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Garbarino Elena: Euripide “politico”

Aspetti del dibattito moderno

Indice

  • 1. Introduzione.......................................................................................... 3
  • 2. Problemi di datazione.......................................................................... 4
  • 3. Gli Eraclidi non si possono intendere senza Pericle............................. 7
  • 4. Democrazia e tirannide: un dialogo tra sordi........................................ 9
  • 5. Una tragedia atipica............................................................................. 11
  • 6. Euripidismo.......................................................................................... 12
  • 7. Bibliografia.......................................................................................... 14

1. Introduzione

Un pensiero complesso, articolato, spesso al limite dell'incoerenza quello di Euripide. Il tragediografo del V secolo affascina per l'umana contradditorietà che non di rado fa trapelare nelle sue opere.1

Aldilà delle innovazioni formali da lui introdotte, che influenzeranno il teatro greco fin dalle sue prime rappresentazioni, ciò che colpisce maggiormente è il continuo gioco di specchi, una sorta di mise en abîme del pensiero, che riesce a sviluppare all'interno della mente dei suoi personaggi.

Fra un riflesso ed una fata Morgana si cela il messaggio dello stesso autore, soprattutto il suo punto di vista sulle realtà del tempo.

Parte infatti da qui il concetto di “politica” che si trova all'interno delle sue tragedie.2 Lo studioso Günther Zuntz per primo coniò l'espressione political plays per le due tragedie euripidee Eraclidi e Le Supplici e vi dedicò uno studio monografico. Egli sostiene che così si possono definire dal momento che the problems of human fellowship become the material for artistic creation.3

Prima di approfondire l'argomento è importante definire con chiarezza il significato delle parole che vengono accostate alle opere: il rischio è quello di cadere nella trappola di attualizzare, di attribuire sfumature di significato che assolutamente non possono, non devono esserci.

La modernità delle idee dell'autore induce ad usare termini quali “pacifismo”, “antibellicismo” o “patriottismo” di Euripide: prima di farlo, però, bisogna essere sicuri di avere ben chiaro il contesto storico e sociale nel quale operava il tragediografo e di non analizzare utilizzando i propri occhi e schemi mentali di moderni.

Euripide si muove all'interno di un contesto quale era la guerra del Peloponneso (431-404 a. C.), che per decenni ha messo alle strette le π λεις greche. Non si trattava di una guerra contro un nemico esterno, contro i ά 4 β ρβαροι, ma di un conflitto interno alla Grecia, e soprattutto alla Grecità.

Si lottava per la supremazia della Grecia, per l'affermazione di un modello politico piuttosto di un altro. La componente emotiva era dominante e toccava ogni singolo cittadino della π λις; e proprio ogni singolo cittadino aveva la possibilità di recarsi a teatro, dove i tragediografi avevano a loro volta la possibilità, attraverso le loro rappresentazioni, di dare, più o meno velatamente, la propria interpretazione della realtà.

Per questo motivo il pensiero del tragediografo è cruciale, e l'interpretazione delle sue opere è allo stesso tempo ardua e fondamentale.

Una volta chiarite le doverose premesse, si può passare alle tragedie da esaminare.

Come sopra accennato Zuntz elencò come “tragedie politiche” gli Eraclidi e Le Supplici. In questo filone si inseriscono anche Le Troiane, tragedia successiva, ma simile nella forma e nei contenuti.

Gli studiosi, ovviamente, propongono idee contrastanti su diversi punti: dalla reale presenza del messaggio politico euripideo, alla sua validità; dalla centralità di esso all'interno delle tragedie, alla sua sostanziale marginalità.

Tutto ciò verrà discusso, ma non in prima battuta.

Innanzitutto si affronterà il problema della datazione delle opere: prendere una posizione dal punto di vista cronologico, in questo caso significa prendere una posizione dal punto di vista interpretativo.

Dopo di che si analizzeranno quei brani delle tre tragedie che più trasmettono l'ideologia dell'autore e lasciano spazio ad interpretazioni e diatribe.

Infine si cercherà di dare un'intepretazione che cerca di basarsi il più possibile sui testi trattati, cercando di eludere psicologismi e voli troppo audaci anche per Pindaro.

Note all'introduzione

1 Per un elenco delle innovazioni del teatro euripideo: Franco Montanari, Fausto Montana, Storia della letteratura greca. Dalle origini all'età imperiale, ed. Laterza 2010, p. 124.

2 G. Zuntz, The Political Plays of Euripides, Manchester University Press, 1955

3 Trad: << i problemi della comunità diventano il materiale per la creazione artistica >>, G. Zuntz, op. cit., Preface, X.

ὸ Ἐ ό4 Τ λληνικ ν, cfr. Hdt. VIII 144, 1-2

2. Problemi di datazione

Gli Eraclidi, prima tragedia in senso cronologico, di questa “trilogia politica”, è sicuramente da situarsi all'interno del contesto della guerra del Peloponneso. Tuttavia, è necessario restringere l'arco temporale, dato che il conflitto bellico ebbe la durata di circa un trentennio.

In un tentativo di semplificazione, è possibile individuare due correnti di pensiero riguardo a questo problema: la prima è quella che sostiene l'ipotesi1 che la tragedia fosse stata scritta tra il 430 e il 427 a.C., ed adduce come prove collegamenti extratestuali e questioni metriche2 3, su cui sarebbe troppo dispendioso soffermarsi in questa sede; la seconda corrente di pensiero vede4 come periodo probabile di composizione gli anni 418-417 a. C., periodo coincidente con l'abbandono della fazione ateniese da parte di Argo, e la sua conseguente pace con Sparta. Ciò è dedotto dai ripetuti attacchi che, nella tragedia, vengono mossi alla città di Argo, e ritenuti inspiegabili se l'opera fosse datata al 430.

La prima ipotesi è la più accreditata, ma porta ad un altro interrogativo: tra il 430 e il 427, quale anno è quello a cui è attribuibile il dramma?

Assieme ad altri5, il parere più autorevole a sostegno di una datazione degli Eraclidi successiva al 430 è quella di Wilamovitz6, ma proprio il 430 a. C. è la data che Zuntz segnala con certezza: la profezia finale di Euristeo è un messaggio di speranza ed ottimismo, sensazioni che dovevano essere comuni ad Atene prima dell'estate del 430 a. C., momento del grande attacco spartano.7

Le Supplici presentano a loro volta problemi di datazione: Zuntz si dimostra8 sicuro nell'affermare che la tragedia sia databile al 424 a.C., and only then. Una combinazione di caratteristiche induce a pensarlo: il desiderio di pace equilibrato dall'orgoglio della virtù ateniese e del suo inequivocabile valore; la prontezza nel sostenere le proprie tradizioni patrie, nonostante tutto; Atene è segnata, ma le sue cicatrici raccontano battaglie vittori

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher optical_lens di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Gazzano Francesca.
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