Trattato sul modellismo statico e i diorami
Introduzione
1.1 Premessa e oggetto dello studio
Il presente trattato si propone di esplorare il modellismo statico e la pratica del diorama come fenomeni culturali, artistici e tecnici di grande rilevanza nel campo delle «Arti Applicate», ponendo particolare attenzione alle implicazioni legate alla conservazione e alla musealizzazione. Con "modellismo statico" si intende la creazione di riproduzioni in scala ridotta di oggetti, veicoli, figure o ambienti, caratterizzate dall'assenza di componenti meccaniche in movimento e da un fine prevalentemente estetico, documentario o narrativo [23]. Il diorama, il cui nome deriva dal greco "di-órama" che significa "vedere attraverso", rappresenta un'evoluzione di questa pratica: una composizione tridimensionale che unisce modelli, scenografie e spesso effetti luminosi per offrire un'esperienza visiva immersiva [27].
L'analisi non si limita quindi all'aspetto ludico o hobbistico tradizionalmente associato a queste pratiche, ma le inserisce in una riflessione più ampia sulla cultura materiale, sulla trasmissione del sapere tecnico-artigianale e sulla conservazione del patrimonio artistico minore. Come sottolinea Fraccaroli, «il modellismo italiano ha radici che affondano nella tradizione artigianale rinascimentale», evidenziando una continuità storica tra le botteghe artistiche del passato e le attuali pratiche di costruzione in scala [1]. Allo stesso modo, Shep Paine descrive il diorama non come «un semplice modello su una base, ma come una finestra su un momento congelato nel tempo», mettendo in risalto la sua dimensione narrativa e compositiva, simile a quella delle arti visive [2].
La scelta di affrontare questo tema all'interno di una tesina in «Storia delle Arti Applicate e Tecniche del Restauro» risponde a due esigenze fondamentali: da un lato, colmare una lacuna storiografica riguardante pratiche artistiche spesso considerate minori o marginali; dall'altro, fornire strumenti metodologici e tecnici per la corretta conservazione, documentazione e valorizzazione museale di manufatti che, per la loro natura composita e per la varietà dei materiali utilizzati, presentano specifiche vulnerabilità conservative.
1.2 Metodologia di ricerca
La ricerca è stata realizzata seguendo un approccio interdisciplinare che unisce metodologie della storia dell'arte, degli studi sulla cultura materiale e delle scienze della conservazione. In particolare, sono stati utilizzati i seguenti strumenti analitici:
- Analisi storico-documentaria: un esame critico delle fonti bibliografiche specializzate, delle riviste di settore come "Model Fan", "FineScale Modeler" e "Tamiya Model Magazine International", oltre a cataloghi di produttori storici e archivi digitali di comunità di appassionati. Questo ci permette di ricostruire l'evoluzione tecnica e culturale del modellismo statico sia in Italia che a livello internazionale. Le fonti sono state valutate in base a criteri di attendibilità, incrociando dati provenienti da pubblicazioni accademiche, manuali tecnici e testimonianze dirette di esperti del settore [38];
- Studio tecnico-materialico: un'analisi diretta dei materiali utilizzati nei modelli, come plastiche, resine, metalli e legni, nonché dei prodotti impiegati nelle fasi di costruzione, verniciatura e invecchiamento artificiale ("weathering"). Questo approccio permette di identificare i principali fattori di degrado, come l'instabilità chimica dei polimeri, l'ossidazione dei metalli e la fotodegradazione dei pigmenti, e di definire protocolli di conservazione preventiva adeguati [15];
- Osservazione partecipante e ricerca sperimentale: un coinvolgimento attivo in comunità di pratica, come forum specializzati, club locali ed eventi espositivi, per comprendere le dinamiche di trasmissione del sapere tecnico e le logiche estetiche che influenzano le scelte operative dei modellisti. Parallelamente, sono state condotte prove tecniche controllate per testare l'efficacia di diversi approcci conservativi su campioni rappresentativi;
- Analisi comparata e contestualizzazione museale: un esame delle collezioni museali e istituzionali che includono modelli in scala o diorami, per valutare le strategie espositive e conservative attualmente adottate e suggerire linee guida per una valorizzazione critica di tali manufatti. In questo contesto, si fa riferimento agli studi di Ceccarelli e Cocconcelli sulla valorizzazione museale di modelli meccanici come patrimonio culturale tecnico-scientifico, estendendo i loro principi al campo del modellismo statico [4].
La validazione dei dati è stata assicurata attraverso un confronto incrociato tra fonti primarie, come manuali tecnici e testimonianze dirette, e fonti secondarie, come la letteratura specialistica e studi accademici. È stata prestata particolare attenzione alla verifica dell'affidabilità delle fonti online, che spesso presentano contenuti non sottoposti a revisione paritaria, ma che rivestono un significativo valore documentario per la storia delle pratiche hobbistiche.
1.3 Obiettivi del trattato
Il lavoro si sviluppa attorno a quattro obiettivi chiave, in linea con l'approccio accademico del corso di laurea in «Storia delle Arti Applicate e Tecniche del Restauro»:
- Ricostruzione storiografica critica: l'intento è di offrire una sintesi ben documentata sull'evoluzione del modellismo statico e del diorama, dalle origini antiche fino alle pratiche contemporanee. Questo percorso evidenzia le connessioni con i contesti culturali, tecnologici e sociali, cercando di superare la frammentazione delle fonti, spesso limitate a pubblicazioni di settore o memorie orali. L'obiettivo è fornire una visione d'insieme scientificamente rigorosa;
- Documentazione tecnico-materialica: si propone di sistematizzare le conoscenze riguardanti materiali, strumenti e tecniche di costruzione, verniciatura e "weathering", con un focus particolare sulla stabilità chimico-fisica dei componenti e sulla loro interazione nel tempo. Questo obiettivo risponde alla necessità di fornire a conservatori e curatori strumenti diagnostici e operativi per la gestione di manufatti di questo tipo;
- Elaborazione di linee guida conservative: si intendono formulare raccomandazioni per la conservazione preventiva, il restauro e l'esposizione museale di modelli e diorami, tenendo in considerazione le specificità dei materiali compositi, la fragilità strutturale degli assemblaggi in scala e la vulnerabilità agli agenti ambientali (luce, umidità, polveri). Le proposte si basano sui principi di conservazione preventiva stabiliti dalle normative UNI EN e dalle linee guida ICOM, adattandoli alle peculiarità del patrimonio in esame [15];
- Valorizzazione culturale e didattica: si mira a promuovere una lettura critica del modellismo statico come forma di espressione artistica e come strumento di trasmissione del sapere tecnico. Si evidenziano le potenzialità educative in contesti museali, scolastici e di public history. Come sottolinea Mig Jimenez, «il weathering non è sporcare un modello, ma raccontare la sua storia attraverso i segni del tempo» [3]: questa visione narrativa può essere integrata in percorsi espositivi che uniscono rigore storico, qualità estetica e accessibilità divulgativa.
Attraverso il raggiungimento di questi obiettivi, il trattato si propone di contribuire al riconoscimento accademico e istituzionale del modellismo statico e del diorama come ambiti di ricerca legittimi nelle «Arti Applicate», favorendo al contempo la preservazione e la fruizione consapevole di un patrimonio materiale spesso trascurato, ma ricco di significato culturale.
Note bibliografiche di riferimento per l'introduzione
[1] Fraccaroli, A. (1995). "Storia del modellismo in Italia". Firenze: Giunti, p. 45.
[2] Paine, S. (1990). "How to Build Dioramas". Waukesha: Kalmbach Publishing, p. 12.
[3] Jimenez, M. (2015). "Encyclopedia of Aircraft Modelling Techniques", Vol. 2. Alicante: AMMO by Mig, p. 78.
[4] Ceccarelli, M., & Cocconcelli, M. (2022). Italian Historical Developments of Teaching and Museum Valorization of Mechanism Models. "Machines", 10(8), 628. https://doi.org/10.3390/machines10080628 –
[15] UNI EN 17820:2023. "Conservazione del patrimonio culturale Requisiti e linee guida per la gestione delle collezioni di opere d'arte mobili".
[23] Voce "Diorama", "Wikipedia Italia", consultata in data 9 maggio 2026.
[27] Pezzali, J. (2020). (In)attualità del diorama: una nota. "Art'usi", consultato tramite https://www.art-usi.it/inattualita-del-diorama-una-nota-di-julie-pezzali/
[38] Forum Modellismo.net, archivio discussioni tecniche, consultato per verifica incrociata di dati storici e tecnici.
Capitolo I - Storia del modellismo statico
1.1 Le origini antiche: dall'Egitto alla Grecia classica
Quando parliamo di modellismo statico oggi, pensiamo immediatamente ad un hobby moderno, nato nell'Ottocento e sviluppatosi nel Novecento. Tuttavia, se scaviamo nelle civiltà antiche, scopriamo che l'impulso a creare riproduzioni in scala ridotta di oggetti, edifici e scene di vita reale affonda le sue radici in un passato lontanissimo. Non si trattava certo di "modellismo" nel senso contemporaneo del termine, poiché mancavano la dimensione ludica e quella collezionistica che caratterizzano la pratica moderna, ma la tecnica e la perizia nel realizzare manufatti ridotti in proporzione erano già straordinariamente sviluppate.
I modelli funerari nell'antico Egitto
È nell'antico Egitto che troviamo le testimonianze più antiche e meglio conservate di quella che potremmo definire una "proto-modellistica". A partire dall'Antico Regno (circa 2686-2181 a.C.) e con particolare fioritura nel Medio Regno (2055-1650 a.C.), gli artigiani egizi produssero un'enorme quantità di modelli funerari destinati a corredare le sepolture dell'élite aristocratica e reale. Questi manufatti non erano semplici oggetti decorativi, ma rispondevano ad una precisa funzione religiosa e magica: secondo le credenze egizie, i modelli avrebbero garantito al defunto la continuità delle attività quotidiane nell'aldilà, fornendogli cibo, servizi e mezzi di trasporto in forma eternizzata¹.
I modelli egizi ci sono pervenuti in quantità rimarchevole grazie alle condizioni climatiche del deserto e alle pratiche di sepoltura in tombe ipogee. Tra gli esempi più celebri vi sono i modelli navali, che rappresentano uno dei vertici della modellistica antica. Le imbarcazioni erano realizzate in legno di sicomoro o acacia, assemblate con incastri e perni, e dotate di tutti gli elementi funzionali: alberi, vele, timoni, remi e cabine. Un esempio straordinario è costituito dalla flotta di modelli navali rinvenuta nella tomba di Meketre (TT280) a Sheikh Abd el-Qurna, databile alla XII dinastia (circa 1981-1975 a.C.) e oggi conservata al Metropolitan Museum of Art di New York². Questi modelli, realizzati in scala approssimativa 1:30, mostrano un livello di dettaglio impressionante: equipaggi in miniatura scolpiti e dipinti, attrezzature di bordo funzionali, e persino la rappresentazione di attività specifiche come la pesca o il trasporto di bestiame.
Accanto alle imbarcazioni, i laboratori egizi producevano modelli di edifici (granai, botteghe, case), scene agricole (aratura, mietitura, allevamento), attività artigianali (falegnameria, tessitura, produzione della birra e del pane) e cortei funebri. La tecnica costruttiva prevedeva generalmente l'uso del legno come materiale strutturale, integrato con stucco gessoso per le superfici e pigmenti minerali per la policromia. Le figure umane erano realizzate con la tecnica della "cera persa" per i bronzi o scolpite nel legno e nella faience (materiale ceramico smaltato)³. Ciò che colpisce l'osservatore moderno è la consapevolezza proporzionale degli artigiani egizi: pur non disponendo di un sistema matematico di riduzione in scala codificato come lo intendiamo oggi, essi applicavano empiricamente rapporti proporzionali costanti all'interno di ciascun modello, creando composizioni armoniche e riconoscibili. Le dimensioni variavano generalmente tra i 20 e i 100 centimetri, con una predilezione per scale comprese tra 1:20 e 1:50 a seconda del soggetto e della funzione.
I modelli nella Grecia classica
Se l'Egitto ci ha restituito una produzione seriale e standardizzata di modelli funerari, la Grecia classica (V-IV secolo a.C.) ci offre testimonianze diverse per tipologia e finalità, ma non meno significative per la storia della modellistica. I greci svilupparono infatti l'uso di modelli in scala principalmente in due ambiti: l'architettura e l'offerta votiva.
Nel campo dell'architettura, le fonti letterarie e alcuni reperti archeologici attestano l'uso di modelli ridotti ("paradeigmata") nella fase progettuale degli edifici pubblici e templari. Vitruvio, nella "De Architectura" (I, 1, 2), cita esplicitamente l'uso di modelli da parte degli architetti greci per presentare i loro progetti alle assemblee cittadine e ottenere l'approvazione dei lavori⁴. Purtroppo, pochi di questi modelli sono pervenuti fino a noi, probabilmente perché realizzati in materiali deperibili come legno, cera o argilla. Un'eccezione è rappresentata dai modelli fittili di elementi architettonici rinvenuti in alcuni santuari, che potrebbero aver avuto funzione sia progettuale sia votiva.
Più abbondante è la documentazione relativa ai modelli votivi, offerti nei santuari come ex-voto. Questi includevano riproduzioni in terracotta o bronzo di parti del corpo umano (modelli anatomici), edifici templari in miniatura, navi, carri e oggetti di uso quotidiano. Il santuario di Asclepio a Epidauro, ad esempio, ha restituito numerosi modelli anatomici in terracotta, realizzati con sorprendente accuratezza anatomica e destinati a ringraziare il dio per la guarigione ottenuta⁵. Analogamente, il santuario di Hera a Samo ha fornito modelli navali e architettonici che testimoniano la perizia tecnica degli artigiani greci nel ridurre in scala oggetti complessi mantenendone le proporzioni e i dettagli caratteristici.
Un caso particolarmente interessante è quello dei modelli di navi, che trovano paralleli con la tradizione egizia ma assumono in Grecia una connotazione diversa, legata alla celebrazione della potenza navale delle "poleis" marittime come Atene. Plutarco, nella "Vita di Pericle" (13, 3-4), racconta come il grande statista ateniese facesse costruire modelli delle navi della flotta per illustrare al popolo i suoi progetti di potenziamento navale⁶. Sebbene questi modelli non ci siano pervenuti, la testimonianza plutarcea conferma l'uso strategico della modellistica nella comunicazione politica e militare.
Dal punto di vista tecnico, i modellisti greci utilizzavano prevalentemente la terracotta stampata o modellata a mano, il bronzo a cera persa e, più raramente, il legno. Le dimensioni erano generalmente contenute (5-30 cm), adatte all'esposizione votiva su altari o dentro i templi. La policromia, quando presente, era ottenuta con ingobbi e pigmenti applicati dopo la cottura per la terracotta, o con patinature e inserti di materiali preziosi per i bronzi.
Considerazioni conclusive
L'analisi comparata delle produzioni egizia e greca rivela alcuni elementi di continuità e differenziazione fondamentali per comprendere l'evoluzione della pratica modellistica. In entrambe le civiltà, la realizzazione di modelli in scala presupponeva un elevato livello di specializzazione artigianale, conoscenze tecniche trasmesse per via bottegara e una padronanza dei materiali che non ha nulla da invidiare ai modellisti contemporanei.
Tuttavia, mentre in Egitto la produzione di modelli rispondeva a una funzione prevalentemente funeraria e magico-religiosa, con caratteri di serialità e standardizzazione, in Grecia prevaleva una dimensione progettuale, celebrativa e votiva, con maggiore varietà tipologica e sperimentazione tecnica. In nessun caso, tuttavia, possiamo parlare di "modellismo" come attività ricreativa o collezionistica: il modello antico era sempre funzionale ad uno scopo preciso (accompagnare il defunto, presentare un progetto, ringraziare una divinità) e mai fine a se stesso.
Questa distinzione è cruciale per evitare anacronismi interpretativi: gli artigiani egizi e greci non erano "modellisti" nel senso moderno del termine, ma maestri artigiani che applicavano le loro competenze alla realizzazione di manufatti rituali, progettuali o commemorativi. Tuttavia, le tecniche da loro sviluppate (riduzione proporzionale, assemblaggio di componenti, attenzione al dettaglio, uso di materiali compositi) costituiscono il patrimonio tecnico su cui, millenni dopo, si sarebbe innestato il modellismo come lo conosciamo oggi.
Note e riferimenti bibliografici
¹ Reeves, N. (2000). "Ancient Egypt: The Great Discoveries and the Year-by-Year Chronicle". London: Thames & Hudson, pp. 142-145.
² Winlock, H.E. (1955). "Models of Daily Life in Ancient Egypt: From the Tomb of Meket-Re at Thebes". Cambridge (MA): Harvard University Press. Si veda anche il catalogo online del Metropolitan Museum: https://www.metmuseum.org/art/collection/search/544867
³ Bourriau, J. (1988). "Pharaohs and Mortals: Egyptian Art in the Middle Kingdom". Cambridge: Fitzwilliam Museum, pp. 54-61.
⁴ Vitruvius Pollio, M. (I secolo a.C.). "De Architectura", I, 1, 2.
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