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Cinque valori del Toyota Way

Il cuore della cultura di Toyota deriva dal suo fondatore Sakichi Toyota che ha definito i principi dell’azienda e li ha tramandati. L’impostazione della Toyota si basa sui principi del “Lean Thinking” e quindi ha come obiettivo la creazione di più valore per i clienti con il minimo spreco possibile di risorse.

Questa azienda è un tipo esempio di fattore umano, poiché il fattore umano appunto è stato identificato come capitale dell’azienda e per l’azienda, tanto da essere tramandato. Essere un leader Toyota significa comprendere e utilizzare diversi principi come guida e ispirazione per il lavoro quotidiano e questo è proprio l’etica applicata, poiché l’etica è la scienza del fine.

I 5 valori del Toyota Way sono l’essenza di questi principi, infatti, si ripropongono di andare oltre e fare sempre di più, ricordando che si opera sempre per un fine ultimo anche se nel corso del tempo cambiano le tecnologie e i mezzi per arrivarci; quindi, bisogna sempre sapersi adattare e saper contestualizzare. Per questo motivo i 5 valori che andremo a citare rappresentano solo l’essenza dei principi, perché devono essere visti nell’ottica che sono solo la base da cui partire ma può sempre nascere altro.

1) Challenge

È la visione a lungo termine per affrontare le sfide importanti con coraggio e creatività necessari a realizzare tale visione. Il coraggio fa parte delle virtù umane per raggiungere il fine e a riferimento a una passione che è l’ira nella sua dimensione positiva, è l’appetito irascibile per affrontare un ostacolo per raggiungere un bene arduo; è importante ricordare che i pusillanimi sono quelli che si propongono piccoli obiettivi, i magnanimi sono quelli che si propongono grandi obiettivi, ma i grandi obiettivi sono difficili da raggiungere, i pusillanimi rinunciano prima.

Non basta volere qualcosa, bisogna avere la razionalità necessaria per affrontare e trovare soluzioni nuove ed efficaci, questa è la creatività. Un dipendente Toyota deve infatti essere disposto ad affrontare tutte le sfide che gli si pongono davanti per il raggiungimento del fine ultimo dell’azienda e anche personale.

2) Kaizen

È il cercare di ottimizzare le nostre operazioni attraverso il miglioramento continuo; qui viene fuori la relazione tra la conoscenza del fine e concetto di miglioramento: non posso migliorare se non conosco il fine.

  • Autovalutazione: consiste nel mettersi in discussione per ottimizzarsi: io lavoro su me stesso sapendo che lavoro di potenza e atto, cioè so di avere potenzialità che devo attualizzare. La magnanimità di un obiettivo lavorativo è l’espressione dell’avere un obiettivo personale molto alto. Chi non crede in sé stesso, non può essere magnanimo.
  • Accettare l’errore: bisogna accettarlo senza fare danni, l’essere permalosi è da idioti, il permaloso ha una dinamica di vanità che annulla l’aspetto irascibile e quindi rinuncia al bene arduo, ha infatti come obiettivo soltanto la propria gratificazione, alla fine diventa una persona risentita e rinunciatario.

Il kaizen mira a creare un miglioramento continuo, io lavoratore sono sempre più contento degli obbiettivi che raggiungo ma non mi fermo, non mi accontento, cerco sempre di fare di più.

3) Genchi Genbutsu

Il kaizen cala molto nel concreto con questo, che vuol dire “andare alla fonte” per scoprire i fatti sui cui prendere le giuste decisioni, raccogliere consensi e raggiungere gli obiettivi prefissati.

Il Kaizen lo vediamo applicato perché da parte di ogni dipendente c’è un’autovalutazione e uno spirito autocritico, non mi offendo se una persona con un ruolo al di sotto del mio mi dice che una cosa è sbagliata. Inoltre, il raccogliere consensi non è un fattore di abbassamento della litigiosità aziendale, ma fa parte di un tipo di gestione aziendale che si chiama “Living Company”, il quale si basa sull’efficacia della teoria dei giochi di John Nash (Premio Nobel dell’economia) ed è un fondamento o un’applicazione del pensiero sistemico: il sunto è che tutta l’azienda insieme può raggiungere obiettivi importanti, più che ogni singolo impiegato da solo.

4) Respect

Rispettiamo gli altri per costruire rapporti di reciproca fiducia. La “Living Company” si basa soprattutto sul fidarsi degli altri; la mancanza di fiducia è un problema e si risolve principalmente con il non parlare male degli altri e con il dire la verità, anche se significa avere conseguenze e per mantenere queste cose ci vuole coraggio. Bisogna essere leali, soprattutto se poi dagli altri si “pretende” lealtà.

5) Team Work

Consiste nell’incentivare la crescita personale e professionale, puntando al massimo delle performance individuale e di squadre. Bisogna mettere a fuoco la competitività, perché non deve esserci. Se un collega crescesse in ambito personale dovremmo imparare ad essere felice per lui e non esserne invidiosi perché magari con quella crescita mi toglie il lavoro. La valutazione dell’efficacia del team working e del pensiero sistemico sta nella capacità di far crescere gli altri e per farlo bisogna anche essere molto sicuri di sé.

Fine ultimo dell'ingegnere

Il padre dell’ingegneria biomedica è Webster, non è un ingegnere biomedica perché non esisteva, e in un’intervista alla domanda “chi è l’ingegnere biomedico?” ha risposto che è “un ingegnere che si forma in una disciplina e poi applica le conoscenze alla progettazione di nuovi dispositivi che aiutano la medicina e la chirurgia”. L’ingegnere biomedico gestisce gli ospedali, aiuta i medici, fa tante cose.

Mentre a Branca, il padre dell’ingegneria biomedica di Roma, è stata posta la stessa domanda e ha risposto che “l’ingegnere biomedico è un ingegnere; quindi, una persona che dispone di tutti gli strumenti necessari per svolgere una professione, che ha anche a che fare con le macchine e tratta questioni di bios, cioè vita, e quindi medicina ed è un ingegnere a larghissimo spettro.

  • Il fine dell’ingegnere biomedico è quello di trovare soluzioni a problemi pratici riguardanti la salute dell’uomo attraverso la tecnica ingegneristica. La salute dell’uomo va vista a 360°, ci sono quelli che lavorano a stretto contatto con i pazienti, ci sono quelli che lavorano per gli impianti ospedalieri.
  • Il fine dell’ingegnere chimico per lo sviluppo sostenibile è quello di operare, progettare e gestire processi produttivi industriali e chimici sostenibili.

Concetto di disumanizzazione e il sistema di valutazione

Il sistema assiologico è un sistema di valutazione che permette di ponderare le proprie scelte lavorative in modo etico attraverso alcune linee guida, però per comprendere quello che il sistema assiologico dobbiamo comprendere i concetti di disumanizzazione e di eticità dell’atto professionale che vi sono alla base.

Il concetto di disumanizzazione sostiene che tutto ciò che è disumanizzante non è accettabile oltre che da un punto di vista morale, anche proprio da un punto di vista scientifico. L’uomo può essere considerato o un essere con una natura corrotta o un essere con una natura ferita.

L’uomo come essere umano con una natura corrotta è un uomo che non serve, è da buttare, perché alimenta una visione cosmologica che si chiama “deep ecology” per cui il male ecologico, cioè quello che noi possiamo toccare con mano sulla terra, è causa dell’uomo. Per questo motivo quando si parla di “Ecologia Umana” si fa riferimento al voler difendere una natura da un uomo che essendo corrotto non può far altro che corrompere.

Nel mondo odierno questo di rispetta in una realtà cinematografica e narrativa catastrofica in cui c’è sempre la fine del mondo perché l’uomo non è stato in grado di preservare la sua vita e quella della specie e della terra. Ci sono posizioni poi anche più fantasiose e quasi paranoiche come la “religione degli ufo” la quale sostiene che gli ufo verranno a salvarci perché non siamo in grado da soli. Questa religione causò anche un suicidio di massa perché in una setta si diffuse l’idea che morendo in un certo giorno e in un certo orario ci sarebbe stata una situazione astrale che avrebbe permesso agli ufo di salvarli da questo mondo marcio.

Da un punto di vista più razionale però vediamo che questa teoria si sviluppa quella che è la posizione Transumanista, la cui idea è che la tecnologia non serve per l’uomo, non gli viene in aiuto, ma nasce per sostituirlo in un futuro più o meno lontano.

Spiegato da un punto di vista evoluzionista, la visione transumanista sostiene che l’evoluzione comporta la scomparsa del genere umano e la sua sostituzione con l’intelligenza artificiale con una singolarità tecnologica.

Il concetto di singolarità spiega che un qualunque fenomeno dinamico può raggiungere una situazione per cui la sua progressione non è più progressiva e lineare ma va verso l’infinito di colpo. Il concetto di singolarità tecnologica spiega che l’intelligenza artificiale arriverà ad avere un incremento interno che andrà all’infinito; diventerà quindi autonoma e autocosciente, avrà quindi caratteristiche antropomorfe. Il futuro sarà affidato alla singolarità artificiale con caratteristiche umane ma senza quella ferita che porta alla corruzione dell’uomo.

Questo discorso sulla singolarità viene fatto da Ray Kurzweil nel libro “La singolarità è vicina” e poi ripreso in altra chiave da Fritjof Capra. Capra, infatti, sostiene che la scienza ha bisogno di una religione e lui identifica questa religione nel Buddhismo, poiché è una religione che ha come visione finale dell’uomo la dissolvenza della propria individualità per un’unione con le forze cosmiche.

Buddhismo e realtà artificiale si fondono bene nell’idea di cosmo come organismo collettivo in cui sono scomparse le realtà individuali e la terra è il nostro organismo collettivo, è vista come una grande divinità, che l’essere umano offendo con il suo comportamento anti-ecologico. Questo fa capire che l’uomo non ne vale la pena, se vuoi essere un qualcosa di positivo devi rinunciare all’anima umana e andare oltre l’uomo, ma per farlo serve tecnica, che si trova nella scienza.

L’uomo come essere umano con natura ferita, invece, è l’uomo che vede nella scienza un obiettivo e un’impresa collettivi finalizzati al bene comune, alla cura dell’umanità attraverso la cura del singolo essere umano. Tutto questo non è una cosa inutile, perché la scienza è un atto umano che ha come primo obiettivo quello di proteggere e curare il soggetto che crea la tecnologia.

La tecnica da sola non basta e un esempio di questo è il fatto che la stessa ricerca che può creare la radioterapia e crea grandi speranze per l’evoluzione della medicina, può creare anche le armi di distruzione di massa. Capiamo quindi che è importante come i ricercatori utilizzano la tecnica, ma il fine sta sempre nell’uomo non nella macchina.

Tutto ciò che è disumanizzante non è scientificamente accettabile perché va a minare il soggetto stesso che fa la scienza. Uno scienziato che disumanizza qualcun altro sta, in realtà, disumanizzando molto di più sé stesso che l’altra persona perché una persona diventa ciò che fa. Importante però è ricordare che anche il processo inverso è possibile, anche la riumanizzazione è possibile.

Il concetto di intrinseca eticità dell’atto professionale è il secondo principio alla base del sistema assiologico ed è importante perché l’etica, in quanto atto che vuole raggiungere il fine, si sposa bene con quello che è il significato di “atto lavorativo”, che ha lo stesso obiettivo; è per questo che un si può definire etico un atto lavorativo.

Essendo il fine ultimo la risposta a tutti i perché io devo tenerlo sempre a mente, qualsiasi lavoro io decida di svolgere se non conosco il fine ultimo di ciò che sto facendo mi mancherà sempre il giusto approccio critico. Per questo motivo quando devo valutare un qualsiasi atto professionale io devo tenere sempre a mente quelli che sono il Finis Operis e il Finis Operantis, non posso concentrarmi solo su una delle due cose.

Il Finis Operis è la consapevolezza tecnico scientifica di come fare una determinata cosa, mentre il Finis Operantis è la consapevolezza del perché faccio quella cosa, quindi del fine ultimo. In quest’ottica la tecnica è una dilatazione della potenzialità intenzionale dell’ingegnere, non solo perché si realizza, ma anche perché acquisto la potenzialità di fare più cose e imparo a...

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fe__9999 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Campus Bio-medico di Roma o del prof Tambone Victor.
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