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Concetti Chiave

  • Il rapido sviluppo economico della fine del XIX secolo portò a contrasti tra gli Stati europei e all'emergere dell'imperialismo, con l'Inghilterra come potenza egemone.
  • La Conferenza di Berlino del 1884 tentò di coordinare le potenze coloniali per la spartizione dell'Africa, aumentando le tensioni internazionali.
  • Il contrasto tra Inghilterra e Francia si intensificò in Africa, culminando nel 1898 a Fashoda, dove la Francia evitò uno scontro armato per preservare la propria espansione.
  • Negli Stati Uniti, il conflitto sulla schiavitù portò alla guerra di secessione (1861-65), consolidando l'unione federale e l'espansione territoriale nel Far West.
  • Il Giappone, dopo l'apertura forzata delle sue frontiere nel 1853, reagì con nazionalismo, portando alla restaurazione dell'imperatore e alla sua trasformazione in potenza regionale.

Sviluppo economico e imperialismo

Il rapido sviluppo economico e industriale della fine del XIX secolo determinò forti contrasti tra gli Stati europei.

Ebbe vita l’imperialismo, cioè la tendenza a espandere il possesso e il controllo economico e politico sul maggior numero possibile di territori. L’egemonia è ancora nelle mani dell’Inghilterra, tuttavia il quadro comincia a mutare, tra i protagonisti emergenti c’è la Prussia del cancelliere Otto Van Bismarck la quale unifica la Germania nel secondo impero ridimensionando anche il peso politico della Francia sul continente in seguito alla guerra del 1870; industrializzazione che porterà il paese ad insediare il primato britannico. Gli Stati Uniti proseguono l’espansione territoriale mentre il Giappone reagisce all’aggressività occidentale, trasformandosi a sua volta in una potenza regionale. L’impero cinese invece, preda delle potenze straniere, perde l’autonomia. L’Italia ha moltissimi problemi legati alla costruzione di un nuovo stato che unifica regioni diversissime per tessuto economico e sociale. Resta prevalentemente un paese agricolo e lo sviluppo industriale aggrava le già presenti differenze tra nord e sud del paese. Nell’ultimo decennio del secolo il regno viene attraversato da una profonda crisi politica e sociale, che culmina con la repressione dei moti di Milano 1898 e l’assassinio di re Umberto I nel 1900.

Colonialismo e tensioni internazionali

Per colonialismo si intende quella politica di espansione territoriale mediante l’uso della forza o della periorità economica degli stati a danno di altri Stati. Nel corso dell’800 i rapporti tra Europa e le nuove potenze emergenti, Stati Uniti e Giappone da un lato e il resto del mondo dall’altro, divennero sempre più sbilanciati e nell’ultimo quarto del secolo, poi, tale tendenza conobbe un’ascesa esponenziale, per definire tutto ciò venne coniato il termine imperialismo. Tra le varie motivazioni alla base di questo nuovo indirizzo politico certo importanti sono quelle economiche e legate alla sensibile crescita del fabbisogno interno di materie prime come ferro, carbone, lana, cotone e petrolio di cui l’Europa non disponeva.

Conferenza di Berlino e spartizione

La tendenza imperialista finì per produrre effetti importanti anche sul versante della politica estera originando spesso tensioni e conflitti tra le varie potenze coloniali coinvolte. Per tentare un coordinamento tra queste, il 15 Novembre 1884 fu convocata a Berlino una conferenza internazionale con la partecipazione di Inghilterra, Francia, Russia, Germania e Stati Uniti, nel corso della quale fu concordata la spartizione dell’Africa secondo il principio delle zone di influenza.

Espansione coloniale e conflitti

In pochi anni gran parte del territorio mondiale venne direttamente o indirettamente assoggettato alle potenze europee; le principali protagoniste furono l’Inghilterra e la Francia che crearono vasti imperi estesi dall’Asia all’Africa e all’Oceania, e anche la Germania si era creata un vasto dominio coloniale. Alle potenze europee si affiancarono gli Stati Uniti (si impadronirono di Cuba, Portorico e Filippine, già possedimenti coloniali della Spagna, spingendosi fino alle isole Samoa e Hawaii) e il Giappone (riuscì ad aprirsi la via della Cina settentrionale e della Corea).

Anche l’Italia aveva attuato una politica espansionistica ma fu arrestata a seguito della sconfitta nella battaglia di Adua contro i soldati etiopi.

Contrasti tra Inghilterra e Francia

Il contrasto tra Inghilterra e Francia assunse, alla fine del XIX secolo, proporzioni molto gravi, soprattutto in Africa. Qui venne attuata un’intensa espansione verso l’interno, secondo due linee direttrici diverse: quella Nord-Sud, inglese, tendente a stabilire un collegamento tra Egitto e Sud Africa; e quella Ovest-Est, francese, mirante ad unire le colonie atlantiche con quelle orientali.

Nel 1898 le due direttrici si intersecarono a Fashoda ma non vi fu scontro armato poiché il governo di Parigi ordinò alle proprie truppe di abbandonare la città. Tutto ciò per evitare gli incalcolabili danni di una guerra coloniale e cercare di ottenere l’assenso inglese alla sua espansione in un’altra parte dell’Africa (Marocco). L’episodio di Fashoda costituì una svolta decisiva sul piano delle relazioni internazionali. L’Inghilterra e la Francia riuscirono infatti a risolvere le questioni coloniali alla base del loro attrito e arrivarono in seguito a stipulare una vera e propria alleanza in funzione antitedesca.

Lo scenario europeo del secondo ottocento vede come protagoniste Francia, Prussia, Inghilterra e Russia, l’Austri invece perse la sua influenza e fu costretta a una politica difensiva:oltre a dover cedere le province italiane era logorata dalle spinte nazionalistiche interne; inoltre doveva con sempre maggiori energie dedicarsi a una politica di contenimento della Prussia nell’area tedesca e della Russia verso i Balcani.

Francia e Prussia nel XIX secolo

Tra il 1848 e il 1852 la Francia conobbe una fase interna molto turbolenta. La rivoluzione del 1848 portò all’instaurazione della Seconda Repubblica, alla presidenza della quale vi era Luigi Bonaparte, nipote di Napoleone. Il 2 Dicembre 1851 egli stesso attuò un colpo di stato che gli consentì di concentrare il potere nelle sue mani e di restaurare l’impero, assumendo il nome di Napoleone III imperatore dei francesi. Il secondo impero si contraddistinse per una politica estera molto aggressiva che contribuì a ridurgli la simpatia dell’opinione pubblica interna e internazionale.

Prussia e Russia: potenze emergenti

La Prussia del re Guglielmo I e del cancelliere Otto Van Bismarck assunse i caratteri di potenza estera aggressiva finalizzata alla realizzazione dell’unità tedesca sotto la sua egemonia. Questa politica la condusse nel 1866 a provocare un conflitto con l’Austria e nel giro di pochi anni a scontrarsi con la Francia imperiale nel 1870-71 con conseguente crollo dell’impero napoleonico e avvio di una terza repubblica ma nel contempo impose anche la Prussia come potenza mondiale e fulcro del neonato secondo impero germanico.

Nell’Europa orientale cresceva nel frattempo l’influenza della Russia anch’essa mossa dalla ricerca di nuovi spazi di influenza; sebbene all’interno fosse ancora molto arretrata, organizzata in larga parte sul grande latifondo nobiliare e sulla servitù della gleba, fino all’epoca della guerra di Crimea gli zar avevano cercato di espandersi verso la penisola balcanica; proprio temendo tale eventualità e partendo dalle rivalità incrociate nei Balcani, Bismarck cominciò a tessere una complicata trama diplomatica che, ad esempio, al congresso di Berlino condusse, dopo la rottura del 1866, a una ripresa delle relazioni con l’Austria.

Inghilterra: potenza egemone

La vera potenza egemone rimaneva però l’Inghilterra, che seppe tenersi al di fuori dei conflitti europei dedicandosi al consolidamento della propria organizzazione statale, economica e sociale e all’espansione dei propri domini coloniali: il Commonwealth.

L’Inghilterra dominava il commercio internazionale grazie alla sua organizzazione finanziaria e alla imponente flotta mercantili.

Un personaggio-chiave fu la regina Vittoria, che durante il suo lungo regno collaborò con il parlamento e si avvalse di due statisti di altissima levatura come Benjamin Disraeli e William Gladstone, che si alternarono al comando del governo reale. Entrambi favorirono la modernizzazione dello stato inglese potenziando servizi sociali e istruzione, promuovendo l’integrazione delle masse lavoratrici attraverso il riconoscimento delle associazioni dei lavoratori e l’estensione del diritto di voto. Le riforme da loro proposte garantirono all’Inghilterra una lunga pace sociale.

Stati Uniti: espansione e conflitti

Negli Stati Uniti crescevano intanto la produzione industriale e l’occupazione, in presenza di uno straordinario incremento demografico. Tutti questi fattori andarono solo ad alimentare la continua ed interrotta espansione nei territori del Far West e nei territori del Sud.

Contemporaneamente si acutizzò lo scontro sulla questione della schiavitù e soprattutto quello sul modo di essere dello stato americano: unione federale o confederazione.

Il conflitto si risolse solo in seguito ad una sanguinosa guerra di secessione (1861-65) che terminò con la vittoria degli unionisti del Nord, sostenitori della lotta alla schiavitù.

Nella seconda metà del secolo XIX,in politica estera gli Stati Uniti poterono poi mettere in pratica quel principio enunciato sin dal 1823 dal presidente James Monroe, per cui l’America centrale e l’America meridionale dovevano considerarsi territori sottoposti all’esclusiva egemonia degli USA.

Civiltà orientali e scontri coloniali

Anche le due grandi civiltà orientali vennero coinvolte negli scontri coloniali. Il Giappone organizzato come una società feudale guidata da un capo militare, lo shogun, nel 1853 fu costretto con la forza, da una spedizione navale americana, ad aprire le proprie frontiere. La conseguente reazione nazionalistica portò alla restaurazione del ruolo dell’imperatore Mutsuhito

In seguito a continui attacchi militari, la Cina fu costretta ad uscire dal proprio isolamento e a concedere privilegi commerciali speciali alle potenze europee. La Cina vide così il proprio territorio diviso in sfere d’influenza controllate da Russia, Inghilterra,Germania, Italia e Stati Uniti. La debolezza del governo e la crescente povertà diedero il via a rivolte popolari, alcune con carattere nazionalista e xenofobo.

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Domande da interrogazione

  1. Quali furono le principali potenze coinvolte nell'imperialismo alla fine del XIX secolo?
  2. Le principali potenze imperialiste furono l'Inghilterra, la Francia, la Germania, gli Stati Uniti e il Giappone, con l'Inghilterra che mantenne l'egemonia, mentre la Prussia emerse come nuova potenza con l'unificazione della Germania (citato nel testo).

  3. Quali furono le conseguenze della Conferenza di Berlino del 1884?
  4. La Conferenza di Berlino portò alla spartizione dell'Africa tra le potenze coloniali, stabilendo zone di influenza e contribuendo a tensioni internazionali tra le nazioni coinvolte (citato nel testo).

  5. Come si manifestò il contrasto tra Inghilterra e Francia in Africa?
  6. Il contrasto si manifestò attraverso l'espansione coloniale verso l'interno, con le direttrici inglese e francese che si intersecarono a Fashoda nel 1898, evitando però uno scontro armato grazie a un accordo diplomatico (citato nel testo).

  7. Quali furono le principali sfide interne affrontate dall'Italia durante il processo di unificazione?
  8. L'Italia affrontò problemi legati alla diversità economica e sociale delle sue regioni, rimanendo prevalentemente agricola e subendo una crisi politica e sociale culminata con eventi come i moti di Milano del 1898 (citato nel testo).

  9. In che modo gli Stati Uniti e il Giappone reagirono all'imperialismo occidentale?
  10. Gli Stati Uniti proseguirono la loro espansione territoriale, mentre il Giappone, dopo essere stato costretto ad aprire le proprie frontiere, si trasformò in una potenza regionale, rispondendo con una reazione nazionalistica (citato nel testo).

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