Concetti Chiave
- Gli antichi Romani legarono le origini di Roma ai miti di Romolo e Remo e dell’eroe troiano Enea.
- Enea fuggì da Troia in fiamme, giunse nel Lazio, e attraverso matrimoni e alleanze fondò la città di Lavinio.
- Romolo, dopo aver tracciato il confine sacro di una nuova città, uccise il fratello Remo e fondò Roma nel 754-753 a.C.
- Il mito combinato servì a dare prestigio ai Romani, collegandoli a divinità e personaggi illustri della mitologia greca e latina.
- Roma sorse in un punto strategico lungo il Tevere, frutto della fusione tra popolazioni latine, sabine ed etrusche.
Da Enea a Romolo
Gli antichi Romani illustrarono le origini della propria città collegando tra loro due miti di tradizioni diverse:-uno di cultura locale (il celebre racconto di Romolo e Remo)
- l’altro invece appartenente alla grande mitologia greca (l’arrivo in Italia dell’eroe troiano Enea).
Prendendo le mosse da lontano il racconto ha inizio quando Enea figlio del troiano Anchise fugge da Troia messa a ferro e fuoco dagli invasori Greci (secondo la tradizione nel 1182 a.C.).
Con un gruppo di compagni l’eroe migra in cerca di una nuova patria; dopo varie vicende approda infine in Italia sulle coste del Lazio. Qui affronta in guerra il popolo dei Latini per poi stringere con loro un patto di alleanza tramite le nozze con Lavinia figlia del re Latino. L’eroe troiano fonda quindi nel Lazio la città di Lavinio mentre Ascanio detto Iulo – il figlio che Enea aveva avuto dalla prima moglie la troiana Creusa – fa costruire non lontano la città di Alba Longa. Passano quattro secoli durante i quali ad Alba Longa si succedono trenta re: Rea Silva figlia di Numitore l’ultimo di questi sovrani si unisce al dio Marte e dà alla luce i gemelli Romolo e Remo. Romolo traccia il confine sacro (pomerium) di una nuova città sul colle Palatino ma Remo lo profana; per questo viene ucciso dal fratello e sepolto sul colle Aventino. Romolo diventa quindi il primo re della nuova città alla quale dal proprio dà il nome di Roma. È la primavera del 754-753 a.C.
La funzione del mito
La combinazione di questi due racconti mitologici consentiva agli antichi Romani di raggiungere un importante risultato propagandistico: nobilitare il popolo romano dotandolo di antenati illustri e costruire attraverso l’unione dei miti di Enea e di Romolo un albero genealogico nel quale comparivano divinità (Venere la madre di Enea e Marte padre di Romolo e Remo) e personaggi presenti nei poemi omerici (cioè nelle opere fondative della civiltà greca e latina).
L’Italia centrale all’inizio della storia romana
Per quanto leggendarie e rielaborate a posteriori tra le pieghe delle vicende mitiche si celano elementi che si possono definire storici. Per esempio il luogo che secondo la tradizione era stato scelto da Romolo per fondare la nuova città corrisponde a un punto strategico lungo il corso del Tevere il fiume che segnava il limite meridionale del territorio etrusco. È plausibile pertanto che Roma sia nata dalla fusione tra i popoli che prosperavano a sud del Tevere: le città di cultura latina associate in una Lega di carattere religioso e politico e la popolazione rurale dei Sabini (il rapporto con questi ultimi è riflesso nell’episodio mitico del ‘ratto delle Sabine’ cioè il rapimento ordito con l’inganno di donne sabine da parte dei Romani voluto da Romolo per popolare la città appena fondata). A un certo momento su queste popolazioni si innesta il dominio etrusco. Gli Etruschi infatti erano all’epoca la popolazione più progredita della Penisola all’apice del proprio sviluppo con solidi legami commerciali e culturali con la Grecia e la Magna Grecia.Domande da interrogazione
- Quali miti hanno influenzato le origini di Roma secondo gli antichi Romani?
- Qual è il significato propagandistico della combinazione dei miti di Enea e Romolo?
Gli antichi Romani collegarono due miti per spiegare le origini di Roma: il mito locale di Romolo e Remo e quello greco dell'eroe troiano Enea, che giunse in Italia dopo la caduta di Troia.
La combinazione dei miti di Enea e Romolo serviva a nobilitare il popolo romano, dotandolo di antenati illustri e costruendo un albero genealogico che includeva divinità e personaggi dei poemi omerici.