Letteratura italiana moderna e contemporanea C
La reazione che comincia con Il verri, rivista di Luciano Anceschi fondata nel 1956, prosegue fino al Gruppo ’63 (movimento letterario italiano d’avanguardia costituitosi a Palermo nel 1963 e attivo sino alla fine del decennio, che all’esperienza neorealista ormai in declino oppose lo sperimentalismo linguistico più estremo, al fine di elaborare una letteratura capace di dialogare con la nuova realtà sociale del boom economico) e oltre.
È un movimento di reazione che chiede alla letteratura di affrancarsi da certi moduli ripetitivi. Ci sono tante posizioni diverse, sia per la prosa sia per la poesia. Tutte le riviste dei gruppi di neoavanguardia influenzano questo nuovo modo di fare letteratura.
Questo porta a un periodo di dibattito con polemiche accese: es. contestazioni contro Bassani. La Morante rimane esterna ai dibattiti, Fenoglio ritorna sempre sulla letteratura resistenziale, Bassani è un po’ più coinvolto nei dibattiti e poi c’è Bianciardi. Comunque tutti questi scrittori risentono del desiderio diffuso di slegare la narrativa dalla rappresentazione della storia e dagli imperativi etici (Bassani: era importante dar voce alle vittime della storia).
Il Gruppo ’63 si propone come movimento d’avanguardia per stravolgere certi modelli comunicativi ed è una forma di impegno e un modo per esprimere delle posizioni e opinioni.
Luciano Bianciardi tra provincia, Milano e boom economico
Bianciardi essendo una figura di passaggio, non è proprio un classico: come disse Calvino: “un classico è quello di cui si sente dire “lo sto rileggendo” o di cui si conosce la trama senza averlo letto”. Bianciardi appartiene alla generazione del ’22 e muore abbastanza presto nel ’71. Non ha goduto di grande fama post-mortem, anche perché non ha scritto tanto in ambito narrativo (più per giornali o saggi brevi). Il suo successo è dovuto molto a La vita agra. A Grosseto poi quando è nata la fondazione Bianciardi è riuscito ad emergere un po’ di più.
Bianciardi ha avuto una vita un po’ burrascosa: grossetano, nasce e cresce nella provincia, fa la guerra combattendo al fronte, trovandosi con gli americani. Grazie a questi ultimi impara l’inglese e poi farà anche il traduttore. Dopo la guerra starà a Grosseto e farà l’insegnante di scuola e il bibliotecario (bibliobus per le campagne).
Nel 1954 venne chiamato a Milano da Feltrinelli, miliardario comunista che aveva deciso di fondare una nuova casa editrice e di coinvolgere un po’ dell’intelligenza di sinistra sparsa per l’Italia, e decide di chiamare proprio Bianciardi. Da qui la vita di Bianciardi cambia, perché passa dalla campagna alla metropoli di Milano proprio nel momento del boom economico. Si ritrova in una città che era l’opposto della città da cui veniva: a Milano sono tutti un po’ tristi e imbruttiti, tutto costava di più, c’era lo smog, più movimento, etc.
Lavora in varie forme con Feltrinelli: rivista di cinema, traduttore e poi come freelance. Bianciardi afferma che l’hanno mandato via perché strascicava i piedi per andare al lavoro, si lamentava sempre, faceva battute. Allora comincia a lavorare un po’ da esterno e traduce tantissimo.
Bianciardi a Grosseto si era sposato e aveva avuto un figlio. Ma, nel frattempo, conosce un’altra donna, che viene a vivere con lui a Milano. Bianciardi così inizia ad avere questo doppio matrimonio e dalla relazione con la seconda donna avrà anche dei figli (in totale tre figli). ISBN, vecchio editore che gestiva Bianciardi, a quel tempo era di Coppola: era stato pubblicato nei volumi detti “antimeridiani” ma poi la casa editrice è fallita.
Perché Bianciardi acconsente ad andare al nord? Aveva seguito la vicenda dei minatori a Ribolla, e aveva scritto un libro insieme a Cassola su questo tema (erano morti 43 minatori). Bianciardi vive questa vicenda dell’esplosione malamente e decide di partire per Milano (I minatori della Maremma, uscito nel ’56). Pubblica dei pamphlet, in cui si diverte a prendere in giro il mondo culturale, sia grossetano che milanese (il settore quartario lo definisce) trilogia della rabbia (ultimo libro La vita agra del ’63). Indro Montanelli del Corriere della Sera gli chiede di lavorare per loro dopo La vita agra ma Bianciardi non capisce: quel libro era una presa in giro del miracolo economico, del mondo dell’editoria, del mondo milanese del momento, della borghesia capitalistica italiana e quindi rifiuta.
Bianciardi, Risorgimento e scrittura
Bianciardi poi inizia a scrivere per altri quotidiani e riviste milanesi, prende in giro la televisione (Tele Bianciardi). Poi inizia a farsi prendere dalla sua passione per il Risorgimento: il libro che da bambino lo affascinava di più era un libro di Giuseppe Bandi, che aveva partecipato alla spedizione dei Mille e aveva scritto il libro I Mille. Ci sono tanti libri che parlano di Risorgimento (a partire dal Gattopardo).
Bianciardi pubblica anche dei veri e propri saggi sul Risorgimento, scrive un libro su Garibaldi e anche i testi che scrive dopo La vita agra sono un miscuglio col Risorgimento. Come, ad esempio La battaglia soda del 1964: si finge Giuseppe Bandi e racconta la vita dopo la spedizione dei Mille. Questo libro dunque è scritto con un italiano ottocentesco. Poi scriverà Aprire il fuoco del 1969, romanzo che ambienta cento anni dopo le Cinque Giornate di Milano, un episodio del 1848 ambientato però nel 1948. Aprire il fuoco si può definire un libro ucronico.
Da un punto di vista personale di Bianciardi le cose non vanno più molto bene: la sua compagna, Maria Jatosti (dopo che la moglie ha scoperto il fattaccio lui era finito per vivere solo con Maria e il figlio di Maria) rimane male del libro La vita agra, perché è personale e parla della delusione di Milano e lei si sente parte marginale della sua vita. J’accuse contro la città di Milano in quanto metonimia di una città in via d’espansione e a Grosseto torna sempre meno visto che è giudicato male per avere due famiglie. Maria Jatosti prende una casa a Rapallo e lui fa avanti e indietro tra Rapallo, dove ha aperto una libreria, e Milano: questo lo fa cadere nell’alcolismo e infatti morirà di cirrosi epatica.
Bianciardi forse è il primo sociologo della televisione. Poi scrisse anche di calcio, infatti aveva una rubrica a proposito. Bianciardi definiva Grosseto come Kansas City, in questo modo prende in giro anche il mito dell’America.
Vita agra di un anarchico e Milano
Vita agra di un anarchico - Luciano Bianciardi a Milano è una biografia scritta da Pino Corrias: racconta chi è Gian Giacomo Feltrinelli, un miliardario, editore, pericoloso sovversivo, comunista e l’intento è di distribuire i libri (per Feltrinelli ci lavora anche Bassani). Milano era la città dell’industria, delle case editrici ma Bianciardi all’inizio non sapeva bene cosa avrebbe trovato.
Tirata sul linguaggio dell’ambiente comunista e dell’editoria: il termine “problema”, che si pone o si solleva. Parla dell’abuso di termini, che perdono di significato.
Anche se a Milano Bianciardi resta comunque in contatto con Grosseto, con i suoi amici e con un certo Terrosi a cui scrive le lettere.
Miller (lo chiamava così Enrico Montanari), aveva due romanzi censurati in America che in Italia erano arrivati con Feltrinelli con la traduzione a cura di Bianciardi. Bianciardi poi dopo aver tradotto i suoi due libri prenderà spunto da lui. Corrias dice: Milano è come giungla merdosa; detto da Maria Jatosti sul loro primo appartamento condiviso: parla dello smog e dei piccioni e di tutti i lavori che faceva e della loro relazione.
Ma Milano era una città molto viva, soprattutto il quartiere Brera, dove c’erano cantanti, attori che parlavano del vero e Bianciardi era contento di sentire il controcanto dell’Italia del boom (es. Jannacci).
(Video YouTube: Luciano Bianciardi e la Milano anni ’60: il mutamento antropologico: lui parla già al passato ed ha questa sensazione che tutto quello di autentico che ha conosciuto a Milano stia scomparendo, come se fosse sintomo di questa società che trasforma il genuino in prodotto.
Ohei son qui (titolo da una canzone di Jannacci): c’è Jannacci che impersona sé stesso e con Bianciardi fanno finta che sia appena tornato a Milano: Ohei! Son qui! incontro con Enzo Jannacci 1965 (video YouTube). Tematica dell’emigrante in cerca di fortuna che, dalla provincia va in città (Jannacci era pugliese e Bianciardi invece viene da Grosseto). Di Bianciardi ed Enrico Vaime.
Bianciardi ha un rapporto conflittuale con Milano. La presenta in modo negativo: è la città del denaro dove tutti sono soli, tutti vanno veloci in una direzione. Bianciardi però ha trovato una vivacità mondana che gli piaceva. Jannacci fa parte di questo gruppo esteso a cui lui si era affezionato, poi è successo l’alcol, la vergogna, i problemi con la compagna, che l’hanno portato ad odiare tutto. Jannacci però rimane per Bianciardi, l’isola felice in questo inferno. (Video YouTube: La vita agra, Carlo Lizzani, 1964 – Omaggio a Enzo Jannacci).
In Bianciardi c’è sempre commistione tra reale e finto. La vita agra è un romanzo molto autobiografico, ma mentre nella realtà Bianciardi sale a Milano per lavorare con Feltrinelli, nel libro (il protagonista che è senza nome), parte con uno scopo terroristico: vuole far saltare in aria il Torracchione, ovvero la sede dell’industria mineraria, proprietaria delle miniere di Ribolla, perché vuole rivendicare i minatori. Nel libro denuncia persone reali, fa nomi e cognomi anche dei suoi amici che ci rimangono male, come la compagna. Bianciardi nel libro fa un riferimento diretto anche a Ribolla e alle bare che vede sfilare, anche se è finzione.
Pasolini e Bianciardi osservano dei cambiamenti e si staccano dalla narrazione del cambiamento italiano come un bene, Bianciardi sul tram vede tutti soli, tristi e anche se dicono che va tutto bene c’è il mito dell’ottimismo, della fiducia nel progresso, che a lui dà solo angoscia.
La cultura come bene di consumo: la letteratura può ancora salvarsi.
La vita agra di Luciano Bianciardi
All’inizio scrive degli avvenimenti e di come lui vive appena arrivato a Milano, ovvero negli appartamenti condivisi dove tutti fanno tutto e cerca di introdurre un’atmosfera in cui tutti pensano al denaro. Gli appartamenti condivisi sono luoghi di passaggio anche per gli amici. Bianciardi mostra la vita dei fuorisede a Milano. C’è il bar delle Antille (in realtà si chiamava Bar Giamaica).
Nel capitolo successivo si racconta l’incontro con Anna (che sarebbe Maria). Bianciardi annuncia anche cosa fa a Milano, infatti lui è andato lì con lo scopo di vendicare i morti di Ribolla, infatti vuole far saltare in aria il Torracchione dell’industria Montecatini (usa un linguaggio un po’ tecnico). Bianciardi usa sempre un tono tragico-ironico ed è sarcastico anche verso i responsabili. Si ha un contrasto tra la tragedia e la burocrazia.
Bianciardi nel mezzo del romanzo fa una dichiarazione poetica, un’incursione metaletteraria del narratore (storpia i nomi: es. Que Roques = Kerouac).
Bianciardi prende in giro la tendenza degli scrittori di fare gruppo e dare una base teorica alla letteratura.
Il 1956, l’Ungheria e la trilogia della rabbia
Il 1956 segna la data di inizio del nostro viaggio perché il 1956 è la data dei fatti d’Ungheria: c’era stata un’insurrezione contro il dittatore (l’Ungheria era controllata dall’URSS) e, a seguito di questa insurrezione le truppe dell’URSS entrarono in Ungheria. A quel punto ci fu una repressione che finì con il sangue. È un momento molto importante per i comunisti d’Europa: molti rimangono sconvolti da questo lato sanguinoso del comunismo e vengono scoperti tutti i crimini di Stalin. Calvino stesso, come molti altri intellettuali abbandonò il Partito Comunista. Bianciardi tratterà di questo evento e della conseguente reazione degli intellettuali comunisti in una sua opera.
Bianciardi comincia a scrivere un libro a quattro mani con Carlo Cassola che narra della tragedia successa in una miniera (che era stata preannunciata poiché i minatori avevano già protestato per le condizioni di lavoro e di sicurezza). Mentre lavora a quest’opera Bianciardi lavora anche per Feltrinelli, ma si renderà conto che il lavoro d’ufficio con delle scadenze precise non fa per lui. Era sposato ma lasciò la moglie a Grosseto e trovò una nuova compagna (dalla moglie ebbe un figlio e dalla nuova compagna un altro figlio che non poté riconoscere). Nel 1962 scrisse La vita agra, l’ultimo romanzo della trilogia della rabbia, in cui prende in giro il mondo dell’editoria milanese. Ha molto successo ma l’autore non riesce a gestirlo bene.
Scriverà poi dei pastiches sul Risorgimento, un periodo da lui molto amato e molto trattato. Bianciardi è stato anche un giornalista che ha scritto molto per giornali, nella televisione, sullo sport e sulle riviste: ha poi rifiutato un posto per la più grande testata di Milano, Il corriere della sera, ma poi scriverà per un’altra importante testata della città, ovvero Il Giorno.
Aveva un rapporto un po’ ostile con la città in cui va a vivere nel 1954, ovvero Milano, che resterà tale fino alla fine della sua vita (nel 1971, a 49 anni). A Milano si aspettava un mondo accogliente, invece ha trovato un mondo ostile, abitato da persone diffidenti. La vita agra è un’opera di stampo fortemente autobiografico della sua esperienza a Milano. A Milano incontra anche tanta gente interessante, soprattutto nel quartiere di Brera, il quartiere della scapestrata bohème dove trascorrere delle serate che gli sembrano molto spontanee con queste persone interessanti, ma poi anche queste serate inizialmente euforiche ed esaltanti iniziano a diventare noiose e grige e dunque ne La vita agra racconta della decadenza e della corruzione di Milano.
Negli ultimi anni della sua vita il rapporto con la sua compagna diventerà più difficile perché lui è sempre più dedito all’alcol e al bere, inoltre lei rimane molto ferita dal modo in cui Bianciardi l’aveva rappresentata ne La vita agra. Nelle sue lettere, Bianciardi, scriveva di non avere amici, anche se questo, in realtà non era proprio vero. Bianciardi vede e racconta in questo romanzo (La vita agra) il lato oscuro del miracolo che tutti gli italiani vedevano nella città di Milano. Bianciardi fu anche un traduttore soprattutto di letteratura americana (tradusse entrambi i tropici di Miller).
Significato e trama di La vita agra
Cosa vuol dire La vita agra? Agra vuol dire aspra, ma anche scomoda e i toni del romanzo sono alle volte anche comici, ma sempre accompagnati da una nota aspra. Il romanzo narra la storia di un uomo che decide di trasferirsi a Milano a seguito dell’incidente nella miniera (successo nella miniera di Ribolla) per vendicarsi e far saltare in aria la sede della Montecatini, proprietaria delle miniere della Ribolla. Il suo obiettivo però si presenta già all’inizio come molto astratto e diventerà via via sempre più irrealizzabile.
Il protagonista è ovviamente ricalcato su Bianciardi stesso ed è anche colui che racconta la vicenda. Il protagonista lavora nel mondo dell’editoria milanese e ha una relazione al di fuori del matrimonio. Potremmo dire che questo romanzo è il j’accuse di Bianciardi, è un po’ vuoto di trama ed è più ricco di immagine della società borghese di Milano. I primi due capitoli sono di introduzione, mentre il terzo possiamo dire che segna una svolta nella narrazione: il narratore inizia a raccontare la sua missione mentre osserva la sede della Montecatini e sente proprio l’indifferenza dei padroni nei confronti dei lavoratori, soprattutto quei 43 che sono morti nell’incidente. Il narratore fa capire che prima di partire ha dato ai suoi conoscenti altre motivazioni, ma loro lo hanno guardato come se già sapessero il vero motivo, o almeno come se si aspettassero che c’era anche qualcos’altro.
Bianciardi rappresenta il mondo della società del consumismo e dell’inquinamento, quel mondo che nasce all’epoca e che poi si è evoluto fino al giorno d’oggi. Quando il protagonista alter ego di Bianciardi inizia a lavorare nel mondo dell’editoria, si trova male perché si rende conto che questo mondo non è interessato alle questioni che contano, ma solo al dare ai lettori sempre storie nuove (lui infatti chiede al giornale per cui lavora di scrivere un articolo a proposito delle miniere della Ribolla e l’editore gli dice che sarebbe un articolo inutile perché ormai quella è una storia vecchia).
Nel romanzo inoltre è presente anche un altro tema: la città divide le classi sociali e c’è un’umanità selezionata in base a censo, occupazione e aspirazione (lui afferma di non vedere mai in città né preti né operai, probabilmente perché vivono fuori città dato che il centro è troppo caro). Nel quarto capitolo viene presentata Anna che è una figura molto più politicizzata del protagonista stesso (il protagonista non ha un nome mentre nel film di due anni dopo si chiamerà Luciano Bianchi e sarà interpretato da Ugo Tognazzi), ma allo stesso tempo riflette la difficoltà dell’autore/protagonista stesso di vivere in gruppo.
Infatti lei viene presentata come colei che porta sempre il protagonista in giro e sarà proprio lei a portarlo alle riunioni del partito comunista. Anna cambia la vita del protagonista sia dal punto di vista pratico sia dal punto di vista sentimentale. Mentre la conosce il protagonista sta già pensando a come corteggiarla: inizialmente aveva un compagno di stanza, Carlone, mentre lei vive fuori città. Poi Anna inizia ad andare a trovarlo sempre più spesso e i
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Letteratura italiana moderna e contemporanea, Prof. Sacchettini Rodolfo, libro consigliato La vita …
-
Plutarco - Vita di Antonio
-
Alfieri - vita ed opere
-
Dante, Vita Nova