La frammentazione dell'impero carolingio
La grande costruzione di Carlo Magno – un impero che andava dal Mare del Nord alla Penisola Italiana e dai Pirenei all’Europa centrale – andò articolandosi in diversi regni, dopo la morte del suo fondatore nell’anno 814. Era consuetudine dei franchi che nel quadro di un ambito politico più ampio, come l’Impero carolingio, coesistessero più principati, a volte affidati ai vari figli del sovrano. Tuttavia, il processo che diede vita a tale articolazione fu accompagnato da conflitti sanguinosi tra i Carolingi, cioè tra i discendenti di Carlo, che favorirono l’indebolimento dell’unità imperiale.
Minacce esterne all'Europa cristiana
Tra il IX e il X secolo sull’Europa cristiana si abbatterono minacce esterne, provenienti dalla Scandinavia, dall’area mediterranea e dall’Europa centroorientale. L’incapacità dei discendenti di Carlo di resistere alle incursioni dei normanni, che dalla Penisola Scandinava si diressero verso le coste atlantiche dell’attuale Francia con l’obiettivo di insediarsi in quelle regioni, contribuì a rendere più acuta la crisi di legittimità dei Carolingi.
Le incursioni dei normanni
Dalla Scandinavia partivano le scorribande dei normanni, alla lettera «uomini del nord», noti anche come vichinghi o variaghi o vareghi. Erano popolazioni non cristiane di lingua germanica e di grande abilità marinara, in grado di raggiungere via mare e via fiume terre remote come l’area dell’attuale Ucraina, l’Islanda e i Paesi mediterranei. I normanni penetrarono nelle regioni settentrionali dell’odierna Francia lungo il corso dei fiumi. Nell’anno 855
arrivarono fino a Parigi, che misero sotto assedio per alcuni mesi. Era evidente che i re franchi facevano fatica a respingere le invasioni dei normanni.
I pirati musulmani nel Mediterraneo
Il bacino del Mediterraneo era messo a soqquadro anche dai pirati di fede musulmana. Essi salpavano dai domini islamici del Nordafrica, della Penisola iberica e della Sicilia, ma agivano sovente per conto proprio, autonomamente dalle varie entità statali: i cristiani li chiamavano saraceni. Il loro scopo prevalente era far bottino, specialmente nei ricchi monasteri e chiese; bottino anche di uomini e donne, da rivendere come schiavi. Più rari furono i tentativi di stabilire nuovi insediamenti musulmani sulle coste del Mediterraneo cristiano, come in Puglia o nel golfo di Saint Tropez (dove si insediarono a Frassineto), che comunque furono di breve durata.
L'avanzata degli ungari
La terza minaccia non arrivava via nave, ma a cavallo: erano gli ungari, o màgiari, seminomadi pagani che dall’Asia centrale si erano mossi verso l’attuale Russia meridionale, e in seguito più a ovest, nella pianura delimitata dai Monti Carpazi.
Da questa regione scatenarono una trentina di devastanti razzie in Europa.
Nella seconda metà del X secolo gli ungari iniziarono a strutturarsi come entità politica stabile. Attorno al 1000, il primo re d’Ungheria, con il nome cristiano di Stefano e una corona inviata dal papa, inserì definitivamente il suo popolo nel quadro della cristianità europea. Verso la fine dell’XI secolo, la monarchia ungherese assorbì anche parte dell’attuale Croazia e della Dalmazia.