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Topografia antica a.a. 2021/2022

Introduzione

Tòpos gràpho Il termine topografia deriva dal termine greco e indica la descrizione di un luogo. Non è un termine moderno o contemporaneo, anzi lo possiamo trovare già nelle fonti antiche, soprattutto in quelle greche essendo questo un termine greco appunto. Le fonti di cui parliamo possono essere sia poetiche che tragiche, ma anche opere che riguardano la geografia o lo studio degli astri.

Nel mondo antico esistevano una topografia terrestre ed una celeste; quindi, non è un caso trovare cenni di topografia in Strabone, Claudio Tolemeo (un greco) o Petosiris che si occupa dell’osservazione del cielo e degli astri. Oggi, quando parliamo di topografia antica, facciamo riferimento ad una disciplina antica che studia l’evoluzione di un determinato luogo e il rapporto tra l’uomo e l’ambiente, visto che l’evoluzione può essere dettata sia dall’azione dell’uomo che dell’ambiente. Noi utilizziamo il termine “topografia” perché questo abbraccia tutta l’antichità, anche se poi al suo interno possono essere racchiuse più topografie (ad esempio quella storica, sacra ecc.).

Topografia o topografie?

L’antichità, anche se poi al suo interno possono essere racchiuse più topografie.

Finalità della disciplina

  • Innanzitutto, il topografo cerca di ricostruire il clima, l’habitat, le condizioni ecologiche di una regione; in quest’ultimo caso potrebbe essere la ricostruzione della linea di costa: ricorderemo per esempio Pompei ed Ostia, la cui linea di costa sembrerebbe essersi spostata dall’antichità. Questo è dovuto al fatto che entrambe le città sorgono vicino a dei fiumi;
  • Il topografo si occupa anche dell’individuazione di risorse economiche, materie prime, le saliere e le peschiere. Vicino ad Afrodisia, per esempio, c’erano delle cave e non è un caso che proprio lì vicino sia nata un’importante scuola di scultura. In questo caso gli aspetti topografici si uniscono agli aspetti storico-artistici;
  • Un’altra finalità è lo studio delle sedi umane, la collocazione, l’ubicazione, distribuzione e densità. Parliamo quindi di città, insediamenti rustici… Si studiano poi i criteri che portano alla scelta di un sito, cioè il perché fondare una città o un insediamento in quel determinato luogo. Da qui possiamo capire bene che il topografo si occupa anche dello studio dell’urbanistica, dell’organizzazione delle strade oppure dell’approvvigionamento idrico.

A chi è utile la topografia?

A tutti coloro che si occupano del mondo antico: cioè storici, archeologi, epigrafisti, ma anche ai filologi.

Fonti della ricerca topografica

Il topografo utilizza:

  • Fonti scritte: fonti letterarie, epigrafiche, numismatiche (in molte monete, infatti, poteva esserci la rappresentazione di edifici o di interi complessi;
  • Fonti archeologiche: perché è l’archeologo che porta alla luce stratigrafie che aiutano a ricostruire l’insediamento sul piano cronologico;
  • Fonti iconografiche e cartografiche: come ad esempio immagini a rilievo;
  • Toponomastiche.

Le fonti letterarie

Quando parliamo di fonti letterarie scritte non possiamo non ricordare Pausania (10, 9, 1), autore che gira e visita i principali luoghi del mondo greco descrivendoli così come li vede nel II secolo d.C. Egli è una fonte essenziale per ricostruire l’aspetto dei luoghi che visita al tempo: ad esempio egli ci descrive Delfi, di come il temenos si trovasse nella parte alta della città e ci parla di tutti quei monumenti che adornavano la via sacra per arrivare al tempio. Questo è un passo importante che ci ha aiutato a ricostruire la topografia del Santuario di Delfi.

Ricorderemo poi Svetonio (Aug., 29), che ci parla di un contesto del Colle Palatino e della dedica del Santuario di Augusto ad Apollo: Augusto eresse questo tempio di Apollo in una parte della sua casa sul Palatino, considerata dagli aruspici sacra dato che in quel punto sarebbe caduto un fulmine. Tutti coloro che si sono occupati di questa zona non hanno potuto fare a meno, per identificare i complessi, di leggere questo passo, fonte di estrema importanza.

Fonte medievale preziosa è invece il Codice di Einsiedeln, manoscritto anonimo chiamato così perché si trova in un’abbazia della Svizzera. In questo codice erano presenti degli itinerari utili per i pellegrini che menzionavano anche i monumenti antichi, dunque una fonte preziosa per riconoscere quali fossero i monumenti di Roma ancora visibili in età carolingia.

Le fonti epigrafiche

Anche le iscrizioni possono aiutare a identificare città o località. Ne è un esempio la Tabula Halaesina trovata in Sicilia: grazie a questo manufatto sappiamo che nel comune di Tusa si trova l’antica città di Alesa. Molto importanti sono poi i cippi di confine, di delimitazione o cippi miliari, cioè iscrizioni che indicano le distanze dalla città, che delimitano un territorio, una piazza o anche un santuario.

A questo proposito ricorderemo il Cippo dell’agorà: questo aveva la funzione di delimitare lo spazio della piazza pubblica di Atene e la cosa particolare è il fatto che parli in prima persona (“io sono il cippo dell’agorà”).

Un altro è un cippo conservato al museo archeologico di Egina, un cippo del Santuario di Atena che ne delimitava il territorio, cioè separava l’area sacra da quel territorio che potremmo definire profano. Parlando poi di miliari ricorderemo:

  • Il cippo della Via Emilia che viene da Castel San Pietro (187 a.C.);
  • Un cippo quasi rupestre che si trova a Donnas, cioè Aosta;
  • Un cippo che si trova attualmente a Cerignola della via Traiana-Appia. Ricordiamo che l’arco di Traiano a Benevento fu eretto proprio per celebrare l’apertura di questa strada.

Fonte importantissima infine è un’iscrizione in carboncino che, secondo gli archeologi, cambierebbe la datazione dell’eruzione del Vesuvio, che non sarebbe avvenuta nell’agosto del 79, ma nel mese di ottobre, perché nell’iscrizione si fa riferimento al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre. Questa è una testimonianza eccezionale dal punto di vista cronologico, perché ci permette di identificare il momento in cui la topografia di questi luoghi si è cristallizzata.

Le fonti iconografiche

Avevamo detto in precedenza che il topografo può servirsi anche di immagini, di iconografie. Per esempio, a Pompei è stato ritrovato un documento eccezionale: un rilievo proveniente dalla casa di Cecilio Giocondo, un banchiere. Il rilievo ritrae una scena che riguarda il foro di Pompei, dunque il tempio di Giove, Giunone e Minerva, ovvero il Capitolium della città, mentre a fianco la rappresentazione di un arco. Questo rilievo è sostanzialmente una foto del lato nord del foro di Pompei, una fonte importantissima per capire come fosse.

Gli edifici, però, non sono in una posizione normale, ma inclinata, perché sono rappresentati nel momento del terremoto: prima della famosa eruzione del 79, Pompei fu sconvolta da un terremoto qualche anno prima, cioè nel 62 d.C., quindi il rilievo vuole rappresentare le conseguenze del cataclisma nel territorio di Pompei.

Altro esempio importante sono i plutei traianei: alle spalle di queste scene con protagonista Traiano sono presenti degli edifici rappresentati in maniera molto realistica, rispettando anche il giusto ordine in cui si trovavano in questo foro romano di età traianea. E quindi troviamo: la statua di Marzia con l’albero sacro, il Tempio di Saturno e quello di Vespasiano, il sistema di arcate della Basilica Iulia che chiude i lati lunghi del foro.

Ricorderemo anche la lastra di terracotta conservata a Palazzo Trinci che raffigura la caduta di una quadriga all’interno del Circo Massimo e una serie di monumenti messi in sequenza realistica. Poi, sempre riferendoci al Circo Massimo, non possiamo non citare il mosaico spagnolo da Barcellona che rappresenta appunto il Circo Massimo e poi una serie di monumenti reali che queste fonti iconografiche ci permettono di ricostruire all’interno di un contesto urbanistico.

Cartografia

Questo è un termine moderno dato che nell’antichità ancora non si può parlare di carte, ma planimetrie ecc. erano su supporti diversi, come la pergamena, il papiro o il marmo. In quest’ultimo caso ricordiamo una pianta marmorea di Roma antica, che prende il nome di Forma Urbis Romae o Severiana, perché chiaramente si data ai primissimi anni del III secolo, anni di Settimio Severo.

Questa carta antica è stata rinvenuta nel Foro della Pace, uno dei grandi fori imperiali che è ovviamente legato alla dinastia dei Flavi. È stata rinvenuta qui perché in questo momento storico c’era la prefettura urbana, una sorta di moderna protezione civile che gestiva la città di Roma e tutti i suoi problemi, come problemi di ordine pubblico, tipo gli incendi, o comunque tutti quei problemi che riguardavano Roma. Potremmo dire che tutte le situazioni di gestione passavano attraverso la sede della prefettura urbana.

La pianta aveva dunque finalità di ordine pubblico, di gestione della città di Roma. Poi era importante anche per finalità di tipo catastale perché vi erano rappresentati tutti gli edifici.

In realtà a Roma erano presenti anche altre piante oltre a questa Forma Urbis Romae, ma quelle precedenti erano meno significative essendo frammenti più piccoli. Non dimentichiamo però che già in età repubblicana, all’interno dei templi, erano presenti rappresentazioni dell’Italia: Cicerone e Varrone, per esempio, ci ricordano che nel Tempio di Tellure c’era proprio una rappresentazione dell’Italia.

La pianta si componeva di 150 lastre, per una dimensione di 18x13 metri. I frammenti a noi rimasti sono 1186, chiaramente studiati in maniera accurata da tutti coloro che si occupano della topografia di Roma. Dunque, è una fonte preziosissima per ricostruire quartieri, monumenti, templi, santuari e fori. Del totale della pianta c’è rimasto il 10-15% e una cosa importante è che le iscrizioni presenti ci hanno aiutato a capire quali fossero gli edifici raffigurati.

Perché è stata rinvenuta in frammenti?

Alla fine del mondo antico molti marmi furono recuperati per fare calce da costruzione; dunque, anche la pianta marmorea subì lo stesso destino. Fu a partire dal ‘500 che i frammenti tornarono alla luce, una scoperta casuale grazie alla quale si iniziarono ad esplorare le zone vicine, esplorazioni che hanno riportato alla luce sempre più frammenti. Ad oggi la parete che ospitava la pianta è ancora esposta: i fori presenti servivano proprio a far aderire i frammenti al muro.

L’asse su cui si orienta la pianta è costituito dal Circo Massimo, quindi sappiamo che è orientata nord-ovest sud-est. Frammenti pertinenti il teatro di Pompeo che si trovava nel Campo Marzio e che ci mostrano appunto la sua planimetria: il teatro di Pompeo fu il primo teatro stabile che venne realizzato a Roma, dato che prima erano realizzati in legno (sempre per quanto concerne la città di Roma). Inoltre, era un teatro su arcate e non appoggiato sulle pendici di un colle della città. Alle sue spalle è importante notare la presenza di un porticato, alla fine del quale sarebbe stato ucciso Cesare.

Nei frammenti restanti, oltre a edifici di grande importanza per l’età imperiale, sono rappresentati anche i quartieri popolari di Roma, dai quali possiamo riconoscere case e botteghe. Da qui capiamo bene che tutto era rappresentato nella pianta, da qui la sua estrema importanza.

Tra le fonti cartografiche, infine, vogliamo ricordare:

  • La lastra di Perugia: una lastra che ci mostra la raffigurazione di una tomba e un’abitazione. Ma Lo capiamo dalle iscrizioni: si tratta di un testamento, cioè, quello che viene rappresentato sono beni testamentali di una famiglia di liberti;
  • La Tabula Peutingeriana: termine coniato da K. Peutinger che, tra ‘400 e ‘500, si ritrova tra le mani questo documento, un itinerario pictum. Il rotolo che noi vediamo oggi non è l’originale, ma una copia medievale: parliamo di un rotolo di pergamena composto da 11 fogli, con oltre 7 metri di lunghezza e 37 cm di altezza. Si tratta dunque di un’ecumene allungata perché appaiono sia le Colonne d’Ercole che parte della Cina.

La rappresentazione dei vari territori, essendo il manufatto di forma allungata, risulta molto schiacciata, disomogenea e deformata: al centro vediamo innanzitutto la città di Roma, in alto il mar Adriatico e in basso il mar Tirreno. Sono presenti tutte le grandi strade, ma l’andamento non è realistico essendo queste delle linee sostanzialmente spezzate.

Ma perché creare un itinerario non realistico?

La risposta sta nella parola stessa: coloro che utilizzavano questo itinerario lo facevano per identificare centri urbani e secondari, strade principali o comunque tutti quei luoghi che adornavano le strade.

Infine, una particolarità è che le figure in trono presenti su questa mappa sono delle personificazioni di città dell’Impero tardo-romano: osserviamo per esempio la personificazione di Roma, oppure quella di Costantinopoli o di Antiochia;

Esistono anche immagini recenti che ci aiutano a descrivere luoghi e ricostruire dei contesti: parliamo in questo caso di un’opera chiamata Views in Greece, dipinto di Edward Dodwell del 1821. L’opera ci mostra una zona isolata con la raffigurazione del tempio di Apollo ad Epicuro, una raffigurazione importante visto che questo fu il primo tempio in cui possiamo attestare per la prima volta l’utilizzo del capitello corinzio. Una testimonianza come questa chiaramente è importante perché ci aiuta a ricostruire il monumento, magari anche perché nel tempo alcuni frammenti potrebbero essere andati perduti o venduti al mercato nero.

Trasformazioni nella continuità topografica

Un altro approccio che dobbiamo tenere presente nello studio topografico è quello delle trasformazioni nella continuità topografica: per esempio, a Roma, in Via Grottapinta, esiste un edificio con una particolare forma, ovvero con facciata ricurva. Questo perché il palazzo è stato costruito sulle gradinate, sulla cavea semicircolare del teatro di Pompeo; chiaramente ci troviamo nell’area del Campo Marzio. Questo ci aiuta a capire in modo chiaro come le presenze antiche determinano l’aspetto, le architetture delle costruzioni successive, sia per ragioni di tipo estetico e architettonico, ma anche ragioni di tipo costruttivo: le gradinate del teatro costituivano una base solida per costruire il nuovo palazzo.

Un altro esempio lo vediamo a Piazza Navona: Perché al di sotto si trovava un tempo lo stadio di Domiziano, la cui forma ha condizionato l’urbanistica della nuova zona. Anche la Piazza dell’Anfiteatro di Lucca ricalca la forma dell’antico anfiteatro, tant’è che girandovi intorno è possibile vedere ancora oggi le murature dell’antico edificio che si sono ben conservate. Quello di Lucca è un caso clamoroso, ma abbiamo anche altri esempi, come l’influenza dell’anfiteatro romano in un quartiere di Assisi, oggi divenuto giardino di una casa privata.

Toponomastica

Fondamentale per gli studi topografici è la toponomastica, una disciplina che studia l’origine, il significato, lo sviluppo, l’epoca e l’uso dei nomi geografici. I toponimi che troviamo in Italia sono di origini diverse: alcuni derivano dalla colonizzazione greca, dalla cultura celtica, dai cartaginesi o dalla tradizione latina; poi abbiamo toponimi derivanti da nomi di divinità o dalla posizione geografica: per esempio, in quest’ultimo caso, ricordiamo la città di Terni, chiamata così perché si trova tra due fiumi.

Alcuni nomi invece sono rimasti tuttora invariati, come la città di Roma o addirittura le sue strade. O ancora nomi che hanno subito solo delle piccole modifiche di tipo fonetico: Neapolis diventa Napoli, Perusia invece diventa Perugia.

Nomi etnici: Umbria deriva dagli umbri, la Liguria invece è chiamata così perché vi erano stanziati i liguri, così come il Veneto o la Lombardia. A proposito di longobardi, esistono molti nomi del centro Italia che derivano da questo popolo: Gualdo Cattaneo, per esempio, deriva dal longobardo “guald” che significa “bosco”. Ricordiamo anche dei toponimi di origine araba, presenti soprattutto al sud: Marsala ne è un esempio.

Infine, abbiamo le cosiddette operazioni antiquarie: abbiamo l’esempio di Pomezia e Littoria (oggi Latina). Queste operazioni antiquarie sono state effettuate dai fascisti per esaltare le nuove città di fondazione: essi hanno fatto riferimento all’antichità, dunque al fascio littorio e Pomezia, nomi che derivano dall’antichità ma che hanno adattato a fondazioni del ‘900.

Toponimi di origine prediale

Praedium Un praedium è un fondo rustico, un podere, parliamo dunque di un terreno agricolo. Al centro della vita del praedium c’è la villa, quindi si colloca nel contesto della colonizzazione greca e nel contesto della centuriazione. In Italia esistono moltissimi nomi che terminano con -ano, -ana- anico, -anica, -atico, -atica; in questo caso, quando ci troviamo di fronte a nomi che hanno queste terminazioni, ci troviamo di fronte a toponimi di origine prediale. Alviano, Petrignano, Corciano… sono tutti centri con toponimi di origine prediale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/09 Topografia antica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Benedetta-dea di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Topografia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Marcattili Francesco.
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