Appunti finanza aziendale
L’esame di Finanza aziendale si compone di 3 parti:
- Riclassificazione bilancio, Flussi di cassa, Indici di valutazione aziendale, La leva finanziaria
- Private Equity, Leverage Buy-Out, Venture Capital, IPO
- Gli impieghi bancari, Turnaround
Il docente fa partire con un argomento a scelta su parte 1 o 2 (a sua discrezione), successivamente fa una domanda sulla parte che non ha scelto per l’argomento a scelta e sulla prima parte (la più importante in assoluto).
Introduzione alla materia
Le grandezze che definiscono un’impresa (erogatrici di servizi o manifatturiere), queste grandezze determinano dei movimenti, abbiamo grandezze reddituali, patrimoniali e finanziarie e sono strettamente legate fra loro, hanno delle ripercussioni l’una sulle altre.
L’azienda è un complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa; deve esserci un equilibrio che riguardi tutte e tre le grandezze, altrimenti si crea un organismo diseconomico, cioè male organizzato.
Dietro una grandezza patrimoniale che elementi ci sono? L’attivo e il passivo. Ci sono anche grandezze finanziarie, quali sono? Le entrate e le uscite, che sono diverse da costi e ricavi; per esempio: vendo qualcosa che esce nella mia sfera giuridica, che non è più di mia proprietà, genero un ricavo, ma non è detto che questo ricavo generi immediatamente un’entrata, per esempio nel caso in cui il compratore non mi paga subito.
Va tenuto anche in considerazione che nell’imprenditoria italiana ci sono 3 elementi base che bisogna tenere in considerazione: prodotto, mercato e processo. Il prodotto è la qualità, o la non qualità di un prodotto (in caso per esempio di junk food, o i mercati); molto spesso alcuni imprenditori sono poco orientati al processo.
Il prodotto deve essere fatto in un certo modo indipendentemente dal suo costo. Un estremo orientamento al mercato porta un problema nel vendere; quindi ci vuole un’organicità fra processo, mercato e prodotto; possiamo anche avere il prodotto più bello, ma se non vi è un canale efficiente per venderlo, non ci sarà alcun esito positivo; come non ha senso fare un qualcosa che il mercato non vuole; il prodotto deve essere fatto con un processo produttivo efficiente; efficacia di prodotto ed efficienza di processo.
Le forme di finanziamento
L’utilizzo delle fonti di finanziamento è fondamentale nelle imprese, alcune imprese chiudono perché non hanno fonti di finanziamento. Le forme possono essere interne o esterne. Interne significa che si finanzia l’azienda senza ausilio di capitale di terzi, per esempio un disinvestimento, per esempio spin off, cioè la vendita di un ramo di azienda, oppure vendere un magazzino, per ricavare. Fiat vende Magneti Marelli, questo è uno spin off, un disinvestimento.
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Poi ci sono finanziamenti esterni, cioè che implicano la presenza di soggetti esterni all’impresa, possono avere due modalità di intervento:
- Capitali di rischio, cioè in Equity, si diventa azionisti della società, e le forme possono essere di natura finanziaria, si va nel mercato e con una serie di operazioni si porta a casa il finanziamento.
- Il debito che è quello che più accade, cioè per essere finanziate le imprese si indebitano, per esempio debito bancario, in banca, si chiedono capitali oppure si emettono obbligazioni, un titolo di credito con obbligo di rimborso. Questi capitali devono essere restituiti con interessi in un lasso di tempo determinato.
Ci sono anche altri strumenti ibridi: obbligazioni convertibili o debito mezzanino. C’è una regola base rischio rendimento; tanto più alto è il rischio, quanto più alto ci si aspetta che sia il rendimento.
C’è una stretta correlazione fra rischio e rendimento; i mini Bond hanno un rischio alto, il rendimento va tra l’8% e il 10%, sono titoli di debito e quindi riescono a restituire il 6/7% alle banche.
Oggi c’è molta liquidità, in quanto la Banca centrale europea ha introdotto molta liquidità che, però, è rimasta nel mondo finanziario e non riesce a immettersi nel mondo reale, questo perché mancano i requisiti nelle imprese. I mini Bond sono uno strumento ad alto rischio.
Il capitale di rischio, detto anche Equity, è il capitale che contiene il più alto rischio; detto “di rischio” perché la restituzione di quel capitale è subordinata a tutto ciò che l’impresa deve dare; se l’impresa chiude deve dismettere le disponibilità non liquide, e con i soldi realizzati deve pagare i debiti che sono verso fornitori, personale ecc. Se rimane qualcosa questo va ai soci, quindi capitale di rischio si chiama così perché è subordinato alla restituzione a tutti gli altri debiti che l’azienda ha, e pian piano che diminuisce questa subordinazione si crea un privilegio, e si ha possibilità di veder tradotto il capitale in restituzione, quel capitale che aveva prestato.
Le banche non emettono capitale di rischio, anzi si privilegiano, con ipoteche ecc. Le banche non si assumono dei rischi. Se l’azienda va bene con un capitale di rischio si può guadagnare tanto, se 10 anni fa avessi investito 10.000 euro a Mark Z. avrei moltiplicato immensamente il mio capitale. Il capitale di rischio è più rischioso e quindi rende molto di più. Tutela contro rischio.
1. Riclassificazione del bilancio
Prendiamo in considerazione il Bilancio di esercizio, il quale è un documento che sintetizza ciò che è avvenuto nell’ultimo esercizio, e viene delineato in modo molto organico.
Le informazioni del bilancio ci servono per poter capire degli elementi molto più significativi rispetto a ciò che andiamo ad evincere dal bilancio d’esercizio che ha un’impronta giuridica e meno aziendalistica. Bisogna capire come riaggregare le informazioni contenute nel bilancio d’esercizio.
È formato da attivo e passivo, nell’attivo c’è una suddivisione fra immobilizzazioni che si dividono in immateriali e materiali, poi abbiamo attivo circolante e infine i ratei e risconti attivi.
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Nel passivo vi è patrimonio netto composto da capitale sociale, riserve ed utile o perdita d’esercizio, poi ci sono fondi e rischi oneri, poi il TFR, poi debiti, e ratei e risconti passivi.
Esigibilità di un credito: la liquidità è immediatamente esigibile; meno esigibile può essere un credito a breve termine, infatti molto spesso i crediti vengono venduti. Non scade mai il capitale di rischio, i soci non si possono liquidare, l’unica cosa che può fare il socio che vuole uscire è vendere le sue azioni a qualcuno.
Riclassificazione dello stato patrimoniale
Lo schema dello stato patrimoniale può essere rivisto e riclassificato. Noi possiamo riclassificare lo stato patrimoniale attraverso due criteri, lo ricomponiamo non più secondo gli schemi del codice civile, ma attraverso uno schema che prende in considerazione l’elemento tempo.
Va notato che il bilancio è un quadrato, io posso scomporre come voglio il mio bilancio, per esempio le immobilizzazioni posso spostarle dove voglio, tanto la somma non cambia e il bilancio quadra. Attivo = patrimonio netto + passivo; in qualunque modo si compone il bilancio, esso quadra sempre.
Attivo – passivo = patrimonio netto, questo significa che se dismetto il mio attivo (prendo soldi dalla banca, vendo il magazzino, vendo le immobilizzazioni), grazie alla dismissione riuscirò a pagare i debiti, e rimarrà il patrimonio netto, cioè quello della società e che potrò distribuire ai soci.
La riclassificazione permette di osservare alcuni aspetti insiti nell’azienda non direttamente rilevabili dallo schema richiesto dal codice civile. Possiamo prendere in considerazione anche la natura delle voci che stiamo considerando, modalità decisamente importante, cioè la pertinenza aziendale, la quale ci permette di cogliere dati importantissimi che ci permetteranno di dare giudizi sull’impresa che stiamo considerando, e che dalla semplice lettura del bilancio d’esercizio non sapremmo considerare, quindi si tirano fuori nuove informazioni.
La riclassificazione dello stato patrimoniale avviene attraverso due criteri:
1. Criterio della liquidità
Abbiamo preso tutte le voci dello stato patrimoniale ma le abbiamo disposte in modo diverso. Il criterio temporale ci dice che mettiamo:
- Prima attività di breve termine, liquidità immediate, che sono cioè la cassa, titoli in scadenza a breve termine (crediti, obbligazioni); liquidità differite (crediti ed effetti) cioè dei crediti che andranno a maturare nel breve periodo che va dal mese ai 3/4 mesi; disponibilità, cioè le rimanenze, un qualcosa che va realizzato (il magazzino).
- Poi attività di lungo termine, le immobilizzazioni, cioè sono beni strumentali che servono all’azienda in una logica duratura.
- Passività di breve termine, debiti a breve termine.
- Passività di lungo termine, le obbligazioni del TFR, che sono per definizione dei debiti di lungo periodo, che si rinvia di anno in anno e viene dismesso quando termina il rapporto di lavoro; obbligazioni, sono strumenti che hanno una durata lunga; mutui.
- Patrimonio netto, non si toccano queste voci, quindi dal punto di vista temporale le mettiamo in fondo; capitale e riserve.
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Da questo schema possiamo vedere se la società ha investito tanto, vedendo se c’è un peso maggiore nella seconda parte rispetto alla prima, oppure se l’azienda ha un peso debitorio più nel medio periodo o nel breve, perché se si finanzia nel breve ha necessità sempre di doversi rifinanziare. Oppure una azienda finanziata quasi solo da patrimonio netto.
2. Criterio della pertinenza gestionale
(Lo chiede spesso).
C’è una differenza fra l’attivo in generale e l’attivo e passivo corrente che definiscono l’operatività dell’azienda, e nell’attivo corrente abbiamo i crediti commerciali (cioè crediti verso clienti), le rimanenze e ratei e risconti attivi; le passività correnti sono debiti commerciali (debiti verso i fornitori, che caratterizzano l’attività d’impresa e sono anche gli acconti perché avvengono nel momento in cui ancora il bene non è stato venduto).
La differenza fra attivo corrente e passivo corrente definisce il capitale circolante netto commerciale (Operating Working Capital). Se l’attivo corrente è maggiore del passivo corrente significa che l’azienda sta investendo, se invece è l’opposto significa che l’azienda è in fase di finanziamento.
L’Operating Working Capital indica l’attivo corrente (cioè operativo) al netto del passivo corrente. L’investimento è una situazione in cui le aziende si trovano ma stanno meglio nella situazione in cui vengono finanziate, perché? Perché sono i fornitori che finanziano l’attività d’impresa, non bisogna andare dalle banche perché costa, invece il finanziamento da parte del fornitore (invece di pagarti a 60 giorni ti pago a 120), che sono accordi con i fornitori questo è positivo e significa che i fornitori mi finanziano; se ho tanti crediti commerciali non è una cosa buona perché mi stanno togliendo cassa, quella con cui pago tasse, dipendenti e fornitori.
ES: Oggi devo pagare un fornitore, il mio concorrente lo paga fra 60 giorni perché è più bravo di me; mettiamo caso che entrambi abbiamo 1.000 euro, e domani dobbiamo pagare i dipendenti, lui può pagarli, io no perché ho pagato il fornitore oggi; allora io sono costretto a fare un finanziamento in banca per pagare i dipendenti e gli interessi in più da pagare. Quindi è meglio farsi finanziare dai fornitori.
Riassunto
Cogliere informazioni presenti nel bilancio d’esercizio --> per questo motivo facciamo la riclassificazione dello stato patrimoniale.
Un criterio è quello del tempo, per iniziare a riclassificare lo SP, con la correlazione tempo liquidità intendiamo la capacità di un asset di trasformarsi in medio o breve periodo in liquidità, dal lato del passivo invece intendiamo la trasformazione del debito in pertinenza gestionale: questo criterio contiene info a noi care.
Si tirano fuori attivo e passivo corrente, in cui vi è l’operatività ordinaria dell’azienda. Qui si tolgono le voci che hanno natura finanziaria, perché a noi interessa capire se la società è in fase di investimento o si finanzia. Non sono attività e passività strutturate cioè TFR e immobilizzazioni.
Se l’attivo è minore del passivo corrente c’è un capitale circolante netto commerciale che è minore di zero, cioè l’azienda si sta finanziando (non con le banche) in modo autonomo, senza ricorrere al capitale di terzi, ma attraverso i fornitori.
Le rimanenze assorbono cassa. Tutto ciò che è attivo corrente va minimizzato! Deve essere un aggregato con un valore il più basso possibile! Perché l’attivo corrente assorbe cassa; in modo speculare il passivo corrente deve essere massimizzato! Io cerco di pagare il più in là possibile. Non avere crediti è una cosa positiva perché ho cassa subito.
Secondo il criterio della pertinenza gestionale: il capitale investito operativo netto detto Net Asset.
L’Operating Working Capital ci dice qual è la necessità di finanziamento.
Il Net Asset dice quali sono le risorse che l’azienda necessita per svolgere la propria attività di impresa. (Noi finanziamo l’azienda) le risorse necessarie possono essere finanziate da Equity (capitale proprio) o da debito (capitale di terzi, posizione finanziaria netta).
Net Asset = posizione finanziaria netta + Equity (patrimonio netto).
Posizione finanziaria netta
La PFN (importante): è un aggregato molto utilizzato, ed è la somma algebrica fra attività e passività finanziarie, ed esprime l’indebitamento netto dell’impresa.
Tolgo tutto ciò che è debito di natura finanziaria a debito e prendo i crediti di natura finanziaria a breve, cioè la cassa; un debito finanziario a breve può essere debiti v/banche di breve periodo. La posizione finanziaria netta va vista al contrario, ciò significa che se leggo -300, la parte attiva è maggiore, se leggo +300 significa che c’è un debito, se c’è segno “-” la parte attiva è maggiore di quella passiva.
Il Net Asset indica le partite ad eccezione di quelle di natura finanziaria.
Net Asset = debito + patrimonio netto. Se l’addizione non fa tornare il valore del Net Asset significa che non ci sono soldi, significa che non ci sono risorse sufficienti per finanziare l’impresa; quindi è meglio che questo valore sia basso, perché significa che l’azienda non ha necessità di chiedere soldi ai soci e non ha necessità di indebitarsi.
L’utile non distribuito (utile che i soci invece di distribuirlo fra di essi decidono di lasciarlo in azienda) viene chiamato autofinanziamento perché quella ricchezza generata rimane in azienda.
Sintesi
L’azienda A e B hanno il medesimo livello di capitalizzazione, cioè 20 (mezzi propri), però l’azienda A riesce a gestire meglio l’attività d’impresa perché utilizza meno risorse onerose provenienti da terzi, infatti è meno impegnata con il sistema bancario che incide sui costi.
L’attivo di una azienda assorbe la cassa e deve essere minimizzato; il passivo va massimizzato. Attivo corrente e passivo corrente, passività e attività strutturate che danno i Net Asset, i quali ci dicono quanto l’azienda deve finanziare ed il finanziamento è dato dalla somma di: PFN ed Equity. I Net Asset vanno minimizzati, perché l’azienda non deve accedere al finanziamento di banche.
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Il conto economico riclassificato
(Lo chiede quasi sempre).
Un altro aspetto molto importante è la redditività che è misurabile nel conto economico. Quando si parla di CE bisogna tenere in conto che si vede la variazione che accade in due momenti, dice i ricavi generati, che costi ho registrato, qual è la variazione del magazzino, qual è il TFR; dice la dinamica di alcune gestioni, vado a distinguere 5 gestioni:
- Gestione caratteristica, che mi indica andamenti positivi e negativi (costi e ricavi) dell’attività dell’azienda.
- Gestione finanziaria, interessi attivi ed oneri finanziari, quindi se ci indebitiamo molto lo vediamo qui, perché avremo un carico di oneri.
- Gestione accessoria, rappresenta una serie di costi e ricavi correlati ad attività non core cioè non tipiche della gestione caratteristica. Es. una azienda negli anni ’50 aveva bisogno di molti più spazi per svolgere la propria azienda, e oggi si trova con spazi vuoti, per esempio possono essere utilizzati dandoli in affitto ad altre aziende; questi affitti registrati relativi alla locazione di quegli spazi vuoti rappresentano una attività accessoria, perché non fanno parte dell’obiettivo peculiare dell’impresa.
- Gestione straordinaria, va a registrare degli eventi che non hanno natura ordinaria. Es. azienda che fa biciclette, ne vende 10.000 è a
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