VULCANOLOGIA e LABORATORIO
Un vulcano viene definito come un sistema naturale che provvede al trasferimento di magma dall’interno terrestre verso la
superficie. Con la parola ‘vulcano’ non si intende dunque solamente l’intersezione con la superficie: l’intero sistema vulcano
comprende, a partire da una zona di origine del magma per fusione parziale (mantellica o, più raramente, crostale), una o più zone
di accumulo (di cui chiamiamo camera magmatica l’ultima, ovvero quella che alimenterà l’eruzione) da cui si dipartono zone di
alimentazione (condotti) che portano all’edificio vulcanico. Questo rilievo interseca la superficie con una cratere. In realtà può
anche non esserci un cratere ben definito, ma piuttosto una frattura lineare oppure un vulcanismo con più bocche eruttive
(vulcanismo areale) o addirittura morfologie negative come le caldere. Nei casi più comuni si hanno strutture complesse con
morfologie positive e negative associate nel tempo e nello spazio.
Il magma è un sistema multifase e multicomponente, chimicamente definibile come una soluzione di silice e silicati nella grande
maggioranza dei casi (con l’eccezione dei magmi carbonatitici). La fase prevalente è il liquido magmatico, accompagnato da delle
fasi cristalline e/o fasi volatili presenti in soluzione nel magma o come fasi indipendenti.
Dove e perché si origina un magma? Non è una domanda di facile risoluzione, in quanto il magma è una sorta di ‘estraneo’ in un
sistema-‐Terra che è essenzialmente solido ad esclusione del nucleo esterno. Esistono due grandi famiglie di magmi:
Magmi mantellici: originatisi a partire da una peridotite, una roccia ultrabasica composta da olivina (almeno 60%), e
• pirosseni con fasi alluminifere accessorie. Una peridotite ha un contenuto in silice di meno del 40%. Siccome i magmi di
origine mantellica, come i fusi basaltici, sono sempre più ricchi di silice rispetto alla peridotite (i.e. basalto 48 -‐ 50%), si
trae la conclusione che nella gran parte dei casi la fusione della roccia sorgente è solo parziale (altrimenti avremmo un
fuso peridotitico). I fusi basaltici caratterizzano l’attività vulcanica di gran parte del pianeta.
Magmi anatettici: originatisi per fusione parziale di rocce crostali, la cui composizione media è quella di una gneiss. Dai
• processi anatettici si forma di solito un fuso granitico, che ha un contenuto di silice anche del 70%. I fusi granitoidi
caratterizzano maggiormente le rocce intrusive più che quelle vulcaniche. I fusi granitoidi possono ovviamente formarsi
anche per differenziazione di fusi che in partenza erano più basici.
Al di sotto della litosfera, l’astenosfera (80 km sotto gli oceani e fino 200 km sotto i continenti) è la zona reologicamente più debole
del mantello ed è lì che si ha la maggior probabilità che si origini un magma per fusione parziale. E’ ancora in discussione la possibile
esistenza degli hot-‐spot quali sorgenti molto più profonde dell’astenosfera (alcuni sostengono possano derivare dal limite con il
nucleo esterno).
In che modo avviene tale fusione parziale? Lo si può capire facendo un grafico in cui si evidenziano gli andamenti all’interno della
Terra in termini di temperatura (geoterma) con l’aumentare della pressione (traducibile in profondità), le curve di solidus e liquidus
in condizioni secche e idrate. Il liquidus è il luogo dei punti in cui avviene la transizione tra un sistema tutto fuso ad un sistema con
fuso più cristalli; il solidus è, invece, il luogo dei punti in cui avviene la transizione da un sistema con liquido più cristalli ad un
sistema tutto solido.
1 kbar = 100 MPa
1 kbar = 3 Km
Quello che si vede è che la geoterma, che nelle parti più superficiali ha un gradiente
fino a 30°C/km, non interseca mai la curva di solidus dry della peridotite; affinché si
creino le condizioni adatte alla fusione è dunque necessario che si abbia un aumento
drastico di temperatura in profondità per anomalie radioattive, oppure una
decompressione adiabatica causata dai moti convettivi astenosferici, oppure un’azione idratante di una componente volatile
esterna. Infatti, le curve di solidus e liquidus in condizioni idrate (a partire dallo 0,1% pp di H O in soluzione) subiscono una
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deviazione verso temperature ben più basse, tali da portare ad intersecare la geoterma e dare la potenzialità di produrre un fuso.
Questa area di intersezione è posta a circa 30 -‐ 100 kbar (90 -‐ 300 km, proprio l’intervallo dell’astenosfera). La percentuale di
fusione dipende dalla pressione a cui avviene: a pressioni molto elevate la fusione parziale è di poche unità per cento, mentre a
pressioni più basse si arriva anche ad un massimo del 30%. E’ chiaro che all’aumentare della fusione parziale, il liquido prodotto
somiglia sempre più alla composizione della roccia madre (fino al 100% in cui le composizioni combaciano); fino a un 20 -‐ 30% il
liquido è comunque un basalto.
Per quello che riguarda invece i magmi anatettici, a prescindere dalla composizione, il primo liquido che si forma ha sempre una
composizione pari a quella dell’eutettico ternario quarzo -‐ feldspato -‐ plagioclasio. In questo caso, per basse percentuali di fusione
parziale il fuso è sempre granitoide nel senso più ampio del termine.
IL MAGMA
La variabile estensiva più importante di un magma è la sua massa, perché è l‘agente del lavoro che il magma stesso compie
sull’ambiente esterno; la quantità di lavoro che un magma esercita sull’ambiente è funzione della sua massa. In ambiente eruttivo
la massa determina la magnitudo dell’eruzione, mentre in ambiente intratellurico determina il tempo di raffreddamento. Inoltre,
alla massa sono attribuibili i valori di energia termica, meccanica e potenziale che hanno un ruolo determinante nel caratterizzare
l’attività, in particolare quella eruttiva, intesa perciò come un lavoro compiuto dal vulcano sull’ambiente esterno.
Il modo in cui si manifesta questo lavoro, e in atre parole i tipi di eruzione (effusiva, esplosiva o mista), dipende dalla composizione,
dalla pressione e dalla temperatura del magma che sono quindi le variabili intensive che caratterizzano il sistema. Dalla
modulazione di queste variabili dipendono a loro volta le proprietà reologiche del magma (vale a dire viscosità e densità) che
caratterizzano il suo stato in movimento e ne controllano quindi sia le modalità con cui avviene la risalita a giorno che quelle del
trasporto superficiale.
Si sa molto poco del magma alla zona sorgente, e quello che viene osservato sono solo i prodotti delle eruzioni o il consolidamento
dei magmi in profondità (intrusioni); evidenze più o meno dirette provenienti dalla zona sorgente che possono essere da noi
osservate sono gli inclusi del solido frazionato e delle rocce incassanti (i.e. noduli kimberlitici). Tuttavia la gran parte della
vulcanologia si basa sull’osservazione del magma una volta che è già venuto a giorno: osservando solo il ‘prodotto finale’, si può
comunque cercare di ricostruire quale fosse il sistema di partenza grazie agli studi petrologici e petrografici che hanno messo in
evidenza l’esistenza di serie di differenziazione.
Dal punto di vista composizionale, nei magmi silicatici il componente principale è sempre la silice; si riportano di seguito le
concentrazioni in percentuale in peso dei principali ossidi (detti elementi maggiori, ovvero presenti per più dell’1%).
Ci sono poi da considerare gli elementi minori, ovvero quelli la cui concentrazione è compresa tra 0,1 -‐ 1% (che, tuttavia, possono
talvolta risultare come maggiori). Tra questi vi è l’acqua, che entra in forma cristallina in alcuni minerali idrati come gli anfiboli e le
+
biotiti: tale acqua viene per convenzione denominata H O o “acqua di struttura”, mentre quell’acqua che viene eliminata a 110 °C è
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semplicemente legata all’umidità e alla porosità della roccia. Altri elementi minori sono la CO , che a volte pu
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