Prodotti dell'attività dell'urbanistica e i caratteri del particolare contesto in cui si realizzano
I prodotti di un urbanista sono gli esiti di un processo di interazione sociale. Esito: prodotto di un'azione in modo non volontario. Effetto: prodotto di un'azione in modo volontario.
Ipotesi
L'attività dell'urbanista si deposita in testi, in forma orale, cartacea, digitale, grafici, sono testi carichi di intenzioni, con lo scopo di convincere una pluralità di soggetti e orientare/modificare il comportamento di altri. I documenti dell'urbanista dicono alla società quali sono le mosse da compiere per svolgere una serie di azioni con il fine di modificare lo spazio. I testi hanno quindi un destinatario, che interpreterà il testo in base alle proprie intenzioni ed esperienze. Sono testi che possiedono una forma, che hanno un'organizzazione interna che serve a comunicare orientando l'interpretazione del destinatario.
I testi urbanistici vengono abbandonati dall'autore (es. all'amministrazione), perché il testo dell'urbanista punta ad avere degli effetti, per fare ciò verranno messi in atto (implementazione). I testi contengono discorsi di natura differente (descrittivi, narrativi, prescrittivi, argomentativi), si racconta la configurazione del contesto e poi il progetto. I discorsi sono di natura disciplinare (rappresentazioni/visioni parziali del mondo/costrutti inventati per semplificare il mondo).
L'urbanistica è una disciplina che da sempre ha i contorni sfumati, che si intreccia con altre discipline. È una disciplina continuamente in mutamento perché continuamente sollecitata da questioni esterne e per le quali ha bisogno di attrezzarsi in maniera specifica. Essere parte di una disciplina significa essere parte di un processo di diffusione del potere.
L'attività dell'urbanista produce dei documenti. Documento: prodotti da soggetti che hanno delle intenzioni e degli interessi. Non sempre sono espliciti, sono testi a cui noi assegniamo un valore di vario tipo (testimoniale, giuridico, culturale, artistico). I testi dell'urbanista sono l'esito di un processo di interazione sociale, non l'effetto del sapere tecnico. L'esito è quindi imprevedibile.
Con questi testi scritti e disegnati, l'urbanista intende comunicare con l'esterno. Nei testi troviamo sempre descrizioni di stati di cose contemporanei/presenti. Molto spesso per capire come si è arrivati si mette in campo la storia partendo da domande del presente. Troviamo cose presenti ma soprattutto descrizioni di stati di cose future. Possiamo fare delle previsioni, ma non siamo certi.
Il testo dell'urbanista descriverà stati di cose possibili e auspicabili. L'urbanista indica i successivi momenti di progettazione. Il progetto urbanistico è un progetto che viene abbandonato nelle mani di altri e che genera altri progetti. I testi dell'urbanista hanno delle conseguenze. Non c'è un rapporto lineare causa-effetto tra ciò che l'urbanista immagina e ciò che succederà, ma spesso si avvierà un rapporto circolare di determinazione (ci sono delle conseguenze che sono attese, ma ci sono a volte conseguenze non volute, questo perché i progetti non sono mai on target, non riescono mai a prevedere tutto ciò che succederà, c'è sempre qualcosa che rimane fuori o che nasce a partire dal progetto).
Lo scopo dell'urbanista è quello di modificare lo spazio, migliorarlo, quindi anche migliorare le relazioni che i soggetti hanno con lo spazio. Gli esiti ultimi sono cose concrete, sono fatti che percepiamo con i sensi, vediamo e tocchiamo. I testi e i discorsi che vengono prodotti durante la progettazione non hanno solo conseguenze sulle azioni dei soggetti e sulla città materiale, ma influenzano l'immaginario dei soggetti, li interrogano con nuove domande e ridefiniscono la loro enciclopedia. Lasciano un deposito a lunga memoria, anche nel caso in cui non vengano realizzati. Influenzano comunque l'idea che gli individui si fanno della città.
L'urbanista deve fare anche un'opera di rieducazione dello sguardo. L'immaginario collettivo: ciò che gli individui condividono nel loro gruppo riguardo al proprio presente e futuro. L'immaginario si costruisce mediante frammenti di idee che provengono da qualsiasi cosa (es. film, articoli di giornale,...). La differenza tra fantasia e immaginario è che la fantasia non è possibile (es. unicorni), mentre l'immaginario ha a che fare con il possibile, è un deposito di possibilità circa il futuro.
A loro volta i testi sono influenzati dall'immaginario e dalle domande dei soggetti. Solo l'urbanista ingenuo crede di ritrovare nello spazio esattamente ciò che ha immaginato, descritto e disegnato. La distanza che separa il lavoro dell'urbanista dalla realizzazione di ciò che ha immaginato è ampia e a volte incolmabile. Si può ridurre ma mai annullare. Molto del lavoro del progetto serve per ridurre questa distanza tra progetto e ciò che concretamente si realizzerà.
Sopralluoghi e rilievi
I sopralluoghi e i rilievi sono forme della descrizione che possiedono caratteristiche specifiche. Sopralluogo: esperienza dello spazio che implica l'uso dei sensi (esperienza urbana). Rilievo: ricerca predeterminata di una serie di materiali. La descrizione è complessa. I prodotti della descrizione non vanno confusi con la realtà. Noi possiamo produrre solo rappresentazioni e non possiamo sapere se queste sono vere o false, perché non abbiamo una realtà con la quale compararle. Possiamo al massimo comparare rappresentazioni tra di loro e decidere quale è la più utile e la più convincente. La mappa non è il territorio.
Per descrivere è sempre necessario operare una selezione, un ordine del discorso, una gerarchia. Bisogna decidere cosa è pertinente, coerente, appartenente, appropriato al discorso e cosa è rilevante, significativo o rappresentativo. Non esiste una descrizione al di fuori di un'intenzionalità. Si descrive perché si ha uno scopo. Nelle descrizioni non bisogna prevedere cosa guardare, altrimenti non ci si imbatterà mai nel nuovo. Bisogna avere uno sguardo più descrittivo che analitico.
La descrizione è il campo in cui si riconoscono dei problemi. Definiti questi, si possono decidere le strategie e le azioni del progetto. L'urbanista descrive sempre il mondo di adesso, qui e ora, il mondo attuale contestualizzato nel tempo e nello spazio. Il sopralluogo non è un incarico istituzionale, è una pratica senza protocollo. Gli schizzi del sopralluogo, a differenza delle foto, danno determinate informazioni. Il sopralluogo è lo strumento che genera domande precise alle quali si risponderà con descrizioni più precise mediante altri rilievi. Il rilievo della città ha un minor grado di selezione, una legenda più articolata, rappresenta un mondo fatto di più cose. Si parte dalla mappa della città e si inseriscono le informazioni che si ritengono più rilevanti.
Esistono due tipi di rilievo:
- Rilievo interpretativo: rilievo con un livello di selezione maggiore, mira a accomunare zone con le stesse caratteristiche.
- Rilievo tematico: rilievo che ha un solo scopo (es. spazio aperto).
La descrizione non riguarda solo gli spazi, ma anche le pratiche che accadono all'interno degli spazi. Le informazioni cambiano magari nel corso delle ore o dei giorni.
Il linguaggio ha dei limiti, regole, forme anche precostituite (es. modi di dire), è una condizione della comunicazione, non un mezzo.
Contesto: insieme delle condizioni entro le quali si svolge il processo di progettazione. Il contesto influenza la costruzione della descrizione. Si produce una descrizione dedicata a quel contesto. Il contesto influenzerà i destinatari e il loro punto di vista.
Uso della descrizione:
- Solleva questioni.
- Non è mai esito di una pratica neutrale trasparente.
- È profondamente legata alle pratiche progettuali.
Piani
Per lungo tempo il piano è stato il principale strumento impiegato dall'urbanista, pur essendo stato oggetto di cambiamento negli anni. Il modo di fare il piano è in relazione al ruolo che l'urbanistica ha nella società. La forma del piano è il modo attraverso il quale il piano organizza i suoi documenti, il modo in cui il piano tratta l'oggetto che vuole trattare. Un piano consiste in un discorso complesso sulla città o su un territorio.
In un piano si trova una parte che descrive una situazione, rappresentando lo stato attuale, costruendo un problema. Un'altra parte definisce le modalità per il trattamento di questi problemi. Il piano è un atto amministrativo, deve rispondere ad alcuni requisiti di legge. Il piano è esso stesso una legge. Ci possono essere degli aspetti comuni tra i piani (es. leggi urbanistiche regionali).
Tecnica dello zoning: la città viene divisa in parti connotate, si fa una classificazione funzionale delle parti della città. Ampio è anche l'utilizzo di schemi. Gli schemi sono sintetici, realizzati con simboli iconici, disegni evocativi, accompagnati da testi che contengono le caratteristiche delle città. Queste sono visioni, sempre molto vaghe, non possono essere paragonate alle zonizzazioni. Sono rappresentazioni che intendono suggestionare, convincere, essere una guida, definiscono dei temi e un'immagine della città.
I piani definiscono l'uso del suolo delle città. Attribuiscono quindi una capacità edificatoria ad ogni porzione di suolo. Essi contribuiscono quindi alla determinazione dei valori fondiari. Forniscono una rappresentazione rilevante della città e della società locale, dello stato presente o futuro. Ciò che i piani fanno è dare una forma relativa all'organizzazione della città, ai rapporti tra spazio aperto ed edificato.
I piani propongono visioni del futuro e sono capaci di orientare l'azione dei soggetti una volta che vengono condivisi. I piani organizzano in determinati modi il loro discorso, stabiliscono una gerarchia, privilegiano alcuni aspetti lasciandone sullo sfondo altri, definiscono le regole di interazione sociale e procedurale, organizzano il modo mediante il quale i successivi momenti della progettazione dovranno realizzarsi.
Progetti
L'urbanistica nasce con il tema del cambiamento delle città, anche mediante progetti di parti urbane. Progetti di rinnovo urbano: costruiscono la città nuova sulla/a partire dalla città esistente, mediante la riqualifica di aree dismesse. Non sono mai progetti con conseguenze solo all'interno del lotto, ma agiscono con conseguenze anche sulla scala urbana.
Negli anni '80 grandi aree industriali sono state dismesse per fenomeni di decentramento industriale. Spesso la differenza tra urbanistica e architettura è una differenza labile (es. se si vogliono dare informazioni sullo spazio aperto è buona cosa parlare dell'attacco a terra degli edifici).
Progetti urbani: trasformazioni dello spazio nelle quali convergono differenti opportunità, vincoli, interessi, attori. Sono situazioni specifiche e uniche. Il problema è che quando le trasformazioni iniziano a diventare tante, c'è la necessità di avere una rappresentazione di sfondo entro la quale innestare le trasformazioni puntuali. Nella storia ci sono state delle contraddizioni (es. due progetti che erano in concorrenza l'uno con l'altro perché mancava uno sfondo che tenesse conto delle modifiche). Si è capito che è necessario uno sfondo entro il quale ciascuna trasformazione si può innestare con un senso.
Il rapporto tra piano e progetto è quindi un tema rilevante. Ci sono:
- Progetti che possono emergere al di fuori del piano e che possono causarne delle varianti.
- Progetti che sono la conseguenza delle determinazioni di un piano.
- Progetti che fanno parte di un piano.
- Progetti che prevedono altri progetti.
- Progetti esplorativi che servono a discutere, non per forza vogliono essere realizzati.
- Progetti che servono a sondare la disponibilità alla modificazione di una situazione.
- Progetti che sono destinati al cantiere.
Regole e norme
Regola: comportamento svolto per un bisogno, deriva dall'esperienza, se non viene seguita nessuno dà una multa.
Norma: impone una sanzione o il non raggiungimento dell'obiettivo (es. se non si presentano alcuni documenti che la norma prevede non si può costruire). Il testo delle norme di un piano è comprensibile solo si guarda una mappa e viceversa. Generalmente le norme sono legate alla rappresentazione planimetrica della città e dicono cosa è possibile fare in un'area.
Sempre più l'urbanistica si è avvicinata alle situazioni di progettazione, mutando le normative che riguardano le possibilità di modificazione della città. Le norme possono essere articolate in vario modo, possono essere relative a progetti più o meno ampi. Regolazione che riguarda i progetti: testi verbo-visivi che associano a una normativa tradizionale verbale una normativa grafica. Sono istruzioni per la progettazione, nome che riguardano solo quel progetto, che dipendono dalla specificità del progetto.
Il linguaggio prescrittivo ha lo scopo di determinare/orientare/influenzare il comportamento dei soggetti. Non si tratta però solo di enunciati categorici, le norme possono essere declinate secondo alcuni diversi livelli di prescrittività, ciascuno dei quali stabilisce una diversa relazione tra emittente dell'enunciato prescrittivo e destinatario.
Quindi i progetti dell'urbanistica non si costruiscono solo mediante sapere tecnico, i prodotti sono l'esito di un processo, l'urbanista è immerso nel processo, al processo partecipano numerosi attori, vengono impiegati diversi tipi di sapere.
L'urbanistica come sapere pratico
I prodotti dell’urbanista non si costruiscono solo attraverso il sapere tecnico, vengono impiegati diversi tipi di sapere:
- Sapere tecnico: sapere disciplinare esito del consolidarsi di regole tecniche.
- Sapere locale: sapere che cresce nell’esperienza quotidiana di un luogo, di una situazione.
- Sapere interattivo: sapere che si forma nel momento in cui i soggetti si confrontano. Nel momento in cui differenti saperi e differenti attori interagiscono fra loro ed apprendono l’uno dall’altro.
Si può osservare il progetto urbanistico solo in relazione al contesto dell'azione, che ha alcune caratteristiche:
- Unicità: ogni situazione ha caratteristiche proprie.
- Ambiguità: ogni situazione si presta a diverse ed alternative interpretazioni.
- Imprevedibilità: data la presenza di una pluralità di attori.
- Provvisorietà: poiché l’azione non si arresta mai, ed ogni esito è sempre provvisorio.
- Conflitto di valori: non si decide solo nei termini di cosa è utile e cosa non lo è, cosa può produrre i risultati attesi e cosa invece è controproducente, ma anche nei termini di cosa sia “buono” e “giusto”.
Natura del sapere urbanistico
L'urbanistica si dibatte tra due rappresentazioni del suo sapere: una scientifica e una pratica. Se il sapere del progetto urbanistico è un sapere pratico, nel progetto della città ne discendono alcune conseguenze:
- Muta la natura del progetto: il progetto non è un effetto dell'applicazione di teorie, non è effetto della conoscenza ma è un esito imprevedibile di una interazione tra attori sociali.
- Mutano le condizioni di accettabilità di un progetto: non è tanto la verifica e congruenza rispetto a una teoria ma la condivisione degli esiti.
- Mutano i compiti del progetto: il progetto non deve dare risposta a bisogni determinati dell'uomo, il compito del progetto è di dare risposte a domande, aspirazioni, preferenze, storicamente e localmente determinate.
- Muta il posto del progetto nei processi di costruzione della città: il progetto non è la tappa finale di una sequenza nella quale i problemi vengono predeterminati secondo una sequenza a cannocchiale ma è il momento sede di costruzione del problema, che ha conseguenze alle scale inferiori e superiori. Le decisioni superiori vanno attuate, quelle inferiori devono essere istruite.
- Muta il ruolo del progetto: il progetto non è solo un disegno di stati di cose da realizzare ma anche prestazioni esplorative ed istruttorie.
- Mutano i codici di comunicazione impiegati: i destinatari non sono solo i tecnici, ma sono una pluralità di soggetti.
- Mutano i rapporti tradizionali che il progetto intrattiene con le procedure di osservazione delle situazioni: non è una relazione causale e deterministica quella tra analisi e progetto ma è una determinazione circolare tra una descrizione interpretativa e il progetto come forma dell'indagine.
- Muta il ruolo del tecnico: il tecnico non risolve problemi, ma costruisce i problemi insieme ad altri attori (dialoga con il contesto, apprende dalla situazione locale e impiega mezzi ideati nel contesto).
Se si prendono sul serio queste condizioni occorre:
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