Concetti Chiave
- Eleonora Fonseca Pimentel, aristocratica di origine portoghese, sostenne la monarchia napoletana e, durante la Repubblica Partenopea, divenne una figura chiave nel movimento giacobino come direttrice del Monitore napoletano.
- Il suo pensiero enfatizzava la necessità di colmare il divario tra plebe e patrioti, sottolineando che la salvezza della Repubblica dipendeva dall'integrazione della plebe nel progetto democratico.
- Fonseca riteneva che l'istruzione fosse fondamentale per ogni rivoluzione, affermando che ogni lettera dell'alfabeto imparata dalla plebe rappresentasse un atto di ribellione contro i poteri oppressivi.
- Negli articoli pubblicati sul Monitore, sottolineava l'importanza di un linguaggio comune tra plebe e patrioti, evidenziando come la mancanza di comprensione ostacolasse il progresso democratico.
- Propose di pubblicare gazzette in napoletano per educare la plebe e diffondere le leggi del nuovo governo, suggerendo che i documenti rivoluzionari fossero letti nelle chiese per raggiungere un pubblico più ampio.
Le origini e l'impegno politico
Eleonora Fonseca Pimentel, nata a Roma nel 1752 da una famiglia aristocratica di origine portoghese ma trasferitasi a Napoli fin dall’età di otto anni, appoggiò la monarchia napoletana nella sua lotta contro i pretesi diritti della Chiesa sul regno di Napoli, come aveva già fatto Pietro Giannone e come, del resto, era nella tradizione illuminista.
Quando fu proclamata la Repubblica Partenopea, essa entrò a far parte delle file giacobine, dirigendo il Monitore napoletano per tutto il periodo delle sue pubblicazioni.
Letterata, poetessa ed attiva giornalista, fu condannata al patibolo per aver difeso ad oltranza le sue idee democratiche ed inviata al patibolo nel 1799.
Il pensiero democratico e la plebe
Il principio fondamentale del suo pensiero, sempre strenuamente difeso, era che non vi sarebbe stata salvezza della Repubblica se non fosse stato colmato l’abisso esistente fra plebe dei contadini ed i patrioti. Per questo, essa sosteneva la necessità di farsi plebe se si voleva che la plebe diventasse Popolo. Era molto lungimirante perché fu proprio la plebe delle campagne ad armarsi contro la Repubblica Partenopea per confluire poi nel movimento antirivoluzionario promosso dal cardinale Ruffo che vide la vittoria dei contadini sanfedisti.
L'importanza dell'istruzione
Era del parere che l’istruzione doveva essere alla base di ogni rivoluzione e che, pertanto, “ogni lettera dell’alfabeto imparata dalla plebe era una pietra scagliata contro i troni.”
Articoli sul Monitore napoletano
Per capire il suo pensiero è necessario fare riferimento a due articoli pubblicati sul Monitore napoletano rispettivamente del 9 febbraio e del 5 marzo 1799.
Nel primo, la scrittrice, dopo aver affermato che nella Monarchia la forza dello Stato si fonda sulla plebe contadina, nella Democrazia, una plebe partecipe ha peso per il suo numero e per la dignità che essa porta allo Stato. Essenziale è arrivare ad avere un linguaggio comune fra plebe e patrioti e fintanto che fra di essi esisterà una tale linea di separazione non sarà possibile giungere a risultati concreti; infatti, la plebe diffida dei patrioti perché non capisce il linguaggio di questi ultimi. Anche con questo concetto, la scrittrice anticipa i tempi: per tutto il Risorgimento tale separazione è esistita ed ha continuato per moltissimi italiani fino alla metà del Novecento.
La frattura tra popolo e plebe
L’articolo del 5 marzo ritorna sullo stesso tema della frattura gravissima esistente fra Popolo e plebe (per la scrittrice la voce plebe reca l’iniziale minuscola e la voce Popolo la maiuscola). Essa riconosce che i tempi incalzano e che se la plebe continua a non capire l’italiano, occorre piegarsi a ciò che le circostanze chiedono come pubblicare accanto alle gazzette in italiano anche gazzette in napoletano: questo con lo scopo non solo di educare, ma anche di diffondere la conoscenza delle leggi e delle disposizioni del neonato governo repubblicano, con tutte le istruzioni necessarie. Essa arriva addirittura ad affermare che tali fogli devono essere letti nelle chiese e affidare a degli impiegati pubblici, retribuiti dalla Municipalità, il compito di leggerli alla plebe. Risulta chiaro che la Fonseca aveva ben capito quale aiuto sarebbe potuto derivare dalla diffusione delle notizie e delle leggi se il clero avesse contribuito alla lettura dei documenti rivoluzionari.
Domande da interrogazione
- Qual è il principale impegno politico di Eleonora Fonseca Pimentel?
- Qual è il pensiero fondamentale di Fonseca riguardo alla plebe e al popolo?
- Qual è l'importanza dell'istruzione secondo Eleonora Fonseca Pimentel?
- Cosa evidenzia Fonseca nei suoi articoli sul Monitore napoletano riguardo alla comunicazione tra plebe e patrioti?
- Quale proposta fa Fonseca per migliorare la comprensione della plebe riguardo alle leggi del nuovo governo?
Eleonora Fonseca Pimentel sostenne la monarchia napoletana contro i diritti della Chiesa e, con la proclamazione della Repubblica Partenopea, si unì ai giacobini, dirigendo il Monitore napoletano fino alla sua condanna a morte nel 1799 per le sue idee democratiche.
Fonseca credeva che non ci sarebbe stata salvezza per la Repubblica senza colmare l’abisso tra la plebe dei contadini e i patrioti, sostenendo che era necessario farsi plebe affinché la plebe potesse diventare Popolo.
Fonseca sosteneva che l’istruzione fosse fondamentale per ogni rivoluzione, affermando che ogni lettera dell’alfabeto imparata dalla plebe rappresentava una pietra contro i troni.
Nei suoi articoli, Fonseca sottolinea che la plebe diffida dei patrioti a causa della mancanza di un linguaggio comune, e che è essenziale superare questa separazione per ottenere risultati concreti.
Fonseca propone di pubblicare gazzette in napoletano accanto a quelle in italiano e di far leggere questi documenti nelle chiese, per educare la plebe e diffondere la conoscenza delle leggi del governo repubblicano.