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Dispensa corso TFA VIII ciclo

Parte prima: normativa scolastica

  • Storia della scuola italiana
  • L'autonomia scolastica
  • Governance delle istituzioni scolastiche

Parte seconda: inclusione ed accoglienza

  • Evoluzione normativa
  • Le disabilità

Parte terza: l'insegnante di sostegno

Parte quarta: le competenze

  • Teorie sullo sviluppo ed apprendimento
  • Focus sulle teorie delle intelligenze emotive
  • Stili di apprendimento
  • Il linguaggio e la comunicazione

Approfondimenti

  • Tecnologie per l’inclusione
  • P.E.I.: normativa, modelli e aggiornamenti
  • Gestione della classe: come comunicare al gruppo e come gestire il conflitto

Parte prima: la scuola

Storia della scuola italiana

Le riforme della scuola dall’Unità d’Italia al 1° dopoguerra; dalla Riforma Gentile alle riforme del Fascismo; la scuola italiana nel secondo dopoguerra; la scuola italiana dal “boom economico” agli anni '70; dalla Legge 517/77 alla scuola degli anni ’90; la Legge 59/99 e la sua attuazione; le riforme della scuola dal ’97 all’emergenza Covid 19.

L’autonomia scolastica

L’autonomia delle istituzioni scolastiche nella Costituzione; l’autonomia: da percorso normativo a piano dell’offerta formativa; il curricolo nella scuola dell’autonomia; lo Statuto delle studentesse e degli studenti ed il patto educativo di corresponsabilità; la scuola nella riforma Moratti; dagli interventi sull’autonomia alla “Buona Scuola”; governance delle istituzioni scolastiche; gli organi collegiali parte 1; gli organi collegiali parte 2; il Comitato di Valutazione; la funzione del docente: diritti e doveri.

Parte seconda

L’inclusione e l’integrazione

Evoluzione normativa e strumenti dell’inclusione, dalle scuole speciali alla scuola dell’inclusione; l’evoluzione della scuola e dell’inclusione: il P.E.I.; Organi e Struttura del P.E.I.; il Piano di Studi Personalizzato: struttura ed esempi; l’Esame di Stato per studenti con B.E.S. e D.S.A.; accoglienza, inclusione ed integrazione culturale; disabilità: B.E.S. e D.S.A.; Legge 170/2010 parte 1 e parte 2; diagnosi ed intervento precoce nei D.S.A.; il P.D.P. e gli stili di apprendimento; la didattica inclusiva.

Parte terza

L’insegnante di sostegno

Legislazione; formazione e competenze; compiti ed ambienti di apprendimento; progettazione didattica; metodologia; consigli pratici.

Parte quarta

Le competenze

Teorie sullo sviluppo ed apprendimento; storia ed evoluzione dell’azione didattica; le teorie del comportamentismo; le teorie cognitiviste; la seconda generazione cognitivista; le teorie costruttiviste e l’apprendimento attivo; le teorie costruttiviste del secondo '900 ed il confronto con le altre teorie didattiche.

Focus sulle intelligenze emotive

Le intelligenze emotive

Introduzione e definizioni; competenze personali e sociali; emozioni e insegnamento; gestione delle emozioni e leadership; gestione del sequestro emotivo; Gardner e le intelligenze multiple; la forza dell’empatia; comunicazione non violenta ed empatica.

Stili di apprendimento ed azione didattica

Stili di apprendimento: caratteristiche, tipologie, D.S.A., combinazione degli stili di apprendimento.

Il linguaggio e la comunicazione

Teorie e tecniche della comunicazione.

Parte quinta

Grammatica italiana

Analisi grammaticale; analisi del periodo.

Approfondimenti

Tecnologia ed inclusione

Disabilità ed inclusione; gli strumenti dell’inclusione; ausili individuali; cooperazione ed inclusione; creazione di contenuti multimediali per l’inclusione.

La ricerca docimologica e la valutazione

Docimologia e valutazione.

La didattica per competenze

Origine e significato; le innovazioni della riforma e gli ASSI culturali; competenze, conoscenze e abilità; le competenze nei documenti ufficiali; le competenze chiave per l’apprendimento permanente; le competenze di cittadinanza attiva; le Life Skills e le competenze per la vita; le nuove competenze chiave europee.

Parte prima

Normativa scolastica

  • Storia della scuola italiana
  • L’autonomia scolastica
  • Governance delle istituzioni scolastiche

Introduzione e riassunto storico – prima guerra mondiale

Il momento storico è caratterizzato dal positivismo, movimento intellettuale in cui vi è l’esaltazione della ragione. Nel 1847 il Re Carlo Alberto istituisce la Segreteria di Stato della Pubblica Amministrazione sorta dall’idea di centralizzare l’istruzione e con il compito di gestione della stessa da parte dello Stato. Viene fuori nel 1859 la Legge Casati che prevede la gestione della scuola in mano allo Stato e non più alla Chiesa (come nel passato), che doveva fornire al popolo, a tutti i cittadini, elementi di base – formazione/alfabetizzazione strumentale (leggere, scrivere e far di conto). La Legge Casati introduce l’istruzione obbligatoria di base per un periodo di 4 anni relativi alla scuola elementare con biennio obbligatorio. Relativamente alla tipologia di formazione si aveva:

  • Formazione classica – 4 anni (rivolta alla futura classe dirigente)
  • Formazione tecnica – 3 anni (rivolta alla classe operaia)

La religione cattolica continuava a mantenere il ruolo dominante in quanto religione di stato. Nel 1861 verrà unificata l’Italia e l’estensione dello Statuto Albertino a tutto il territorio nazionale con l’estensione della possibilità di accesso all’istruzione di base a tutti i cittadini. Nel 1877 viene emanata la Legge Coppino con la quale viene elevato l’obbligo scolastico fino a 9 anni; matura la consapevolezza che l’istruzione è alla base della civiltà. Nel 1888 cominciano a mobilitarsi i primi movimenti studenteschi e normativi che producono, da parte del Ministero, l’emanazione dei primi programmi a firma di Aristide Gabelli, volti al riordino delle scuole. In campo politico si afferma la sinistra storica e sorgono i primi problemi con l’obbligatorietà dell’insegnamento della religione cattolica, determinando la l’impartimento di concetti di formazione dell’uomo e del cittadino. Agli inizi del 900 fa il suo ingresso nel mondo scolastico il Metodo Montessori in cui si comincia a parlare di educazione del sapere e, soprattutto, si invita a riflettere sulla figura del bambino. Maria Montessori elabora un metodo educativo in cui al centro dell’azione educativa trova spazio il bambino, in quanto generatore di cultura e centro di bisogni che necessitano di essere esauditi con strumenti, spazi, giochi, etc.

Nel 1904, il Ministro dell’Istruzione Orlando, interviene ancora sul termine dell’obbligo scolastico innalzandolo a 12 anni; introduce la scuola serale e nei giorni festivi (per coloro i quali pastori ed agricoltori, che lavoravano e non potevano accedere all’istruzione nei giorni feriali); vengono previste le prime forme di assistenza statale per le famiglie meno abbienti; viene istituita la Direzione Generale per le Scuole Elementari con la istituzione della scuola elementare – corso popolare – per i bambini di una età compresa tra i 6 ed i 10 anni in cui si valutava la possibilità per gli stessi di proseguire gli studi se meritevoli e l’accesso alle scuole superiori. L’unitarietà dunque, porta alla consapevolezza dell’importanza dell’istruzione e delle frequenza dei luoghi dell’istruzione. Nel 1911 viene emanata la Legge Daneo Credareo la scuola viene statalizzata: da una gestione comunale si passa ad una gestione statale della stessa e, conseguentemente, si assiste alla nascita delle prime circoscrizioni didattiche, delle scuole carcerarie, dei patronati.

Nel 1914 si ha lo scoppio della prima guerra mondiale; in Italia avanza inesorabile il fascismo che interviene anche nell’ambito dell’Istruzione. Nel 1923, il Ministro dell’Istruzione Giovanni Gentile, sulla base della pedagogia di Lombardo Radice (il grado di istruzione è legato dal rapporto di incontro tra docente e discente), interviene con la propria Riforma del sistema scolastico innalza l’obbligo scolastico a 14 anni. Essa è frutto di una maturazione della Legge Casati, le scuole elementari saranno articolate in un triennio più un biennio. Successivamente si interviene con una forma di potenziamento delle scuole superiori:

  • Liceo classico articolato in 5 anni di ginnasio più 3 anni di liceo con la prospettiva che gli studenti avessero frequentato l’Università e avrebbero fatto parte della classe dirigente
  • Liceo scientifico articolato in 4 anni di ginnasio più 4 anni di istruzione liceale in ambito scientifico con la possibilità di accesso all’Università solo per le facoltà ad indirizzo scientifico
  • Istituti tecnici articolati in 4 anni di scuola tecnica più 4 anni di specializzazione, senza possibilità di accesso all’Università
  • Scuole magistrali articolate in 4 anni di insegnamento di materie specifiche in ambito magistrale più 3 anni di specializzazione, senza possibilità di accesso all’Università
  • Liceo femminile articolato in 4 anni di insegnamento di concetti di base, senza possibilità di accesso all’Università
  • Avviamento professionale particolari scuole che permettevano a chi aveva conseguito la licenza elementare di continuare gli studi ottenendo una formazione verso il mondo del lavoro o le scuole professionali e tecniche

Con la Riforma Gentile si attua la statalizzazione dell’istruzione, viene rafforzato il ruolo del Ministero della P.A. ed il carattere elitario delle scuole – ruolo egemone del liceo. Viene, inoltre, introdotto l’esame di stato. La formazione avviene attraverso l’utilizzo del programma emanato dal Ministero (Lombardo Radice) e non vi è alcuna autonomia riconosciuta alle scuole. La riforma è essenzialmente destinata alla preparazione ed alla formazione dei mastri. Nelle scuole secondarie di II grado vengono introdotte materie quali: la filosofia (in concomitanza con l’evoluzione storica), la pedagogia (nella visione del suo sviluppo storico), la storia come evoluzione. Vengono accorpate:

  • Filosofia e storia
  • Filosofia e pedagogia
  • Italiano e latino
  • Scienze naturali, chimica e geografia

La riforma era destinata a rappresentare un ostacolo alla fascistizzazione poiché il fine del fascismo era quello di formare una classe dirigente in cui andavano avanti solo i più bravi e adottava, in ambito scolastico come in tutti gli altri ambiti, carattere particolarmente selettivo. Viene fuori l’educazione di massa e la promozione del consenso al regime; la massa doveva favorire la crescita economica del paese. Ma la riforma rivestirà come detto un ostacolo ed il fascismo punterà su canali paralleli alla scuola. Nascono l’Opera Nazionale Balilla, il Littorio, i GUF, una rete di iniziative ed organismi come le Colonie atte a dare indicazioni di educazione ed a controllare il popolo.

Nel 1924 il Ministro Gentile lascia il Ministero e, sul versante scolastico si avvierà un percorso di ritocchi alla stessa, attraverso la fascistizzazione dei programmi. Vengono ridefiniti i rapporti tra Stato e Chiesa nel 1929 con la firma dei Patti Lateranensi e la Religione Cattolica viene definita fondamento e coronamento dell’istruzione. Tutto il sapere viene imposto dall’alto (Ministero), con una forte accentuazione di controlli su libri di testo e docenti. Nel 1939 il Ministro Bottai presenta la cd Carta Bottai, un manifesto che fisserà i princìpi della nuova scuola fascista che, tuttavia, non entrerà mai in vigore.

La scuola italiana nel secondo dopoguerra

Al finire della seconda guerra mondiale l’Italia si ritrova distrutta e l’analfabetismo ricomincia a galoppare. Tutto il lavoro che era stato promosso in ambito scolastico viene vanificato dal conflitto, mancano i fondi per far ripartire l’istruzione e vi è una forte necessità di ricostruire le coscienze ed il senso civico, svaniti durante il periodo delle guerre. Nel 1946 il popolo viene chiamato ad esprimersi sul Referendum con cui si afferma la Repubblica e con la nascita della Carta Costituzionale vengono sanciti i principi su cui si basa il nostro ordinamento ed in essa si interviene anche in ambito scolastico: elevare l’obbligo ed estendere l’istruzione non solo per merito ma anche per censo. La nuova Italia necessita di nuovi criteri di selezione, di una nuova pedagogia per formare le coscienze, di nuove basi in cui è necessario mettere al centro l’uomo.

Art. 3 Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Principio di uguaglianza e di equità. Al centro di tutto vi è la persona senza distinzione. Le differenze non devono costituire motivo di esclusione e qualora vi fossero ostacoli è compito dello Stato rimuoverli per garantire pari dignità e pari possibilità di accesso all’istruzione in virtù del principio di eguaglianza che abbraccia anche la scuola. L’Italia si deve rialzare dalla sconfitta della guerra e deve ripartire; il male peggiore da sconfiggere è l’analfabetismo (le scuole elementari sono distribuite sul territorio nazionale in maniera insufficiente e vi è stata una importantissima inapplicazione dell’obbligo scolastico).

Artt. 33 e 34 Costituzione: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.” “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

Viene quindi innalzato l’obbligo scolastico ad 8 anni (5 più 3) e diventa oltre che obbligatoria, gratuita con la previsione che i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto alla prosecuzione degli studi e raggiungere alti gradi di istruzione. Inoltre viene sancito il principio di libertà di insegnamento e le modalità delle stesse libertà di insegnamento al fine di portare l’alunno al massimo successo formativo. La Repubblica detta norme generali relative all’istruzione ed istituisce la scuole statali per ogni ordine e grado. Gli Enti ed i Privati possono istituire scuole senza oneri per lo Stato.

Gli artt. 33 e 34 chiamano in causa il principio di defascistizzazione determinando un attivismo per la riorganizzazione della scuola al servizio del popolo e partendo dal popolo. Si inizia a parlare di programmi che non sono più imposti dall’alto, ma, mettendo al centro l’uomo, in una logica di co-protagonismo di docente e discente, inizia una fase di programma – azione (programmazione); un nuovo percorso della nuova pedagogia. Uno dei pilastri più rilevanti di questa riforma è Don Lorenzo Milani. (La scuola di Barbiana: tra sogno e utopia) Don Milani fonda a Calenzano una scuola sociale e politica sul modello aristotelico (ovvero intendendo l’uomo come animale sociale), in cui l’uomo è sempre ed in continuo rapporto con gli altri esseri umani.

La scuola di Don Milani ha inizio nel mondo degli operai: egli recupera le intelligenze e le orienta. Questo modo di agire del sacerdote desta non poche critiche e nel 1954 Don Milani viene trasferito a Barbiana, in un luogo sperduto, lontano dal mondo operaio e lontano dalle coscienze dei lavoratori. A Barbiana manca tutto: manca la luce, mancano le strade, la popolazione è essenzialmente costituita da agricoltori. Da questo posto, Don Milani avvia il progetto di una nuova scuola e sveglia le coscienze degli abitanti non solo di Barbiana ma di tutti i centri vicini.

All’interno della canonica apre una scuola in cui richiama i bambini del territorio provenienti da famiglie analfabete. La scuola di Don Milani durava dall’alba al tramonto e non c’erano feste. Sulla porta della scuola Don Milani fa appendere una scritta “I CARE” in inglese ovvero “MI IMPORTA DI TE” in netta contrapposizione con il motto fascista del “ME NE FREGO”. I ragazzi studiano tutte le materie dai giornali poiché non avevano a disposizione libri di testo; sempre all’interno della canonica vengono creati laboratori dove i ragazzi imparano mestieri e familiarità con i materiali e ciò consentiva a Don Milani di “sfruttare” i talenti innati per far venire fuori il meglio di loro e per far loro raggiungere importanti traguardi. Costruisce finanche una piscina per insegnare ai suoi studenti a nuotare e, continuamente, prosegue il suo impegno per l’educazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher claudia.fiasconaro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tfa sostegno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Caronna Tony.
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