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Filologia romanza A Professor Walter Meliga

Indice

Filologia romanza A Professor Walter Meliga ..................................................................... 1

Introduzione al corso ................................................................................................................................................ 3

Trovatori

Jaufre Rudel, Lanquan li jorn son lonc en mai .................................................................................................... 10

Cercamon, Puois nostre temps comens’a brunnezir ........................................................................................... 20

Bernart de Ventadorn, Can vei la lauzeta mover ............................................................................................... 27

Gaucelm Faidit, No m’alegra chans ni critz ........................................................................................................ 31

Arnaut Daniel, Doutz braitz e critz ..................................................................................................................... 32

Marcabru, L’autrer jost’una sebissa ................................................................................................................... 38

Guglielmo IX d’Aquitania ........................................................................................................................ 42

Ab la dolchor del temps novel ............................................................................................................................ 44

Companho, farai un vers qu’er covinnen ............................................................................................................ 47

Pos vezem de novel florir .................................................................................................................................... 49

Farai un vers, pos mi sonelh ............................................................................................................................... 54

Compaigno, non puosc mudar qu’eo no m’effrerei ............................................................................................ 56

Farai un vers de dreit nien .................................................................................................................................. 57

Pos de chantar m’es pres talenz ......................................................................................................................... 59

Analisi ............................................................................................................................................................. 59

Recensione ...................................................................................................................................................... 62

Collazione ....................................................................................................................................................... 63

Edizioni critiche .............................................................................................................................................. 73

L’edizione Crescini ........................................................................................................................................................ 73

L’edizione Jeanroy ........................................................................................................................................................ 74

Valutazioni, osservazioni ed indagini sulla collazione ................................................................................... 74

La ricerca di varianti linguistiche arcaiche ................................................................................................................... 75

L’analisi delle varianti adiafore .................................................................................................................................... 76

Conclusioni sulla critica del testo ................................................................................................................... 76

Interpretazione ................................................................................................................................................. 78

Introduzione al corso

Lunedì 14 novembre 2022

Lo scopo formativo a livello metodologico è comprendere che per la comprensione di un testo è necessario possedere conoscenze del contesto del testo preso in analisi e disporre di un testo dalla forma e dal contenuto sicuro. A partire dall’invenzione della stampa, noi siamo abituati a disporre di testi il cui contenuto e la cui forma sono sicuri perché offerti al pubblico mediante procedimenti meccanici. In realtà anche i testi a stampa hanno una loro filologia siccome anche essi possono incontrare problematiche nel loro viaggio nel tempo. Questa problematica, però, è enormemente più complessa in testi con composizione precedente all’invenzione della stampa.

I testi prima della stampa erano trasmessi con copiatura manuale. Questo ha prodotto una serie di modificazioni del testo – per lo più involontarie – nella forma e nel contenuto. I testi precedenti alla stampa ci sono giunti in manoscritti.

Problematiche di questo genere si presentano, ad esempio, per il testo della Commedia dantesca. Questo tipo di problemi non si presenta invece per i Rvf di Petrarca siccome di quell’opera possediamo un manoscritto autografo-idiografo. Noi possediamo anche l’autografo del Decameròn. Questo testo però costituisce un caso esemplare. Noi abbiamo un autografo del Decameròn che è però pieno di errori. Quell’autografo è il prodotto di un Boccaccio copista di se stesso. Gli errori presenti in quel manoscritto autografo vengono corretti dai filologi. In generale, però, il possesso dell’autografo consente di non dover intervenire sul testo.

Guglielmo IX d’Aquitania è il primo poeta che non scrive più in latino. È il primo poeta moderno. Guglielmo è il primo poeta lirico dell’Europa post-romana. Ci sono dei frammenti precedenti a lui. La prima personalità, il primo autore che noi riusciamo a studiare in modo sistematico di tutta la tradizione letteraria europea è però Guglielmo IX d’Aquitania. Definire il primo poeta di una tradizione è sempre cosa assai difficile siccome non ci sono termini di paragone. Tutti gli altri poeti romanzi sono a lui successivi di almeno una ventina d’anni.

Nelle prime lezioni si parlerà dei trovatori e della loro tradizione. Il libro di riferimento da studiare sui trovatori è il seguente: C. Di Girolamo, I trovatori, 2° ed., Torino 2021. Il libro disegna un quadro della tradizione trobadorica senza eguali. È un testo un po’ difficile ma è da studiare. Un testo d’appoggio, più facile da consultare, è W. Meliga, La poesia trobadorica, in Storia della civiltà letteraria francese, Parte Nona, La letteratura occitanica, Torino, 1993, pp. 1954-1996. I libri sono strumenti che vanno usati come un falegname usa un cacciavite. Da ciascun libro si deve prendere ciò che serve. Non si deve prendere tutto da ciascun libro. Un sito di riferimento è rialto.unina.it. Esso è un grande repertorio informatizzato di testi con traduzione e commento.

La traduzione dei testi proposta in questo sito è in prosa ed è una traduzione di servizio. Dante nel Convivio afferma che non si può trasmutare ciò che è legato con legame musaico alla lingua in un’altra lingua. Questo si sente anche per le traduzioni dei testi provenzali.

Del testo che prenderemo in analisi esistono versioni differenti offerte dalla tradizione. Di questi problemi si occupa la filologia (‘amore per le lettere’). Gli alessandrini del Museo di Alessandria d’Egitto concepiscono una disciplina filologica che si occupa di conservare attraverso l’analisi dei documenti e dei testimoni i testi del passato nella miglior forma possibile, con forma e contenuto il più possibile vicini a quelli dell’autore. Gli alessandrini concepiscono la disciplina filologica quando si approcciano alle diverse versioni dei testi omerici.

La Filologia romanza A A.a. 2022-2023 Appunti di Alessandro A. Vercelli filologia ebbe grande fortuna in epoca umanistica. Si approda poi alla concezione ottocentesca della filologia, che è peraltro anche la nostra. In questa filologia nasce la tecnica della critica del testo. La critica del testo non fa nessuna valutazione di tipo estetico. È però un metodo per ricostruire un testo il più possibile vicino all’originale nel caso in cui il testo sia stato trasmesso da tradizione molteplice e quindi in versioni differenti.

Copiare il testo vuol dire lentamente corromperlo. Nella copiatura l’attenzione di chi copia viene a volte meno e pertanto si danneggia il testo originale. Inoltre, nella tradizione, spesso i testimoni si corrompono oppure scompaiono del tutto.

Critica del testo è un calco del ted. Textkritik. In tedesco questa espressione è molto più vicina al significato greco. Kritikè è il giudizio che consiste nella scelta netta tra due alternative antitetiche: giusto-sbagliato. Chi si occupa di critica testuale deve giudicare quale delle lezioni trasmesse dalla tradizione è quella giusta e quali quelle sbagliate. Esistono poi certo anche delle varianti d’autore. Capita spesso che un autore riscriva le proprie opere. Esistono fasi diverse di molte opere (si pensi alle tre edizioni del Furioso di Ariosto o alle tre edizioni dei Promessi Sposi di Manzoni).

In linea di massima, però, quando noi ci troviamo di fronte a lezioni differenti dobbiamo ipotizzare che una sola sia autentica e risalente in modo diretto all’autore. A volte noi abbiamo lezioni diverse che tutte darebbero senso ed andrebbero bene. A volte abbiamo invece lezioni differenti delle quali alcune non restituiscono un senso comprensibile e non rispettano la forma, ed in questo caso sono evidentemente lezioni erronee.

La filologia romanza si occupa di testi volgari. Essa nasce sull’applicazione dei metodi della filologia classica alle diverse peculiarità della tradizione dei testi medievali. La filologia, in origine, nasce come filologia classica.

La lingua italiana attuale ha alla base la lingua letteraria dei poeti fiorentini. Questo è molto interessante. Questa è una peculiarità della lingua italiana. Spesso e volentieri la lingua si diffonde sulla base della conquista militare e del prestigio.

La tradizione poetica italiana è l’ultima ad essersi sviluppata in modo sistematico tra le letterature europee. La scuola poetica siciliana è all’origine della tradizione poetica italiana. Essa si colloca attorno agli anni Trenta del 1200. Guglielmo IX di Aquitania muore un secolo prima. La letteratura italiana, quindi, nasce con un ritardo evidente. Questo ritardo in realtà verrà colmato ben presto. Alla fine del XIV secolo d.C. l’Italia sarà il primo Paese europeo per tradizione poetica. Da lì in avanti, chi farà poesia lirica, la farà al modo del Petrarca.

I primi lirici italiani, però, iniziano a fare poesia al modo dei trovatori. È quindi questa una linea che non si interrompe mai del tutto. Noi dobbiamo cercare di non vedere le cose solo dalla prospettiva italiana. Quella prospettiva, infatti, è falsata a livello cronologico.

I manuali di riferimento per la critica del testo sono i seguenti:

  • P. G. Beltrami, A che serve un’edizione critica? Leggere i testi della letteratura romanza medievale, Bologna, 2010;
  • L. Leonardi, Filologia romanza, 1, Critica del testo, Firenze, 2022.

Il corso sarà articolato fondamentalmente in due parti. La prima sarà di contestualizzazione generale della poesia dei trovatori per mezzo della lettura di alcuni testi esemplari. La seconda sarà invece dedicata a Guglielmo 2 Filologia romanza A A.a. 2022-2023 Appunti di Alessandro A. Vercelli IX d’Aquitania, il primo dei trovatori e il primo poeta lirico in una lingua romanza. In un primo momento verranno letti alcuni dei testi più importanti di Guglielmo IX; l’ultima parte sarà invece dedicata all’edizione critica del testo di Pos de chantar m’es pres talenz di Guglielmo IX.

I trovatori

La letteratura dei trovatori si esprime in una lingua romanza. La lingua romanza dei trovatori oggi non è più considerata nel novero delle lingue romanze attive. Noi parliamo genericamente di provenzale e di Provenza, non indicando esattamente la regione politico amministrativa ma un’area più ampia, coincidente in linea di massima con il sud della Francia. La Francia nel medioevo era un’area limitatissima, corrispondente al territorio di Parigi e stretti dintorni. La Francia medievale non corrisponde alla Francia d’oggi. Noi con Provenza indichiamo quindi genericamente il sud della Francia.

La storia della lingua italiana vera e propria è molto breve. La lingua italiana come lingua madre è prerogativa solo delle generazioni più recenti. Prima la lingua italiana era una lingua di cultura, lingua appresa successivamente e non in famiglia.

Il territorio che oggi corrisponde alla Francia, un tempo era divisa in tre aree linguistiche corrispondenti alle tre differenti lingue: d’oc, d’oil e francoprovenzale. I trovatori si esprimono in lingua d’oc. La loro è un’epoca di grande frammentazione. Il quadro sociopolitico del tempo, oltre a quello linguistico, è estremamente frammentato per il territorio attualmente francese. Quello è il periodo d’oro del feudalesimo, della società feudale e dell’organizzazione territoriale feudale. A quel tempo esisteva un Ducato d’Aquitania. L’Aquitania è tutta la porzione sud-occidentale della Francia. Guglielmo IX d’Aquitania era un aquitano ed anzi era il Duca d’Aquitania.

Il primo poeta della modernità, quindi, era un signore feudale. Ciò è indicativo anche per comprendere il valore che la poesia e l’attività letteraria poteva avere a quel tempo. Noi oggi siamo abituati a vedere nella distinzione prosa-poesia una distinzione netta. La letteratura del XII secolo è quasi tutta poesia; non è contemplata la prosa. Al tempo, la distinzione tra poesia e prosa non era valida ed era sostituita da quella tra poesia lirica e poesia narrativa.

Che cos’è la poesia lirica? La poesia lirica è un discorso in cui parla un soggetto. La poesia lirica è la voce di un soggetto che parla in prima persona. La poesia narrativa è una voce che parla d’altri. La poesia lirica può anche parlare di un’esperienza filtrata con gli occhi dell’io. Spesso l’esperienza raccontata con gli occhi dell’io è un’esperienza amorosa ma ciò non è d’obbligo. La poesia lirica può essere anche poesia morale, poesia politica, poesia di attacco personale (molto diffusa nella tradizione portoghese, ad esempio). L’amore non definisce la poesia lirica. Anche la lirica moderna non è soltanto lirica d’amore. Si pensi ad Ungaretti, ad esempio, o a Leopardi, dove l’amore è solo una delle numerose componenti della loro poesia. Inoltre, comunque l’amore non è quasi mai un amore fine a se stesso ma è generalmente un modo per parlare del soggetto.

Martedì 15 novembre 2022

3 Filologia romanza A A.a. 2022-2023 Appunti di Alessandro A. Vercelli

L’immagine del trovatore come poveretto che gira sul suo asinello non corrisponde del tutto alla realtà storica dei trovatori. Il primo di loro, Guglielmo IX, è un signore feudale, come si è visto. Egli non è un poeta professionista siccome non fa il poeta per vivere. Più avanti ci saranno di fatto dei poeti professionisti. Molti dei poeti del tempo non sono come noi li immaginiamo oggi. Il poeta non ha la divisa da poeta. Ciò è vero anche oggi.

T.S. Eliot era un impiegato di banca. Montale sembrava un pensionato come un altro. Nel nostro immaginario, però, il poeta medievale si distingue dalle persone comuni ma ciò non rispecchia la realtà storica. Nel nostro immaginario c’è anche l’immagine del poeta alla Baudelaire, che vede un po’ più in là, che conduce una vita maledetta. Tutto ciò non corrisponde però alla realtà di oggi e tanto meno corrisponde alla realtà del medioevo.

Con Guglielmo IX era del tutto diversa anche la concezione stessa della poesia e dell’attività poetica. Inoltre, la poesia esercitava nella società una funzione del tutto diversa rispetto a quella che esercita oggi nella nostra società. Noi oggi guardiamo la poesia da postromantici. La poesia nel medioevo era molto più legata nel pratico alla società; forte era la sua funzione sociale. La poesia nel medioevo ha una funzione didattica, anche quando parla di pene d’amore. Il poeta si mette sempre nella posizione di colui che insegna.

à Cfr. PDF 1_Le corti dei trovatori (Filologia romanza A > Slide)

Nei materiali del corso è fornita una cartina che mostra la distribuzione geografica delle corti dei trovatori. Oltre all’area provenzale di lingua d’oc sono interessati anche territori confinanti con quell’area, con lingue di altro tipo. Abbiamo territori confinanti con la Provenza ad Ovest (la Catalogna), ad Est (la Lombardia) e a Nord.

Guglielmo IX doveva essere nato e vissuto in questa area del Nord, a Poitiers. È importante sapere dove si trovano i luoghi citati, proprio sulla cartina. Le corti dei trovatori sono tantissime, ci sono moltissimi luoghi indicati su questa carta. Moltissimi sono i luoghi in cui i trovatori operavano.

Chi è un trovatore? E chi un giullare? Trovatore è un nomen agentis, un nome d’azione, un sostantivo che deriva da un verbo, sullo stile di corridore da correre. Il verbo trobar, esistente anche nell’

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessandro_Vercelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Meliga Walter.
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