Concetti Chiave
- Diventare monaci nel Medioevo era il risultato di scelte personali o familiari, con molti giovani novizi coinvolti in un processo di formazione specifico.
- Il mondo monastico dedicava particolare attenzione alla formazione dei giovani, cercando di plasmare il loro carattere e educazione attraverso la Regola di san Benedetto e l'insegnamento di figure come Anselmo d'Aosta.
- I giovani monaci necessitavano di attenzione e guida per evitare i vizi, con punizioni e digiuni somministrati con moderazione fino al compimento dei quindici anni.
- L'istruzione dei giovani monaci iniziava con l'apprendimento della lettura e scrittura, per poi passare allo studio delle arti del trivio, con un forte focus sulla grammatica per il dominio del latino.
- Lo studio era considerato un mezzo per mantenere purezza e distacco dai vizi, integrandosi perfettamente con la vita monastica piuttosto che contrastarla.
Scelte di vita monastica
Nel Medioevo diventare monaci poteva essere l’esito di una scelta personale compiuta da un adulto o la decisione di una famiglia che lasciava il proprio figlio, ancora bambino, nelle mani dell’abate. Perciò nei monasteri vivevano molti novizi, bambini e ragazzi, che dovevano essere istruiti. Nacque così una pedagogia monastica.
Il mondo monastico si prendeva una particolare cura dei giovani monaci e si occupava nei dettagli della loro formazione caratteriale e della loro istruzione. Tanto la Regola di san Benedetto, la principale regola monastica durante tutto l’Alto Medioevo, quanto le testimonianze di grandi personalità, come Anselmo d’Aosta (1033/34 – 1109), mostrano gli sforzi e le attenzioni dedicate ai giovani. Secondo Anselmo, il fanciullo non è un bambino inerme, ma neppure un adulto già formato: è come la cera ammorbidita che si usa per imprimere i sigilli sulle lettere. Può essere plasmata e mantenere la forma che riceve. Il buon maestro ha allora un duro compito e deve impegnarsi per plasmare il giovane monaco e farne il modello dell’uomo spirituale, virtuoso e colto.
Disciplina e istruzione nei monasteri
Il giovane doveva perciò essere sorvegliato e guidato, perché non cadesse nei vizi. Rimproveri ed elogi dovevano essere dispensati a seconda dei momenti in modo da insegnare il giusto cammino, senza mai dimenticare che il giovane come tale, ha una natura più debole dell’adulto e non può essere sottoposto alle stesse pratiche. Era opportuno quindi dosare i digiuni e le percosse, punizioni abituali nei monasteri, in modo appropriato, senza esagerare. Fino ai quindici anni – prescrive la Regola la benedettina – i fanciulli non sono uomini e le severe regole del monastero vanno applicate con moderazione. La sorveglianza nei confronti dei giovani deve essere attenta, perché non cadano nei vizi, ma sempre misurata. Il bravo maestro deve distinguere gli irrequieti dai meritevoli e trattare ciascuno come merita.
L’istruzione rappresenta l’altro versante della formazione di un giovane monaco. Per prima cosa si imparava a leggere e a scrivere. Il passo successivo consisteva nello studio delle cosiddette arti del trivo ( grammatica, logica e retorica), soprattutto della grammatica, necessaria per una buona padronanza del latino, la lingua in cui erano scritti i testi sacri e i loro commenti. Chi si distingueva per intelligenza e capacità studiava anche altre arti, come l’aritmetica e la geometria, e viaggiava da una scuola all’altra per imparare dai migliori maestri. I grandi maestri del mondo monastico non individuavano un contrasto tra lo studio e la vita del monaco, ma pensavano che lo studio delle lettere fosse un modo per tenersi distanti dai vizi e realizzare l’ideale di purezza della vita monastica.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo della famiglia nella scelta di vita monastica durante il Medioevo?
- Come veniva gestita la formazione dei giovani monaci nei monasteri?
- Quali erano le pratiche disciplinari nei confronti dei giovani monaci?
- Qual è l'importanza dell'istruzione nella vita monastica?
Nel Medioevo, la scelta di diventare monaci poteva derivare sia da una decisione personale di un adulto sia dalla volontà di una famiglia che affidava il proprio figlio, ancora bambino, all'abate, portando così alla presenza di molti novizi nei monasteri.
La formazione dei giovani monaci era curata nei dettagli, con un'attenzione particolare alla loro istruzione e formazione caratteriale, come evidenziato dalla Regola di san Benedetto e dalle testimonianze di Anselmo d’Aosta, che sottolineava l'importanza di plasmare il giovane monaco come un modello di uomo spirituale e virtuoso.
I giovani monaci dovevano essere sorvegliati e guidati con attenzione, ricevendo rimproveri ed elogi in modo misurato. La Regola benedettina prescriveva che fino ai quindici anni le severe regole dovessero essere applicate con moderazione, considerando la natura più debole dei fanciulli rispetto agli adulti.
L'istruzione era fondamentale per i giovani monaci, iniziando con l'apprendimento della lettura e scrittura, seguito dallo studio delle arti del trivo. I maestri monastici ritenevano che lo studio fosse un modo per allontanarsi dai vizi e perseguire l'ideale di purezza della vita monastica.