Facoltà di medicina e psicologia
Corso di laurea in scienze della formazione primaria
Il linguaggio della chimica
Affonda o galleggia? Alla scoperta della densità
Maila Liziero
Matricola 2018128
A/A: 2021-2022
Indice
- Introduzione
- La chimica è ovunque
- Il complicato rapporto della chimica nella società
- La chimica nella scuola primaria
- Essere insegnanti di chimica nella scuola primaria
- Gli stati della materia
- Un caso particolare
- Il galleggiamento e il principio di Archimede
- Esperimenti
- Esperimento n.1: Medusa galleggiante
- Esperimento n.2: Il salvagente dell’arancia
- Esperimento n.3: L’uovo galleggiante
- Conclusioni
- Bibliografia
- Sitografia
Introduzione
In questo breve elaborato la scienza centrale sarà la chimica che rientra tra le discipline scientifiche, ovvero quelle discipline che sono sopraffatte da stereotipi negativi. Lo scienziato, infatti, è colui che viene immaginato e definito dalla massa come figura fredda, rigida, con scarso senso artistico e povera di spirito. Le discipline scientifiche, in particolare matematica, fisica e chimica, sono considerate talmente difficili da essere inaccessibili per molti.
Perché avviene tutto ciò? Spesso la colpa è del linguaggio delle scienze che è troppo ricco di tecnicismi, equazioni e formule che rendono difficile la comprensione per chiunque non abbia fatto di quella scienza una professione. È quindi fondamentale formare degli abili comunicatori scientifici che siano in grado di divulgare correttamente e in modo comprensibile, quindi con il linguaggio comune, l’informazione scientifica. Questo però non basta è necessario un cambio alle origini degli stereotipi ovvero partendo dalle nuove generazioni, divulgando e insegnando loro le scienze fin dalla scuola dell’infanzia; i bambini hanno un’innata propensione alla scoperta del mondo e alla curiosità verso le cose nuove da imparare che non va sprecata.
Lo scienziato, come il bambino, è mosso dalla curiosità: osserva, si pone domande, cerca e trova delle risposte. Non è necessario che tutti i bambini facciano delle scienze la loro futura professione ma è fondamentale, invece, costruire in loro un sapere scientifico che permetta di formare una società popolata da cittadini con un’adeguata formazione nel campo delle scienze che consenta a tutti di partecipare in modo critico ai dibattiti pubblici su come applicare i risultati della ricerca scientifica.
I quaderni della didattica. Metodi e strumenti per l’insegnamento e l’apprendimento della chimica, L.Cipolla, Napoli, EdiSES, 2015, p.3-5.
1. La chimica è ovunque
La scienza che viene interpellata in questo elaborato è la chimica, una scienza che dovrebbe far parte del bagaglio culturale di ogni cittadino. È lecito chiedersi perché sia così importante e la risposta è: perché tutto attorno a noi e in noi è chimica. È necessario spiegare alla gente e in particolare ai giovani che “la vita è chimica in azione". Facciamo degli esempi di chimica che troviamo nella quotidianità: fenomeni naturali come la fotosintesi clorofilliana, materie plastiche, fertilizzanti, detergenti, tessuti che riparano il nostro corpo dalle intemperie, farmaci di cui facciamo abbondante uso, veleni naturali usati come armi di difesa di alcune specie animali (ragni, scorpioni, serpenti…), il latte materno (miscela di composti chimici come vitamine, carboidrati, sali, anticorpi…) e molti altri.
1.1 Il complicato rapporto della chimica nella società
Come viene accennato nell’introduzione esistono molti stereotipi verso le discipline scientifiche e la chimica non è esente da questo fenomeno. Oggi questa scienza, infatti, ha indubbiamente un’immagine negativa e ha la fama di essere una materia scolastica astrusa. Nonostante la chimica abbia contribuito a rendere la qualità della vita migliore, la percezione di essa continua ad essere negativa, perciò si paragona tutto ciò che è chimico a qualcosa di artificiale che si contrappone al “naturale” e al “biologico”. Questo stereotipo che “chimico” sia sinonimo di “artificiale”, e quindi qualcosa di cui si dovrebbe fare a meno, continua ad essere diffuso tra i cittadini anche, e soprattutto, grazie ai media. È per questo motivo che bisognerebbe placare la disinformazione, proprio perché si sta diffondendo una concezione sbagliata dal momento che tutto è chimica; il termine “chimico” non può essere paragonato nemmeno lontanamente ad “artificiale” perché la chimica caratterizzerà sempre di più il nostro futuro considerato che è una scienza centrale che invade e pervade numerosi altri campi.
Il paradosso della nostra società è che pur vivendo in una condizione di dipendenza dalla chimica, i cittadini la associano a qualcosa di negativo al punto da definire questo fenomeno con “chemofobia”.
I quaderni della didattica. Metodi e strumenti per l’insegnamento e l’apprendimento della chimica, L.Cipolla, Napoli, EdiSES, 2015, p.8-9.
Chimica! Leggere e scrivere il libro della natura, V.Balzani, M.Venturi, Scienza Express edizioni, Trieste, 2012, p.12-13; 4
La chemofobia è frutto principalmente dei media poiché questa scienza viene ricordata solo quando causa disastri ecologici, inquinamento e altre catastrofi; a peggiorare la situazione è l’industria chimica che spesso non si assume le responsabilità di quanto causato e cerca di insabbiare i danni ottenendo come unico effetto la totale perdita di credibilità dei cittadini. La chimica, e non solo, soffre dell’egoismo umano che non utilizza in modo ottimale le sue scoperte, un esempio ne è sicuramente l’energia nucleare che è stata, ed è tuttora, molto studiata prevalentemente per impieghi bellici e non invece per applicazioni in ambito civile. Troppo spesso ci si dimentica di quanto questa scienza abbia migliorato la nostra vita e tra gli esempi sotto gli occhi di tutti abbiamo l’allungamento della vita media riscontrato negli ultimi decenni soprattutto grazie ai farmaci (composti chimici artificiali, non esistenti in natura, ma non nocivi anzi benefici per curare molte patologie che colpiscono l’uomo).
Oggi si finisce molto spesso a fare paragoni privi di senso in ambito chimico facendo prevalere quasi sempre gli effetti negativi; riprendendo la questione dei farmaci, per esempio, che sono prodotti chimici che possono salvare una vita, contrapponiamo un veleno (anch’esso composto chimico) che invece può far morire, tra i due ciò che per la società odierna è più immediato da collegare alla parola “chimico” è sicuramente il veleno. Facendo un esempio invece esterno a questo campo si può pensare ad un coltello che può tagliare il pane o uccidere un uomo, è lo stesso concetto ma molto più accentuato nella chimica rispetto al coltello; il problema non è né della chimica né del coltello, ma di chi ne fa un uso sbagliato.
Il breve elaborato che segue, perciò, si pone l’obiettivo di mettere in evidenza che questa scienza è ovunque, che non è sempre qualcosa di negativo e artificiale e che può essere divertente se la si scopre grazie a delle esperienze dirette.
1.2 La chimica nella scuola primaria
La chimica non è sempre stata presente nei programmi scolastici della scuola primaria, nella riforma del 1955 di tipo umanistico-cristiana le scienze in generale non avevano uno spazio esclusivo ma erano unite a storia e geografia che venivano insegnate a partire dalla classe terza. Nel 1985 con una successiva riforma, che tenne conto del progresso scientifico e tecnologico che stava segnando la nazione in quegli anni, vennero inserite le Scienze Naturali durante l’intero quinquennio. Da quel momento in poi le scienze sono state sempre più considerate, infatti la Commissione Europea nel 2007 ha affermato che “l’insegnamento delle scienze nella scuola primaria ha un forte impatto a lungo termine” perché i bambini hanno una curiosità innata che va sfruttata.
La scuola di oggi si basa sulle indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione del 2012 che non hanno apportato modifiche significative all’insegnamento delle scienze nella scuola primaria. La metodologia proposta da queste indicazioni è costituita da attività operative che devono essere adeguate alle classi e che devono avere una prospettiva interdisciplinare. Viene quindi richiesto che nella scuola primaria si utilizzi prevalentemente l’esperienza diretta, dove il bambino è protagonista del suo apprendimento e ha un ruolo centrale che non lo rende dipendente dall'insegnante che impartisce le lezioni; l’alunno viene condotto in un iter che prevede di utilizzare un metodo che parte dall’osservazione, prosegue con l’analisi critica, continua poi con la concretizzazione dell’intervento e infine con la verifica degli effetti dello stesso. L’educazione scientifica, infatti, che viene citata più volte nella riforma per la sua valenza, si pone come obiettivi fondamentali di sviluppare l’autonomia del giudizio, di considerare le opinioni altrui e confrontarle con le proprie, di analizzare le situazioni in modo critico, di distinguere ciò che è certo da ciò che è probabile e di formulare semplici ragionamenti ipotetico-deduttivi.
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