ROMA ARCAICA: le fonti e le origini della città
La ricostruzione della storia della Roma arcaica si basa su diverse tipologie di fonti: archeologiche,
letterarie e storiografiche. Le fonti archeologiche comprendono resti materiali come mura, tombe,
templi, oggetti e iscrizioni; esse sono molto importanti perché permettono di verificare
concretamente alcuni aspetti della vita e dello sviluppo della città. Le fonti letterarie e
storiografiche, invece, ci forniscono racconti più completi e una cronologia degli eventi, ma spesso
mescolano fatti storici ed elementi leggendari.
Per molto tempo Roma non suscitò particolare interesse presso gli storici greci. Solo a partire dal IV
secolo a.C., quando Roma iniziò la sua espansione nell’Italia meridionale e divenne una potenza
sempre più importante, gli autori greci cominciarono a raccogliere e organizzare informazioni sulle
sue origini e sulla sua storia.
Le origini di Roma sono state oggetto di numerosi dibattiti. La versione tradizionale più conosciuta
si affermò soprattutto in età augustea, cioè durante il principato di Augusto, quando si cercò di
costruire un passato glorioso e prestigioso per la città. In questa rielaborazione gli elementi
leggendari assumono un ruolo dominante, spesso prevalendo sull’effettiva attendibilità storica.
La leggenda delle origini di Roma
Secondo la tradizione più famosa, la storia di Roma è collegata all’eroe troiano Enea. Dopo la
caduta di Troia, Enea sarebbe giunto nel Lazio, dove fondò la città di Lavinium, chiamata così in
onore della moglie Lavinia. Questa tradizione viene ripresa anche da Virgilio nell’Eneide, poema
scritto nel I secolo a.C.
Successivamente il figlio di Enea, Ascanio — chiamato anche Iulo — avrebbe fondato Alba Longa
circa trent’anni dopo la nascita di Lavinium. Da Alba Longa avrebbe avuto origine la dinastia dei
cosiddetti Re Albani, che collega la figura di Enea a quella di Romolo.
La leggenda racconta che Romolo e Remo fossero figli del dio Marte e di Rea Silvia, figlia di
Numitore, re di Alba Longa. Numitore era stato però spodestato dal fratello minore Amulio, che
aveva preso il potere illegalmente. Per impedire la nascita di possibili eredi, Amulio costrinse Rea
Silvia a diventare vestale, ma secondo il mito ella ebbe comunque i due gemelli da Marte.
Romolo e Remo furono abbandonati sulle rive del Tevere e, secondo la tradizione, vennero allattati
da una lupa e poi allevati dal pastore Faustolo. Una volta cresciuti, i due fratelli uccisero Amulio e
restituirono il trono a Numitore. In seguito, decisero di fondare una nuova città, ma tra loro nacque
un conflitto che portò Romolo a uccidere Remo. Romolo divenne così il fondatore e il primo re di
Roma.
La tradizione romana fissava la fondazione della città al 753 a.C., mentre la nascita della
Repubblica sarebbe avvenuta nel 509 a.C.
I SETTE RE DI ROMA
Secondo la tradizione, Roma fu governata da sette re.
Romolo fu il fondatore della città e a lui vennero attribuite le prime istituzioni politiche, tra
• cui il senato e l’organizzazione iniziale della società romana.
Numa Pompilio viene ricordato come un sovrano pacifico e religioso. A lui la tradizione
• attribuisce la creazione dei principali istituti religiosi e di numerosi culti e sacerdoti.
Tullo Ostilio ebbe invece un carattere guerriero e promosse diverse campagne militari.
• Durante il suo regno sarebbe avvenuta la distruzione di Alba Longa.
Anco Marzio è associato all’espansione commerciale di Roma e alla fondazione di Ostia, il
• porto situato alla foce del Tevere, fondamentale per i commerci.
Tarquinio Prisco, di origine etrusca, segnò l’inizio di una nuova fase della monarchia
• romana, caratterizzata da una forte influenza etrusca sulla città.
Servio Tullio avrebbe realizzato importanti riforme politiche e militari. A lui vengono
• attribuite la costruzione delle prime mura urbane e l’istituzione dei comizi centuriati,
assemblee basate sulla divisione dei cittadini in classi di censo.
Tarquinio il Superbo fu l’ultimo re di Roma. Le fonti lo descrivono come un tiranno
• autoritario e violento. La sua cacciata avrebbe portato alla fine della monarchia e alla nascita
della Repubblica romana nel 509 a.C.
Le fonti del racconto tradizionale
Uno dei principali problemi nello studio delle origini di Roma riguarda l’attendibilità delle fonti. I
racconti che possediamo furono infatti scritti molti secoli dopo gli eventi narrati e risentono
fortemente della presenza di miti e leggende.
Gli storici romani spesso non svolgevano vere ricerche originali, ma rielaboravano tradizioni già
esistenti, cercando soprattutto di dare ai racconti una forma letteraria elegante e coerente. Le loro
opere si basavano principalmente su quattro tipi di fonti.
1. Gli Annales Gli Annales erano opere storiche oggi perdute, scritte dagli “annalisti”. Essi
organizzavano gli eventi anno per anno, creando una cronologia continua della storia romana.
Questo metodo permetteva di ordinare il materiale storico in modo sistematico.
2. La tradizione familiare Nella società romana repubblicana le grandi famiglie aristocratiche
erano in continua competizione tra loro. Ogni famiglia cercava di esaltare il prestigio dei propri
antenati e di dimostrare la superiorità del proprio casato. Per questo motivo è probabile che molti
storici abbiano utilizzato racconti tramandati all’interno delle famiglie nobili, che però tendevano
spesso ad abbellire o esagerare le imprese degli antenati.
3. La tradizione orale Molte storie sulle origini di Roma venivano tramandate oralmente attraverso
racconti e canti celebrativi recitati durante i banchetti. Questa trasmissione orale contribuì alla
conservazione delle tradizioni più antiche, ma comportò anche numerose trasformazioni e
deformazioni dei racconti nel corso del tempo.
4. I documenti d’archivio Gli storici utilizzavano anche documenti ufficiali conservati negli
archivi pubblici, che permettevano di conoscere gli eventi principali di ciascun anno e i nomi dei
magistrati in carica. Tuttavia, gran parte di questi documenti andò perduta.
Gli antiquari La ricostruzione moderna della storia arcaica di Roma si basa anche sul lavoro degli
“antiquari”, studiosi ed eruditi che, a partire dal II secolo a.C., si dedicarono alla ricerca sul passato
romano. Essi studiavano istituzioni, religione, tradizioni, usanze e monumenti antichi, raccogliendo
informazioni preziose che hanno aiutato gli storici successivi a comprendere meglio le origini di
Roma.
La documentazione archeologica e il Lapis Niger
Accanto alle fonti letterarie, un contributo fondamentale alla conoscenza della Roma arcaica
proviene dall’archeologia. Gli scavi hanno infatti permesso di verificare alcuni aspetti della
tradizione leggendaria e di comprendere meglio lo sviluppo reale della città.
Una scoperta particolarmente importante avvenne nel 1899, quando l’archeologo Giacomo Boni
rinvenne nel Foro Romano il cosiddetto Lapis Niger (“Pietra Nera”). Si tratta di un’area
caratterizzata da una pavimentazione in marmo nero, diversa dal resto del Foro, situata vicino a
quello che la tradizione identificava come il sepolcro di Romolo.
All’interno di questo complesso venne trovata un’antichissima iscrizione contenente una dedica al
re e una maledizione contro chiunque avesse violato quel luogo sacro. Il fatto più interessante è che
il termine “re” sembra riferirsi a un vero sovrano, elemento che rimanda a un periodo molto arcaico
della storia romana.
Anche se il Lapis Niger non prova con certezza l’esistenza storica di Romolo, dimostra comunque
quanto fosse antica e radicata la tradizione che lo considerava il fondatore di Roma. In altre parole,
non costituisce una prova storica del personaggio, ma conferma l’antichità del culto e della
memoria legati alla sua figura.
La storiografia moderna
Le origini di Roma erano avvolte nell’incertezza già per gli stessi antichi, e continuano a presentare
molti problemi anche agli studiosi moderni.
A partire dalla fine dell’Ottocento, l’archeologia rivoluzionò profondamente gli studi sulla Roma
arcaica. Le nuove scoperte permisero infatti di confrontare i racconti tramandati dagli autori antichi
con dati materiali concreti. In alcuni casi i ritrovamenti sembrarono confermare aspetti della
tradizione; in altri invece li smentirono.
Gli storici moderni hanno cercato di sottoporre a un’analisi critica tutte le informazioni provenienti
dalla tradizione letteraria, confrontandole con le prove archeologiche. Oggi si ritiene che il racconto
tradizionale delle origini di Roma sia nato dalla fusione di due tradizioni differenti:
una tradizione greca, che collegava Roma alla figura di Enea e quindi al mondo eroico di
• Troia;
una tradizione indigena e latina, nella quale Romolo appariva come un eroe locale e un re-
• fondatore autoctono.
Nonostante il carattere fortemente leggendario del racconto, alcuni elementi sembrano avere un
fondamento storico. Tra questi, uno dei più importanti è la convivenza tra Latini e Sabini alle
origini della città di Roma, elemento confermato anche da varie tradizioni religiose e istituzionali.
Roma prima di Roma
Gli aspetti più difficili da considerare storicamente attendibili riguardano soprattutto l’episodio
della fondazione della città e la figura di Romolo.
È infatti improbabile che Roma sia nata improvvisamente per iniziativa di un singolo individuo. Gli
studiosi ritengono invece che la città si sia formata attraverso un processo lento e graduale, nato
dall’unione progressiva di villaggi già esistenti sui vari colli romani.
Le ricerche archeologiche hanno dimostrato che sul colle Palatino erano presenti insediamenti già a
partire dall’VIII secolo a.C., mentre la leggenda descrive l’area come disabitata fino all’arrivo di
Romolo. Questo mostra chiaramente il contrasto tra tradizione mitica e realtà storica.
Il Palatino è un colle alto poco più di cinquanta metri sul livello del mare, con una forma
trapezoidale simile a un grande blocco. La posizione geografica di Roma fu molto importante per il
suo sviluppo: la città sorgeva infatti vicino al Tevere e al confine tra due aree etnicamente
differenti, quella etrusca a nord e il Lazio antico abitato dai Latini a sud. Questa collocazione favorì
gli scambi commerciali, culturali e politici.
Anche l’origine del nome “Roma” è incerta. Secondo la tradizione deriverebbe da Romolo, il
fondatore della città. Molti studiosi però ritengono più probabile il contrario, cioè che il personaggio
di Romolo sia stato creato a partire dal nome della città.
Sono state proposte diverse spiegazioni etimologiche:
potrebbe derivare dal termine latino ruma, che significa “mammella”, forse in riferimento
• alla forma dei colli o al mito della lupa che allatta i gemelli;
oppure dal termine arcaico Rumon, antico nome del Tevere.
•
I primi villaggi e la cultura laziale
Secondo la leggenda, Romolo e Remo vennero abbandonati nel Tevere e salvati da una lupa che li
allevò fino all’età adulta. Questo racconto suggerisce che la zona di Roma fosse inizialmente quasi
deserta.
Le ricerche archeologiche, però, hanno dimostrato che il territorio era abitato stabilmente già dal
1000 a.C. In quell’epoca si sviluppò la cosiddetta cultura laziale, caratteristica delle popolazioni del
Lazio antico.
I primi villaggi erano costituiti da capanne molto semplici costruite con materiali poveri come
legno, argilla, paglia e canne. Ogni villaggio comprendeva probabilmente poche decine o al
massimo un centinaio di abitanti.
La società aveva una struttura molto semplice, fondata principalmente sui legami familiari e di
parentela. La posizione sociale dipendeva soprattutto dall’età, dal sesso e dal ruolo ricoperto
all’interno della famiglia e della comunità.
L’economia era basata soprattutto su:
agricoltura di sussistenza;
• allevamento del bestiame;
• prime attività artigianali e metallurgiche.
•
Verso la fine del IX secolo a.C. diversi villaggi iniziarono progressivamente a unirsi, formando
nuclei abitativi più grandi e organizzati.
La vera svolta avvenne nel VII secolo a.C., quando le comunità del Latium Vetus — cioè l’area più
antica del Lazio, vicina alla riva sinistra del Tevere — conobbero un forte aumento della
popolazione e della ricchezza.
Questo sviluppo fu probabilmente favorito dal miglioramento delle tecniche agricole e artigianali,
dall’incremento dei commerci e dai contatti con gli Etruschi e con il mondo greco.
Secondo gli studiosi, proprio da questo processo di crescita economica e fusione dei villaggi nacque
lentamente Roma.
Per questo motivo oggi risulta molto difficile conciliare pienamente i dati archeologici con il
racconto tradizionale della fondazione: la leggenda parla della nascita improvvisa di una città per
opera di un singolo eroe, mentre le prove storiche mostrano uno sviluppo graduale e collettivo
durato secoli.
Lo Stato romano arcaico
Alla base della società latina e romana vi era la famiglia (familia). A capo della famiglia si trovava
il pater familias, cioè il padre, che possedeva un’autorità quasi assoluta su tutti i membri della casa:
figli, moglie, schiavi e clienti.
Il suo potere prende il nome di patria potestas e comprendeva sia il controllo economico sia quello
religioso e giuridico della famiglia.
Più famiglie che sostenevano di discendere da un antenato comune formavano una gens. La gens
era una sorta di grande clan familiare con funzioni:
politiche;
• religiose;
• sociali.
•
Nell’età arcaica la gens ebbe un’importanza enorme e continuò a mantenere un ruolo decisivo anche
durante la Repubblica, soprattutto nella vita politica romana.
La popolazione romana era organizzata anche in gruppi chiamati curie. Le curie avevano
probabilmente funzioni religiose e militari e comprendevano tutti gli uomini liberi del territorio,
esclusi gli schiavi. Tuttavia, gli studiosi non conoscono con precisione il loro funzionamento
originario.
Anche riguardo alle tribù esistono molte incertezze. La tradizione attribuiva la loro creazione a
Romolo. In origine le tribù sarebbero state tre: Secondo la tradizione più tarda, ciascuna tribù
sarebbe stata divisa in dieci curie e da ogni tribù sarebbero stati scelti cento senatori, per un totale
iniziale di trecento membri del senato.
L’ETA’ MONARCHICA DI ROMA (753–509 a.C.)
La tradizione della fondazione e il contesto storico
Secondo la tradizione antica, Roma viene fondata nel 753 avanti Cristo da Romolo. Questa data non
deriva da fonti storiche certe, ma da racconti mitici tramandati dagli storici romani come Livio e
Dionigi di Alicarnasso. Il mito della fondazione serve a spiegare le origini di Roma e a costruire
un’identità comune. Roma nasce in una posizione strategica, lungo il fiume Tevere, in un punto che
favorisce i commerci e i contatti tra popolazioni diverse, come Latini, Sabini ed Etruschi. Fin
dall’inizio, quindi, Roma è una comunità aperta e composita, non una città chiusa.
Nei primi secoli della sua storia Roma è governata da un re, e questo periodo viene definito età
monarchica. La monarchia romana ha caratteristiche particolari: il re non è un sovrano assoluto nel
senso moderno e non trasmette il potere per via ereditaria. Il re viene scelto, probabilmente tra i
membri dell’aristocrazia, e il suo potere deve essere riconosciuto dalle principali istituzioni della
comunità. Il re concentra in sé tre funzioni fondamentali: è capo militare, perché guida l’esercito in
guerra; è capo religioso, perché garantisce il rapporto corretto con gli dèi; ed è giudice supremo,
perché amministra la giustizia.
Le istituzioni dell’età monarchica
Accanto al re esistono altre istituzioni che limitano e affiancano il suo potere. Il senato è formato
dai patres, cioè dai capi delle famiglie aristocratiche più antiche. Il senato ha una funzione
consultiva e rappresenta la continuità dello Stato, perché sopravvive anche al cambio dei re. Esiste
poi un’assemblea del popolo, composta dai cittadini in armi, che viene convocata per ratificare
alcune decisioni importanti. Anche se il popolo ha un ruolo ancora limitato, la sua presenza mostra
che il potere del re non è completamente arbitrario.
La struttura sociale della Roma monarchica
La società romana è fortemente gerarchica. Al vertice ci sono i patrizi, appartenenti alle famiglie
aristocratiche, che detengono il potere politico, religioso ed economico. Accanto a loro ci sono i
plebei, che costituiscono la maggioranza della popolazione ma non godono degli stessi diritti
politici. Esistono anche i clienti, legati ai patrizi da rapporti di dipendenza e protezione. Questa
divisione sociale è fondamentale perché sarà alla base del lungo conflitto tra patrizi e plebei che
caratterizzerà l’età repubblicana.
ROMOLO e l’organizzazione iniziale dello Stato
Romolo è considerato il primo re di Roma e il fondatore delle sue istituzioni. A lui la tradizione
attribuisce la creazione del senato e dell’esercito, oltre alla suddivisione del popolo in gruppi.
Romolo rappresenta il modello del re guerriero e fondatore, colui che trasforma un insieme di
villaggi in una comunità politica organizzata. La sua figura è circondata da elementi mitici, ma il
suo ruolo simbolico è centrale per la memoria romana.
NUMA POMPILIO e la religione come fondamento dello Stato
Dopo Romolo regna Numa Pompilio, che incarna un modello completamente diverso di sovrano.
Numa è ri
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