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Che cos’è l’Unione Europea?

Prime elaborazioni di una Unione europea

  • Per ritrovare le origini dell’espressione Unione europea occorre risalire indietro negli anni fino al 1713, anno in cui viene pubblicata l’ultima versione del Projet pour rendre la paix perpetuelle en Europe dell’Abbé de Saint-Pierre, un diplomatico francese che aveva partecipato ai negoziati della pace di Utrecht che mise fine alla guerra di successione spagnola.
  • Egli proponeva di stipulare un Trattato che si proponesse di stabilire una Unione europea perpetua, prevedendo le istituzioni minime per rendere permanente e sufficiente la sicurezza di tutti contro i pericoli esterni (allora i musulmani) e contro i pericoli di guerra civile.

Prime elaborazioni di una Unione europea

  • Per arrivare a questo occorre convincere i sovrani ad accettare un giudice sopra di sé, un tribunale. L’Unione avrebbe dovuto inoltre prevedere la creazione di un Congresso di deputati o senatori designati dai re, che si dovrebbero riunire per deliberare in assemblea nella Città della pace, una città sottratta alla sovranità di tutti gli Stati membri dell’Unione, protetta da un suo esercito.

Prime elaborazioni di una Unione europea

  • Per ritrovare le origini dell’espressione Unione europea occorre risalire indietro negli anni fino al 1713, anno in cui viene pubblicata l’ultima versione del Projet pour rendre la paix perpetuelle en Europe dell’Abbé de Saint-Pierre, un diplomatico francese che aveva partecipato ai negoziati della pace di Utrecht che mise fine alla guerra di successione spagnola.
  • Egli proponeva di stipulare un Trattato che si proponesse di stabilire una Unione europea perpetua, prevedendo le istituzioni minime per rendere permanente e sufficiente la sicurezza di tutti contro i pericoli esterni (allora i musulmani) e contro i pericoli di guerra civile.
  • Per arrivare a questo occorre convincere i sovrani ad accettare un giudice sopra di sé, un tribunale. L’Unione avrebbe dovuto inoltre prevedere la creazione di un Congresso di deputati o senatori designati dai re, che si dovrebbero riunire per deliberare in assemblea nella Città della pace, una città sottratta alla sovranità di tutti gli Stati membri dell’Unione, protetta da un suo esercito.

Manifesto di Ventotene

  • A Ventotene, isola al largo della costa laziale, gli antifascisti Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni scrivono, nel giugno del 1941, Per un’Europa libera ed unita. Progetto di manifesto, noto come Manifesto di Ventotene.
  • Si tratta di gettare le fondamenta di un movimento che sappia mobilitare tutte le forze per far nascere questo nuovo organismo.
  • Il progetto contemplava il congiungimento fra Resistenza e Federalismo con l’obiettivo di sconfiggere la dittatura e superare lo stato di guerra, guidando i popoli verso un nuovo assetto sociale.
  • Non si tratta di restaurare l’Europa prenazista, ma di rinnovarla mediante la creazione di un’Unione europea che sia il superamento definitivo del fallimentare Stato nazionale.

Manifesto di Ventotene

«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani. Il crollo della maggior parte degli stati del continente sotto il rullo compressore tedesco ha già accomunato la sorte dei popoli europei, che o tutti insieme soggiaceranno al dominio hitleriano, o tutti insieme entreranno, con la caduta di questo in una crisi rivoluzionaria in cui non si troveranno irrigiditi e distinti in solide strutture statali. Gli spiriti sono giù ora molto meglio disposti che in passato ad una riorganizzazione federale dell’Europa. La dura esperienza ha aperto gli occhi anche a chi non voleva vedere ed ha fatto maturare molte circostanze favorevoli al nostro ideale.

[…]

Continua doc.

Con la propaganda e con l’azione, cercando di stabilire in tutti i modi accordi e legami tra i movimenti simili che nei vari paesi si vanno certamente formando, occorre fin d’ora gettare le fondamenta di un movimento che sappia mobilitare tutte le forze per far sorgere il nuovo organismo, che sarà la creazione più grandiosa e più innovatrice sorta da secoli in Europa; per costituire un largo stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali, spazzi decisamente le autarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari, abbia gli organi e i mezzi sufficienti per fare eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni, dirette a mantenere un ordine comune, pur lasciando agli Stati stessi l’autonomia che consente una plastica articolazione e lo sviluppo della vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli.

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Se ci sarà nei principali paesi europei un numero sufficiente di uomini che comprenderanno ciò, la vittoria sarà in breve nelle loro mani, perché la situazione e gli animi saranno favorevoli alla loro opera e di fronte avranno partiti e tendenze già tutti squalificati dalla disastrosa esperienza dell’ultimo ventennio. Poiché sarà l’ora di opere nuove, sarà anche l’ora di uomini nuovi, del movimento per l’Europa libera e unita!»

  • Anche se relegati al confino questi antifascisti riescono a pensare il futuro in termini inediti, fortemente idealistici, ma non privi di realismo, come dimostrerà la storia successiva dell’integrazione europea.
  • L’Europa non dovrà più essere divisa in Stati nazionali, pronti a farsi la guerra, ma dovrà essere una Federazione di Stati sovrani, che abbia proprie forze armate (obiettivo ancora non realizzato), superi le divisioni economiche (obiettivo realizzato già con la Cee).

I primi passi dell’integrazione europea

  • Il diplomatico francese Jean Monnet (1888-1979) fu uno degli artefici dell’unità europea.
  • La sua visione dell’integrazione è detta funzionalista perché, contrariamente ai federalisti, intuiva che sarebbe stato impossibile prescindere, almeno in un primo tempo, dai ruoli dei vecchi stati nazionali. Bisognava, quindi, integrare le economie, le società e i sistemi politici europei per approssimazioni successive, preparando con gradualità il terreno su cui erigere la «casa comune».
  • «Noi non coalizziamo Stati, ma uniamo uomini» soleva dire.
  • Il 9 maggio del 1950 il ministro degli esteri francese Robert Schuman propose di porre la produzione francese e tedesca del carbone e dell’acciaio sotto il controllo di un’organizzazione comune, di cui avrebbero potuto far parte anche altri stati europei.

La dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950

  • «La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.
  • Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent’anni antesignana di un’Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L’Europa non è stata fatta: abbiamo avuto la guerra.
  • L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l’azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania.
  • A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l’azione su un punto limitato ma decisivo.
  • Il governo francese propone di mettere l’insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un’organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei.
  • La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.
  • La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà sì che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica.

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  • Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l’Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano. Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all’instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni.
  • Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace. Per giungere alla realizzazione degli obiettivi così d
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Scienze giuridiche IUS/14 Diritto dell'unione europea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Noe045 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Sapienza Rosario.
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