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Ecloga IV

VV 1-5

O Muse sicule, cantiamo cose un po' più elevate. Non a tutti fanno piacere gli alberi e le basse tamerigi. Se cantiamo alle selve, che le selve siano degne del console. Ormai è giunta l’ultima età del canto cumano. Nasce da capo un nuovo ordine dei secoli.

1 2 Sicelides Musae, paulo maiora canamus! Non omnis arbusta iuvant humilisque myricae; si canimus silvas, silvae sint consule dignae. Ultima Cumaei venit iam carminis aetas; Magnus ab integro saecolorum nascitur ordo.

VV 6-10

Già la vergine ritorna e ormai ritornano i regni di Saturno, e già è discesa dall’alto cielo una nuova stirpe, tu, o casta Lucina, sii propizia al bambino che ora nasce, con/grazie il/al quale per la prima volta cesserà l’età del ferro e in tutto il mondo nascerà l’età dell’oro [lett: la generazione dell’oro], già regna il tuo Apollo.

3 Iam redit et virgo, redeunt Saturnia regna, iam nova progenies caelo demittitur alto. Tu modo nascenti puero, quo ferrea primum desinet ac toto surget gens aurea mundo, casta fave Lucina: tuus iam regnat Apollo.

VV 11-17

E appunto sotto il tuo consolato, o Pollione, avrà inizio questa gloriosa età [lett: avrà inizio questo splendore del tempo] e incominceranno ad avanzare i grandi mesi. Sotto la tua guida se rimangono alcune delle nostre scellerate vestigia/colpe, rese vane, libereranno le terre dalla perpetua paura. Egli riceverà dagli dei la vita e vedrà gli dei mescolati agli eroi e sarà visto da quelli. E guiderà un mondo pacificato, con le virtù dei padri.

Teque adeo (appunto) decus hoc aevi [aevum, -i], te consule, inibit, Pollio, et incipient magni procedere menses; te duce, si qua manent sceleris vestigia nostri, inrita perpetua solvent 4 formidine [formido, -is] terras. Ille deum vitam accipiet divisque videbit permixtos heroas et ipse videbitur illis, pacatumque reget patriis virtutibus orbem.

VV 18-23

Ma, a te, o fanciullo, la terra con nessuna coltivazione [senza essere coltivata] effonderà come primi piccoli doni dappertutto, l’errante [strisciante] edera con il baccare e la colocasia mista al ridente acanto. Le stesse caprette torneranno a casa con le mammelle piene di latte né gli armenti avranno paura dei grandi leoni, la culla stessa effonderà/spargerà per te piacevoli fiori morbidi.

At tibi prima, puer, nullo munuscula [munusculum, -i] cultu errantis hederas passim (dappertutto) cum baccare [baccaris, -is] tellus mixtaque ridenti colocasia fundent acantho. Ipsae lacte domum referent distenta capellae ubera [uber, -is], nec magnos metuent armenta leones; ipsa tibi blandos fundent cunabula flores.

VV 24-30

E morirà il serpente e [morirà] la fallace erba del veleno. Ovunque nascerà l’amomo Assiro. Ma non appena potrai già leggere le lodi degli eroi e le imprese degli avi e quale sia la virtù assumerà a poco a poco il campo il colore dell’oro, con tenere/flessuose spighe, dagli incolti rovi penderà l’uva rosseggiante e le dure querce trasuderanno miele/i di rugiada.

Occidet et serpens, et fallax herba veneni occidet; Assyrium vulgo nascetur amomum. At simul heroum laudes et facta parentis iam legere et quae sit poteris cognoscere virtus, molli paulatim flavescet campus arista incultisque rubens pendebit sentibus uva et durae quercus sudabunt roscida mella [mel, -is].

  • Nota 1: “omnis” -is desinenza arcaica maschile plur.; (omnes acc plur regolare).
  • Nota 2: “Iuvant” in italiano regge il complemento di termine (a chi giova); qui regge “omnis” che è un accusativo arcaico plur.
  • Nota 3: “demittitur” è al passivo, perché ha valore riflessivo.
  • Nota 4: “heroas” acc plur alla greca.

VV 31-36

Tuttavia ci saranno [resterà traccia] poche vestigia dell’antica colpa, che obblighino Teti a tentare/assalire/affrontare con le navi, a cingere di mura le città a scavare solchi nella terra. Ci sarà allora un altro Tifi e un’altra Argo che porti eroi scelti, ci saranno anche altre guerre e per la seconda volta il grande Achille sarà mandato a Troia.

Pauca tamen suberunt priscae vestigia fraudis [fraus, -is], quae temptare Thetim ratibus, quae congere muris oppida, quae iubeant telluri incidere sulcos. Alter erit tum Tiphys et altera quae vehat Argo delectos heroas; erunt etiam altera bella atque iterum ad Troiam magnus mittetur Achilles.

VV 37-45

Da qui in poi, quando l’età ormai matura ti avrà reso uomo, anche lo stesso navigante si ritirerà dal mare, né la nave [lett: pino nautico] scambierà le merci, ogni terra produrrà tutto. Il terreno non subirà più i rastrelli, né la vigna la falce, anche il robusto aratore/contadino ormai scioglierà i gioghi dai tori, né la lana imparerà a fingere i vari colori. Lo stesso ariete, cambierà sui prati il vello, ora con la dolce porpora rosseggiante, ora con il giallo oro, il minio con la sua volontà rivestirà gli agnelli che pascolano.

Hinc, ubi iam firmata virum te feceris aetas, cedet et ipse mari vector, nec nautica pinus, mutabit merces; omnis feret omnia tellus. Non rastros patietur humus, non vinea falcem; robustus quoque iam tauris iugo solvet arator. Nec a varios discet mentiri lana colores, ipse sed in patris aries iam suave rubenti murice, iam croceo mutabit vellera [vellus, -is] luto; sponte [spons, -is] sua sandyx pascentis vestiet agnos.

VV 46-52

Le Parche concordi per [l’ineluttabile] lo stabile volere del fato dissero ai loro fusi: “Fate correre tali secoli” [filate tali secoli] o cara prole degli dei, grande prole/seme di Giove avvicinati ai grandi amori/onori/cariche (sarà tempo ormai). Guarda il cosmo che oscilla con la sua mole convessa e le terre, la distesa del mare e il profondo cielo, guarda come il tutto si rallegra per il secolo che sta per venire.

“Talia saecla” suis dixerunt “currite” fusis concordes stabili fatorum numine Parcae. Adgredere o magnos (aderit iam tempus) honores cara deum suboles, magnum Iovis incrementum! Aspice convexo nutantem pondere mundum terrasque tractusque maris caelumque profundum; aspice, venturos laetentur ut omnia saeclo!

VV 53-57

Oh! Allora mi rimanga l’ultima parte di una lunga vita e l’ispirazione quanto sarà sufficiente per cantare le tue imprese! Non mi vincerà coi canti né il tracio Orfeo né Lino, sebbene a questo la madre assista e a quello il padre, di Orfeo Calliope, il bell’Apollo a Lino.

O mihi tum longae maneat pars ultima vitae, spiritus et quantum sat erit tua dicere facta! Non me 5 carminibus vincet nec Thracius Orpheus nec Linus, huic mater quamvis atque huic pater adsit, Orphei Calliopea, Lino formosus Apollo.

VV 58-63

Anche Pan, se gareggiasse con me, con giudice l’Arcadia [sotto il giudizio dell’Arcadia], anche Pan, sotto il giudizio dell’Arcadia, si direbbe vinto. Inizia, o piccolo ragazzo, a riconoscere la m

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

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