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“ Che cosa è mai l’uomo?” (Teologia II)

1. Il punto di partenza: la domanda sull’uomo

• Domanda centrale: che cosa è mai l’uomo? Che cosa fa di un uomo un uomo?

• È una domanda esistenziale: coinvolge chi la pone e orienta la sua vita.

• Ogni epoca ha la sua idea di uomo (es.: Uomo Vitruviano vs L’Urlo di Munch).

2. L’episodio de Il sergente nella neve (Rigoni Stern)

Fatti

• Durante la ritirata di Russia: soldati italiani sfiniti, dispersi, aAamati.

• L’autore entra in un’isba russa: trova nemici armati.

• Invece del conflitto, avviene un gesto semplice e umano: i russi lo nutrono.

• Nasce un’armonia inattesa tra nemici.

Significato

• “Una volta tanto le circostanze avevano portato degli uomini a saper restare uomini”.

• Restare uomini = superare il ruolo di nemico, vivere la comune umanità.

• L’umanità si manifesta nella sospensione del giudizio e nell’apertura all’altro.

3. Il Salmo 8: origine della domanda

• È un inno notturno: nasce dalla contemplazione del cielo stellato.

• Davanti alla grandezza della creazione, sorge la domanda:

“Che cosa è mai l’uomo perché te ne ricordi?”

a. Protagonista del salmo: Dio

• Il “Nome” di Dio indica la sua presenza.

• Dio è mirabile, potente, agisce creando e difendendo.

• Con la sua parola “pone una difesa” (come nella Creazione: domina il caos).

b. Bambini e lattanti

• Simbolo degli esuli (Lamentazioni 2–4).

• Dio costruisce un baluardo per loro → segno che sta dalla loro parte, anche nell’esilio.

c. L’uomo nel Salmo

• Dio continua a essere soggetto dei verbi: difende, ricorda (= interviene), si prende cura.

• Lo stupore del salmista: come è possibile che Dio si curi del singolo uomo?

• L’uomo è “poco meno di un Dio” → riceve:

difesa

o cura

o ricordo

o dignità

o potere sulla creazione

o

• Due termini ebraici:

’Enosh/Adam = l’uomo collettivo, umano

o Ben Adam = l’uomo singolo, il volto concreto → sottolinea la cura personale di Dio.

o

Conclusione sul Salmo 8

• Salmo della dignità dell’uomo e della gloria di Dio che si prende cura del singolo.

• Collocato nella sezione dei salmi che riflettono sul fallimento della dinastia di Davide.

• Nonostante il fallimento storico, il salmo aAerma che Dio continua a governare la storia.

4. Lettura cristiana: Gesù come “compimento dell’umano”

a. Nuovo Testamento

• In Eb 2,6-8 il Salmo 8 viene applicato a Gesù:

→ lui è colui a cui Dio ha sottomesso tutte le cose.

• Gesù si definisce spesso Figlio dell’uomo:

significa “uomo”, ma richiama anche la figura messianica di Daniele.

o

• Nella fede cristiana:

quando si pensa all’uomo, si guarda a Gesù (pienezza dell’umano).

• “Ecco l’uomo” di Pilato (Gv 19): Gesù mostra che cosa sia la vera umanità.

5. Il tema della predestinazione

a. Interpretazione classica (Agostino)

• Basata sulla prescienza divina: Dio conosce tutto anticipatamente.

• Predestinazione = scelta di alcuni al bene e altri al male (riprovazione).

• Problema: limita la libertà umana.

• Radice biblica: l’elezione (Abramo, Israele).

→ Ma biblicamente non esiste la predestinazione al rifiuto.

b. Interpretazione di Duns Scoto

• Rilegge il tema dalla prospettiva della volontà d’amore di Dio.

• Ordine dell’amore:

1. Dio ama sé stesso

2. Poi ama il Verbo (il Figlio) come primo “altro” da sé

• Prima volontà di Dio = il Figlio fatto uomo.

• L’incarnazione non è voluta primariamente per il peccato, ma perché:

Dio desidera l’umanità del Figlio

o il Figlio sia il luogo della comunione con ogni uomo.

o

• Ogni uomo è predestinato in Cristo:

→ il destino dell’uomo è corrispondere all’umanità del Figlio.

6. Testi biblici sulla predestinazione

a. Romani 1,3-4

• Il verbo “costituito” (orizo → “predestinato”) riferito a Gesù.

b. Efesini 1,3-10

• Ci mostra la predestinazione secondo Scoto:

Dio ci ha scelti in Cristo

o predestinati ad essere figli adottivi

o gratificati nel Figlio amato

o tutto è ricondotto a Cristo come “capo” (pienezza dei tempi)

o

• Siamo predestinati a partecipare all’umanità del Figlio.

7. Conclusione generale: che cosa è mai l’uomo?

Secondo il percorso:

• È un essere che riceve: cura, dignità, difesa da Dio.

• È capace di umanità condivisa (episodio di Rigoni Stern).

• Vive la propria verità più profonda nello specchio del Figlio, Gesù.

• È chiamato a una comunione che lo supera: predestinato “in Cristo”.

• La sua dignità non deriva dalle sue opere, ma dal fatto di essere ricordato e amato da Dio.

GENESI 1 E L’ANTROPOLOGIA TEOLOGICA

1. La Genesi: contesto e origini

• Titolo “Genesi”: deriva da tôledôt = “generazioni/creazioni”.

• Tradizione ebraica: Bereshit, “in principio”.

• Composizione:

Pentateuco formato nell’esilio (VI-V sec. a.C.).

o I primi capitoli risentono della redazione sacerdotale (ambiente dell’esilio).

o Lunghissima tradizione orale → messa per iscritto → redazione finale.

o

Rapporti con testi vicini (Babilonia)

Elementi simili con:

• Enūma eliš

• Atrahasis (diluvio, simile a Noè)

Dicerenze decisive:

1. La Genesi non racconta divinità precedenti alla creazione.

2. Tutti gli elementi naturali non sono divinità, ma creature.

3. La creazione è ordinata, armonica, non frutto di lotte divine (contrasto con caos storico dell’esilio).

2. La visione del mondo nell’antico Israele

• Terra piatta, sotto acque inferiori.

• Sopra: firmamento (calotta rigida) con stelle.

• Sopra ancora: dimora di Dio.

• Piogge = apertura delle “cataratte”.

• Sotto tutto: gli inferi.

• Non è un testo scientifico; secondo Dei Verbum, la Scrittura contiene “la verità per la nostra salvezza”, non verità

astronomiche.

3. Due racconti della creazione

1. Genesi 1,1–2,4a → stile sacerdotale, ordine, armonia.

2. Genesi 2 → racconto più antropologico e narrativo.

Sono complementari.

4. Genesi 1: struttura e teologia della creazione

4.1. Caratteristiche narrative

• Ritmo regolare: “E fu sera e fu mattina”.

• Creazione attraverso separazioni:

luce/tenebre

o acque superiori/acque inferiori

o terra/mare

o

• Prima si creano spazi “immobili”, poi esseri che li abitano (es.: cielo → uccelli).

• 10 volte “Dio disse”: parola performativa.

Incongruenze (volute): la vita irrompe come sovrabbondanza non ordinata.

4.2. La “creazione” (bara’)

• Verbo bara’ (“creare”) usato solo per Dio.

• Non aAerma esplicitamente la creatio ex nihilo, ma un inizio assoluto.

• La creazione è letta come vittoria sul caos, come nell’Esodo: Dio crea un mondo abitabile.

4.3. Spirito di Dio

• Aleggia sulle acque caotiche: già mostra una dicerenza tra Dio e caos.

4.4. La luce

• In altre culture è divina; qui Dio la crea con la sua parola → nessun elemento è Dio.

4.5. I “mostri marini”

• Considerati divini nelle culture vicine → qui Dio li crea: nessuna realtà è pari a Dio.

4.6. Elohim

• Nome di Dio in Gen 1: plurale, misterioso, non spiegato → Dio senza origini, oltre il racconto.

5. Genesi 1 come “eziologia metastorica”

• I primi 11 capitoli spiegano le origini profonde dell’umanità (non storia moderna).

• Rispondono alle domande fondamentali:

da dove veniamo?

o chi ci ha generati?

o quale è la nostra discendenza?

o

6. Il tema della creazione come “Tzimtzum”

• Secondo i rabbini: Dio crea, benedice, poi si ritrae, lasciando spazio alla creatura.

• Creazione come:

ordine che permette autonomia

o condizione per una relazione libera (Alleanza).

o

7. Lc 8,22-25: Gesù e la creazione

• Gesù calma la tempesta con la parola → come Dio nella Genesi.

• “Svegliarsi” = verbo della Resurrezione.

• Il suo gesto mostra:

aAidabilità di Dio contro il caos

o destino dell’uomo: non rimanere nella morte (predestinati in Cristo).

o

8. La creazione dell’uomo (Gen 1,26-31)

8.1. “Facciamo l’uomo…”

• Dio parla di sé al plurale (dibattito patristico).

• Usa bara’: l’uomo è una novità assoluta.

8.2. Immagine e somiglianza

• Immagine (tselem):

“immagine plastica”, rappresentazione del Dio invisibile (termine usato anche per gli idoli).

o È data all’uomo.

o

• Somiglianza (demut):

più dinamica: come copia rispetto all’originale.

o È compito dell’uomo: si realizza nella fecondità e nel vivere secondo il bene.

o

8.3. Maschio e femmina

• Parallelo con animali (creati anch’essi maschio/femmina).

• Mostra dimensione corporea e relazionale dell’umano.

8.4. La benedizione: vocazione dell’uomo

• “Siate fecondi, moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela”.

• Dominare = esercitare responsabilità come Dio:

fare ordine

o con dolcezza, non violenza

o custodire, non distruggere

o

8.5. Dieta vegetariana

• Rifiuto della violenza.

• Dio dona il cibo, non lo riceve (contrasto con cosmogonie pagane).

8.6. Interpretazione simbolica degli animali

• Le creature mostrano all’uomo la sua creaturalità.

• Dominare le creature = anche dominare le proprie pulsioni.

8.7. L’uomo non è “compiuto”

• Diversamente dagli animali, deve realizzare la somiglianza a Dio.

• L’umano è vocazione, non solo biologia: essere davvero uomo significa aderire al bene che Dio desidera.

9. Il settimo giorno e il Tempio

• Dio cessa, benedice e consacra il sabato.

• Linguaggio parallelo a Es 40,33 (costruzione del santuario).

• La creazione è vista come un tempio consegnato all’uomo.

10. Conseguenze teologiche

• Dignità dell’uomo: creato a immagine di Dio, custode della creazione.

• Dio ama tutto ciò che esiste (Sap 11,24-26).

• Responsabilità ecologica: la Terra è un “santuario” dato all’uomo.

"

! CONCLUSIONE

Secondo Genesi 1:

• Il mondo nasce dalla parola ordinatrice di Dio, non da lotte primordiali.

• La creazione è una salvezza dal caos.

• L’uomo: è immagine di Dio

o ha il compito di realizzarne la somiglianza

o è vocato a custodire e ordinare il mondo

o è posto al centro di una relazione: Dio gli parla, lo benedice, gli aAida un compito.

o

• La creazione è tempio, e l’uomo è responsabile dello spazio che abita.

3. GENESI 2

1. Contesto e caratteristiche del secondo racconto della Creazione

1.1. Origine del testo

• Secondo racconto della creazione (il primo è Gen 1).

• Associato alla Tradizione jahvista (più antica, più laica rispetto a quella sacerdotale).

• Probabilmente proviene da autori non deportati in esilio.

• Tuttavia: descrizioni del giardino sembrano riflettere memorie persiane → influenza dell’esilio.

1.2. Dicerenze rispetto a Genesi 1

Continuità

• Centralità della parola di Dio.

• Presenza di un limite dato all’uomo.

Discontinuità

• Dio appare antropomorfo (plasma, pianta, fa scendere un torpore…).

• Nome di Dio: Adonai Elohim (unione di Jahwè e Elohim).

2. Struttura del racconto: un approfondimento sull’uomo

2.1. Situazione iniziale: doppia mancanza

• Manca acqua → quindi manca la vita.

• Manca qualcuno che coltivi la terra.

2.2. Intervento di Dio

• Dio fa salire l’acqua → condizione della vita.

• Plasma l’Adam dalla “polvere della terra” (adamà = terra; adam = uomo).

Polvere = fragilità, mortalità.

o

• Dio socia il suo alito → elemento divino nell’uomo.

➜ L’uomo è un ossimoro: fragilità radicale + respiro divino.

3. L’uomo e il suo compito

3.1. Il giardino dell’Eden

• Dio pianta il giardino e vi colloca l’Adam.

• Compito: coltivare e custodire.

Verbo “coltivare/servire” richiama il culto (non la schiavitù).

o

3.2. Dono e limite

• L’uomo può mangiare liberamente di tutti gli alberi.

• Eccezione: l’albero della conoscenza del Bene e del Male.

Il limite non è spiegato chiaramente.

o Possibili letture:

o 1. Dio non vuole che l’uomo conosca il bene-male?

2. Dio vuole proteggerlo dalla morte?

• Il testo presenta Dio come generoso → il limite va letto come salvaguardia.

• “Bene e Male” possono essere anche avverbi (modo di conoscere), non solo sostantivi.

3.3. Senso del limite

• Non è proibita la conoscenza.

• Il limite ricorda che:

l’uomo è creatura, non totalità.

o non può definire tutto (né sé stesso, né l’altro, né Dio).

o

• Pretendere di sapere tutto → porta alla morte.

• Accettare il limite → fonda la fiducia e la relazione con Dio.

4. L’uomo e la relazione: creazione della donna

4.1. Non è bene che l’uomo sia solo

• La solitudine è vista come mortale.

• Dio vuole creare un aiuto che corrisponda all’uomo.

Termine ebraico ambiguo:

o che gli sta di fronte

§ che gli si oppone

§ → indica alterità e alleanza insieme.

4.2. Tentativo fallito: gli animali

• L’uomo dà nome agli animali (atto simile a Dio: riconoscimento e distinzione).

• Nessuno corrisponde all’uomo → non basta l’analogia uomo/animali.

4.3. Creazione della donna

• Dio fa scendere sull’uomo un torpore profondo:

come in Gen 15 con Abramo: l’uomo non può conoscere la propria origine.

o

• “Costola” = probabilmente “lato” (termine ebraico ampio).

→ Dio costruisce la donna dal lato dell’umano indistinto.

• Creazione reciproca:

L’umano indistinto diventa uomo (ish) e donna (ishshah).

o Sono integrali ma incompleti rispetto alla conoscenza del Mistero dell’altro.

o

• La donna è donata all’uomo → dono reciproco per uscire dalla solitudine.

4.4. Reazione dell’uomo

• L’uomo parla in forma poetica: meraviglia.

• Riconosce:

ossa (solidità)

o carne (fragilità)

o → comune identità e diAerenza.

• Nome “ishshah” espresso da prospettiva maschile (come nota Wénin).

4.5. Nudità e non vergogna

• Non vergogna = inconsapevolezza della dicerenza (secondo Wénin).

• La diAerenza non è ancora percepita come limite da colmare.

5. Messaggio antropologico fondamentale

• La dicerenza (creata da Dio):

individualizza

o permette la relazione

o salva dall’isolamento

o

• Umanità = accettazione del limite e dell’alterità.

• Il racconto mostra che:

Dio crea relazione, non autosuAicienza.

o L’uomo si realizza solo con l’altro (donna/uomo).

o L’origine è un mistero non posseduto → ci apre alla fiducia.

o

"

! CONCLUSIONE

Genesi 2 presenta un’immagine profondamente relazionale dell’uomo:

• è fragile e mortale (polvere)

• è abitato da Dio (soAio)

• è chiamato a custodire e coltivare

• vive del dono e del limite

• trova compimento solo nella relazione con un altro simile e diverso.

La diAerenza sessuale diventa luogo teologico della relazione, della fiducia e del superamento della solitudine.

4. IL SERPENTE – GENESI 3

GENESI 3 (vv. 1–24)

Il serpente e il mistero del male – “Peccato originale”

1. Che cos’è il “Peccato Originale”?

• È una formula teologica nata nei secoli: indica il mistero del male.

• Non è “originale” nel senso cronologico, ma nel senso di origine di ogni male.

• Il racconto cerca di spiegare l’esperienza umana di:

male

o morte

o soAerenza (agita e subita)

o

• Riprende il tema del limite posto da Dio: simbolo della creaturalità umana.

2. Struttura narrativa

1. Dialogo donna – serpente

2. Donna – uomo (scena muta, mangiano in silenzio)

3. Intervento di Dio (riapre il dialogo e giudica)

Verbo ricorrente: “mangiare” = far proprio (qui 12 volte su 23 in tutta Genesi).

3. Il serpente: identità e strategia

3.1. Identità simbolica

• “Più astuto” degli animali → in ebraico assonanza con “nudi”:

serpente = nudo/vulnerabile come l’uomo.

• Parla in modo manipolatorio:

riprende le parole di Dio ma le altera

o introduce il dubbio

o chiama Dio “Elohim” (non “Adonai”), creando distanza

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofiamo2026 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Borghi Annamaria.

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