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Concetti Chiave

  • L'esperienza estetica è considerata da Gadamer un'esperienza veritativa che va oltre le scienze naturali, permettendo un accesso profondo alla verità attraverso l'arte.
  • L'artista è visto non come un soggetto isolato, ma come una persona che esprime la propria esistenza concreta, promuovendo un dialogo intrinseco tra soggetto e oggetto.
  • L'opera d'arte è caratterizzata dalla sua fruibilità da parte di più soggetti, consentendo esperienze individuali e personali della sua bellezza, in base all'unicità storica di ciascuno.
  • L'arte è definita da Gadamer come un "gioco" che trascende i giocatori, dove le regole sono fondamentali e la creazione è un atto che si relaziona con la realtà, evidenziando la gratuità dell'esperienza artistica.
  • Gadamer distingue tra ricostruzione e interpretazione del passato, privilegiando l'interpretazione che riconosce il significato del presente in relazione al passato, evitando la dissoluzione della storicità.

L'arte come esperienza veritativa

L’esperienza estetica, secondo Gadamer, non sottosta al dominio del modello conoscitivo delle scienze naturali, che conduce a screditare ogni possibilità di conoscenza che si collochi fuori di questo ambito metodologico; perciò, il progetto gadameriano è una «messa in chiaro del problema della verità in base all’esperienza dell’arte»: l’esperienza estetica è un’esperienza veritativa, di verità e non semplicemente estetizzante. L’arte non offre la conoscenza di un illusorio, il fatto artistico non è «bella apparenza» riservata a pochi privilegiati, ma è l’esperienza dell’«apparenza del bello», cioè del suo evidenziarsi; il bello è in funzione della verità. Dobbiamo rivedere certe categorie dell’arte, prima fra tutte quella del «museo»: l’arte autentica non è quella che viene separata dalla vita e rinchiusa in un museo, luogo asettico e neutrale, l’artista non è l’eccezione rispetto agli altri uomini, un soggetto «singolare» (originale a tutti i costi, un outsider o un bohèmien, privo di radici e di ruoli definiti), ma è colui che vive nella vita concreta, nell’esistenza, di cui si fa espressione l’arte.

L'artista e la sua apertura

L’arte è comprendere l’esistenza concreta, certamente attraverso un processo di astrazione (un «sollevarsi» al di là dell’immediatezza del vissuto), ma tutti noi possiamo essere artisti, proprio in quanto comprendiamo la realtà attraverso un quotidiano «distanziarci dalla vita»; l’arte, nel proprio farsi, nel proprio esercizio supera i vecchi dualismi mantenuti fra soggetto ed oggetto: in essa vi è un rapporto intrinseco tra soggetto ed oggetto. Nel processo del comprendere, compiuto attraverso l’esperienza artistica, vengono messe in discussione l’«insularità» del soggetto e dell’oggetto; nell’autentica esperienza artistica soggetto ed oggetto non rimangono mai gli stessi, mettono in gioco se stessi, vengono coinvolti: la relazione soggetto-oggetto compromette entrambi. Quindi, nell’esperienza estetica l’artista non mette in gioco soltanto se stesso, ma anche l’oggetto della sua espressione: egli non è un soggetto chiuso, unidimensionale, ma ha un’essenziale apertura al mondo; è un soggetto che è apertura al mondo in innumerevoli possibilità di senso (aprendosi al mondo, attraverso la propria creatività, vi ritrova una pluralità di significati); l’oggetto, l’opera d’arte è, secondo l’insegnamento di Heidegger, quel momento di illuminazione di possibili modi d’essere dell’oggetto.

L'opera d'arte e la sua fruibilità

La peculiarità essenziale dell’opera d’arte sta nel suo essere fruibile da più soggetti, la sua apertura a più soggetti, i quali possono porsi di fronte alla sua bellezza con la propria soggettività, in quanto essa si offre a ciascuno, alla sua individualità storica, concreta; possiamo fruire in modo originale della sua bellezza.

Qual è il gioco dell'arte secondo Gadamer?

L’arte è un «gioco», qualcosa a se stante rispetto ai giocatori, le sue regole sono fondamentali perché si dia un gioco (→analogia a Wittgenstein); il gioco è perciò superiore ai giocatori, i quali si devono adeguare ad esso: il momento della creazione dell’opera d’arte, la sua ispirazione, non è semplicemente soggettivo, in cui avviene una creazione del tutto soggettiva, ma è un rapporto con l’essere (con la realtà, con la verità della realtà) che si impone sulle propensioni soggettive. Tuttavia, mentre per Wittgenstein “fare un gioco” significava mettersi all’opera (“costruire macchine, strade”), Gadamer sottolinea la sua gratuità: si gioca non per secondi fini, ma per giocare. In conclusione, l’esperienza estetica è quindi calata nella vita ordinaria, per cui l’artista è un soggetto comune che pensa esteticamente, in modo disinteressato. Il «gioco», e quindi l’opera d’arte, presenta se medesimo, è un «autopresentarsi»; essendo autosufficiente rispetto ai giocatori, ha la possibilità di trascendere i loro rispettivi interessi e di offrirsi a qualcun altro.

Interpretazione e ricostruzione del passato

Per quanto riguarda il rapporto fra il mondo originario dell’opera e il mondo dell’interprete-fruitore, Gadamer indica due valenze che esso ha assunto nel passato: nel romanticismo, specialmente in Schleiermacher, l’artista ha avuto la capacità di restituirci il mondo originario in quanto tale, cogliendone l’originarietà ce la ridà così come com'era nella sua origine; a tale modalità, Gadamer assegna il nome di «ricostruzione»: l’opera d’arte ricostruisce il mondo originario. In secondo luogo, nella filosofia del romanticismo, specialmente in Hegel, l’arte viene elaborata secondo la triade dialettica di tesi-antitesi-sintesi; in questo pensiero non si pone il problema della ricostruzione autentica ed ingenua del passato, ma quello della integrazione: l’opera d’arte costituisce una sintesi del passato nel presente, che è superamento (Aufhebung) del passato, una ricostruzione che sottolinea il netto primato del presente, che rilegge il passato dall'attualità del presente. Gadamer, anziché di integrazione, preferisce parlare di interpretazione: mentre quella corre il rischio di dissolvere il passato storico nel presente, l’interpretazione indica il fatto che il presente ha un significato proprio in virtù del passato; questa sottolineatura dell’ineluttabile presenza del passato nel presente, all'interno processo di interpretazione, pone il problema della conoscenza storica, cioè nella conoscenza dello spirito, che tuttavia coinvolge anche le scienza della natura, laddove emerge la nozione di «circolo ermeneutico».

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il concetto di verità nell'esperienza estetica secondo Gadamer?
  2. Gadamer sostiene che l'esperienza estetica è un'esperienza veritativa, non semplicemente estetizzante, in quanto il bello è in funzione della verità e non deve essere separato dalla vita quotidiana.

  3. Come si definisce il ruolo dell'artista nell'arte secondo il testo?
  4. L'artista è visto come un soggetto aperto al mondo, capace di esprimere la realtà attraverso l'arte, superando il dualismo tra soggetto e oggetto e coinvolgendo entrambi nel processo creativo.

  5. In che modo l'opera d'arte è fruibile da più soggetti?
  6. L'opera d'arte si offre a più soggetti, permettendo a ciascuno di fruirne in modo originale e personale, in quanto la sua bellezza è accessibile alla soggettività individuale di chi la osserva.

  7. Qual è la concezione del "gioco" nell'arte secondo Gadamer?
  8. Gadamer descrive l'arte come un "gioco" che trascende i giocatori, dove le regole sono fondamentali e l'esperienza estetica è gratuita, non finalizzata a scopi pratici, ma a un'esperienza disinteressata.

  9. Come si differenziano le modalità di interpretazione dell'opera d'arte nel romanticismo secondo Gadamer?
  10. Gadamer distingue tra "ricostruzione", che restituisce il mondo originario dell'opera, e "integrazione", che rilegge il passato dal presente; egli preferisce l'interpretazione, che riconosce il significato del presente in virtù del passato.

Domande e risposte

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