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Prof. Alain C

Filosofia del linguaggio

Corso per il terzo anno di baccalaureato in filosofia

Indice

Alcuni momenti storici cruciali per la problematica filosofica del linguaggio

(circa 18 ore)

(9 ottobre 2015)

0. Introduzione

0.1. I problemi del linguaggio

  • 0.1.1. Linguaggio informativo
  • 0.1.2. Linguaggio performativo

0.2. Oggetto e struttura del corso

0.3. Indicazioni metodologiche

2. Platone e il linguaggio Cratilo

(16 ottobre 2015)

  • 2.1. Il tema del linguaggio nel
    • 2.1.1. Argomenti a favore dell'origine naturale del linguaggio
    • 2.1.2. Argomenti a favore dell'origine convenzionale del linguaggio
  • Repubblica
    • 2.2. Il tema del linguaggio nella
      • 2.2.1. La dimensione ingannevole del linguaggio
      • 2.2.2. Il recupero del linguaggio nella paideia della città ideale
    • 2.3. Bilancio

3. Aristotele e il problema del linguaggio Peri Hermeneias

(23 ottobre 2015)

  • 3.1. Il triangolo semiotico all'inizio del
    • 3.1.1. Le tre istanze del triangolo
    • 3.1.2. Le due relazioni esplicitate
  • 3.2. Il linguaggio nelle opere di estetica letteraria Poetica
    • 3.2.1. Il linguaggio nella Retorica
    • 3.2.2. Il linguaggio nella
  • 3.3. La rilevanza dell'impostazione aristotelica per la filosofia e la cultura posteriore

4. Tre interpretazioni medioevali del triangolo semiotico

(30 ottobre 2015)

  • 4.1. L'interpretazione di san Tommaso d'Aquino
  • 4.2. L'interpretazione di Giovanni Duns Scoto
  • 4.3. L'interpretazione di Guglielmo di Ockham

5. La svolta linguistica di Ferdinand de Saussure

(6 e 13 novembre 2015)

  • Cours de linguistique générale
    • 5.1. Le tesi di fondo del
      • 5.1.1. Il senso preciso della distinzione fra significante, significato e riferimento
      • 5.1.2. L'arbitrario del segno
      • 5.1.3. Il linguaggio come sistema di differenze
    • 5.2. Il significato filosofico della svolta saussuriana
    • Cours de linguistique générale
    • 5.3. La posterità del

6. L'apporto di Martin Heidegger e di Hans-Georg Gadamer alla filosofia del linguaggio

(20 e 27 novembre 2015)

  • 6.1. Martin Heidegger Sein und Zeit
    • 6.1.1. Il posto del linguaggio nell'analitica esistenziale di
    • 6.1.2. Il posto del linguaggio nel secondo Heidegger
  • 6.2. Hans-Georg Gadamer
    • 6.2.1. Il posto del linguaggio nel circolo ermeneutico
    • 6.2.2. "L'essere che possiamo conoscere è parola"

7. Ludwig Wittgenstein e la filosofia del linguaggio

(11 dicembre 2015)

  • 7.1. La concezione atomistica del linguaggio nel primo Wittgenstein
  • 7.2. I "giochi linguistici" nel secondo Wittgenstein

Investigazione sistematica del linguaggio

(circa 12 ore)

(18 dicembre 2015, 8 e 15 gennaio 2016)

1. Il linguaggio e l'intenzionalità

  • 1.1. Alcuni testi di san Tommaso d'Aquino
  • 1.2. Analisi dinamica del circolo linguistico
    • 1.2.1. La costituzione del verbo mentale nell'intelletto
    • 1.2.2. L'associazione ad un'immagine acustica nei sensi interni
    • 1.2.3. La fonazione
    • 1.2.4. L'ascolto nell'udito, e nei sensi interni
    • 1.2.5. La ricostituzione e comprensione dell'immagine acustica
    • 1.2.6. La costituzione di un verbo mentale nell'intelletto
  • 1.3. Analisi statica del circolo linguistico
    • 1.3.1. Il rapporto fra il verbo mentale e l'immagine acustica
    • 1.3.2. Il rapporto fra la specie intelligibile e la specie sensibile

2. Giudizio riflessivo su Saussure, Heidegger e Gadamer

(22 e 29 gennaio 2016)

  • 2.1. Gli aspetti positivi di queste nuove impostazioni
  • 2.2. Gli aspetti negativi
    • 2.2.1. Il concettualismo saussuriano
    • 2.2.2. L'equivoco heideggeriano e gadameriano sull'essere

Fonti e testi da leggere

  • Cratilo di Platone
  • La Repubblica Libro 3, segmento 386a-386c di Platone (IMP!)
  • Peri Hermeneias di Aristotele, cap 1-6, soprattutto cap 1 (IMP!)
  • Corso di linguistica generale di F. de Saussure
  • Essere e Tempo, paragrafi 31-33, Heidegger
  • Lettera sull'umanesimo, Heidegger (IMP)
  • Verità e metodo, presentazione del gioco come filo conduttore della fondazione ontologica, Gadamer
  • Tractatus logico-philosophicus, Wittgenstein

I. Alcuni momenti storici cruciali per la problematica filosofica del linguaggio

0. Introduzione

0.1. I problemi del linguaggio Saussure, circuito linguistico.

L'interlocutore associa al concetto un'immagine acustica, per esprimerlo in una lingua. Immagine acustica: rappresentazione sensibile del suono che sta per emettere. Lo stesso concetto viene associato a immagini acustiche diverse (diverse lingue). Avviene nella mens del locutore. In un 3 momento si dà il comando della mente agli organi vocali. Suono che è la concretizzazione fonica dell'immagine acustica.

1) Formazione di un pensiero astratto e metalinguistico. 2) Concretizzazione pensiero in una lingua, codice di imm acustiche. 3) Fonazione. 4) Decifraggio (più complicato). Si pensa ciò che il locutore pensava. L'imm acustica deve essere decifrata dall'interlocutore. Se e soltanto se conosce quella lingua allora può associare ai suoni e alle immagini, un contenuto mentale. Ricostruzione del contenuto mentale. Così l'interlocutore capisce quello che è il pensiero del locutore.

La più banale conversazione chiama in causa 6 istanze:

  • Concetto locutore
  • Immagine acustica del locutore
  • Fonazione
  • Processo inverso nell'interlocutore

Tutto è problematico! Manca qui un elemento fondante: la res! Nella descrizione del circuito linguistico, S non parla della cosa di cui si parla.

Problema: che cos'è il concetto, sia nel suo rapporto nella realtà, sia in se stesso, nella mente. Qualcosa di sopracorporeo (Platone, Tommaso...) o semplicemente un'immagine sensibile universalizzata (Abelardo)?

1 problema: Rapporto fra concetto e realtà

2 problema: Statuto-natura del concetto. Precedono il problema della filosofia del linguaggio ma lo condizionano pesantemente.

Cuore della filo del linguaggio: Linguaggio è espressione in una catena di immagini acustiche, suscettibili di essere parlate, di un pensiero. Il problema del linguaggio dunque è sintetico. Rapporto fra ciò che S chiama concetto e ciò che chiama immagine acustica.

Problemi del rapporto:

1 Approccio: dinamico

Come mai l'uomo (unico fra tutti gli esseri visibili) gode della capacità di associare a un pensiero astratto una sua espressione mentale pre-fonica (come al concetto di 2 posso associare il tedesco zwei, l'italiano due...) Come la mente genera questo legame. Non si tratta solo di associare in modo atomico un concetto a un'imm acustica, ma anche di associare orizzontalmente una sequenza concettuale a una sequenza linguistica. Poi l'uomo ha la capacità di poter mettere su una piccola sequenza fonica tutta una serie di sovra-significazioni. Abbiamo sempre una doppia faccia:

  • Una catena concettuale, faccia emergente (quiddità)
  • Una catena di immagini acustiche; in queste siamo in grado di aggiungere delle relazioni che si riflettono poi a livello concettuale (faccia immersa nella rappresentazione sensibile di una parola sensibile).

Es. i vitelli dei romani sono belli (vai o Vitellio al suono di guerra del dio romano, in latino) Suoni quasi identici esercitano funzioni molto diverse. In una parola c'è un significato lessicale di base che rimanda a un concetto.

I problemi sono:

  1. Se questo rapporto è necessario o arbitrario
  2. Problema dell'emergenza-limitazione: sapere se questa relazione è biunivoca cosicché al concetto alla parola corrisponde il concetto e al concetto corrisponde la parola o se la relazione è emergente, se gli estremi sono in tensione. Il linguaggio potrebbe condizionare il pensiero. Relazione dinamica dotata di stabilità o relazione che tende a cambiare in un senso o nell'altro. Sia nel senso che la pressione del pensiero fa cambiare la lingua, sia nel senso che il peso della lingua restringe il pensiero. Sapere se il pensiero emerge sul linguaggio, o se all'opposto il linguaggio restringe il pensiero.

2 Approccio: statico

3. Problema della natura specifica di questa relazione. Relazione concetto uomo-parola hombre. Come possiamo caratterizzare questa relazione. Relazione di ragione, predicamentale, esercizio vitale non categorizzabile... Quindi ci sono almeno 3 grandi problemi: due dinamici, uno statico. A questa problematica verticale tra concetto-immagine acustica si aggiunge il problema del rapporto fra la relazione verticale e le relazioni orizzontali. Cosa è primo?

4. Problema: la relazione lessicale fra un concetto e una parola (es. hombre) oppure è primo l'uso del fonema hombre in una catena che ne condiziona il significato verticale?

È l'esercizio della parola nella catena fonica che determina alla fine il significato, o il significato precede l'esercizio? Significante-significato. Li si concentra per S la problematica del linguaggio. Ma è linguaggio ancora virtuale. Il locutore non ha ancora parlato. 3 fase nel circuito che chiamiamo “ultimamente linguistica”, la fonazione, quando l'imm acustica diventa suono. I problemi sono di natura meno filosofica. Il S farà una distinzione tra lingua e parola.

La lingua è l'immagine acustica di riferimento, quella nei dizionari. La parola è la fonazione individuale, con i problemi legati all'accento regionale, individuale. Si pone il problema della frontiera di riconoscibilità di questo suono. Dunque l'imm acustica per essere offerta in modo riconoscibile deve essere carica di certe condizioni di fonazione. Altrimenti non è più un segno linguistico perché non è più riconoscibile.

Filosoficamente l'immagine acustica, per essere completa deve comprendere alcune indicazioni minime di fonazione, che se vengono meno, rendono la parola incomprensibile. L'immagine acustica deve includere indicazioni di fonazione. Poi c'è il processo stesso di fonazione. Dall'altra parte, dell'udito, si recepisce una catena di suoni, e ricevendola, uno spontaneamente la segmenta. Sono relativamente facili da imparare le lingue indoeuropee. Quello che viene primo nel decifraggio non è tanto che hombre è uomo, ma che hombre è da isolare nella catena. Dunque la 1 capacità è quella di dividere e quindi di relazionare non ancora dei significati, ma dei significanti. Cosa appare qui? Che non basta per niente il senso esterno dell'udito, bisogna molto più importantemente capire le relazioni fra suoni e le loro divisioni. Bisogna stabilire nella percezione sonora dei rapporti fra segmenti.

Dunque nella catena viene per prima la relazione. Poi l'identificazione delle relazioni verticali. Poi allora si ricostruisce il pensiero. Per capire l'altro devo io formulare il pensiero dell'altro. Non è passivo l'ascolto. Dunque l'ascolto significa:

  • Segmentare l'influsso
  • Identificare le relazioni lessicali-verticali
  • Formulare a livello dell'intelletto i diversi concetti

0.1.1. Il linguaggio informativo

Schema Saussure: Cosa, Concetto, Significato, Immagine acustica, Significante, Fonazione. Dice qualcosa su qualcosa. Dice come stanno le cose di qualunque ordine di cose si tratti (evento esterno, trattato di metafisica ecc.).

0.1.2. Il linguaggio performativo

Noi non parliamo solo per dire come sono le cose o cosa si pensa, ma serve anche a produrre una reazione nell'interlocutore che non è una reazione meramente conoscitiva, ma che insieme alla conoscenza del significato di quanto dice il locutore provoca un altro effetto che rientra o nel genere dell'agire o nel genere del sentimento in quanto plesso di conoscenza e affetto sensibile. Es. parole dei fidanzati, ordini che dà il colonnello...

Tipologie di discorso performativo:

  • Discorso performativo che passa attraverso i:
    • Significanti: Linguaggio letterario (Poesia, carica di un ritmo, immagini sensibili, melodia... comunica qualcosa non solo a livello di significato puro, come ad esempio il linguaggio matematico, ma soprattutto attraverso il significante).
    • Significati: Può esprimere:
      • Domande (proposizione interrogativa, mira a proporre una reazione prevalentemente cognitiva nell'interlocutore)
      • Suggerimenti (il locutore non ha autorità, si cerca di suscitare una reazione libera che appartiene al registro dell'agire, senza imporre questa reazione)
      • Ordini (suscita una reazione “necessaria” dell'agire)

Abbiamo 3 grandi tipi di situazioni nelle quali il linguaggio è destinato, tramite la comprensione del significato delle parole (rimane questa dimensione informativa del linguaggio, ma diventa strumentale rispetto a un effetto che si vuole produrre con la parola).

2. Platone e il linguaggio

Il tema della parola viene affrontato in 2 luoghi:

  • Cratilo
  • Repubblica

2.1. Il tema del linguaggio nel Cratilo

Sintesi: Il dialogo intero è dedicato al linguaggio. Dialogo che mette in scena 3 personaggi: Socrate, Cratilo e Ermogene. Il dialogo è costruito in 4 parti diseguali. Abbiamo una prima parte (inizio dialogo) in cui i 2 contendenti si presentano davanti a S e espongono le loro tesi. Nella 2 parte, S discute con E criticando la posizione di E e favorendo la posizione di C. Nella 3 parte S, pur sembrando andare nella direzione di C, finisce per criticarlo. Nella 4 parte, conclusione del dialogo dove S rigetta le basi eraclitee della posizione di C e rimanda da un lato alla propria ontologia e dall'altro lascia il problema filosofico-linguistico irrisolto.

  • 1 Parte: esposizione di 2 tesi. P ha definito uno dei problemi centrali della filo del ling: sapere se il nesso fra immagine acustica o fonazione e concetto è un nesso arbitrario meramente convenzionale (Ermogene) oppure un nesso che gode di una certa necessità o naturalezza (Cratilo). Cratilo vuole che ci sia una certa necessità in questo nesso. E è un sofista, mentre C sta dalla parte di un'ontologia eraclitea, di un flusso universale, di cui la parola sarebbe il riflesso naturale. Cratilo è per il carattere naturale del nesso semantico, ma dall'altro lo stesso C appoggia questa naturalezza del nesso semantico sull'ontologia del divenire. S non sarà d'accordo con C. La posizione di mediatore che S assume è condizionata dal modo in cui presentano i contendenti. S intende superare le aporie della filo presocratica ricostruita ad arte da P nel dialogo. Convenzionalismo vs naturalezza.
  • 2 Parte: compaiono argomenti di E ma soprattutto critiche mosse da P. Sin da quasi l'inizio del dialogo, S mette davanti la stabilità delle essenze. Su questa base troverà un punto fisso per andare avanti nell'analisi del linguaggio. Questo nel 900 verrà messo in crisi. P vuole la stabilità dell'essenza nel contesto della filo del ling, come punto fermo attorno al quale si possa costruire una filo della parola umana. Cerca un punto fisso, e lo si trova dalla parte del significato. Non è per niente ovvio nel 900. Si rovescerà questo rapporto, a partire da Saussure. Si dirà che il punto fisso a partire dal quale posso ancorare la problematica del linguaggio è la stabilità dei segni linguistici all'interno di un determinato contesto culturale. Per S il punto fisso sarà l'immagine acustica in un determinato sistema linguistico. I significati verranno agganciati da P al significato, non al significante. Poi P tenta di interessarsi non più al significato, ma al significante, alla parola. Allora tenta di afferrarlo come strumento atto a distinguere l'essenza. 1) La parola appare come uno strumento con la quale il S umano diventa capace di distinguere l'essenza. 2) Poi questo strumento è stato determinato non dal singolo, ma da una figura mitica che chiama il legislatore. C'è un legislatore all'inizio della cultura greca che avrebbe determinato ciò che nel dialogo viene chiamato la correttezza dei nomi. Frammento: la parola sta al pensiero come la spola al tessuto. La spola non la fanno tutti, ma la fa il falegname. Allora il linguaggio non lo fa chi parla, lo fa il legislatore. P sta introducendo una forte carica di necessità del nesso semantico, che ha 2 caratteristiche: Si capisce a partire dalla stabilità dell'essenza e non viceversa; Necessità di uno strumento per raggiungere un determinato effetto, né più né meno. Ne più: vuol dire che a uno strumento uno chiede di produrre il suo effetto. A uno strumento uno non chiede di somigliare al suo effetto, ma di produrre il suo effetto. Linguaggio chiaro, preciso e adatto: effetto che ci si aspetta dal linguaggio. Né meno: il linguaggio deve essere guidato nella sua costruzione dal mondo intelligibile. 1 Conclusione: la parte forte del nesso semantico sta da parte delle essenze, essendo strumentale. 2 Conclusione: questo lavoro di fabbricazione del linguaggio è opera di una figura che domina la cultura, non è immersa nella storicità, ma la domina. Accenno a una certa trascendenza, sia formale (perché è dettata dal regno delle essenze) che efficiente (perché il codice linguistico è fissato dal legislatore). “Il nome ha una correttezza per natura”. Non chiunque determina questa correttezza, ma è il legislatore.
  • 3 Parte: dopo aver confutato parzialmente il convenzionalismo di E, P-S si interessa alle posizioni di C e solo in parte le confuta. C voleva sostenere la tesi di un carattere naturale del nesso. S, con ironia, va alla ricerca di etimologie che sono più fantasiose. Es. parola “antropos”, dal greco “osserva ciò che ha visto”. S fa finta di avvicinarsi alle posizioni di C. S cerca di scomporre le parole del mondo degli dei o del mondo dell'uomo. Possono essere analizzate in modo che il loro s
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ale.rei di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ateneo Pontificio Regina Apostolorum - UPRA o del prof Contat Alain.
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