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FISIOPATOLOGIA DELLA TERMOREGOLAZIONE: IPERTERMIE E FEBBRE

Gli animali si dividono in due grandi gruppi in base alle modalità con cui regolano la propria temperatura:

Omeotermi mamm + ucc

eterotermi anfibi, rettili e pesci

Variazioni fisiologiche della temperatura si hanno durante l’attività fisica, durante la digestione o anche nell’arco di una stessa

giornata. Il meccanismo di termoregolazione dei mammiferi è costituito da: recettori termici, sia centrali che periferici; il centro

della termoregolazione situato nel nucleo preottico dell’ipotalamo anteriore;

Ridurre la T° termodispersione convezione, conduzione ed evaporazione.

→ →irraggiamento,

Aumentare la T° termoconservazione→ tramite vasocostrizione e orripilazione (pelle presenta transitoriamente

numerosi piccoli rilievi conici in corrispondenza dei follicoli piliferi, e insieme tendenza dei peli a drizzarsi) e produzione di

calore ex novo tramite grasso bruno, brivido e termogenesi chimica.

Le temperature fisiologiche:

pollo 41,5°C. pecora 38.5/39.5 °C cane e gatto 38-38,5°C;

➢ ➢ ➢

coniglio 38,5 e 40°C suino e bovino 38,5-39°C; cavallo 37,5-38°C;

➢ ➢ ➢

FEBBRE forma di ipertermia dovuta a un’alterazione della funzione dei neuroni termoregolatori che, per azione di

determinate citochine, vanno incontro ad un innalzamento della “temperatura di riferimento”. Causata da: citochine pirogene:

Il-1, TNF-alfa, IL-6 e pirogeni endogeni ipotalamo COX2 + PGE2 attivazione ipofisi + centri vasomotori→

→ → →

termoconservazione tramite vasocostrizione periferica e vasodilatazione viscerale ed incremento delle tre forme di

termogenesi.

Pirogeni esogeni (LPS-, il muramildipeptide dei GRAM + e i prodotti microbici) pirogeni endogeni poiché sono in grado di

interagire direttamente con i centri termoregolatori con il meccanismo sopra ricordato.

La febbre viene descritta da una curva che evidenzia aspetti qualitativi e quantitativi del fenomeno. In essa si distinguono tre

fasi:

1. rialzo termico sensazione di freddo, vasocostrizione periferica e aumento della termogenesi, in particolare tramite

il brivido; prevale quindi il tono simpatico;

2. la fase dell’acme o del fastigio la termoregolazione raggiunge un nuovo equilibrio ad un livello di temperatura più

alto e, perciò, il soggetto ha una sensazione di caldo;

3. la fase della defervescenza la temperatura ritorna al valore normale o per crisi (rapidamente) o per lisi (lenta e

graduale).

A seconda delle caratteristiche di questa curva, la febbre viene classificata in:

continua T° costante per giorni con oscillazioni giornaliere inferiori a un grado;

➢ →

remittente→ oscillazioni giornaliere inferiori a 1 grado, ma non c’è defervescenza;

➢ intermittente alternanza tra periodi di febbre e di non febbre di durata variabile;

➢ →

ricorrente alternanza tra periodi di febbre e di non febbre è di alcuni giorni con defervescenza per crisi;

➢ →

ondulante alternanza tra periodi di febbre e di non febbre è di alcuni giorni con defervescenza per lisi.

➢ →

La febbre provoca l’aumento della glicogenolisi epatica e muscolare, della lipolisi nel tessuto adiposo, la secrezione di

glucocorticoidi e di aldosterone; diminuisce secrezione ADH, il bilancio azotato e la diuresi.

La febbre ha effetti positivi aumento della risposta infiammatoria acuta e delle attività fagocitiche e chemiotattiche: effetti

negativi malessere, perdita di peso, convulsioni, perdita di acqua e sali, aumento del lavoro cardiaco.

→ →

IPERTERMIA aumento della temperatura corporea dovuto a un’eccessiva produzione di calore o a un alterato

funzionamento dei meccanismi di termodispersione.

Il colpo di calore è un aumento della temperatura corporea al di sopra dei 41°C conseguente alla perdita dell’equilibrio tra

termogenesi e termodispersione; ciò può essere favorito da determinate condizioni ambientali, come il caldo e l’umidità, o da

sforzi muscolari prolungati ed intensi e colpisce maggiormente soggetti anziani o debilitati. Il colpo di calore porta a lesioni ad

organi e tessuti, che possono essere causate sia dall’insulto termico diretto sia da alterazioni circolatorie secondarie. Le prime

fasi dell’aumento della temperatura causano aumento dell’attività cardiaca, vasodilatazione periferica e vasocostrizione

splancnica. Se l’ipertermia progredisce, si va incontro ad ipossia tissutale, con conseguente ipotensione e riduzione della

gittata cardiaca, che portano al collasso circolatorio. Ciò riduce ulteriormente la capacità di termodispersione, portando a un

ulteriore incremento della temperatura e alla progressione dello shock. Alterazioni tissutali ed endoteliali diffuse, che possono

evolvere in systemic inflammatory response syndrome (SIRS), coagulazione intravasale disseminata e sindrome CID da

disfunzione multiorgano (MOD), tutte condizioni fisiopatologiche simili alla sepsi.

I segni precoci di ipertermia comprendono tachicardia, sudorazione eccessiva e ipersalivazione; successivamente

compaiono secchezza delle fauci, nausea e vomito. Se l’ipertermia progredisce ulteriormente, il soggetto va incontro a

“Heatstroke” con comparsa di segni di disfunzione del SNC come perdita di coscienza transitoria, disorientamento, cecità,

atassia e stato comatoso.

Il colpo di sole, invece, è un’alterazione primitiva del SNC causata dall’azione diretta e prolungata delle radiazioni

termiche solari sulla testa. Esso provoca un aumento della permeabilità capillare edema cerebrale e microemorragie

→ eccitazione psicomotoria, coma e, talvolta, morte.

L’ipertermia di origine endocrina consegue ad ipertiroidismo.

L’ipertermia maligna è legata ad un gene autosomico recessivo, ossia il recettore per la rianodina (RYR1), la cui mutazione

porta ad un aumento della termogenesi per attivazione delle ATPasi calcio-dipendenti nei muscoli scheletrici. che

pirogeni esogeni, hanno la capacità di evocare indirettamente la febbre

IMMUNOPATOLOGIA

LE IMMUNODEFICIENZE

Immunodeficienza malattie caratterizzate da deficit o alterazioni dell'immunità innata o di quella specifica, che

comprendono una serie di entità patologiche distinte le une dalle altre sia sul piano eziologico che patogenetico. Sono associate

o predispongono i pazienti affetti a varie complicanze infezioni, malattie autoimmuni, tumori.

Le immunodeficienze possono essere suddivise in due tipologie: primarie e secondarie.

IMMUNODEFICIENZE PRIMARIE

Derivano da alterazioni intrinseche del sistema immunitario, geneticamente determinate, e quindi si manifestano

precocemente nella vita del paziente. Una conseguenza della riduzione dell’immunità è la comparsa di malattie infettive che di

solito non colpiscono animali sani. Esse sono classificate in base al principale elemento del sistema immunitario che risulta

carente, assente o difettoso:

1. Il deficit dell’immunità umorale minore o assente produzione anticorpi.

I pazienti con deficit dell'immunità umorale tenderanno a sviluppare infezioni sostenute da batteri del genere

Staphylococcus, Streptococcus ed Haemophilus, infezioni delle vie aeree superiori ed inferiori, come polmoniti, faringiti,

bronchiti e laringiti, infezioni croniche del tratto gastroenterico.

L'agammaglobulinemia arresto maturatìvo dei precursori dei linfociti B che non si differenziano in linfociti B maturi

➢ →

necessari per opsonizzare i batteri e promuovere sia la cascata del sistema del complemento sia la fagocitosi. Nei soggetti nei

quali è conservata l'immunità cellulare, non comporta un aumento della suscettibilità alle infezioni virali a testimonianza del

ruolo dei linfociti T nel contenere i quadri patologici sostenuti da virus. Tuttavia, in questi soggetti la risposta ai vaccini può

essere assente o addirittura patologica.

2. l deficit dell’immunità cellulare assenza o carenza di linfociti T. Ciò porta ad una maggiore esposizione a infezioni

I

gravi e recidivanti da parte di virus (Herpesviridae) e miceti (Candida albicans) e ad una mancata distruzione di cellule

infette.

ipoplasia timica o Sindrome di DiGeorge dall’assenza di tessuto timico e da ipoplasia delle regioni del tessuto linfoide

➢ →

normalmente popolate da linfociti T

3. Il deficit dell’immunità multipla SCID disordine sia dell’immunità umorale sia di quella cellulo-mediata ed è detto

SCID, ossia immunodeficienza combinata grave. Esso rappresenta uno dei disordini più gravi dell'immunità primaria e si

presenta con infezioni gravi e disseminate nei primi mesi di vita. Colpisce cavalli, cani, topi e uomo

CID nei puledri arabi, li rende ipersensibili alle infezioni respiratorie e che li porta fino alla morte, ed è caratterizzata da

➢ →

linfopenia, ipoplasia timica, assenza di centri germinali e guaine linfatiche nella milza e assenza di una o più classi di Ig

sieriche.

4. Deficienza specifica di IgA livelli estremamente bassi di IgA secretorie e sieriche difese delle mucose più deboli

→ → →

infezioni respiratorie, gastroenteriche, urinarie e genitali, allergie. Causa: difetto maturativo dei linfociti B vergini che

producono IgA ma loro concentrazione sierica normale.

5. immunità innata difetti di sintesi di interleuchine, inibizione della motilità ciliare (sindrome delle ciglia immobili),

alterazioni delle secrezioni con deficienza di lisozima in queste ultime, alterazione in vari stadi della cascata del

complemento, coinvolgimento del sistema macrofagico.

Sindrome delle ciglia immobili ritardata clearance a livello polmonare delle particelle inalate sinusite cronica,

➢ →

bronchiectasia e infertilità nei maschi.

Deficienza del lisozima ereditaria nel cane, nei roditori e nell’uomo.

➢ ematopoiesi ciclica deficit neutrofili neutropenia ciclica ogni 11 giorni tipica dei collie con mutazione del mantello;

➢ → →

questi cani sviluppano infezioni batteriche periodiche in concomitanza con i periodi di neutropenia.

Sindrome di Chédiak-Higashi alterazione neutrofili caratterizzata da grossi granuli nei neutrofili e aumentata

➢ →

suscettibilità alle infezioni, che porta a morte precoce.

alterata aderenza leucocitaria del cane (LAD) e del bovino (BLAD) per mancanza di integrine leucocitarie, ossia

➢ glicoproteine essenziali per la normale aderenza tra leucociti ed endotelio.

Anche le alterazioni del complemento fanno parte dei deficit dell’immunità innata; tra essi si trovano, ad esempio, alterazioni

➢ ereditarie del complemento che riguardano le singole frazioni di esso.

Anomalia di Pelger-Huët

➢ Sindrome granulocitopatica canina

IMMUNODEFICIENZE SECONDARIE

Sono conseguenti a diverse condizioni cliniche che, attraverso meccanismi patogenetici vari, determinano un difetto della

risposta immunitaria. Esse sono molto più frequenti delle immunodeficienze primarie e la loro incidenza aumenta con

l’avanzare dell’età. Alcune forme sono transitorie e si risolvono in seguito all’eliminazione della causa che le ha determinate,

altre invece possono essere permanenti. Le immunodeficienze secondarie possono essere post-virali, tumore-associate

(plasmacitoma, titoma, linfosarcoma), dovute all’invecchiamento, dovute alla malnutrizione (atrofia del tessuto linfoide),

farmaco indotte (immunosoppressori e farmaci immunomodulanti, come i cortisonici), dovute a trattamenti con chemioterapia

o radiazioni, dovute a mancata assunzione delle immunoglobuline materne e, probabilmente, anche causate dello stress.

L’immunodepressione può essere indotta farmacologicamente a fini terapeutici attraverso vari meccanismi. Clinicamente si usa

per prolungare la sopravvivenza dei tessuti trapiantati, per diminuire la componente immunitaria dell’infiammazione acuta e

per uccidere cellule neoplastiche. Molti agenti immunodepressivi non hanno un’azione selettiva. Uno dei farmaci più usati a tale

scopo è il cortisone, che ha un effetto marcato sia sull’immunità umorale che su quella cellulo-mediata.

La mancata assunzione di Ig colostrali nei neonati, invece, è la maggiore causa di immunosoppressione acquisita e comporta

un aumento della suscettibilità alle infezioni batteriche.

La cachessia e la scarsa alimentazione provocano, in particolare negli animali giovani, atrofia del tessuto linfoide, che rientra

nelle immunodeficienze secondarie.

Un difetto secondario delle difese immunitarie è causato, senza dubbio, dalle situazioni conseguenti ad infezioni virali →

immunodepressione attraverso la loro replicazione nel sistema linfoide e reticoloendoteliale ed è il risultato della distruzione

diretta da parte del virus delle cellule linfatiche e di molteplici alterazioni dei segnali cellulari che portano all’ apoptosi.

La malattia immunodeprimente causata da virus per eccellenza è la sindrome dell’immunodeficienza acquisita (AIDS), che

porta a progressivo peggioramento dello stato di salute dell’organismo, che viene attaccato da microrganismi opportunistici a

causa dell’immunodepressione causata da retrovirus. Anche i virus causanti leucemia, come il FeLV, danno

immunodepressione dopo l’infezione, ma spesso questo difetto immunitario è silente e non si manifesta clinicamente. Ancora, i

virus che causano citolisi acuta sono immunodeprimenti diarrea virale bovina, il cimurro canino, la panleucopenia felina, la

peritonite infettiva felina, il colera suino e la malattia di Newcastle dei polli.

Si può avere, poi, un’immunodeficienza secondaria tumore-associata, che è causa, tra l’altro, di plasmocitomi, timomi e

linfosarcomi. Lo stress mentale negli uomini può diminuire le risposte immunitarie e potrebbe avere un ruolo anche negli

animali. La secrezione ipofisaria di ACTH e il rilascio di ormoni corticosteroidei sono sicuramente coinvolti in questo

meccanismo.

REAZIONI DI IPERSENSIBILITÀ E RELATIVA CLASSIFICAZIONE

Le reazioni di ipersensibilità sono caratterizzate da un’esagerata reazione agli antigeni da parte del sistema immunitario,

con conseguente rilascio massivo di anticorpi e linfociti. I fenomeni di ipersensibilità si instaurano con meccanismi diversi.

Molti compaiono naturalmente e sono un insieme di tali meccanismi, con un aspetto dominante diverso in ogni animale. Le

ipersensibilità possono essere di quattro tipi:

i primi tre tipi di ipersensibilità risposta di tipo anticorpo-mediata immediata

➢ →

quarto tipo di ipersensibilità risposta cellulo-mediata.

➢ →

PRIMO TIPO O ANAFILASSI

L’ipersensibilità di I tipo o ipersensibilità anafilattica si basa sull’iperproduzione di IgE da parte di un individuo atopico,

ossia preposto alle allergie. Il termine atopia indica una disposizione familiare dell’anafilassi locale. Le reazioni atopiche sono

immediate e interessano organi come la cute (orticaria), il tratto respiratorio superiore (rinite) e i bronchioli (asma). Essa nasce

dall’interazione tra l’antigene e un anticorpo legato ai mastociti o ai basofili di animali che sono stati precedentemente

sensibilizzati. La reazione solitamente compare 5-10 minuti dopo il contatto tra Ag e Ac e si spegne in circa 1 ora. I soggetti

atopici presentano una risposta immunitaria principalmente dominata dai linfociti TH2, che producono un set di citochine e

interleuchine che stimolano la proliferazione di cloni plasmacellulari deputati alla proliferazione di IgE, oltre a stimolare la

produzione di granulociti basofili ed eosinofili tramite molecole come le interleuchine (IL-4, IL-10, IL-13). Successivamente, le

IgE si legano alla superficie dei basofili e dei mastociti e, nel momento in cui l’allergene si lega alle IgE, viene stimolata la

degranulazione delle cellule leucocitarie. Vengono mandati in circolo sostanze come istamina, eparina e fattori

chemiotattici, oltre a fattori coinvolti nella risposta infiammatoria acuta, come il fattore di attivazione piastrinico (PAF), i

leucotrieni e le prostaglandine. La risposta, dunque, può essere sistemica, come nel caso dello shock anafilattico, o locale.

Gli allergeni sono un gruppo piuttosto ristretto di antigeni che comprende pollini, proteine animali, proteine di cibi e gruppi

chimici legati a proteine; essi sono tutti solubili in acqua e hanno determinanti antigenici ripetuti.

L’anafilassi sistemica o shock anafilattico è una reazione allergica abnorme o esagerata che causa il rilascio rapido di

sostanze che provocano un celere calo della pressione ematica, la contrazione della muscolatura liscia, vasodilatazione

ed edema. Tutto ciò può provocare ostruzione delle vie aeree e collasso cardiovascolare, risultando spesso fatale. Le

diverse specie reagiscono in modo differente allo shock anafilattico.

Nei cani l’intestino e il fegato sono importanti organi di shock, soprattutto se l’esposizione all’allergene è prolungata, poiché

la vasocostrizione comporta lo spostamento del sangue in queste sedi, dove si viene a creare una congestione grave seguita da

necrosi degli epatociti e degli enterociti.

L’anafilassi locale è caratterizzata da ponfi, ossia lesioni cutanee focali, pruriginose ed edematose dovute alla

degranulazione dei mastociti e all’aumentata permeabilità vascolare. Queste lesioni sono IgE-dipendenti e transitorie.

Nei cani e nei gatti allergici i ponfi sono causati, per esempio, dai morsi delle pulci.

L’allergia alle pulci è probabilmente dovuta ad ipersensibilità alla saliva dell’insetto. I segni clinici primari che riscontriamo

sono una dermatite pruriginosa con papule ad evoluzione crostosa, circondate da alone eritematoso, solitamente localizzate

nella regione caudale del tronco. Quelli secondari invece sono lesioni dermatologiche secondarie (croste, scaglie, escoriazioni,

iperpigmentazione, lichenificazion

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Scienze agrarie e veterinarie VET/03 Patologia generale e anatomia patologica veterinaria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentina.nuvolina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di patologia generale e fisiopatologia veterinaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Teramo o del prof Romanucci Mariarita.
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