TOSSICOLOGIA
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Il farmaco è uno xenobiotico, cioè una sostanza estranea all’organismo (di sintesi o naturale), che può
determinare effetti sia positivi sia negativi. I principi della tossicologia si applicano ai farmaci ma, più in
generale, a tutti gli xenobiotici ai quali siamo esposti volontariamente o involontariamente. Anche
attraverso l’alimentazione assumiamo numerose sostanze che non hanno funzione nutrizionale e che
possono essere potenzialmente tossiche, come residui di pesticidi o additivi alimentari; lo stesso
avviene respirando, poiché l’aria può contenere inquinanti. L’organismo possiede meccanismi di difesa
e di resistenza che spesso impediscono lo sviluppo di patologie, ma non sempre sono sufficienti. Molte
malattie legate allo stile di vita potrebbero essere evitate e non sempre è necessario ricorrere ai
farmaci. Il cancro rappresenta uno degli effetti tossici che possono derivare dall’esposizione a
xenobiotici, anche se spesso l’origine non è chiaramente identificabile; in molti casi è legato a fattori
ormonali, alimentazione e stati di infiammazione cronica. Il rischio è definito come la probabilità che si
manifesti un effetto tossico in seguito all’esposizione a una determinata sostanza.
Storicamente la tossicologia era definita come la scienza dei veleni, cioè delle sostanze tossiche. Oggi è
una disciplina multidisciplinare che integra conoscenze provenienti da chimica, biologia, medicina,
farmacologia, epidemiologia e altre aree, per comprendere gli effetti avversi che agenti chimici
possono produrre sugli esseri viventi. Tuttavia, non si occupa solo di agenti chimici: studia anche
agenti fisici, come le radiazioni, anche quelle solari solari, calore o rumore che possono determinare
effetti tossici.
Anche la percezione comune gioca un ruolo importante. Spesso si ritiene che i prodotti di origine
biologica siano molto più salutari rispetto a quelli industriali. Nell’agricoltura biologica si utilizzano
meno sostanze di sintesi, ma vengono comunque impiegati composti come il solfato di rame. Dal
punto di vista nutrizionale, le differenze non sono così marcate; può esserci una maggiore immissione
di sostanze potenzialmente tossiche nei prodotti industriali e una minore qualità complessiva, ma in
termini generali le differenze non sono drastiche. È invece rilevante l’impatto ambientale: l’agricoltura
biologica tende a salvaguardare maggiormente l’ambiente rispetto a quella intensiva.
Gli agenti chimici non sono necessariamente solo deleteri: i farmaci, ad esempio, hanno effetti benefici
ma possono anche produrre effetti tossici.
Un’altra percezione diffusa è che l’inquinamento abbia determinato un aumento generalizzato dei
tumori. In realtà, l’aspettativa di vita è aumentata significativamente e l’incidenza complessiva di molti
tumori è stazionaria o in lieve diminuzione. Poiché il rischio di mutazioni del DNA aumenta con l’età,
l’aumento della vita media comporta inevitabilmente un maggior numero di diagnosi, dato che l’età
avanzata è uno dei principali fattori di rischio. Alcuni tumori mostrano un andamento stabile o in
diminuzione nel tempo, mentre quelli correlati a fattori ambientali, come inquinamento atmosferico e
fumo, tendono ad aumentare. Nei dati italiani, i decessi per tumori maligni sono circa 3,5 ogni mille
uomini e 2,5 ogni mille donne all’anno. La mortalità per tumore è in riduzione in entrambi i sessi. Nei
bambini e ragazzi tra 0 e 19 anni, i decessi per tumore sono circa un terzo rispetto a quelli registrati
negli anni ’70.
Un’ulteriore percezione errata è che l’esposizione a sostanze cancerogene sia dovuta quasi
esclusivamente a composti di sintesi. In realtà, la quantità di residui di pesticidi negli alimenti è
insignificante rispetto ai pesticidi naturali prodotti dalle piante stesse, che sintetizzano sostanze
chimiche per difendersi da insetti e condizioni ambientali avverse. Queste sostanze vengono assunte
con la dieta e successivamente metabolizzate ed eliminate: il metabolismo ha infatti la funzione di
biotrasformare ed eliminare sostanze estranee. Inoltre, durante la trasformazione e la cottura degli
alimenti si formano nuove sostanze; ad esempio, la cottura della carne alla brace, soprattutto nelle
parti bruciate, porta alla formazione di composti potenzialmente cancerogeni. La proporzione di
sostanze naturali con potenziale cancerogeno è paragonabile a quella delle sostanze di sintesi.
Qualunque sostanza, a una determinata dose, può risultare tossica: è la dose che determina la tossicità.
Circa il 99,9% delle sostanze ingerite quotidianamente è di origine naturale. La tossicità degli agenti 001
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chimici non differisce in base all’origine naturale o sintetica, e l’uomo possiede gli stessi meccanismi di
difesa nei confronti di entrambi. Nel caffè, ad esempio, non è presente solo caffeina: si
assumono numerose altre sostanze, come acetaldeide e benzaldeide, alcune delle quali sono
potenzialmente tossiche. Nelle cialde la varietà di composti può essere ancora maggiore. In generale,
negli alimenti sono presenti moltissime sostanze prive di valore nutrizionale.
Gli effetti tossici possono derivare sia da residui di sostanze contaminanti formatisi durante i processi
produttivi, sia da additivi aggiunti volontariamente. Oltre al cancro, che rappresenta un effetto
complesso e multifattoriale, le sostanze possono causare alterazioni del sistema endocrino, effetti
subclinici, effetti sullo sviluppo e altre conseguenze. Esistono popolazioni particolarmente sensibili agli
xenobiotici e spesso l’esposizione è multipla, rendendo difficile attribuire gli effetti a una singola
sostanza. Inoltre, molti effetti tossici sono ancora sconosciuti o non completamente caratterizzati.
Il tossicologo studia la natura degli effetti degli xenobiotici attraverso:
- Studi quantitativi e qualitativi, mettendo in relazione la tossicità con la frequenza e la durata
dell’esposizione, che sono parametri fondamentali per la comparsa dell’effetto tossico. Per le
sostanze che non sono farmaci il problema principale è la scarsa conoscenza della dose reale e
della durata dell’esposizione: quando si tratta di sostanze ambientali assunte tramite alimentazione
o respirazione, non è possibile conoscere con precisione l’entità dell’esposizione individuale.
Questo rende complesso stabilire una correlazione certa tra dose ed effetto. Per questo motivo si
cerca di regolamentare tali sostanze attraverso limiti normativi, come le dosi massime di residui di
pesticidi consentite negli alimenti. Le conclusioni possono non essere perfettamente accurate, ma
rappresentano il miglior strumento disponibile per tutelare la popolazione e costituiscono la base
di leggi e normative.
- Studio dei meccanismi responsabili dell’effetto tossico, al fine di comprendere come proteggersi nel
modo più efficace. Questo implica analisi a livello cellulare, biochimico e molecolare, come avviene
nello studio della cancerogenesi, per capire come una sostanza induca danno e come prevenirlo.
- Valutazione probabilità che determinati effetti si manifestino nell’uomo, integrando dati sperimentali
ed epidemiologici.
*Storia non la chiede* La tossicologia ha origini antichissime: già intorno al 1500 a.C. compaiono le
prime descrizioni di veleni. Nel tempo vengono elencate piante velenose e successivamente le
sostanze tossiche vengono classificate in animali, vegetali e minerali. Spesso i veleni sono sostanze utili
in ambito terapeutico: molti farmaci antitumorali o immunosoppressori sono tossici per natura, ma
sfruttati a fini terapeutici; lo stesso vale per i pesticidi. Il padre della tossicologia è considerato
Paracelso, vissuto nel 1500. È ritenuto tale perché formulò principi ancora oggi validi: tutte le sostanze
sono veleni, non esiste sostanza che non possa essere tossica e che non possa condurre alla morte.
Anche l’acqua, fondamentale per l’organismo, se assunta in eccesso può risultare tossica. Il suo
principio più noto afferma che è la dose a distinguere un veleno da un rimedio, concetto
perfettamente applicabile ai farmaci. Egli sosteneva inoltre la continuità tra effetto terapeutico ed
effetto tossico e l’importanza della sperimentazione nello studio delle sostanze chimiche. Distinse tra
proprietà terapeutiche e tossiche, spesso differenziabili solo in base alla dose, e introdusse l’uso del
mercurio per il trattamento della sifilide.
Tra il 1700-1800 un medico spagnolo iniziò a utilizzare analisi chimiche e reperti autoptici come prove
legali nei casi di avvelenamento, ponendo le basi della tossicologia forense. Successivamente un
fisiologo identificò il sito d’azione dei curari e studiò gli effetti del monossido di carbonio; il suo
trattato segnò l’inizio della tossicologia moderna. Furono poi isolate e studiate numerose sostanze
naturali: la nitroglicerina, inizialmente esplosivo e successivamente utilizzata come vasodilatatore; la
chinina; la cocaina dalla pianta di coca; la caffeina dalla pianta del caffè; e vennero classificate diverse
piante allucinogene. Nel 1900 si sviluppò la chimica di sintesi. Durante la Prima guerra mondiale
furono impiegati gas tossici di cloro, cianuro e iprite; successivamente ne venne vietato l’uso e la
produzione come armi chimiche. Negli Stati Uniti, durante il 002
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proibizionismo, l’alcol fu contaminato con tricresilfosfato (TOCP), causando paralisi in circa 50.000
persone. Furono poi sintetizzati i gas nervini e la dietilamide dell’acido lisergico (LSD).
Un esempio emblematico è il DDT, un potente insetticida di sintesi. Era molto efficace, con bassa
tossicità acuta per l’uomo e un’elevata persistenza ambientale (il suo effetto dura più di 1 anno),
caratteristiche che ne favorirono l’uso su larga scala e contribuirono alla riduzione della malaria in
molte aree del mondo. Tuttavia, nel 1972 fu messo al bando per i gravi effetti ambientali: è tuttora
rilevabile nei pinguini dell’Antartide, pur non essendo mai stato utilizzato in quelle regioni, a
dimostrazione della sua capacità di bioaccumulo e trasporto a lunga distanza. Inoltre, si è rivelato un
interferente endocrino e ha contribuito alla fragilità dei gusci delle uova in alcune specie di uccelli,
determinandone la diminuzione numerica. Altri episodi rilevanti includono l’intossicazione da mercurio
in Giappone, dove lo scarico industriale in mare portò alla contaminazione del pesce e a migliaia di casi
di intossicazione, con gravi malformazioni nei bambini.
Nel 1959 si verificò la tragedia della talidomide: il farmaco, commercializzato per ridurre nausea e
vomito in gravidanza, causò gravi malformazioni congenite in migliaia di neonati. Questo evento
segnò l’inizio della farmacovigilanza moderna, poiché all’epoca non esistevano sistemi strutturati di
controllo della sicurezza dei farmaci. Negli Stati Uniti, la pubblicazione nel 1962 del libro Silent Spring
denunciò l’uso indiscriminato di pesticidi e sostanze chimiche, contribuendo in modo decisivo allo
sviluppo della tossicologia moderna e a una maggiore consapevolezza ambientale. *fine*
La sicurezza di un’attività è un concetto relativo e deriva dal livello di rischio atteso in rapporto ai
benefici che quell’attività comporta. Si tratta di un bilancio beneficio/rischio, concetto fondamentale
non solo per i farmaci ma per tutte le attività umane. Non esiste alcuna attività completamente priva di
rischio. Un prodotto può essere definito sicuro quando presenta un rischio ragionevole alla luce dei
benefici attesi e delle alternative disponibili. In ambito farmacologico questo è particolarmente
evidente: se per una patologia sono disponibili più farmaci, si sceglie quello con il miglior rapporto
beneficio/rischio; se invece le alternative sono limitate o assenti, si può accettare un livello di rischio
maggiore.
Negli Stati Uniti viene fondata la prima società scientifica di tossicologia, la Society of Toxicology, con
l’obiettivo di riunire studiosi della disciplina e favorire lo scambio di conoscenze. In Italia nasce la
Società Italiana di Tossicologia (SITOX), inizialmente come costola della Società Italiana di
Farmacologia, a conferma del fatto che la tossicologia rientra storicamente nell’ambito della
farmacologia. Successivamente viene istituita anche la società internazionale, la International Union of
Toxicology (IUTOX), che riunisce le società tossicologiche dei vari Paesi. Parallelamente nascono
movimenti per la tutela dell’ambiente. Nel 1961 l’Organizzazione Mondiale della Sanità introduce il
concetto di dose giornaliera accettabile definita come la quantità di una sostanza che può essere
assunta quotidianamente per tutta la vita senza effetti tossici apprezzabili. Questo concetto è stato
applicato in particolare agli additivi alimentari. È fondamentale che esistano regole stabilite da organi
di regolamentazione: per i Paesi europei tale funzione è svolta dall’EFSA che valuta i rischi e definisce i
limiti per il mercato alimentare europeo. Analogamente, vengono stabiliti valori soglia per le sostanze
presenti negli ambienti di lavoro, al fine di limitare l’esposizione professionale.
La tossicologia è una disciplina multidisciplinare che integra conoscenze provenienti da biologia,
chimica, fisiologia, patologia, genetica, farmacologia ed epidemiologia. Dalla chimica, ad esempio,
deriva lo studio delle relazioni struttura-attività (SAR), utile per identificare il potenziale tossico di una
molecola: se una sostanza presenta una struttura simile a quella di un composto già noto per essere
cancerogeno, si può ipotizzare un rischio analogo. Le conoscenze tossicologiche vengono poi
applicate in numerosi settori: sviluppo e valutazione dei farmaci (con analisi del rapporto
beneficio/rischio), clinica, medicina legale, sanità pubblica, igiene industriale, regolamentazione
normativa, sicurezza alimentare, tutela ambientale, veterinaria e agricoltura.
La tossicologia comprende diverse sottoaree.
- La tossicologia descrittiva si occupa di descrivere gli effetti tossici attraverso test di tossicità. 003
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- La tossicologia molecolare studia i meccanismi con cui un agente chimico induce tossicità,
identificando il potenziale tossico sulla base del meccanismo d’azione. Un esempio è rappresentato
dalla saccarina: negli studi su animali è stata associata a tumori della vescica, ma analisi più
approfondite hanno mostrato che tali effetti si verificavano a dosi molto elevate, per precipitazione
del composto nella vescica con conseguente infiammazione cronica; alle dosi molto più basse
utilizzate nell’uomo questo meccanismo non è rilevante. La comprensione del meccanismo
consente quindi di valutare la reale pertinenza del rischio per l’uomo. Lo studio dei meccanismi può
anche permettere di rivalutare sostanze ritenute tossiche per nuovi impieghi terapeutici, come nel
caso della talidomide. (Cerca anche di trovare nuovi usi per le molecole)
- Esiste infine la figura del tossicologo normativo, che si interfaccia con il decisore politico fornendo
basi scientifiche per l’elaborazione di norme e regolamenti finalizzati alla tutela della salute
pubblica.
Le principali aree di specializzazione della tossicologia comprendono diversi ambiti applicativi.
- La tossicologia forense si occupa degli aspetti medico-legali legati agli effetti nocivi delle sostanze
chimiche sull’uomo, ad esempio nei casi di avvelenamento o morte sospetta.
- La tossicologia clinica riguarda le malattie causate o associate all’esposizione a sostanze tossiche e
include la gestione degli avvelenamenti acuti, con conoscenza degli approcci diagnostici e
terapeutici appropriati (per conoscer gli approcci da avere in determinate situazioni).
- La tossicologia industriale o occupazionale valuta i rischi chimici e biologici negli ambienti di lavoro,
con finalità preventive per tutelare la salute dei lavoratori.
- La tossicologia ambientale studia l’impatto degli inquinanti sugli organismi viventi, includendo
problematiche come discariche e uso massiccio di pesticidi.
- L’ecotossicologia si concentra sugli effetti delle sostanze tossiche a livello di popolazioni ed
ecosistemi, analizzando alterazioni ambientali anche su larga scala; l’uso non regolamentato di
pesticidi può determinare danni ambientali difficilmente reversibili.
La tossicologia è definibile sia come scienza sia come arte.
- È scienza nella fase di osservazione e raccolta dei dati: la tossicologia descrittiva studia
sperimentalmente gli effetti delle sostanze e documenta ciò che accade nell’organismo in seguito
all’esposizione.
- È arte nella fase interpretativa e predittiva: dai dati ottenuti, spesso su modelli animali, si tenta di
estrapolare il possibile effetto sull’uomo. Tali estrapolazioni comportano incertezza. Esistono
pesticidi risultati cancerogeni negli animali da laboratorio che sono ancora in uso perché non vi è
evidenza di correlazione certa nell’uomo. I dati sperimentali generano ipotesi e previsioni sugli
effetti avversi, specialmente quando le informazioni nell’uomo sono limitate o assenti. Ad esempio,
una diossina può indurre carcinoma nel ratto, ma l’estensione diretta di tale effetto all’uomo
rappresenta una previsione basata su analogia biologica, non una dimostrazione certa. È quindi
essenziale distinguere i fatti sperimentali dalle ipotesi interpretative, per evitare di confondere
evidenze con congetture. Un caso analogo riguarda i nitrati presenti nelle carni lavorate:
possiedono potenziali effetti tossici, ma stabilire una relazione causale diretta con il can
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