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Lezione 19-10-2021

Origini dei balcanismi

Sanfeld parla di balcanismi. Dice che hanno origini greco-bizantine. Greci, albanesi e rumeni giunsero millenni fa nei Balcani. Gli slavi più tardi. Molti dei termini balcanici sono di origine greca, slava e turca. Ci fu la dominazione degli ottomani nei Balcani. Nel rumeno molti termini derivano dal bulgaro. Vi fu un regno costituito da valacchi e bulgari. I termini albanesi hanno influenza aromena. L’aromeno è una variante presente in Grecia, Albania e Macedonia. I termini albanesi e arbëreshë sono influenzati dal turco.

Studi e teorie

Petar Skok studiò il ruolo di Bisanzio. Da Bisanzio si attestano le origini greco-bizantine delle lingue balcaniche. Stefan Mladenov è un linguista bulgaro. Sostiene la teoria di Sanfeld. I parallelismi interbalcanici sono in parte lessicali, in parte morfologici e sintattici. Anja Teknizkaja è una studiosa di letteratura albanese. Fonda una scuola albanese a San Pietroburgo. Lei cita la posposizione dell’articolo, la regressione dell’infinito, la perifrastica del futuro e la corrispondenza tra genitivo e dativo.

Alexandru Roseti è un autore rumeno. Studiò i motivi per cui si formò la lega balcanica. È contrario alla teoria secondo la quale le lingue balcaniche abbiano origine greco-bizantina. I popoli balcanici parlano due lingue. Ciò per via del nomadismo, della pastorizia, del ruolo di Bisanzio e dei principati del Danubio.

Lingue estinte

In Europa vi sono lingue estinte. Ad esempio, il dalmatico. Il dalmatico è a metà tra rumeno e lingue europee occidentali. Edward Schaller è un linguista tedesco. È d’accordo con le teorie espresse dai precedenti studiosi. Usa il termine balcanismo. Un balcanismo è, ad esempio, la posposizione dell’articolo. Lo troviamo in rumeno, albanese, bulgaro e macedone.

Lingue balcaniche e loro caratteristiche

Il bulgaro è parlato anche in Macedonia. Bulgaro e macedone sono simili. Il serbo-croato potrebbe causare guerre balcaniche. Si divide in serbo, bosniaco e montenegrino. Il montenegrino ha due lettere diverse rispetto al serbo. La corrispondenza genitivo-dativo non c’è in serbo. Il turco e l’ungherese sono lingue dei Balcani e non balcaniche.

Schaller distingue balcanismi primari e secondari. I primi riguardano le aree centrali. Le aree centrali sono bulgaro, rumeno, albanese e macedone. Queste lingue fanno parte della lega linguistica balcanica. Quelli secondari interessano lingue simili tra loro. Ad esempio, serbo e croato. Schaller distingue tre generi di lingue balcaniche: primo grado, comprendono le lingue centrali e hanno molti balcanismi; secondo grado, riguardano neogreco e torlak; terzo grado, non hanno niente in comune con le lingue balcaniche. Sono turco, ungherese, croato e sloveno.

Evoluzione e influenze

In neogreco manca la numerazione locativale. La numerazione locativale va dall’11 al 19. Gli ortodossi slavi usavano il cirillico. Il rumeno si scriveva in cirillico. Ciò è testimoniato dai primi documenti. I primi documenti erano scritti in slavo antico. I bulgari parlano una lingua slava. Non erano slavi. Sono stati dominati dai turchi. In seguito, sono stati slavizzati. A nord vi è l’area latina. A sud vi è l’area greca. La linea Jireček segna il confine tra le due aree. Jireček era uno storico ceco.

I turchi giungono nel 14° secolo nell’Impero Balcanico. Nell’11° secolo giungono i bulgari. Nel 16° secolo albanesi e rumeni. Questi popoli hanno conquistato l’indipendenza politica dai turchi.

Lezione 20-10-2021

Balcanismi di primo e secondo grado

Schaller distingue balcanismi di primo e secondo grado. Primo grado, ad esempio, la e capovolta. È presente in bulgaro. Istanbul è un nome di origine greca. Anche il latino ha influenzato le lingue balcaniche. È detto latino balcanico. Le lingue balcaniche hanno avuto origine dal latino volgare. L’Europa è divisa in due aree: Romània orientale e occidentale. Il confine delle due Romànie si trova presso La Spezia. Vi sono molte analogie tra le forme italo-romanze meridionali e balcano-romanze.

Caratteristiche delle lingue balcaniche

Il rumeno è l’unica lingua romanza tra quelle balcaniche. L’albanese non è romanza. Molte parole albanesi hanno base latina. Nelle lingue centrali vi è la comparazione analitica degli aggettivi. La numerazione locativale ha origini slave. Il futuro perifrastico esprime volontà. Lo troviamo in rumeno, albanese, neogreco e torlak. Il verbo avere è un balcanismo secondario. Riguarda varietà del rumeno, degli albanesi d’Italia e del neogreco. Nelle lingue romanze occidentali troviamo la forma latina habeo. Amare habeo > amerò. Serve per formare il futuro. Ho da fare (albanese: kam të pënja; rumeno: am se fac).

Le tracce di greco e albanese presenti in Italia sono dei balcanismi che non c’entrano nulla coi Balcani. Il raddoppiamento dell’oggetto (a me mi piace) si trova in neogreco, torlak e nelle lingue centrali. L’Albania ha due dialetti: a nord, ghego, a sud, tosco. Le varietà italiane sono simili al tosco. Briand Joseph dice che l’infinito regresso è tipico delle lingue centrali.

Influenze linguistiche

I balcanismi hanno influito sul substrato. Il substrato riguarda le influenze latine e greche. In neogreco e bulgaro non c’è l’infinito regresso. È un infinito di forma passiva. Nei dialetti albanesi l’infinito si forma con la particella me seguita dal participio. Ad esempio, mangiare me-ngran.

Il serbo ha dialetti simili al rumeno e al bulgaro. L’infinito si rende in due modi: il primo, subordinata finale + congiuntivo; il secondo, subordinata dichiarativa + indicativo. Ad esempio, la congiunzione che (albanese se; bulgaro ce; rumeno că; serbo da; greco óti).

Schema linguistico

  • Europa: Romània orientale + Romània occidentale La Spezia
  • Rumeno lingua romanza
  • Albanese lingua indoeuropea
  • Lingue romanze occidentali amare habeo > amerò
  • Alb. kam te penja (ho da fare)
  • Rumeno am se fac (ho da fare)
  • Albania ghego (nord) + tosco (sud)
  • Mangiare me ngran (particella me + infinito)
  • Infinito subordinata finale + cong. – subordinata dichiarativa + indic.

Lezione 25-10-2021

Perdita dell'infinito

Il regresso dell’infinito è detto anche perdita dell’infinito. Si trova in bulgaro, macedone, neogreco e torlak. I dialetti italo-romanzi meridionali hanno origine dalle migrazioni balcaniche. Il greco si parlava nell’Impero bizantino. Si parlava fino all’11 secolo. Mayer e Federsen dicono che il greco è la lingua più antica da cui ha origine l’infinito. Mitrosic e Stuckgardt associano le lingue balcaniche al substrato.

Lingue balcano-romanze

Gustav Weigand dice che le uniche lingue balcano-romanze sono rumeno e aromeno. Il lessico rumeno e albanese deriva dal latino balcanico. Il rumeno è lingua romanza. L’albanese è una lingua indoeuropea. Le lingue orientali sono a contatto con sanscrito e armeno. Reichenkron e Iliescu dicono che l’infinito ha origine romanza. Gerard Rolls studiò i dialetti calabresi. Il confronto tra infinito dell’Italia meridionale e infinito balcanico è detto spazio linguistico italo-balcanico. L’infinito ha origine dal greco tardo.

Infinito nei dialetti albanesi

In tosco e arbëreshë manca l’infinito.

  • Ghego me + participio
  • Tosco per + te + participio
  • Ghego meridionale per + me + participio

Nell’albanese parlato l’infinito è sostituito dal congiuntivo. Sul dizionario albanese si trova la prima persona singolare. Marco La Piana dice che l’infinito si conserva solo nel ghego. Eqerem Cabeidice che l’infinito si conserva in tutte le varianti albanesi. Olger Federsen è d’accordo con Cabei. In ghego e arbëreshë il futuro si esprime col verbo volere. Il futuro indica necessità. Kam të vinje (devo venire > ho da venire). Il verbo volere regge le congiunzioni ma, mi e mu. Derivano dal latino a modo di. Il verbo potere regge la particella per.

Lezione 27-10-2021

Ballate e tradizioni balcaniche

Il canto della besa è una ballata. È detta ballata di Kostantini. La tematica principale è il matrimonio come fedeltà coniugale. Il protagonista è Costantino il Piccolo. Vi sono differenze tra le parlate albanesi e le parlate balcaniche. Questa differenza per via delle influenze linguistiche. I protagonisti sono onomastici. Ciò perché richiamano Bisanzio e l’imperatore Costantino. Gli slavi giunsero a Bisanzio. Cirillo e Metodio cristianizzarono gli slavi. Vi è una condivisione religiosa tra slavi bosniaci e albanesi.

Nell’epica albanese i personaggi hanno matrice islamica (turco-ottomana). Gli eroi sono visti come dei. Lo stesso avviene nell’Iliade. L’unica versione della besa è conservata dagli albanesi d’Italia. I primi due versi sono in medias res. Dicono che dopo due giorni Costantino dovrà lasciare la sposa. Resterà sposo per soli tre giorni. Costantino parte in guerra. Prima di partire, promette a sua moglie di tornare dopo nove anni e nove giorni.

Nella versione arbëreshë è prigioniero dell’imperatore cristiano di Bisanzio. Vi è un riferimento storico alla battaglia di Lepanto. Tale riferimento è nella versione in cui è prigioniero del re di Spagna. Nella versione del sud dell’Albania, Costantino è islamizzato. È prigioniero del sultano turco. Costantino vuole recuperare la sorella prigioniera. La recupera grazie alla forza datagli da Dio. Costantino chiede al re di Spagna il permesso di rientrare dalla guerra. Questo è segno di fedeltà verso la sposa. I due sposi vengono incoronati. Questo perché professano la religione ortodossa. Costantino è definito gran signore. Il termine gran signore rimanda all’imperatore di Bisanzio.

La rapsodia è la parte testuale della ballata. Nella conclusione Costantino fa ritorno dalla sposa. Mentre ritorna, incontra i suoi genitori. I genitori gli dicono di raggiungere subito la sposa a cavallo. Costantino riprende la sua sposa. Termina la ballata.

Elementi simbolici e tradizioni

Troviamo gli intermediari. Ad esempio, i volatili. Ci permettono il contatto con gli dei. Sono figure ieratiche. Ieratiche vuol dire sacre. Veniva sacrificata la moglie di uno dei costruttori. Le mogli rispettive vengono avvisate di non inoltrarsi nei pressi della costruzione. Le anime mantenevano le fondamenta, per evitare un crollo. La fortezza viene trattata anche in ambito caucasico. La cultura occidentale del Medioevo tratta sui castelli. I fenomeni simbolici sono studiati da Mircea Eliade. Il riferimento simbolico dell’uccisione del drago, in Cappadocia. Nelle tradizioni popolari il drago si trova in acqua.

Il tema delle ballate dell’est europeo è il sacrificio di fondazione. Riguarda la costruzione di qualcosa di nuovo e importante. Durante la costruzione si eseguiva un rito. Il pontifex nell’antica Roma facilitava la costruzione del ponte. Pontifex vuol dire sacerdote costruttore. I ponti nelle ballate balcaniche riguardano i fiumi.

Il Ponte sulla Drina

Il racconto più famoso è il Ponte sulla Drina di Ivo Andric. Ivo Andric era uno scrittore croato, ma scrive in serbo. Il ponte fu costruito in Bosnia, nei pressi della città di Visegrad. Il costruttore del ponte era un visir. Il visir era una figura militare ottomana. Il giannìzzero è il figlio di un principe cristiano. Veniva educato all’arte militare. Un giannìzzero che viene citato nel romanzo è Sokolovic.

In ambito albanese troviamo Ismail Kadaré. Kadaré tratta di un ponte a tre archi. L’opera è ambientata nel 1300. Siamo durante l’Impero Bizantino. L’Impero Bizantino fa riferimento al primo arco. Il secondo arco si riferisce all’Impero Ottomano. Il terzo arco si riferisce all’Unione Comunista sovietica. L’Albania era legata alla Russia. I ponti del diavolo venivano costruiti mediante un patto tra un santo e il diavolo. Il diavolo chiedeva in cambio un’anima. Per concedere l’anima si doveva far passare un animale sul ponte. In Calabria si trova presso S. Francesco di Paola, Civita e nella zona del Savuto.

I pròtomi delle cattedrali rappresentano il sacrificio delle leggende balcaniche. Vi sono le divinità che abbattono la notte come momento di costruzione. In area rumena troviamo la costruzione del monastero. Il monastero è trattato nella ballata di Mastro Manole.

Lezione 02-11-2021

Formazione del futuro e influenze linguistiche

La formazione analitica del futuro è un marcatore linguistico interbalcanico. Coinvolge più lingue del sud-est europeo. La linea Jirecek taglia un po’ Bulgaria e un po’ Romania. Segna il confine tra due aree balcaniche. Rappresenta un’isoglossa. Questo è un termine di linguistica. Indica il confine tra due aree di maggiore influenza. Sono il greco a sud e il latino a nord. Jirecek è uno storico della Repubblica Ceca. Definisce questa linea tramite dei reperti archeologici trovati nei Balcani.

Latino e greco sono le due lingue maggiori dell’antichità. Sanfeld dice che la lingua greca ha avuto maggiore impatto nella storia dell’Europa balcanica. Tale fattore ha influenzato le lingue centrali. Il greco antico aveva un suo tratto, una sua forma per il futuro. Anche il latino aveva una forma sintetica per il futuro. Già dal periodo dei Vangeli si inizia ad abbandonare il futuro sintetico. Si ricorre al futuro perifrastico. Nel latino accade una cosa analoga.

La Romània orientale riguarda buona parte della penisola italiana. La parte occidentale occupa La Spezia e la Romagna. È la parte nord del confine tra le due Romànie. I territori della Romània orientale sono a sud. Questo è fondamentale per capire i fenomeni linguistici. Il futuro balcanico è una forma perifrastica. La troviamo in albanese, bulgaro, macedone, rumeno, neogreco. In parte anche nel serbo torlak. Il torlak è una varietà di serbo. È in contatto con l’area delle lingue centrali. È un dialetto serboorientale.

Formazione volitiva del futuro

Queste lingue formano il futuro con l’idea della volontà. Il verbo volere è alla base. Si forma con volere + indicativo o congiuntivo. In albanese presenta il tratto do të + punoj. Do viene dal verbo dua. Punoj vuol dire lavorare. Il verbo è al congiuntivo. Vuol dire lavorerò. Lo stesso si verifica in bulgaro. Šte rabotja. In macedone vi è una forma vicina al bulgaro. Šte rabotam. In rumeno è o să lucrez. O viene da voiu. Come se fosse voglio lavorare. Il neogreco thelo + na. È una forma ridotta di tha. Vuol dire voglio che. Nei dialetti serbo-croati la forma è hocu. Indica il verbo volitivo. La formazione volitiva non è solo tipica dell’area balcanica. È frutto di un contatto linguistico.

Le lingue balcaniche hanno famiglie e tipologie linguistiche diverse di appartenenza. Fuori dai Balcani, lo si trova in inglese. Abbiamo l’idea della volontà e della necessità. Will e shall corrispondono allo stesso modello presente nei Balcani. Lo stesso vale per le lingue scandinave e i dialetti francesi. Alcuni balcanisti evidenziano l’origine dei balcanismi nel substrato. Precisamente nel tracio. Vi è qualche testimonianza epigrafica funeraria.

Per Sanfeld il verbo volere ha origine dal greco. Sono tutte forme stereotipate. Il verbo volere viene coniugato. Ad esempio, in albanese. Il verbo coniugato indica volontà di compiere l’azione. Pellegrini fu uno studioso italiano. Studiò lingue balcaniche, romanze e l’albanese. È l’autore di Avviamento alla linguistica albanese. Per Pellegrini l’influsso greco non era per niente ignoto al latino. Latino e greco interagivano tra loro. Non erano separate. Il latino era lingua ufficiale dell’Impero bizantino. Il greco fu lingua ufficiale anche quando l’impero cadde in mano ai turchi.

Il greco neotestamentario presentava le prime forme perifrastiche. Furono continuate nella fase successiva. Un’altra forma del futuro è il verbo avere. Indica necessità. In questa forma non si è compiuto a fondo il processo di grammaticalizzazione. Ciò perché in questi costrutti il parlante sente la modalità necessitativa. Questo costrutto si trova in albanese, greco e rumeno. Ciò secondo Schaller.

Dobbiamo avere a che fare con lingue di diversa famiglia. Ciò in base alla griglia di Schaller. È considerato un balcanismo secondario. Si trova in varietà di queste lingue balcaniche. Questo balcanismo è emigrato in Italia meridionale. Vi sono tracce nel tosco e nell’arbereshe. In arbereshe il verbo avere è kam. Kam + të + pënja. Rumeno (am se fac). Greco (na kanno). Queste sono forme del necessitativo. Kam c’è anche nei dialetti della Laberia. Sono di matrice tosca. Li troviamo in Albania del Sud. Lo troviamo anche in tosco meridionale. Si parla in Ciamaria. Confina con la Grecia. Ha tratti arbereshe. Il dialetto è il ciamo.

Secondo Cabei abbiamo tracce di futuro necessitativo nelle parlate gheghe della Dibra. Nei dialetti arbereshe vi è anche il futuro balcanico. È quello col verbo do (volere). Indica certezza su un’azione che dovrà svolgersi. Vi è una caratterizzazione aspettuale. Vi sono casi in cui non c’è un futuro vero e proprio. Si usa il presente. Vi è un’asimmetria. Si forma come in italiano. Col presente indicativo seguito da un avverbio. Solitamente è rappresentato dal congiuntivo. Questo nelle parlate arbereshe e nell’albanese standard. Presenta sfumature modali. Cabei sostiene che la parlata di Acquaformosa è l’unica compresa dagli italo-svizzeri. Riprende il pensiero da Rolls. È necessario che si vestano. È un calco del dialetto calabrese. Habeo ad cantare. Questo è un costrutto della Romània.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pierino.stalteri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia e linguistica balcanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Altimari Francesco.
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