre mesi di prigione e a un’ammenda di 500 franchi. In primavera, l’8 maggio 1903 arriva la sua morte, e la fine delle illusioni, sorprenderlo proprio laggiù in quelle sue tanto agognate isole dei mari del sud : solitaria, disperata, incompresa.
Stile artistico e ispirazioni di Gauguin
Egli rifiuta i modelli culturali tradizionali e si ispira all'arte medievale, alle stampe giapponesi, alle sculture primitive e precolombiane. La sua pittura è piatta, bidimensionale; i colori forti e anti-naturalistici, sono stesi in grandi campiture delimitate da contorni neri. Hanno un valore simbolico perché Gauguin dice di piangere ciò che sente e non ciò che vede. I suoi soggetti preferiti sono le donne polinesiane che rappresentano una natura libera, felice e religiosa.
Domande da interrogazione
- Quali sono le cause della crisi dell'impressionismo intorno al 1880?
- Qual è il significato del viaggio di Gauguin in Polinesia?
- Come Gauguin percepisce e rappresenta gli indigeni di Tahiti?
- Quali difficoltà personali affronta Gauguin durante la sua vita a Tahiti?
- Quali sono le caratteristiche distintive dello stile artistico di Gauguin?
L'impressionismo entra in crisi perché viene giudicato troppo parziale, focalizzandosi esclusivamente sulla natura. Gli artisti sentono il bisogno di ampliare i confini della pittura per esprimere sentimenti e comunicare idee.
Gauguin fugge dalla civiltà borghese e dalla routine europea per cercare un mondo incontaminato e primitivo, sperando di ritrovare valori più autentici e una vita più vera, come descritto nel suo libro "Noa-Noa".
Gauguin cerca di penetrare nel profondo dello spirito degli indigeni, rappresentando la loro dolcezza e sensualità attraverso i colori e le forme, ma la sua visione rimane influenzata dalla cultura occidentale.
Nonostante la sua ricerca di serenità, Gauguin affronta la morte del figlio Clovis, la miseria e la malattia, continuando a combattere per i diritti degli indigeni fino alla fine della sua vita.
Gauguin rifiuta i modelli tradizionali, ispirandosi all'arte medievale e alle sculture primitive. La sua pittura è caratterizzata da colori forti e bidimensionalità, con soggetti che rappresentano la libertà e la religiosità delle donne polinesiane.