1. Il significato storico-iconografico della Flagellazione di Cristo e della Resurrezione di Piero della Francesca
Flagellazione di Cristo
La Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, tempera su tavola della seconda metà del 400, è considerata uno dei dipinti più enigmatici dell’arte rinascimentale poiché avrebbe un duplice significato storico-iconografico.
L’opera sarebbe l’immagine metaforica della sorte di Costantinopoli, città simbolo del cristianesimo orientale, conquistata dai turchi nel 1453, mentre la seconda interpretazione è che il dipinto è un manifesto teologico e politico a sostegno dell’unità tra la chiesa di Roma e quella Bizantina d’Oriente.
Secondo Silvia Ronchey il dipinto sarebbe la trasportazione iconografica del progetto politico del cardinale Bessarione, promotore insieme al papa Pio II della crociata antiturca.
Il Cristo flagellato rappresenta la cristianità, Ponzio Pilato seduto sul trono rappresenta l’imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo, mentre le tre figure sul proscenio sono Bessarione, il fratello dell’imperatore Tommaso Paleologo, e Niccolò III d’Este.
Resurrezione
Anche nella Resurrezione vi sono dei canoni pittorici ed iconografici che segnano il passaggio dall’età medievale a quella moderna.
Infatti, il Cristo resuscitato di Piero della Francesca è un dogma politico poiché rappresenta un Cristo troppo terreno che annuncia una nuova “primavera” dopo “l’inverno” del Medioevo.
L’età Moderna ha due date di inizio: nel 1453 con la caduta di Costantinopoli, e nel 1492 con la scoperta dell’America.
In un libro, Fernand Braudel ha stabilito che vi è una connessione tra questi due eventi, infatti quando i Turchi conquistarono Costantinopoli, l’Islam diventò la maggiore potenza mondiale poiché controllava le vie di comunicazione, le strade e le rotte marittime tra l’Europa e l’Oriente.
Quando le potenze europee iniziarono le loro scoperte geografiche, gli scambi mercantili dell’Islam hanno subito un grande arresto.
Moderno
Il termine Moderno deriva dal latino, dall’avverbio modo che significa “che si tiene nei limiti del tempo presente” e da che indica appartenenza, quindi moderno letteralmente indica ciò che appartiene al tempo presente, ciò che è nuovo.
Questo termine infatti vuole evidenziare la differenza del nuovo rispetto alla tradizione.
Tra il 1500 e il 1600 si assiste al passaggio da un’epoca ad un’altra, e viene utilizzata l’espressione nuovo mondo, che non si riferisce solo alla scoperta dei nuovi territori americani, ma al nuovo periodo che sta iniziando, il mondo di adesso che ci contrappone al mondo di prima.
Il periodo moderno va dal 1400 al 1800 e può essere diviso in due fasi.
La prima età moderna va dal tardo 1400 alla rivoluzione francese e a quella industriale inglese, ed è caratterizzata dal punto di vista economico dalla formazione del mercato mondiale e dalla prima divisione internazionale del lavoro, mentre sul piano politico vi è una forte contrapposizione tra il principe e i ceti sociali.
La seconda età moderna, detta anche epoca della modernità compiuta o della piena modernità, caratterizzata dalla rivoluzione francese sul piano politico, mentre su quello economico è caratterizzata dalla rivoluzione industriale inglese che favorì il passaggio dal capitalismo mercantile a quello industriale.
Vi è poi l’età contemporanea che inizia alla fine del XIX secolo con la democrazia di massa, e l’epoca postmoderna che si afferma negli anni 70 del 900.
2. Le categorie della cultura moderna
L’Umanesimo è alla base delle categorie ed epoche culturali sviluppatesi in età moderna, insieme al Rinascimento, al Barocco, all’Illuminismo e al Romanticismo.
Pico della Mirandola definisce l’uomo come opera dall’immagine non definita al quale Dio non ha assegnato una dimora certa né una prerogativa peculiare, infatti l’uomo crea il suo destino seguendo la sua volontà poiché non è né un angelo né una bestia a può essere entrambi in base alla sua cultura.
A partire dal XII secolo le classi feudali iniziarono ad indebolirsi, fino alla rottura della gerarchia sociale.
Figura emblematica dell’Umanesimo è Leon Battista Alberti, architetto, filosofo e matematico con una grande personalità.
Secondo lo storico Alphonse Dupront ciò che ha spinto alla scoperta del nuovo mondo è stato lo spirito di crociata e la ricerca di nuove spezie.
La concezione moderna dello spazio deriva dall’instabilità del Medioevo, in cui il movimento fisico nello spazio era l’emblema della liberazione dell’uomo.
Per Dupront il progresso avviene con la lettura dello spazio, infatti all’inizio dell’età moderna si afferma l’insegnamento della geografia.
Il sentimento dell’illimitatezza dello spazio aperto muta anche la concezione del tempo, che si allontana dalle Sacre Scritture ed è concepito come un nuovo realismo.
Vi è una divisione tra tempo fisico, ovvero quello delle eterne leggi della natura, e tempo sociale, inteso come regolatore degli eventi sociali.
Il tempo è considerato come il movimento del progresso poiché il mondo si perfeziona continuamente.
A partire dal 700 si diffonde l’idea che il progresso è generale e costante, questo indica che la civiltà moderna si è evoluta da una civiltà basata sul sacro e sulla corruzione.
Con l’Umanesimo e il Rinascimento si ha un ritorno all’antichità, vennero ripresi come esempi gli uomini e le istituzioni precedenti al Medioevo.
La provvidenza divina venne rimpiazzata dal fato e dalla fortuna che evidenziavano l’instabilità della realtà terrena.
Il termine rinascita fu introdotto da Giorgio Vasari per indicare una corrente artistica, che va da Giotto a Brunelleschi, che aveva sostituito le forme bizantine per tornare a quelle romano-latine.
Il Rinascimento è caratterizzato dalla ricerca del gusto del passato e la riscoperta delle virtù dell’uomo antico.
Dopo l’età rinascimentale, che si basava sui valori classici, segue il periodo del Barocco, in cui si passa dalla stabilità al movimento.
La coscienza di crisi è il fondamento della cultura barocca, infatti il 1600 è caratterizzato da episodi violenti, come la guerra dei Trent’anni e le rivolte antispagnole.
L’uomo è considerato un essere inqueto che lotta continuamente contro sé stesso e i mali, nasce così una visione pessimistica dell’uomo e del mondo.
Le forme diventano esuberanti, e si diffonde la tecnica dell’incompiuto.
L’Illuminismo si fonda sulla crisi di coscienza europea, e viene creata per la prima volta l’enciclopedia, che segna un distacco netto dalla cultura del 600.
Il movimento dell’Illuminismo è stato fondato da quegli intellettuali che conoscevano i bisogni della società, uomini dotti e tecnici che credevano nella ragione.
Il movimento dell’Illuminismo nasce in Inghilterra nel 1700, per poi diffondersi in tutta Europa, soprattutto in Francia, e raggiunse la massima espressione in Austria, Prussia e Russia.
Lo scopo dell’Illuminismo è quello di combattere l’ignoranza con la ragione, ed inoltre fa una forte critica alle religioni.
In Francia, con Voltaire, si diffuse una versione più estremista dell’Illuminismo poiché criticava l’ordine sociale, politico e religioso del paese.
Si guarda la parte razionale della storia per realizzare il progresso, e per porre fine alla crisi dello stato si vuole una rivoluzione che realizzi un nuovo ordine sociale e politico seguendo la ragione.
La crisi rivoluzionaria in Francia alla fine del 700 provocò in Germania un contromovimento, chiamato Romanticismo, il quale criticava la ragione illuminista ed esaltava invece i sentimenti degli uomini e la potenza della natura.
Il Romanticismo viene preceduto dallo Sturm und Drang tedesco, che poneva l’uomo al centro dell’universo, inteso come soggetto creatore invece che come oggetto creato.
L’ideale del Romanticismo infatti è il genio, ovvero l’uomo creatore libero dalle leggi.
Nel corso del 1800 il Romanticismo diventa una critica alla visione razionalista e meccanicista della società, e si vuole un ritorno del cattolicesimo e delle libertà antiche.
3. L’economia-mondo e il sistema mondiale dell’economia moderna
Ritratto dei coniugi Arnolfini
Il Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan Van Eyck, che ritrae il mercante di Lucca Giovanni Arnolfini insieme a sua moglie Giovanna Cenami, è il perfetto esempio della ritrattistica moderna.
La coppia (1400) infatti faceva parte della comunità di mercanti di Bruges, che nel 300 divenne il centro del capitalismo mercantile, e nel 500 si spostò ad Anversa.
Il termine capitalismo venne fondato nel 1900 da Werner Sombart, il quale affermava che il capitalismo è caratterizzato dall’avidità di oro e denaro causata dalle nuove scoperte geografiche, così il commercio venne trasformato in una grande impresa capitalistica.
Il capitalismo è un sistema economico dove la produzione è gestita dagli imprenditori che possiedono i mezzi finanziari per acquistare ciò che serve per la produzione.
Il capitale è una realtà concreta e tangibile, mentre il capitalista è colui che controlla l’emissione del capitale e il processo di produzione.
Il capitalismo mercantile iniziò con la scoperta dell’America, e con essa i suoi nuovi metalli preziosi.
Per Sombart il capitalismo è composto da due elementi: lo spirito dell’impresa e lo spirito borghese.
Lo spirito dell’impresa, che unisce passione per l’avventura e capacità di invenzione, prevede che l’imprenditore deve essere allo stesso tempo anche conquistatore, organizzatore e mercante, mentre con lo spirito borghese si deve avere capacità di calcolo e di risparmio.
Con l’avvento del capitalismo, la figura dell’usuraio viene sostituita da quella del banchiere, che rappresenta un compromesso tra religione ed economia moderna.
Ciò che permise l’affermarsi del capitalismo tra il 1400 e il 1500 fu il rialzo dei prezzi dovuto all’aumento della popolazione e alla svalutazione monetaria.
All’inizio capitalista è sinonimo di mercante che organizza un sistema di scambi commerciali.
In Italia si afferma la contabilità in partita doppia, che registra contemporaneamente il reddito e i movimenti monetari per un determinato periodo.
Con il capitalismo si ha il passaggio dall’economia naturale a quella monetaria, basata sulla supervalutazione del denaro e il commercio di esportazione.
Per economia mondiale si intende il mondo globalmente esteso, invece l’espressione economia-mondo, coniata da Braudel, si usa per descrivere le diverse epoche dell’economia moderna, ed ha un triplice significato.
L’economia-mondo occupa un determinato spazio geografico i cui limiti sono variabili, inoltre l’economia-mondo ha bisogno di un centro, ovvero di una città che sia la capitale economica.
Infine, l’economia-mondo si divide in zone: il centro, le aree intermedie e le aree periferiche.
Tra il 700 e l’800 l’economia-mondo ha subito una nuova espansione in Occidente dovuta dalla rivoluzione industriale, causando anche il passaggio dal capitalismo mercantile al capitalismo industriale, in cui il processo produttivo si basa sulla fabbrica.
Le cause principali della rivoluzione industriale inglese sono quattro: l’incremento demografico, la rivoluzione agricola, grazie alla quale vennero aumentati gli investimenti nel settore agricolo e furono introdotte nuove tecniche di coltura, come la rotazione dei terreni o l’utilizzo delle recinzioni per l’allevamento degli animali.
Vi fu poi uno sviluppo commerciale, in cui si investì nel settore manifatturiero, si creò una nuova classe sociale, la gentry, e l’incremento delle ricchezze favorì lo sviluppo del sistema bancario.
Infine, vi fu una rivoluzione culturale, scientifica e tecnologica, in cui il lavoro dell’uomo venne sostituito dalle macchine.
La rivoluzione industriale ebbe inizio nel settore tessile poiché produceva una merce di prima necessità in un mercato in via di espansione.
Vennero introdotte alcune innovazioni tecnologiche come la spoletta volante (1733) che scorreva da una parte all’altra del telaio senza doverla passare a mano, mentre nel 1770 fu inventata una nuova macchina filatrice che permetteva di filare sei fusi contemporaneamente.
Venne poi rivoluzionato il settore dell’energia con l’invenzione della macchina a vapore di James Watt del 1781, e vennero introdotti il carbone e il ferro nell’industria metallurgica.
Nel 1825 venne messa in funzione la prima ferrovia con la prima locomotiva per trasportare il carbone, e vennero migliorate le vie di comunicazione.
Con la rivoluzione industriale nacque anche il sistema di fabbrica, infatti con l’avvento del telaio meccanico e della macchina a vapore, che scandiva il tempo del lavoro.
Le fabbriche assunsero un nuovo ruolo sociale ed ideologico poiché diventarono un mezzo per reprimere gli elemosinanti, infatti le parrocchie crearono delle istituzioni come le workhouses che offrivano lavoro e assistenza ai poveri, tuttavia presto queste istituzioni si trasformarono in luoghi di detenzione forzata.
Nelle fabbriche vennero presi a lavorare sia le donne, nel reparto tessitura, sia i bambini, addetti alla filatura.
Crebbero delle nuove città e vi fu una forte immigrazione verso di esse che causò il peggioramento delle condizioni igieniche e una degradazione generale.
Tra il 500 e il 700 si affermò il mercantilismo, una dottrina economica che stabiliva il primato della politica sull’economia con lo scopo di bilanciare esportazioni ed importazioni.
Nel 1600 si ebbe la massima espressione del mercantilismo con la nascita della borghesia e del mercato nazionale.
Il nuovo sistema di economia politica fu fondato da Adam Smith che nella Ricchezza delle nazioni affidava alla mano invisibile del mercato il compito di regolare l’economia.
Alla base della teoria di Smith c’è il liberismo, ovvero i liberi mercati sono più efficienti dello stato poiché spingono gli uomini ad impiegare le proprie risorse in maniera migliore per soddisfare esigenze del mercato.
Secondo Smith la vita economica è perfetta quando gli individui possono seguire i loro interessi senza ostacoli, e lo stato ha il compito di mantenere l’ordine giuridico.
4. Teoria e prassi dello stato moderno
Con l’affermarsi dello stato moderno si ha quella verticalizzazione del potere di cui parlano Thomas Hobbes nel Leviathan e Niccolò Machiavelli nel Principe.
Hobbes paragona la nascita dello stato alla nascita di una sorta di mostro, chiamato Leviatano, a cui l’uomo deve obbedire per poter ottenere pace e salvezza.
Lo stato è un sistema politico istituzionale che nasce in Europa occidentale dalla formazione delle grandi monarchie assolute in Francia e Inghilterra nel 500 che presero il posto della chiesa e dell’impero.
Nel corso del 1500 grazie all’influenza dell’Umanesimo si ha la necessità di vedere il principe in una nuova dimensione.
Per Machiavelli il principe ideale deve essere per metà volpe e per metà leone poiché il mondo della politica è dominato dal conflitto individuale e sociale, quindi il principe deve essere allo stesso tempo innovatore e conservatore.
Nello stato moderno l’autorità del principe si basava sul potere di agire e non più sul potere ereditario come avveniva nel Medioevo.
Lo stato post feudale è definito anche stato dei ceti, inteso come momento di equilibrio e confronto tra i ceti sociali e il sovrano, e questo portò all’affermarsi del potere assoluto.
In età moderna ci furono due categorie politiche: la sovranità e la ragion di stato.
La sovranità è un concetto politico e giuridico che ha consentito allo stato moderno di superare il vecchio sistema feudale.
La sovranità dava il potere di creare e abrogare le leggi al sovrano, eliminando così gli altri poteri.
Il compito del sovrano era quello di amministrare la giustizia, garantire l’esecuzione delle leggi e ottenere l’obbedienza dei sudditi.
Secondo Bodin lo stato è l’unione tra governanti e governati, mentre per Rousseau la sovranità significa trasferire il potere legislativo dal monarca al popolo.
Tra 600 e 700 si affermò anche il costituzionalismo, ovvero la forma di stato che succedette alla monarchia assoluta ed è caratterizzato da una costituzione scritta e dalla separazione dei poteri esecutivi, legislativi e giudiziari.
Il costituzionalismo nasce in Inghilterra alla fine del 1600 per fare da barriera tra il dispotismo del sovrano e la rivoluzione americana.
La ragion di stato è basata sulla necessità di venir meno ai precetti morali e religiosi e ha bisogno di un principe e uno stato.
La politica deve dominare il tempo secondo il proprio potere, per questo in politica bisogna agire con prudenza.
Lo stato moderno si basa sulla burocrazia, termine coniato nel 1700 per descrivere l’aumento di poteri dei collaboratori del sovrano.
Con lo stato moderno c’è stata una triplice rivoluzione: culturale, amministrativa ed economica.
5. Il moderno sistema di Stati e il diritto internazionale europeo
La sovranità e la ragion di stato erano caratteristiche non solo della politica interna, ma anche di quella estera degli stati moderni.
Il moderno sistema degli stati è una pluralità di formazioni statali, territoriali e nazionali, infatti g
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