Concetti Chiave

  • L'età consolare, compresa tra fine XI e fine XII secolo, vedeva i consoli come magistrati con poteri ampi nell'amministrazione comunale, ma controllati dalle famiglie nobili.
  • Conflitti tra nobili e famiglie ricche portarono alla creazione del podestà, un magistrato esterno alla città, per garantire stabilità e mediazione.
  • Il podestà, con un mandato temporaneo, era affiancato da un consiglio maggiore e un consiglio minore, e la sua attività era soggetta a verifica al termine del mandato.
  • Nella seconda metà del 13 secolo, emersero tensioni sociali tra nobili e il popolo, diviso in popolo grasso e minuto, che rivendicava una maggiore partecipazione al governo comunale.
  • Il popolo grasso, composto da borghesi benestanti, riuscì a prevalere in alcuni comuni, portando all'elezione del capitano del popolo per affiancare il podestà nelle funzioni amministrative.

L'età consolare e i consoli

I primi secoli della storia dei comuni (fine XI a fine XII) è detta “età consolare”. I consoli erano magistrati, che affiancavano i Consigli nell’amministrazione del comune. Il numero di consoli variava da 2 a 24 e rimanevano in carica per un tempo limitato (da 6 mesi a un anno). Godevano di potere ampi: amministravano la giustizia, mantenevano l’ordine pubblico, guidavano le forze armate in caso di guerra, gestivano le finanze cittadine, … Non aveva però un potere pieno, ma era “controllato” dalle famiglie più influenti. I consoli erano nominati da un’assemblea di tutti i cittadini, nobili e borghesi (l’arengo) e venivano affiancati da un consiglio più ristretto, chiamato senato, formato dai rappresentanti delle famiglie aristocratiche. Quindi, nei comuni ad avere il potere era una ristretta oligarchia.

Conflitti e nascita del podestà

Tra la fine del 12 e gli inizi del 13 secolo però nacquero numerosi conflitti tra opposti gruppi di cittadini. Fino a quel momento il potere politico era detenuto dalle famiglie nobili, ma questo cominciò ad essere rivendicato da altre famiglie, quelle più ricche, che si erano arricchite attraverso le loro attività commerciali e artigianali. Dal momento che volevano accedere agli organi di governo nacque un periodo di instabilità caratterizzato dalle lotte di potere tra le famiglie più importanti. A questo punto, per mettere fine ai disordini interni, le famiglie si mettevano d'accordo e attribuivano il potere al podestà, un magistrato reclutato al di fuori della città, quindi privo di legami con entrambe le fazioni. La sua carica era temporanea, ma poteva essere confermata. Il podestà era affiancato da due consigli: il consiglio maggiore, composto da un centinaio di membri provenienti dalle famiglie più influenti, e il consiglio minore.

Tensioni sociali e divisioni

Il suo incarico era di durata variabile (da sei mesi a un anno) e al termine di esso egli era sottoposto a una verifica per assicurarsi che avesse svolto correttamente le sue funzioni. Inoltre, vennero codificati degli statuti, raccolte di norme che disciplinano il governo delle città. Tuttavia, nemmeno la funzione di mediazione del Podestà riuscì a impedire che nella seconda metà del 13 secolo, in molti comuni, nascessero tensioni sociali. Col tempo si è stabilita una triangolazione tra le parti sociali che riguardavano: i magnati (i nobili), contrapposti al popolo (costituivano la maggioranza). Il popolo si divideva in popolo grasso e minuto. Quello grasso era formato dal ceto borghese (persone ricche ma non nobili), che comprendeva ricchi mercanti, imprenditori e professionisti. Il popolo minuto invece, era composto soprattutto da piccoli artigianati e bottegai. Il popolo grasso era organizzato in Arti e in base alla loro importanza politico-sociale erano divise in Arti maggiori, costituite dai grandi gruppi dei professionisti e dagli artigiani e mercanti dediti all’esportazione (giudici, notai, mercanti,…) e in Arti minori, che comprendevano tutte le professioni più miseri (fabbri, calzolai, macellai,...). Alla fine del 13 secolo, il popolo grasso pretese di prendere parte nel governo del comune il quale era formato solo dai nobili. Ciò diede vita a dei conflitti interni che nel caso di molti comuni si risolsero quando il popolo grasso prevalse sui nobili nominando un proprio rappresentante: il capitano del popolo, che affiancava il podestà nell'esercizio delle sue funzioni. In alcuni momenti quindi i comuni hanno visto il prevalere dell’elemento popolare, anche se della parte più ricca del popolo. Il capitano del popolo, il Podestà il Consoli erano figure politiche ma anche militari.

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Domande da interrogazione

  1. Qual era il ruolo dei consoli nell'età consolare?
  2. I consoli erano magistrati che affiancavano i Consigli nell'amministrazione del comune, con poteri ampi ma controllati dalle famiglie più influenti. Erano nominati da un'assemblea di cittadini e rimanevano in carica per un periodo limitato.

  3. Come è nato il podestà e quale funzione aveva?
  4. Il podestà nacque per risolvere i conflitti tra famiglie nobili e ricche famiglie borghesi. Era un magistrato reclutato al di fuori della città, privo di legami con le fazioni, e aveva un incarico temporaneo, affiancato da due consigli.

  5. Quali erano le tensioni sociali che si svilupparono nei comuni?
  6. Nella seconda metà del 13 secolo, emersero tensioni sociali tra i magnati (nobili) e il popolo, che si divideva in popolo grasso e minuto. Il popolo grasso, composto da borghesi, rivendicava una maggiore partecipazione al governo.

  7. Come si organizzava il popolo grasso e quali erano le sue richieste?
  8. Il popolo grasso era organizzato in Arti maggiori e minori, a seconda della loro importanza politico-sociale. Alla fine del 13 secolo, pretese di partecipare al governo del comune, che era dominato dai nobili.

  9. Quali figure politiche e militari emergevano nei comuni durante questo periodo?
  10. Durante questo periodo, emersero figure come il capitano del popolo, che affiancava il podestà, e i consoli, che avevano ruoli sia politici che militari, riflettendo le dinamiche di potere in evoluzione nei comuni.

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