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Storia religiosa dell’Iran – UniBo

Bibliografia

  • Wiesehoefer J. 2000. La Persia antica, Bologna.
  • Gnoli G. 1994. Le religioni dell’Iran antico e Zoroastro, Roma-Bari.

Introduzione geografica e linguistica

Carsten Niebuhr nel 1756 soggiornando presso l’antica Persepoli nell’Iran meridionale diede un impulso a una visione dell’antico Iran. Le rovine da lui descritte furono poi interpretate, datando le iconografie e decifrando le iscrizioni. Persepoli era la residenza dei re achemenidi. Fino all’800-900 l’immagine dell’antica Persia emergeva solo dagli scritti greco-romani e biblici. Il nome Persia deriva da Parsa (Persis in greco) e indica il Fars (regione dell’Iran sud-occidentale). Iran deriva dal medio-persiano eran (Eran-sahr=paese degli arii/iranici). Gli achemenidi attribuivano un valore etnico al termine ariya, mentre Iran come concetto etnico, religioso e politico è una creazione del primo periodo sasanide.

Con Iran si intendevano le regioni che oggi fanno l’Iran e le regioni abitate da iranici (Afg, Pak, Turk, Uzb, Tagik, Kirghiz). L’Iran si divide in altopiano interno, circondato da catene montuose. A nord i rilievi dell’Iran settentrionale, oltre l’Hindukush fino al Pamir, a ovest e sud i monti Zagros (tra Iran e Mesopotamia e golfo Persico), a est da catene che si riuniscono nell’Hindukush. L’Iran interno è formato da avvallamenti, bacini, deserti di sale, resti di laghi salati. L’Afg (che ha come asse centrale le catene dell’Hindukush) è il territorio di passaggio tra le regioni dell’Indo e l’Asia centrale, bagnato dall’antico Oxos.

Il clima dell’Iran è continentale e povero di precipitazioni (piogge ricche e regolari solo nei monti che circondano il mar Caspio), quindi l’irrigazione artificiale ha grande importanza. La popolazione è di gruppi linguistici di ramo indoiranico e ario della famiglia indoeuropea. L’evoluzione delle lingue iraniche si divide in tre periodi, antico, medio e neoiranico (rispettivamente fino a III a.C, IX d.C e oggi). Nell’Iran antico oltre gli iranici abitavano elamiti (sud-ovest Iran), greci, armeni, arabi, ebrei e aramaici.

Immagine dei persiani e fonti

La visione dei persiani come avversari militari e politici dei greci è soggettiva perché basata sulle testimonianze greche, rinunciando alle fonti indigene contemporanee. Questo primo impero universale dell’antichità è caratterizzato da multiculturalità e pluralità etnica, di sistemi di scrittura usati, ricchezza di culti, usi funerari; inoltre aveva la funzione di intermediario economico e culturale, l’importanza storica di trasmettere le tradizioni precedenti delle grandi culture di quella zona, e diventare modello politico per le dinastie ellenistiche e i successivi regni iranici.

Le fonti persiane sono iscrizioni reali delle residenze del Fars (trilingui: antico-persiano, elamico e babilonese o egiziano, con cui i sovrani si legittimano successori dei dinasti mesopotamici ed egiziani): la più lunga e importante è la narrazione trilingue delle imprese di Dario I da Bisotun (Bagastana=luogo degli dei, sui monti Zagros) su una parete rocciosa a fianco a un rilievo in cui spazio e tempo si annullano in una scena pseudostorica (contrasto con oppositori e ascesa al trono). Il contenuto dell’iscrizione si diffuse in tutto il regno con copie del rilievo e dell’epigrafe a Babilonia o papiri in lingua aramaica (come a Elefantina nel sud dell’Egitto). Queste iscrizioni reali erano composizioni senza luogo né tempo per inculcare negli abitanti le qualità del sovrano e il suo operato e l’obbligo di lealtà nei suoi confronti.

Le fonti elamiche poi sono tavolette di argilla bruciate nell’incendio di Persepoli (Tavolette della Tesoreria e delle Fortificazioni): esse danno testimonianza di una forza lavoro collettiva di etnie diverse, gettano luce sul sistema amministrativo ed economico regionale, danno qualche dettaglio demografico, sulla geografia insediativa, su infrastrutture e alimentazione. I testi cuneiformi babilonesi: la cronaca di Nabonedo (antefatti e fatti di conquista di Babilonia di Ciro) e il Cilindro di Ciro. Questo lo rappresenta come il prediletto di Marduk (principale divinità babilonese) e strumento del volere divino per garantire la prosperità del paese. Altre info vengono da cronache, effemeridi astronomiche, liste di re, profezie, poesie, documenti economici e giuridici (che testimoniano l’importanza di Babilonia).

In lingua aramaica (lingua della cancelleria reale achemenide) ci sono iscrizioni su mortai, vassoi e ciotole da Persepoli, papiri dall’Egitto meridionale, ostraka dalla Palestina ed epigrafi dall’Asia Minore. In egiziano (geroglifico o demotico) i documenti del dominio persiano tra 525 e 400 e tra 343 e 332 sono le epigrafi sulla statua acefala di Dario I a Susa e l’autobiografia del transfuga e collaborazionista egiziano Udjahorresnet (che organizzò la formazione di medici qualificati in Egitto su incarico dei persiani).

Scrittori e poeti greci del IV possono essere più (Plutarco nella vita di Artaserse II) o meno (Platone, Aristotele, Isocrate o Ctesia) affidabili. La visione ellenica del Gran Re ricco e potente, dispotico e manovrato da donne ed eunuchi servì ai greci per definire una loro identità. Erodoto dà info attendibili nel suo logos persiano (parte delle storie), più incredibili nei logoi babilonese ed egiziano. Senofonte scrive opere sui persiani storiografiche (Anabasi, Elleniche) e didattiche-romanzesche (Ciropedia). Vi sono poi testimonianze epigrafiche in greco. I libri dell’antico testamento che riguardano il periodo achemenide sono quello di Isaia, di Esdra, Neemia, Daniele ed Ester.

L’Avesta (parte più recente delle scritture sacre zoroastriane) fu redatto in periodo sasanide, ma i più antichi manoscritti risalgono al XIII. Le diverse lingue parlate: antico persiano (da re e abitanti in perside, lingua di corte e di iscrizioni), medo, martico, scitico e altre lingue iraniche, l’avestico, lingue non iraniche (aramaico: amministrativa achemenide; elamico: parlato prima di conquista persiana di Perside, amministrativa; accadico tardo-babilonese; egiziano; lidio; licio; greco).

La cultura iranica era votata all’oralità o all’opera d’arte applicata (monete e sigilli, gioielli, recipienti, armi e tessuti) o all’arte reale achemenide (rilievi rupestri, sculture, architettura palaziale e funeraria): residenze di re viaggiatori achemenidi e di satrapi consistevano in paradeisos (giardini irrigati), come la residenza di Ciro a Pasargade e di Dario I a Susa (Elam), o Persepoli (cuore della Perside e del regno). Questa, chiamata Parsa in antico persiano, fu costruita da Dario I nel 515 ed era centro amministrativo, residenza e luogo in cui trovava espressione l’idea reale di pax achemenidica (pacifico ordinamento universale dono degli dei). Nel 330 Alessandro appicca l’incendio negli edifici eretti da Serse e distrugge parzialmente Persepoli.

Origini persiane, medi e ascesa di Ciro

Il cuore del regno persiano era il Fars (Iran sud-ovest, Parsa o Persis in greco), ma i persiani (come i medi, affini loro per lingua) non erano di qui originari, ma immigrati: nel VII mentre l’Elam era minacciato dagli assiri in Perside (centro principale=Ansan, a lungo possesso elamico) si creano strutture politiche indipendenti rette da dinasti persiani (Ciro il Grande nel 550 definisce sé stesso e i predecessori come re di Ansan, prova delle tradizioni elamiche).

I medi nell’VIII si insediano nell’Iran nord-ovest con altre popolazioni dei monti Zagros (fonti=narrazioni campagne militari assire): una parte viene assoggettata ad Assur, l’altra si stanzia nella regione di Ecbatana (Hamadan), al di fuori del regno assiro. I medi sono descritti dagli assiri come organizzati in diversi piccoli stati, appariranno come potenza militare unitaria a fine VII quando il sovrano Ciassarre saccheggia (alleato con Babilonia) Ninive e Harran e spinge l’influenza meda fino al fiume Halys in Asia Minore.

Ciro sale al trono di Pars nel 560-550, della stirpe dei Teispidi: si impadronisce della regione di Susa (antico centro elamita), sconfigge Astiage (figlio di Ciassarre) le cui truppe gli si ribellano contro e lo consegnano a Ciro, conquista Ecbatana (capitale meda) e il suo ricco bottino (in posizione strategica tra Mesopotamia a Iran orientale). Tra 550 e 540 anche il re della Lidia Creso fu sconfitto, con la caduta di Sardi dopo due settimane di assedio.

I sacerdoti babilonesi di Marduk erano scontenti del re Nabonedo: Ciro vinse ad Opis ed entrò a Babilonia nel 539. In quest’occasione viene iscritto il Cilindro di Ciro. Ciro conferma nelle loro cariche i funzionari di Nabonedo e nomina vicerè l’erede al trono Cambise. I persiani ebbero successo in questa regione, infatti le fonti non riportano notizie di ribellione. Tra 540 e 530 prese controllo dell’Iran est. Ciro cade contro i popoli delle steppe e viene sepolto nella residenza appena costruita da lui a Pasargade nella Perside (modelli artistici del vicino oriente e scalpellini della Ionia). Il ritratto tradizionale di Ciro è fin troppo positivo, circolavano sagreche lo celebravano.

Cambise e Dario I

Il re egiziano Amasi appoggiò con la sua flotta il tiranno di Samo Policrate e occuparono l’isola persiana di Cipro usandola come base per la flotta. Cambise, figlio di Ciro, con l’appoggio dell’Arabia si impadronisce di Cipro: i persiani vincono a Pelusio nel 525, conquistano Menfi e catturano il re Psammetico II. Cambise tenta di conquistare le elite locali ispirandosi al modello egiziano: in parte funziona (fonte Udjahorresnet), ma qualche vana rivolta nel 486 e 460-54. Erodoto descrive Cambise come un despota totale.

Il regno durante la permanenza di Cambise in Egitto subì una crisi politica di cui parlano Erodoto e l’iscrizione di Bisotun: il mago Gaumata, funzionario della Perside per Cambise, assassinò Bradiya (fratello del re) e si spacciò per lui, salendo al trono e ottenendo il sostegno popolare con misure come la sospensione delle tasse. Alcuni studiosi pensano sia stato il vero Bradiya a sollevarsi contro il fratello. Dario I nell’iscrizione di Bisotun sostiene di aver riportato l’ordine assassinando l’usurpatore.

Dario I poi ricostruì un legame tra la genealogia degli achemenidi e la stirpe dei teispidi (Ciro) per legittimarsi. Dario ottiene successi con il sostegno dell’aristocrazia persiana (scontenta di Cambise o Gaumata), poi conservò l’unità del regno grazie all’abilità politica e diplomatica. Con Dario inizia la storia achemenide documentata in modo parziale dalla storiografia greca e dall’antico testamento (concentrando sui rapporti tra la Persia e i greci e le province occidentali del regno); da Babilonia provengono due cronache sull’ultima fase del regno, info vengono anche dalle effemeridi astronomiche. La storia evenemenziale la sappiamo dalla tradizione straniera spesso con funzione antipersiana.

Dario I amplia il regno a ovest (Cirenaica, Tracia, stretti, isole Egeo, Samo, vincola la Macedonia a tributo, fa un trattato con Atene), a est (territori indiani), a nord (spinge il confine fino al Danubio). Nel 498 le città ioniche ribelli sotto la guida di Aristagora di Mileto (fallì spedizione contro Nasso) con l’appoggio di Caria e Cipro e i contingenti ateniesi e di Eretria incendiano Sardi: la rivolta è repressa, le regioni riconquistate, il tributo ricalcolato. La vendetta contro Eretria ed Atene (spedizione di Dati e Artaferne) termina con la sconfitta persiana presso Maratona nel 490.

Dario in Egitto, dove il satrapo era stato sostituito, revoca i provvedimenti fiscali di Cambise, conferma antichi privilegi dei santuari e dei sacerdoti, invia spedizioni navali ed emula le grandi imprese faraoniche. Poi costruisce Susa e Persepoli. Sarà sepolto a Naqs-e Rostam, un sepolcro rupestre con la facciata a croce, con iscrizioni e rilievi.

Serse, Artaserse I e Dario II

Il figlio Serse è descritto dalle fonti greche come un despota intollerante, ma in campo culturale il suo regno si può vedere come l’apice di un processo di sviluppo. Lui impedì ogni ribellione, in Egitto e a Babilonia le soffoca, consolida il regno e garantisce la difesa militare. Fallì nel tentativo di assoggettare i greci (seconda guerra persiana): Tebe, la Tessaglia e altri greci medizzarono, ma la lega ellenica antipersiana vince la flotta persiana a Salamina nel 480 e l’esercito a Platea nel 479. Atene, Sparta, Platea, Corinto, Eretria ed Egina respingono in Asia Minore i persiani, con la vittoria dell’Eurimedonte Atene diventa egemone in Grecia e rivale di Sparta.

Nel 465 un attentato uccide Serse e il figlio Dario: sale l’altro figlio Artaserse I. Lui reprime la ribellione egizia di Inaro appoggiata da Atene (460-454), respinge gli attacchi ateniesi a Cipro e mette al sicuro la costa levantina e la Palestina. Dopo la pace di Callia del 449 con i greci, molti di questi prestavano servizio al Gran Re (Temistocle stesso era qui rifugiato), l’Atene periclea vide una moda persiana (imitazione dello stile di vita).

Nel 424 Artaserse muore, il figlio Serse II è assassinato dal fratello Sogdiano, l’altro Ochos sale al trono come Dario II. Ochos aumenta la pressione fiscale (i contribuenti di Babilonia erano costretti ad affittare le terre o ipotecarle) e il peso del servizio militare. Durante la guerra del Peloponneso i satrapi della Lidia e frigia ellespontica Tissaferne e Farnabazo riprendono la riscossione dei tributi nelle città ioniche. Nel 412 Tissaferne stringe trattati con Sparta, che ottiene appoggio e denaro. Ciro il Giovane, figlio di Dario II, fu inviato in Asia Minore dove collabora con il navarca spartano Lisandro intervenendo sulle rivalità tra i due satrapi.

Artaserse II, Artaserse III e Dario III

Nel 405 il trono va ad Artaserse II che perde l’Egitto tra 401 e 399 e affronta il tentativo di spodestarlo di Ciro il Giovane suo fratello con l’appoggio di mercenari greci e Sparta. Senofonte nell’Anabasi parla di questo fallimento nel 401 a Cunassa, nella regione di Babilonia. Con la morte di Ciro Artaserse II si dedica a consolidare Siria e Palestina e a sventare l’intervento spartano in Asia Minore.

Artaserse fu mediatore e garante della pace del re o di Antalcida del 387, che stabilisce la sovranità sulla Ionia, su Cipro e Clazomene. Inoltre sventa i piani di Evagora di Salamina che voleva sottomettere tutta Cipro e pose fine alle rivolte dei satrapi dell’Asia Minore. Il regno di Artaserse II, il più lungo, vide mutamenti nei modelli epigrafici: compaiono oltre Ahuramazda anche Mithra e Anahita, divinità cui spetta conferire il potere regale. La sua attività edilizia si attesta a Ecbatana, Susa e Babilonia.

Nel 359 muoiono gli eredi Dario e due fratelli, sale al trono l’ultimo, Ochos come Artaserse III. Questo regno ebbe un nuovo apice: sede la rivolta di Tennes di Sidone appoggiata dall’Egitto, nel 343 riconquista l’Egitto. Nel 338 muore lui per mano di eunuco Bagoa. Arses, il figlio, sale come Artaserse IV ma vien ucciso da Bagoa, che ora appoggia le rivendicazioni di un nipote di Artaserse II, Artasata, che sale come Dario III, il quale eliminò subito Bagoa prevenendolo.

Questo contro Alessandro III (Magno) attua una strategia difensiva ponderata e realistica, ma la superiorità di Alessandro si manifesta nelle sconfitte del Granico e a Isso. Perde poi Tiro e Gaza. C’erano sempre state crisi locali o periodi di debolezza, ma l’esistenza stessa del regno non era mai stata minacciata così tanto come con Alessandro. Egli non è un liberatore ma un nuovo sovrano, che vuole apparire come un vendicatore e un erede, si comporta come un achemenide, cercando di trarre dalla propria parte gli alti dignitari persiani offrendogli posizioni e benefici. Le fonti iraniche descrivono Alessandro in entrambi i suoi volti (brutale e generoso).

Modelli sulla caduta dell’impero persiano-achemenide

Per i motivi della caduta dell’impero persiano-achemenide ci sono tre modelli interpretativi: carenze morali, caratteriali e fisiche dei persiani (modello del declino); problemi inerenti al dominio persiano (della crisi); straordinaria vitalità fino alla sorprendente fine (della catastrofe).

La storia dell’antico oriente non è un semplice preambolo della storia del mondo greco e romano, il fascino dell’ellenismo è proprio il contatto tra culture greco-macedoni e indigene. Il modello del declino ha le sue radici nelle fonti antiche e nella percezione che i greci avevano di sé e dello straniero.

Platone critica il potere dei sovrani persiani (assimilati a spartani e cretesi), perché più forte del dovuto: secondo lui una monarchia equilibrata di Ciro si è trasformata sotto il figlio Cambise in un oppressivo regime dispotico (circostanza che si ripete con Dario e Serse poi); la causa di ciò è l’educazione impartita ai rampolli regali da donne ed eunuchi di corte, che faceva di loro dei rammolliti privi di disciplina e freni (testimonianza Ctesia di Cnido, medico personale di Gran Re Artaserse II, che parla degli intrighi tramati da donne ed eunuchi).

Nella coeva letteratura greca si parla delle degenerazioni morali persiane e del conseguente declino del loro potere: Senofonte nella Ciropedia parla di inaffidabilità, ateismo, ingiustizia e rilassatezza dei costumi (thrypsis) dei Gran Re; Isocrate della debolezza militare persiana nel IV, causata anche dall’indole servile dei persiani. Il giudizio di disprezzo di Isocrate nei confronti dei barbari (meritavano di divenire sudditi dei greci per la natura inferiore, perieci con allusione contro Sparta) diventa un topos che influenzava il concetto greco di barbaro già dalla metà del V.

I testi antichi vanno analizzati considerando i loro intenti pratici: soddisfare i pregiudizi e gli stereotipi (Ctesia e Isocrate), dare sostegno alle teorie politiche dei loro autori (Platone e Senofonte), esortare all’azione militare (Isocrate). Le affinità tra le lingue iraniche (arie) e quelle germaniche hanno fatto ipotizzare l’esistenza di un originario popolo indoeuropeo (che nel caso dei nazionalsocialisti li portò a vedere influssi negativi di carattere razziale e biologico dell’oriente semita sulla popolazione ariana dei persiani). Fattori diversi per il crollo

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/14 Filologia, religioni e storia dell'iran

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