Etica applicata
Importazione della Toyota Lean Thinking
Lezione 1. Importazione della Toyota Lean Thinking, filosofia alla base che comprende alcuni concetti etici che sono applicati nel modo di lavorare. Il cuore della cultura di Toyota deriva dal fondatore Sakichi Toyoda che ha definito i principi di Toyota come propria testimonianza. Concetto del fattore umano. Questo è un esempio tipico di fattore umano a livello aziendale, cioè come l’impostazione generale di un’azienda che sta avendo successo è plasmata come testimonianza della propria esistenza che sono stati tramandati nelle generazioni a seguire.
Questo fattore è stato preso e identificato come un capitale dell’azienda per l’azienda tanto da essere tramandato. Cosa vuol dire questo? Il fattore umano identificato come un capitale per l’azienda da non perdere però c’è anche un altro elemento cioè che su queste cose o in queste cose sta gente ci credeva sul serio, ci crede sul serio.
Essere un leader Toyota significa comprendere e utilizzare questi principi come guida e ispirazione per il lavoro quotidiano. Ecco questa è l’etica applicata. L’etica è la scienza del fine quindi identificazione di un fine che può essere parziale naturalmente però orientato perché conosco il mio fine ultimo ossia arriva ad essere un’esperienza esistenziale coinvolgete, importante, consapevole. È talmente importante e consapevole da voler essere esaurizzato e trasmesso è proprio l’etica applicata. I 5 valori del Toyota Way rappresentano l’essenza di questi principi.
In questa consapevolezza c’è anche la consapevolezza che si può andare oltre, cioè questa è l’essenza ma non vuol dire che debba essere solo questa ma c’è una contestualizzazione continua richiesta, perché l’etica è una scienza pratica, praxis non teorica. Pratica vuol dire che è una scienza che indica l’agire. Ma l’agire rispetto a un fine ma le condizioni in cui questo agire si sviluppa qui bus auxilis cambiano. Una delle circostanze che si studiano nell’etica è il cioè con quali strumenti aiuti devo fare quello che devo fare. Con l’evoluzione auxilis della tecnologia, variazioni di dinamiche lavorative questi (strumenti che io utilizzo) dovranno cambiare. Ecco perché è giusto che questi valori del Toyota Way rappresentino l’essenza di questi principi che non è immobilismo.
I valori del Toyota Way
Challenge
Il primo è Challenge. Perseguiamo una visione a lungo termine per affrontare tutte le sfide con il coraggio e la creatività necessari a realizzare tale visione. Per questo al primo anno abbiamo parlato di coraggio fra le virtù umane che sono necessarie per raggiungere il fine. Il coraggio semplicemente non è l'assenza di paura intendendo per paura la percezione di un rischio, quindi il coraggio non è l'assenza di paura, anzi l'assenza di paura a livello aziendale è il cosiddetto rischio globale cioè il rischio dei rischi perché se io non percepisco il rischio mi pone nelle condizioni più radicali di soffrire il danno ovviamente.
Il coraggio fa riferimento a una passione che è l’ira, nella sua dimensione positiva cioè è il cosiddetto appetito irascibile con il quale affronto uno ostacolo per raggiungere un cosiddetto bene arduo. Detto in un altro modo; i pusillanimi e qua richiamo anche un altro concetto che abbiamo visto il primo anno, i pusillanimi (pusillus animis) sono quelli che si propongono obiettivi molto piccoli (pusillus animus), mentre il magnanimo (magnus animus) è colui che si pone obiettivi grandi. Colui che ha una visione a lungo termine necessariamente è un obiettivo grande ma questo è difficile da raggiungere, è arduo. Ecco perché il pusillanime ci rinuncia mentre il magnanimo si dota di coraggio.
La dimensione del coraggio che è l'appetito irascibile è la dimensione passionale non basta, se non diciamo che la volontà di potenza di Schopenhauer sarebbe sufficiente, ma non basta volerlo, bisogna avere anche la razionalità necessaria per trovare soluzioni nuove ed efficaci. La razionalità necessaria per trovare le soluzioni nuove ed efficaci si chiama creatività. Ecco che la passione è l'intelletto con la volontà che ha scelto il fine comporta un atteggiamento mediamente costante cioè perseverante. Proprio per questo si diventa capaci di affrontare tutte le sfide, non soltanto una poi magari un'altra, no! tutte! Sono disposto ad affrontare tutte le sfide per raggiungere il mio fine.
Kaizen
Il secondo è Kaizen. Cerchiamo di ottimizzare le nostre operazioni attraverso il miglioramento continuo. Viene fuori immediatamente la relazione fra conoscenza del fine e concetto di miglioramento. Non si può parlare di miglioramento senza avere definito in modo non ambiguo il fine. Il kaizen richiede due cose:
- L’autovalutazione: cioè mi devo mettere in discussione, ma non perché sono un insicuro, ma perché voglio ottimizzarmi. Mi voglio mettere in discussione perché lavoro su me stesso sapendo che la mia persona vive quella dinamica di potenza e atti. Ossia io so di avere delle potenzialità che devo però attualizzare. Non lavorerei su me stesso se non fossi un ottimista, non cercherei in me stesso obiettivi di miglioramento se io non avessi un’idea grande di me, magnanimo all’estero, con me stesso. La magnanimità dell’obiettivo aziendale, di lavoro è semplicemente l’espressione di avere un obiettivo personale di eccellenza molto alto, magnanimo. Chi non crede in se stesso non riesce ad esserlo, al massimo diventa un buon esecutore.
- Accettare l’errore senza fare drammi: essere permalosi è da idioti. Io rimango male perché non sono riuscito a farla bene, allora niente basta, è da idioti. Il permaloso ha una dinamica di vanità, quindi rinuncia al bene arduo. Ha infatti come obiettivo la propria gratificazione soltanto. Diventa una persona inutile, mediamente risentita, rinunciatario. Con il kaizen cerco miglioramento continuo, ma attenzione! Non è che non sono mai contento di me, perché sarebbe terrificante vivere cercare il miglioramento continuo perché non sono contento di me. Al contrario sono contento, ottimista e sicuro di me, e so che posso migliorare ancora proprio per questo.
Genchi Genbutsu
Il kaizen cala molto nel concreto con il Genchi Genbutsu che è il terzo, che tradotto vuol dire “andare alla fonte”, raccogliere consensi e raggiungere gli obiettivi prefissati. Cioè scoprire i fatti su cui prendere le giuste decisioni. Uno che ha studiato il Toyota Way: “Quando si va nella catena di lavoro della Toyota, ogni operaio ha un filo a disposizione. Quando quello che sta facendo non lo convince al 100%, tira il filo e la catena di produzione si ferma e gli ingegneri vanno alla postazione che ha attivato il genchi e cercano di capire che succede, se il pezzo arriva per esempio dislocato.”
Si cerca così di andare a scoprire i fatti su cui prendere le giuste decisioni. Bloccare una catena comporta perdita di produttività? No, sarebbe il calo della qualità la perdita di produttività. Tornando al Kaizen troviamo lì il collegamento con il genchi, perché mi sottopongo ad un’autovalutazione da parte di tutti. Non mi offendo che l’operaio mi dice questo non funziona, l’operaio sa meglio quella cosa lì rispetto al dirigente che è un fatto e a noi interessa scoprire i fatti.
Il raccogliere consensi non è un fattore di abbassamento della litigiosità sindacale, che è un problema aziendale, ma il raccogliere consensi è il passare da una modalità aziendale (che sono di diversi tipi come stay colder o share colder che è l’azienda che fonda le proprie decisioni sulla base delle indicazioni che gli provengono dagli sponsor, privati o sociali. Però se l’azienda è soltanto modello stay colder, share colder, la visione a lungo termine non è più dell’azienda ma di chi mette i soldi, quindi l’azienda perde quella che si chiama “vision”.) a una modalità aziendale Living Company. Essa si basa sull’efficacia della teoria dei giochi. Cos’è? Applicazione, derivazione o fondamento del pensiero sistemico. Una dinamica che ha uno stesso fine composto da diversi elementi raggiunge il fine se riesce a collaborare.
Esempio colloquio di lavoro probabile che chiedano di fare un gioco con altri che stanno selezionando e vi osservano. Raccogliere i consensi, quindi andare verso la living company, in cui anche l’operaio ha un ruolo per quanto riguarda quanto detto prima.
Respect
Il quarto è Respect. Rispettiamo gli altri, ci sforziamo continuamente di capire gli altri, assumendoci le nostre responsabilità e impegnandoci al meglio per costruire rapporti di fiducia reciproca. Che succede che questa living company, ha un cancro efficacissimo per distruggere tutta la dinamica del nation equilibrium ossia la mancanza di fiducia reciproca. La prima cosa per rispettare gli altri è la lotta contro la mormorazione o la calugna che in ambiente professionale è un elemento divisorio fortissimo. Parlare male degli altri.
La mormorazione è quando noi parliamo di una persona assente dicendo cose vere, la calugna è parlare male di una persona assente dicendo cose false. In entrambi i casi è distruttivo verso la persona di cui parliamo e delle relazioni con le persone con cui parlo male di qualcun altro. Perché quando parlo male di qualcun altro insieme a una persona, quella persona quando me ne vado parlerà male di me perché gli ho dato la dimostrazione che io non sono leale e non mi si fideranno più di me e mi parleranno male dietro. Quindi il rispetto è una cosa molto difficile e molto concreta. Assumendoci le nostre responsabilità questo comporta un altro fatto complesso, ossia dire la verità quando abbiamo sbagliato. È facile dire bisogna essere sinceri, per riuscirci davvero bisogna avere coraggio.
Team Work
Il quinto è il Team Work. Incentiviamo la crescita personale e professionale, condividiamo le opportunità di sviluppo e puntiamo al massimo della performance individuale e di squadra. Qui si ripropone tutto il nation equilibrium, pensiero sistemico, living company. Che cosa bisogna mettere a fuoco? La competitività. Quando noi diciamo incentiviamo la crescita personale, non solo mia ma anche dei colleghi. Ma io penso sono in competizione, se il collega cresce troppo mi frega il posto (che magari sono pochi). Quindi non li aiuto, gli frego le idee, dico che porta male. È un individualismo questo “lean thinking”?
Viene considerato nel mondo platonico le idee dell’iperuranio che poi noi troviamo nel Toyota Way applicate. Qui sembra un’idea dell’iperuranio. Il team working, pensiero sistemico di un professionista è la capacità di far crescere gli altri. Bisogna però essere molto sicuri di se stessi. Meno si è sicuri, meno si riesce a fare questo. Più ho paura di essere incapace, più attacca e più si isola. Uno che è molto sicuro, più accoglie, più collabora, più fa squadra. In questo modo si crea una rete basata non su interessi contingenti ma su amicizie personali.
L’uomo è per l’altro uomo lupo -> principio di sopraffazione. Quindi ci mettiamo d’accordo con un contratto sociale anche per quanto riguarda il lavoro. Io non mi devo fidare di te, il principio rimane, mentre il nation equilibrium, il valore delle relazioni umane e professionali quindi è veramente molto più forte quando c’è. The “Founder” il film che è la storia del Mc Donald è vero storia tristissima, il tizio viene a conoscenza di questi tizi sempliciotti che fanno hamburger buonissimi a livello familiare, gli frega l’idea e fa il Mc Donald.
Sistema di valutazione laboratorio di risoluzione di problemi
Lezione 2. Per capirlo ci sono quattro nozioni:
- Concetto di disumanizzazione: tutto ciò che è disumanizzante non è scientificamente accettabile. Non è che diciamo è cattivo quindi non accettabile dal punto di vista morale, ma proprio scientificamente non è accettabile. Questo perché? Avete visto che il campus ha un motto “la scienza per l’uomo”. Questa frase è molto interessante ed è il frutto di un dialogo, di una presa di posizione molto forte ed è radica nella concezione dell’uomo come essere che ha una natura corrotta oppure ha una natura ferita. Nel primo caso (ed è una bella fetta di mondo come ad esempio: il mondo tedesco) cos’è una cosa putrefatta? Nel ristorante dove lavorava il prof si mangiavano le trote e alcune marce andavano buttate. E il prof invece di svuotare il sacco e sentì un colpo alla nuca e la trota gli si è spappolata in mano. Questa è una cosa corrotta, putrefatta, non ci puoi fare niente devi soltanto buttarla.
Quando parto dall’idea che l’essere umano è corrotto è chiaro che l’affermazione di Nietzsche valutativa: “umano, troppo umano” è chiarissimamente una condanna. Ciò che è umano, troppo umano è corrotto, è da buttare. Non soltanto non serve, ma fa male.
Ecco perché la visione nietzschiana valutativa alimenta una visione cosmologica che si chiama Deep Ecology, ecologia profonda, nella quale il male ecologico, il male che noi possiamo toccare con mano sulla terra deriva dall’uomo. Quindi l’ecologia umana non è tanto il mantenimento della bontà della natura umana, ma il difendere la natura da un uomo che essendo corrotto, corrompe e non può far altro che corrompere.
Da un punto di vista narrativo questa posizione si realizza, si diffonde attraverso una cinematografia catastrofista in cui c’è sempre la fine del mondo perché l’uomo ha fatto un macello. Non soltanto. Ci sono allora anche posizioni più fantasiose quasi paranoiche come la “religione UFO”. Cioè la fede negli extraterrestri che un giorno verranno a salvarci perché noi da soli non siamo capaci. Questa è la ragione per cui tanti anni fa ci fu un fenomeno strano e tragico di un suicido di gruppo negli USA, che si ammazzarono perché questa religione ufo affermava che chi moriva nel momento in cui c’era una coincidenza stellare particolare sarebbe stato recuperato da una astronave ufo e si sarebbe salvato da questo mondo marcio.
Questo è un versante paranoico. Ma da un punto di vista più razionale, apparentemente, si sviluppa soprattutto dall’università di Oxford la posizione Trans-umanista. Prima post-umanista e poi trans-umanista. Fondamentalmente l’idea della posizione trans-umanista è che la tecnologia non serve per l’uomo, ma dovrà sostituire l’uomo. Detto in un altro modo con una visione di tipo evoluzionista, l’evoluzione, che abbiamo come chiave interpretativa assorbito, comporta la scomparsa del genere umano e la sua sostituzione con una intelligenza artificiale attraverso un fenomeno di cosiddetta singolarità tecnologica.
Cos’è questo fenomeno fisico? Teoricamente un qualunque fenomeno che ha una variazione, un fenomeno dinamico, può raggiungere una situazione per la quale la sua progressione a un certo punto anziché continuare in modo lineare va verso l’infinito di colpo. Questo è il concetto di singolarità.
Invece il concetto di singolarità tecnologica (in riferimento al libro di Kurzweill, la singolarità è vicina) per la quale l’intelligenza artificiale arriverà (doveva essere nel 2024 il fenomeno della singolarità tecnologica) per il quale l’intelligenza artificiale avrebbe avuto un incremento interno che andava all’infinito. Che vuol dire? Che l’intelligenza artificiale sarebbe diventata auto-poietica, cioè sarebbe diventata autonoma cioè sarebbe diventata qualcosa di autocosciente. Sono caratteristiche antropomorfiche che noi proiettiamo sull’intelligenza artificiale. Però, in una condizione tecnologica che elimina la corruzione dell’umano.
Il futuro sarebbe affidato all’intelligenza artificiale che avrebbe le caratteristiche essenziali dell’umano: razionalità, libertà, autonomia, senza però la ferita che fa dell’umano un essere corrotto. È la visione divinizzante della tecnologia.
Il trans-umanesimo va oltre affermando che i sistemi planetari entreranno in sistema fra di loro, tanto che l’universo diventerà autocosciente. Vicino a Kurzweil c’è Fjtriof Capra. Questo pensatore è il guru del pensiero sistemico. Attenzione, Capra dice:” La scienza ha anche bisogno di una religione, e la religione per la scienza è il buddismo.” Il buddismo ha come visione finale dell’uomo dopo la morte di dissolvenza della propria individualità, cioè io non sono più Victor ma entro in contatto e mi fondo, confondo con le forze cosmiche.
Ecco che allora la visione della singolarità tecnologica con un universo che entra in collegamento e diventa autocoscienze si sposa molto bene con la visione buddista del cosmo come Organismo Collettivo. Vuol dire che sono scomparse le realtà individuali, e l’organismo collettivo nel quale noi ci troviamo è la terra. La dea Gaia. La terra ha il suo sistema circolatorio che sono i fiumi, ha i suoi polmoni che sono gli alberi, ha i corpuscoli… tutta la terra è la grande divinità, madre terra, madre Gaia è la dea terra.
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Appunti di Etica Applicata (tutte le lezioni)
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Etica sociale
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