Concetti Chiave
- "I Sepolcri" di Foscolo è un poemetto epistolare che esplora il tema della memoria e della poesia, dedicato all'amico Ippolito Pindemonte.
- Foscolo sostiene che il sepolcro ha valore per i vivi, fungendo da ispirazione politica, e critica il modo in cui i morti sono stati sepolti nella storia, in particolare durante il Medioevo.
- Il poema è strutturato in quattro blocchi, ognuno dei quali affronta differenti aspetti del significato e della funzione del sepolcro nella civiltà umana.
- Foscolo elogia la civiltà classica, in particolare quella greca, considerandola superiore per il rispetto e la giusta cura riservata ai morti, rispetto ai rituali medievali.
- La poesia, secondo Foscolo, ha un valore eterno e trascende la materia, contrariamente ai sepolcri che sono destinati a scomparire nel tempo.
L'importanza della memoria e della poesia
Nel 1806-1807 venne scritta l’opera “I Sepolcri” che, sebbene il titolo suggerisca il contrario, sono canti di vita perché Foscolo diede molta importanza al concetto di memoria e di poesia. I Sepolcri sono un componimento di 295 versi in endecasillabi sciolti; l’opera può essere considerata un poema, ma più esattamente è un carmen epistolare, perché è come una lettera, dedicata ad Ippolito Pindemonte. Foscolo dedica questa poesia al cimitero per motivi contingenti: l’amico Ippolito in quel periodo stava scrivendo “I Cimiteri”, e quest’opera portò i due a discutere sulle funzioni della tomba; negli stessi anni era stato emanato l’Editto di Saint Cloud (dai francesi), che forniva disposizioni in materia igienico-sanitaria per la sepoltura: i morti non dovevano essere sepolti né nei pavimenti delle chiese, né dentro la città, ma bensì fuori dalla città. La cosa più importante fu che i morti dovessero essere sepolti in tombe tutte uguali. Tutte queste motivazioni fecero venire voglia al poeta di scrivere questo poemetto.
La metrica e l'influenza di altri autori
In quegli anni veniva molto utilizzato l’endecasillabo sciolto (che non rima, e spesso si utilizza l’enjambement): Vincenzo Monti aveva tradotto l’Iliade trascrivendola con questa metrica, anche i Canti di Ossian, tradotti da Melchiorre Cesarotti, furono trascritti in endecasillabi, Vittorio Alfieri scrisse le sue tragedie in endecasillabi e Parini scrisse Il Giorno con la stessa metrica.
Il significato del sepolcro secondo Foscolo
I Sepolcri non affronta solo un argomento, infatti Foscolo lo divise in 4 blocchi. Nel primo blocco (vv. 1-90) si comprende il significato che Foscolo attribuisce al sepolcro; inizia con una negazione, e l’autore spiega che non è consolatore sapere che si avrà una tomba dove le persone possano andare a piangere. Per Foscolo dopo la morte non vi è più niente (riferimento all’epicureismo), tuttavia egli si chiede perché l’uomo si debba privare dell’illusione di una “corrispondenza di amorosi sensi” con i vivi, in quanto il sepolcro rimane come testimonianza di chi è passato sulla Terra, ed è importante più per i vivi che per i morti; i primi, visitando le tombe dei grandi, troveranno ispirazione sull’agire politico. L’Italia, in quel momento, era divisa e sotto dominio straniero, e per l’autore era necessaria una riscossa politica. Foscolo riteneva importanti i sepolcri degli eroi e non quelli dei ricchi perché solo chi lascia impronte tangibili del suo passaggio ha diritto di essere ricordato. Nel primo blocco inoltre Foscolo si arrabbia con i milanesi per aver sepolto Parini in una fossa comune, senza dare importanza all’uomo.
La critica al Medioevo e l'elogio della civiltà classica
Nel secondo blocco Foscolo, rifacendosi a Vico, parla dell’inizio della civiltà dell’uomo, ossia quando l’uomo iniziò a dare una giusta sepoltura ai morti. Tutte le civiltà hanno praticato il culto dei morti, e Foscolo critica il Medioevo, perché in quel periodo la vita era accompagnata da immagini di morte (in quel periodo la vita era interamente vissuta in funzione della morte), e poi i morti venivano seppelliti nei pavimenti delle chiese, nelle quali si respirava un’aria putrida mista all’odore dell’incenso. La civiltà che offriva giusta sepoltura era quella classica (soprattutto greca). In epoca moderna la gente che da la giusta cura ai morti e attribuisce al sepolcro il giusto valore è quella inglese. Foscolo cita l’ammiraglio Nelson, la cui statua è situata a Trafalgar Square a Londra; Nelson è considerato un eroe nazionale, perché combatté contro i francesi. L’Italia ha molti cimiteri, ricchi di sfarzose tombe, testimonianza di gente ricca ma che non influisce sulla riscossa nazionale.
Le glorie italiane e l'ispirazione civile
Nel terzo blocco si parla di un luogo, che ha in sé le glorie italiane, la chiesa di Santa Croce a Firenze, che Foscolo loda; in questa chiesa sono conservate le tombe di grandi uomini italiani (Galilei, Alfieri, Machiavelli…), e chi vi si reca può trovare ispirazione per la riscossa civile.
L'illusione delle tombe e l'eternità della poesia
Nel quarto blocco Foscolo si rende conto che le tombe sono delle illusioni in quanto costituite da materia, destinata a scomparire; quindi, anche il sepolcro è destinato a scomparire; in questo blocco Foscolo afferma anche l’importanza della poesia. L’ultima parte dell’opera è tutta un riecheggiamento del mondo classico (Omero e gli eroi della poesia). Un solo aspetto della vita dell’uomo non è materia, questo è la poesia, che “vince di mille secoli il silenzio”; la poesia è destinata a durare in eterno.
Citazioni e riferimenti classici nell'opera
I Sepolcri si aprono con una citazione latina (“Siano sacri i diritti degli dei Mani) e vi è scritto che è stato tratto dalle Dodici Tavole, anche se in realtà non si sa con certezza se siano veramente provenienti da quella fonte, ma si sa che anche Cicerone l’avesse usata nel “De Legibus”.
L’opera inizia con un attacco negativo (come una pars destruens), una domanda retorica; dal verso 23 il poeta poi rivaluta le sue affermazioni sulla tomba, dando vita ad una sorta di pars costruens. Sardanapalo era un lussurioso re assiro.
Foscolo definisce Dante “ghibellin’ fuggiasco” (v. 174), perché scrisse il “De Monarchia”, dove disse che la forma di governo migliore è l’impero.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del sepolcro secondo Foscolo?
- Come si collega l'opera "I Sepolcri" alla civiltà classica?
- Qual è il ruolo della poesia nell'opera di Foscolo?
- In che modo l'opera riflette le influenze di altri autori?
- Qual è la critica di Foscolo nei confronti della sepoltura nel Medioevo?
Foscolo attribuisce al sepolcro un'importanza fondamentale per i vivi, poiché rappresenta una testimonianza di chi è passato sulla Terra e può ispirare l'azione politica. Egli critica la sepoltura dei ricchi, sostenendo che solo chi ha lasciato impronte tangibili merita di essere ricordato.
Foscolo elogia la civiltà classica, in particolare quella greca, per la giusta sepoltura dei morti, contrapposta alla critica del Medioevo, dove la vita era dominata dalla morte. La giusta cura dei morti è vista come un segno di civiltà, e Foscolo cita l'ammiraglio Nelson come esempio di eroe nazionale.
Foscolo sottolinea che, sebbene le tombe siano destinate a scomparire, la poesia è l'unico aspetto della vita umana che può durare in eterno. La poesia, secondo lui, "vince di mille secoli il silenzio" e rappresenta una forma di immortalità.
"I Sepolcri" utilizza l'endecasillabo sciolto, una metrica popolare all'epoca, influenzata da autori come Vincenzo Monti e Vittorio Alfieri. Questa scelta metrica contribuisce a dare forma e ritmo all'opera, rendendola parte di un contesto letterario più ampio.
Foscolo critica il Medioevo per la sua concezione della vita, che era interamente vissuta in funzione della morte, e per le pratiche di sepoltura, come la sepoltura nei pavimenti delle chiese, che creavano un ambiente malsano. Egli sostiene che la civiltà classica ha offerto un approccio più dignitoso alla sepoltura.