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Concetti Chiave

  • La filosofia antica è in crisi a causa di un crescente autoritarismo statale e intolleranza religiosa, che minacciano il libero pensiero.
  • Nel 529, la chiusura della scuola di Atene da parte dell'imperatore Giustiniano segna un colpo decisivo per il pensiero platonico e la libertà intellettuale.
  • La distruzione della Biblioteca di Alessandria nel 642 da parte degli arabi illustra l'incompatibilità tra le filosofie antiche e le nuove ortodossie religiose.
  • Con il crollo delle società antiche, anche il pensiero filosofico che le ha accompagnate entra in declino, perdendo il suo contesto di sviluppo.
  • La filosofia cerca di ricostruirsi in un contesto segnato da nuove restrizioni sociali, politiche e religiose, cercando un equilibrio tra tradizione e innovazione.

La crisi della filosofia antica

Ma la filosofia antica si trova ormai in una situazione precaria, stretta com’è fra uno Stato imperiale sempre più autoritario e militarizzato e una crescente intolleranza religiosa verso ogni forma di pensiero non ortodossa. Il momento della crisi e del collasso, per una forma di pensiero che è nata e cresciuta proprio nell’assenza di entrambe queste dimensioni storiche, non poteva essere lontano. Possiamo collocarlo intorno a due date, che hanno un valore simbolico.

La chiusura della scuola di Atene

Nel 529 l’imperatore Giustiniano, rigido custode dell’ortodossia cristiana, chiude la scuola filosofica di Atene, lontana erede dell’Accademia platonica, considerata ormai come un intollerabile covo di paganesimo e di libertà di pensiero. I filosofi platonici di Atene cercano allora rifugio in Persia, ma un secolo più tardi anche il regno persiano viene travolto dall’espansione araba in Oriente, animata dalla nuova religione islamica.

La distruzione della Biblioteca di Alessandria

Intorno al 642 gli arabi invadono l’Egitto e distruggono definitivamente la grande Biblioteca di Alessandria. Secondo un aneddoto, il califfo conquistatore avrebbe detto: «Se i libri di questa biblioteca dicono le stesse cose del Corano, sono inutili, e vanno distrutti; se dicono cose diverse, sono empi, e a maggior ragione vanno distrutti». La frase è sicuramente leggendaria, ma esprime bene l’incompatibilità fra il pensiero filosofico antico e l’insorgere delle opposte intolleranze religiose, quella cristiana e quella islamica, con le rispettive ortodossie.

La fine del pensiero filosofico antico

Con il crollo delle società antiche, prima quella della pòlis poi quella monarchica e imperiale, finisce dunque anche la stagione del pensiero filosofico che ne ha accompagnato lo sviluppo. In seguito, la filosofia avrebbe faticosamente cercato la via per una ricostruzione, seguendo un percorso intermedio tra la fedeltà alla propria tradizione originaria e i vincoli imposti dal nuovo contesto sociale, politico e religioso.

Domande da interrogazione

  1. Quali fattori hanno contribuito alla crisi della filosofia antica?
  2. La filosofia antica si trova in una situazione precaria a causa di uno Stato imperiale sempre più autoritario e di una crescente intolleranza religiosa verso il pensiero non ortodosso, portando a un inevitabile collasso (testo).

  3. Cosa rappresenta la chiusura della scuola di Atene nel 529?
  4. La chiusura della scuola filosofica di Atene da parte dell'imperatore Giustiniano simboleggia la fine di un'epoca di libertà di pensiero, considerata intollerabile e pagana, costringendo i filosofi a cercare rifugio altrove (testo).

  5. Qual è l'importanza della distruzione della Biblioteca di Alessandria?
  6. La distruzione della Biblioteca di Alessandria nel 642 da parte degli arabi segna un momento cruciale nella storia del pensiero filosofico, evidenziando l'incompatibilità tra la filosofia antica e le nuove intolleranze religiose (testo).

Domande e risposte

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