Corso di
TECNICA URBANISTICA
AA2024/2025
INTRODUZIONE 24 settembre
Definizioni nel linguaggio comune
Urbanistica:
• Disciplina che studia la formazione, la trasformazione ed il funzionamento dei centri urbani
e ne progetta il rinnovamento e la crescita, avvalendosi del supporto di diverse scienze
(economiche, statistiche, sociali, ecc..);
• Disciplina che studia le condizioni e le esigenze di vita di una città per attrezzare entità
urbane e territori in funzione della vita nelle migliori condizioni. Prende in considerazione
diversi aspetti di un organismo urbano, con particolare attenzione sul decentramento,
viabilità, scorrimento, zonizzazione, verde pubblico e aree pedonali;
• Scienza che si occupa della sistemazione razionale degli agglomerati urbani al fine di creare
condizioni favorevoli alla vita e al lavoro degli abitanti.
Urbanizzare:
• Conferire ad un centro abitato carattere di città, favorendone lo sviluppo e dotandolo delle
necessarie strutture ed infrastrutture;
• Favorire lo sviluppo della città costruendo nuove case alla periferia o rendere edificabile
una zona dotandola delle infrastrutture necessarie (strade, illuminazione, fognatura, ecc..).
Urbanizzazione:
• Promozione dello sviluppo dei centri urbani mediante provvedimenti e strutture necessarie;
• Sviluppo e sistemazione urbanistica di un centro urbano;
• Atto di concentrare popolazioni rurali in un centro urbano;
Pianificazione:
• Disciplina che si occupa di studiare e regolamentare i processi di gestione del territorio
valutandone le conseguenti dinamiche evolutive, è l’attività attraverso la quale di
definiscono gli assetti dell’ambiente;
• Insieme di strumenti medianti i quali lo Stato si sforza di ripartire geograficamente la
popolazione e le attività economiche in modo da rendere più omogeneo il territorio,
accelerandone o regolandone lo sviluppo;
• Insieme di azioni programmate volte a risolvere ed affrontare i problemi reali attraverso
scelte progettuali basate su strategie partecipative e sul controllo dei possibili scenari
futuri.
Piano:
• Insieme di scelte e regole, organizzate nel tempo, per il conseguimento di un determinato
obiettivo futuro.
Programma:
• Versione operativa di un piano, definisce il percorso da seguire per raggiungere l’obiettivo
pianificato, tenendo anche conto delle risorse disponibili, delle attività da intraprendere e
dei tempi necessari a realizzarle.
In definitiva si può dire che l’urbanistica si occupa di:
• Delle trasformazioni del territorio;
• Dei modi nei quali avvengono e sono avvenute;
• Dei soggetti che le promuovono e delle loro intenzioni;
• Delle tecniche che si utilizzano;
• Dei risultati attesi;
• Degli esiti che ne conseguono;
• Dei problemi che di volta in volta solleva inducendo quindi a nuove trasformazioni.
L’urbanistica e la pianificazione sono due discipline molto diverse tra di loro anche se spesso
vengono confuse in quanto la pianificazione ha un’impronta molto più politica e sociale rispetto
all’urbanistica. 1° ottobre
Professionalità
Urbanista o Pianificatore del territorio: analizza il territorio e la città per elaborare progetti e piani
di sviluppo e di trasformazione. progetta opere, utilizza metodi di
Ingegnere civile o edile-architetto o dell’ambiente e del territorio:
analisi e valutazione della qualità ambientale.
Geologo: si occupa di descrivere la superficie della terra, il sottosuolo, i meccanismi di formazione
delle rocce e i possibili rischi del territorio.
Cartografo: realizza rappresentazioni di vario tipo della superficie.
Ingegnere idraulico: si occupa della dinamica dei bacini e della progettazione di opere idrauliche.
Ingegnere sanitario: progetta opere di depurazione e di misura della qualità ambientale.
Economista: si occupa di territorio nel senso di spazio funzionale e volto allo sviluppo e alla
crescita.
Sociologo: si occupa dei comportamenti sociali e della loro relazione col territorio.
Ambiti e competenze
Territorio: ambito spaziale caratterizzato dal punto di vista fisico, socio-economico e
amministrativo/politico.
Suolo: terreno o area soggetta a rendita (fondiaria o catastale).
Ambiente: luogo dell’intersezione tra sistema fisico-naturale, sistema socio-economico e sistema
territoriale.
Città: da luogo del potere politico e temporale e del mercato a realtà metropolitane e megalopoli
caratterizzate in modo diverso a seconda del contesto territoriale.
Cosa non è la pianificazione
La pianificazione non è un’attività individuale. La pianificazione non è orientata al bisogno dei
singoli né alla somma dei singoli bisogni. Essa agisce nell’interesse collettivo ed è finalizzata a
influenzare le azioni collettive delle istituzioni pubbliche, delle organizzazioni, dei soggetti
economici oltre che a normare i comportamenti dei privati.
La pianificazione non è l’organizzazione delle scelte delle maggioranze. Essa deve agire
nell’interesse collettivo secondo gli interessi del maggior numero di soggetti, sia che costituiscono
maggioranze di potere o minoranze, nel rispetto dei bisogni sociali emergenti.
La pianificazione non è esclusivamente orientata al presente. La proiezione nel futuro è una
componente fondamentale della pianificazione. La pianificazione si occupa dei problemi del
presente proiettati sulle azioni future, che hanno comunque una certa incertezza. Di conseguenza il
processo di pianificazione deve includere sia la previsione che il controllo dei risultati futuri.
La pianificazione non è una routine. I problemi che interessano un territorio possono essere molto
diversi tra di loro e possono essere trattati in maniera comparativa sfruttando le condizioni
esistenti e/o applicando le norme ed i regolamenti esistenti. In realtà ciò riguarda più
l’amministrazione del territorio che la pianificazione in sé che ha il compito di affrontare i problemi
in temini di conoscenza, interpretazione, valutazione e azione.
La pianificazione non è solo l’immaginazione dei futuri desiderabili. Ciò significa che la
pianificazione non è un pensiero utopico, in quanto la pianificazione ha anche il compito di
specificare i mezzi necessari a raggiungere gli obiettivi.
La pianificazione non è solo fare piani. La pianificazione non si limita solo a dare indicazioni sull’uso
del suolo ma ha anche ripercussioni sull’economia e sulla società. Il legame tra pianificazione e
azione è fondamentale e deve quindi includere anche l’impegno a portare avanti strategie,
progetto o programmi fino alla conclusione.
La pianificazione non persegue una monodimensionalità dello sviluppo. Essa include molteplici
aspetti che caratterizzano l’evoluzione di una comunità, sia in termini di spazio che di società, tiene
infatti conto di aspetti sociali, culturali, economici, gestionali, ecc.…
Per sintetizzare, la pianificazione può essere considerata come:
• Una deliberata attività di organizzazione spaziale, sociale ed economica;
• Finalizzata a sviluppare una strategia ottimale di azioni future;
• Per realizzare un insieme di obiettivi prefissati;
• Per risolvere problemi specifici in contesti complessi;
• Accompagnata dal potere e dall’intersezione di destinare risorse specifiche e di agire in
maniera inderogabile per attuare le strategie scelte.
Il processo di pianificazione
Tale processo prevede diverse componenti, che sono indispensabili:
Processo: la pianificazione richiede un’attività continua che necessita di risorse (economiche,
istituzionali, sociali) per essere sostenuta. Il processo ha il piano come esito.
Preparazione: si tratta di definire un quadro di decisioni e scelte che dovranno essere approvare ed
eseguite da alcuni soggetti.
Azione: è uno degli obiettivi principali dell’attività di pianificazione. La pianificazione è lo strumento
ed il metodo per la costruzione, verifica e gestione continua del nesso tra conoscenza e azione
(Friedmann) oppure, più che l’applicazione della conoscenza, è la produzione di decisioni (Faludi).
Obiettivi: il processo di pianificazione opera con alla base degli obiettivi, perseguiti tramite la scelta
di determinate azioni, con la possibilità do verificarne costantemente validità ed efficacia nel
tempo e nello spazio.
Futuro: l’orientamento prospettico è quello più ricorrente nei diversi approcci. Gli elementi di
incertezza nel processo di pianificazione condizionano gli strumenti, i metodi, le procedure e gli
obiettivi.
La pianificazione inizia con l’individuazione di una insoddisfazione nello stato di fatto; infatti, se
non ci fosse la sensazione dei problemi non ci sarebbe bisogno dell’azione prodotta dal piano.
L’individuazione di tali problemi dipende dall’immagine dello stato desiderato, che funziona come
punto di riferimento e come visione del futuro.
Gli obiettivi sono strettamente legati alle soluzioni individuate per i problemi rilevati.
Esistono tre modi per individuarli ed articolarli:
• Pensare al futuro;
• Integrare i processi decisionali;
• Migliorare i meccanismi di coordinamento.
Una delle sfide più grandi della pianificazione è la traduzione di finalità astratte in obiettivi
operativi, tale passaggio è fondamentale in quanto altrimenti possono esserci gravi disfunzioni nel
processo di pianificazione che resterebbe astratto e non attiva trasformazioni spaziali e temporali
reali. Tale condizione si può raggiungere attraverso negoziazioni, trattative e anche conflitti di
interesse.
Nella pianificazione è indispensabile l’orientamento verso il futuro. Ciò significa che la sola
conoscenza della situazione attuale non è sufficiente in quanto lo sviluppo di soluzioni alternative
per i problemi richiede sempre la conoscenza dei possibili scenari futuri per poter stimare i bisogni
e le limitazioni. La previsione e la proiezione costituiscono quindi due aspetti fondamentali nella
pianificazione (Es. se in un certo periodo di tempo si stima che la popolazione di un centro urbano
possa aumentare allora potrebbe essere necessario prevedere un incremento dei mezzi per lo
spostamento pubblico).
La capacità di progettare soluzioni alternative deve essere una delle qualificazioni specifiche del
pianificatore. Tale progettazione è così essenziale tanto da costituire parte integrante delle
decisioni prese. Un buon piano deve includere una progettazione deliberata e non può
semplicemente analizzare opzioni già date. Piani e politiche alternative corrispondono a scenari
progettuali che concorrono ad attivare nel tempo il piano di sviluppo del territorio.
Prima che ne sia valutata l’efficacia ogni opzione del piano deve essere soggetta a un esame di
coerenza interna e fattibilità. Tale esame verifica ciascuna soluzione alternativa e valuta se la
proposta risponde, di fatto, agli obiettivi e ai vincoli posti dal piano. L’esame della coerenza interna
assume forme differenti secondo i differenti contesti, in Italia è svolta in sede istituzionale mentre
in altri contesti può includere la partecipazione dei cittadini.
Rendere coerenti le soluzioni implica rispettare la coerenza degli obiettivi con quelle che sono le
soluzioni, rispettando i vincoli posti, cercando di massimizzare le opportunità ed individuare i mezzi
ed i soggetti necessari a realizzare il piano.
La fase della valutazione dell’efficacia esterna del piano ha luogo quando, proposte un certo
numero di alternative, esse hanno superato il controllo di coerenza interna.
È necessario quindi capire quale delle proposte attuare. Se la proposta è unica la scelta ricade sul
se accettarla o meno, valutandone gli effetti.
Rendere le soluzioni sostenibili significa massimizzare le opportunità di attuazione attraverso una
valutazione multicriterica delle soluzioni proposte.
Ad oggi, l’attuazione è una parte indivisibile del processo di pianificazione che lega le intenzioni ai
risultati. In tutti gli approcci sembra essere necessario un forte impegno politico nei confronti
dell’attuazione, ma questo non è sempre una condizione sufficiente al successo delle azioni
proposte. L’attuazione può essere semplificata da un’accorta attenzione ai problemi di
coordinamento tra le organizzazioni coinvolte nel processo, una parte del processo di
pianificazione diventa quindi una progettazione organizzativa.
Rendere attuabili le scelte significa riuscire ad ottenere accordi tra i soggetti per rendere attuabili le
soluzioni progettuali.
La fase della comunicazione può essere considerata sotto due punti di vista:
• Uno strumentale, che considera la comunicazione come mezzo indispensabile per favorire
l’attuazione dei piani e delle politiche in modo da favorire l’adesione del maggior numero
di soggetti;
• Uno che considera la comunicazione non solo come fase del processo di pianificazione, ma
la base per l’efficacia del piano.
La comunicazione in ogni caso è considerata come un processo interattivo che qualifica la
pianificazione, favorendo in ogni fase il raggiungimento dei risultati.
Contenuti della pianificazione
Momento della conoscenza dei fenomeni urbani e territoriali:
• Analisi, interpretazione e valutazione dei fenomeni urbani e territoriali;
Momento della pianificazione delle trasformazioni urbane e territoriali:
• Riordino, recupero e pianificazione dell’esistente;
• Progettazione del nuovo.
Momento della conoscenza dei fenomeni urbani e territoriali:
• Tecniche di analisi: raccolta dati, costruzioni banche dati, cartografia, ecc.;
• Tecniche di elaborazione dati: costruzione indici ed indicatori, costruzione mappe
tematiche, ecc.;
• Tecniche di interpretazione dei fenomeni: confronti e sovrapposizioni di informazioni,
costruzione di scenari, ecc.;
• Tecniche di previsione: proiezioni, costruzioni scenari di sviluppo, ecc..
Momento della pianificazione delle trasformazioni urbane e territoriali:
• Strumenti di pianificazione urbanistica: piani di area vasta, piani locali, piani attuativi, piani
strategici, piani funzionali, piani direttori, ecc.;
• Strumenti di programmazione: programmi economici, programmi temporali, ecc.;
• Strumenti politico/amministrativi: conferenze di servizio, accordi di programma, contratti di
quartiere, ecc.;
• Strumenti innovativi: di aiuto alle decisioni, di costruzione del consenso, di risoluzione dei
conflitti e di facilitazione.
Cos’è un piano
Il Piano Urbanistico è sempre riferito a un territorio e ha il compito di indirizzare le trasformazioni
di quel territorio.
Può essere analizzato sotto diversi punti di vista:
• Punto di vista politico: deve essere espressione di una volontà collettiva, ed è il prodotto
della collaborazione tra amministrazioni locali, tecnici e comunità intesa sia come cittadini
che come imprenditori;
• Punto di vista tecnico: deve essere in grado di rappresentare in forma tecnicamente
compiuta il territorio e le sue trasformazioni, è composto da:
o Cartografie, in quanto simulazioni del territorio;
o Indici e grafici per rappresentare i fenomeni;
o Testi per descrivere e prescrivere (relazioni e norme).
• Punto di vista istituzionale: deve essere efficace, ossia deve essere in grado di garantire la
realizzazione delle trasformazioni territoriali volute. Dal punto di vista giuridico è cogente,
cioè trasmette ordini e stabilisce regole che devono essere rispettate;
• Punto di vista operativo: deve avere un ruolo diverso per gli operatori pubblici e per quelli
privati:
o Per gli operatori pubblici è l’insieme degli interventi che ci si propone di realizzare in
un certo arco temporale;
o Per gli operatori privati è l’insieme delle possibilità di sviluppo o dei vincoli a cui
viene sottoposta la proprietà privata.
La storia dell’urbanistica insegna che sono diverse le peculiarità che caratterizzano un contesto
urbano:
• →
Specificità la città è un’opera speciale che richiede un lessico specifico;
• →
Accessibilità la città deve essere compresa e apprezzata da tutti;
• →
Leggerezza la città deve essere bella e gradevole;
• →
Diffusione deve essere diffusamente vivibile e non solo i luoghi importanti;
• →
Complessità non solo fisiche, ma anche economiche e sociali;
• →
Operatività precisa programmazione degli interventi per valutarne i progetti, realizzarli e
favorire le condizioni per un progetto urbano coerente.
Con riferimento a quanto detto si ha quindi che l’urbanistica deve:
• Prendersi cura degli spazi urbani e della vita quotidiana degli abitanti;
• Privilegiare le realtà dei singoli luoghi rispetto alle classificazioni generaliste;
• Conoscere dettagliatamente orografia, componenti culturali e storiche;
• Assumere la partecipazione degli abitanti ai processi di scelte urbanistiche;
• Privilegiare gli spazi pubblici;
• Adottare metodi e tecniche di lettura e comunicazioni il più semplici possibile;
• Dischiarare esplicitamente la sostenibilità della città tra gli obiettivi principali.
PRINCIPALI LEGGI NAZIONALI IN MATERIA DI URBANISTICA
→ →
1942 Legge 17 agosto ’42 n.1150 Principale riferimento legislativo in materia di urbanistica,
presentata nel ’38.
→ →
1947 Costituzione della Repubblica Italiana Art.117: dichiara le Regioni a statuto ordinario
concorrenti con lo stato in materia di urbanistica.
→
1962 Legge n.167, Disposizioni per favorire l’acquisizione di aree fabbricabili per l’edilizia
→
economica e pop
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