Storia economica contemporanea
La storia economica viene considerata come un laboratorio usato per comprendere gli altri e per collegare il passato con il presente. Attenzione: la storia non predice il futuro; nulla capita due volte nella stessa identica maniera.
Che cosa studia la storia?
Noi dal presente guarderemo al passato, cioè come le società o gli individui si sono organizzati per risolvere i problemi (problemi che si ripetono, pur in maniera diversa, nel corso della storia).
Quali sono queste problematiche?
- Sfruttare risorse naturali finite: prima problematica riguarda l'esigenza di risorse che tuttavia sono finite (es. petrolio, una sostanza energetica che finirà e per questo motivo le società entrano in crisi, crescono e si fanno la guerra).
- Produzione, distribuzione e consumo: la seconda problematica è legata a come gli individui e le società producono, distribuiscono o consumano beni e servizi. Questa problematica vede una risposta nelle rivoluzioni industriali (cioè come gli apparati produttivi e distributivi si sono organizzati per servire al meglio la società e come una diversa produzione, distribuzione e consumo fa o meno crescere una società).
- Risparmio e investimento: la terza problematica è legata a come le società e gli individui si sono organizzati per risparmiare o investire i capitali e quando questi capitali sono stati investiti nei migliori modi (per fare crescere le capacità produttive di certi stati).
Le prime quattro età vengono definite con un termine francese "Antique Régime" (antico regime) perché, nonostante le differenze, vedevano un sistema economico e produttivo molto simile; mentre l’età contemporanea è esattamente la rottura con l’antico regime, decretata in economia dalla rivoluzione industriale e a livello politico dalle guerre napoleoniche e dalle restaurazioni.
Noi studiamo la storia economica
Cioè la storia in rapporto all’economia. Per essere definita tale bisogna utilizzare due elementi:
- Utilizzare il linguaggio comune degli economisti
- Applicare i modelli economici
Quali sono le differenze tra un economista e uno storico?
Economista: per definizione è orientato al futuro e quindi ha interesse a determinare leggi/postulati che permettono di formulare previsioni per poter costruire dei piani economici basandosi sul passato "vicino".
Storico economico: non guarda invece al futuro, ma studia il passato; cerca di comprendere la storia economica del passato per capire le strutture che hanno portato all’oggi.
Gli storici inoltre cercano dati, anche non allineati, le differenze o i vuoti; mentre l’economista deve avere dei dati standard essendo orientato sul futuro. Lo storico si basa sui documenti che possono avere alcune problematiche, legate per esempio alla critica delle fonti (guardare in maniera critica su come sono stati raccolti e analizzati i dati e le fonti).
Problemi legati ai dati e alle fonti
Il primo problema che si incontra quando si hanno dati/fonti con cui si costruisce un lavoro è il problema della reperibilità perché nella maggior parte delle volte troviamo la documentazione lacunosa per tre motivi:
- Documenti mai prodotti (es. accordi verbali: sono accordi che sono esistiti, hanno creato conseguenze ma per i quali non abbiamo nessuna documentazione a supporto).
- Documentazione distrutta in maniera volontaria perché considerata inutile, o distrutta in maniera violenta durante le guerre (in guerra molto spesso si va a distruggere la documentazione storica: si tratta di un metodo di annientamento culturale).
- Documenti distrutti in maniera non volontaria (es. catastrofi naturali: con il terremoto di Lisbona si è persa tutta la documentazione sull’espansione portoghese in Africa e nelle Americhe; eventi involontari come un incendio; incuria: distrutti dall’umidità e dalla muffa).
La storia economica si avvantaggia anche di altre discipline (es. archeologia, epigrafia, numismatica o la linguistica; ad esempio, le parole anglosassoni e francesi). Andando ad analizzare le parole degli animali in inglese, notiamo che hanno origine prettamente anglosassone (animali vivi); mentre quando gli stessi animali vengono macellati acquisiscono un nome che dichiara origine francese per la differenza di status economico che era presente in Gran Bretagna dell’XI secolo (dopo la conquista normanna): ci accorgiamo che tutte quelle parole che avevano a che fare con prodotti costosi (animali macellati) avevano origine francese perché i dominatori normanni più ricchi erano francesi e per questo avevano portato con loro le parole (parole derivate dal latino). Per quanto riguarda gli animali vivi, che erano meno mangiati e più allevati dagli strati più poveri della popolazione, le parole derivavano invece dal germanico.
Critica delle fonti
Anche avendo tutte le fonti complete ci possono essere errori casuali che riguardano il margine di attendibilità di alcune fonti. Possono essere errori casuali (es. errori di scrittura) o errori fatti di proposito per distorcere la verità oppure errori sistematici (errori che avvengono più e più volte; possono essere sia casuali che distorsivi). Per comprendere questi errori è necessario fare un confronto con altre fonti, facendo quindi la cosiddetta "critica delle fonti", ovvero usare uno sguardo critico consapevole verso una determinata fonte:
- Interpretiamo il documento, cioè capire cosa c’è scritto. Questo viene chiamato "decifrazione paleografica" (decifrare la "scrittura antica").
- Leggiamo il contenuto e ne interpretiamo la sostanza.
- Determiniamo l’autenticità cioè se quel documento è ciò che dice di essere (es. Donazione di Costantino; nel 313 d.C. con la donazione di Costantino, Roma di fatto diventa papalina, ovvero Roma viene consegnata al vescovo di Roma che poi diventerà il papa e in questo modo viene legittimato il potere temporale del papa e la supremazia del vescovo di Roma su tutti gli altri vescovi. Per circa 1000 anni questo documento non è mai stato messo in dubbio fino a che nel 400 Lorenzo Valla ne fa un'analisi linguistica e riesce a decretare che questo documento non era del 313 in quanto conteneva parole e diciture che non erano tipiche dell’impero romano, ma dell’Alto Medioevo; infatti questo documento viene datato circa 3-4 secoli dopo. Questo documento è originale, ma non è ciò che diceva di essere, non è la Donazione di Costantino, non è quel documento che ha permesso alla chiesa di diventare un potere temporale e al vescovo di Roma di assurgere su tutti gli altri vescovi).
- Determiniamo il grado di attendibilità (quel determinato documento dice la verità?): ci sono dei documenti che, per natura, tendevano a falsare le informazioni e nasconderle al pubblico; un esempio sono le spese degli investimenti militari della Germania nazista che sono molto più basse di quanto era effettivamente l’investimento perché il Reich non aveva interesse a far capire quanto era mentalmente sviluppato; altri casi sono per esempio le spese dei servizi segreti russo-americani: i servizi segreti russi non furono mai pubblicati, mentre il bilancio della CIA (un'agenzia di spionaggio civile del governo federale degli Stati Uniti d'America) è diviso in tutti gli altri enti federali.
Quando si guardano le fonti, va calcolato che ci possono essere delle specificità culturali, come per esempio l’uso dei numeri per l’età (utilizzo iniziato dopo la Seconda Guerra Mondiale). Prima, gli anni si aggiornava circa ogni 5 anni, ovvero che fino ai 10 anni si sapeva che uno aveva 1,2,3,4,5 anni, dai 10 anni in poi, quando si chiedeva l’età, uno diceva "ne ho 15", dopo un po' diceva "ne ho 20" e non 18.
Questo è il grafico fatto dal Censo demografico in Turchia nel 1945. In corrispondenza delle età secche (20,30,40 anni), abbiamo un numero di persone molto elevato; questo perché era più semplice, per chi non sapeva contare, stabilire l’età in numeri secchi. In questo grafico possiamo notare che il tasso delle donne presenti nelle età secche rispetto a quello degli uomini è più alto: le donne erano molto meno istruite e sapevano contare meno.
Perché studiare la storia economica?
- Comprendere la crescita globale facendo analisi locali, di nazioni, di continenti;
- Analizzare periodi lunghi e per questo permette di capire cosa è cambiato e cosa invece si è tramandato;
- Capire l’andamento generale perché, nel fare le analisi, non consideriamo solo l’economia, ma anche la cultura, la società, la politica;
- Comprendere come diversi fattori economici vanno ad interagire tra di loro. Questi fattori economici sono: la domanda, la disponibilità di terra, il capitale, il lavoro e la moneta;
- Individuare periodi e fasi
- Fornire modelli interpretativi per il presente e non per il futuro (perché alcune aree hanno una certa economia? Perché altre hanno un’economia diversa?)
Cosa si studia nella storia economica?
POTERE → ECONOMIA → MERCATO
Su questi elementi si è discusso moltissimo e sono prevalse delle teorie economiche di alcuni economisti (alla domanda del: come fa un territorio a crescere?):
- Adam Smith: secondo lui lo sviluppo della ricchezza e la prosperità di un territorio dipendono dallo sviluppo del mercato, soprattutto quello internazionale. Il mercato/la domanda ha una tale richiesta che fa in modo che la produzione si modifichi e cresca sistemando al meglio i vari fattori della produzione, sfruttandone al massimo le capacità. Per questo motivo l’allargamento del mercato è graduale e soprattutto non è cumulativo, cioè un cambiamento della domanda può portare per esempio a un cambiamento anche geografico della produzione (il consumatore richiede una cosa e la produzione vi si adegua).
- Schumpeter: secondo lui ciò che cambia la produzione non è la domanda, ma in particolare il cambiamento tecnologico. Secondo lui le innovazioni apportano un cambiamento tale dei sistemi produttivi per cui una volta che queste innovazioni sono diffuse creano mercati di sbocco e quindi creano la domanda. In questo caso, dato che lui guarda la produzione e la tecnologia come traino, prevede una crescita a balzi perché la crescita avverrà in corrispondenza delle innovazioni tecnologiche e dato che la tecnologia una volta inventata rimane, l'allargamento di mercati è di fatto cumulativo (ci sono innovazioni che cambiano la produzione e di conseguenza il mercato vorrà quelle nuove produzioni).
In realtà il sistema è più ibrido perché il mercato oggi è globale e dà priorità alle integrazioni delle economie che mettono in movimento i vari fattori (merci, uomini e capitali). Dato che abbiamo questi mercati enormi gli imprenditori hanno più possibilità, non operano più in un mercato locale, ma in un mercato globale.
Quando studiamo l’economia, ci sono dei fattori/interazioni che dobbiamo per forza tenere a mente ovvero: ambiente, popolazione, istituzioni e gerarchie.
Ambiente
È il campo di studi delle scienze naturali e della geografia; per la storia economica invece studiare l’ambiente significa studiare gli influssi che la natura ha sulle società umane e le trasformazioni che gli uomini fanno sulla natura: la natura pone dei limiti alle società umane e le società umane cercano di manipolare la natura per abbatterla, talvolta in maniera eccessiva. Questa relazione e questi limiti sono di lunghissima durata, ci sono voluti millenni per trasformare la terra e per renderla più “adatta” alla sopravvivenza dell’uomo; diventata meno lunga e più veloce dalla rivoluzione industriale in poi: l’uomo aveva sì manipolato la natura prima della rivoluzione industriale ma lo ha fatto in maniera più incisiva e più drammatica all’inizio dell’800 aumentando via via fino ad arrivare alle problematiche presenti oggi.
Popolazione
Si osserva l’andamento delle nascite e dei decessi e l’andamento di unioni (tasso matrimoniale) e delle migrazioni (spostamento della popolazione). Il tasso di crescita era piuttosto stabile (senza tenere conto delle varie epidemie). Ha avuto delle fratture demografiche (cambiamenti repentini nell’andamento dei tassi di crescita e morte) a partire dalla prima Rivoluzione industriale. Questi cambiamenti sono avvenuti nelle diverse fasi che messe insieme prendono il nome di "transizione demografica", ovvero il passaggio da un sistema demografico dell’Ancien Régime a quello attuale.
I primi due elementi che si vanno a guardare per analizzare la struttura demografica di una popolazione sono: il tasso di nascita e il tasso di mortalità. Questo grafico è diviso in cinque fasi: nella fase 1 (Ancien Régime) vi è un alto tasso di nascita con un alto tasso di mortalità, ma un totale della popolazione piuttosto basso. Il tasso di mortalità è alto perché c’è una mortalità infantile altissima (si stima che circa la metà dei bambini non arrivasse ai 5 anni) e quindi è naturale che le famiglie mettessero al mondo molti più figli (braccia produttive). Questa situazione cambia nella fase 2 (dopo la prima Rivoluzione industriale) grazie alle condizioni igieniche migliori e all’avanzamento della medicina: si abbassa il tasso di mortalità e i bambini sopravvivono di più. L'unico tasso che cambia è il tasso di mortalità e non quello di natalità perché siamo ancora in una società culturalmente tradizionale che continua quindi a fare molti figli. Ciò cambia con la fase 3 dove ci si accorge che il tasso di mortalità si è abbassato e che quindi si possono fare meno figli. Grazie al basso tasso di mortalità, in queste società la popolazione continua comunque ad aumentare perché si muore molto meno: il tasso di mortalità è talmente basso che il tasso di natalità rimane comunque più alto.
Nella fase 4 è quella che l’Italia ha sperimentato dagli anni ’70 agli anni ’90 ovvero dove il tasso di mortalità rimane comunque basso, calano anche i matrimoni, il tasso di natalità si abbassa talmente tanto da arrivare quasi a 0, infatti la popolazione comincia a diventare stabile, non cresce più perché i genitori mettono al mondo meno figli ma ne mettono abbastanza per mantenere la popolazione stabile.
Qual è il numero di figli necessari a mantenere a 0 il tasso di natalità? La risposta è 2: se ogni coppia ha 2 figli il tasso di natalità sarà pari a 0, perché ognuno dei 2 figli rimpiazzerà il genitore.
L'Italia oggi si pone, a livello demografico, tra la fase 4 e la fase 5 quindi con un tasso di natalità quasi pari al tasso di mortalità, la popolazione cresce per le migrazioni. La fase 5 è dove il tasso di natalità si sta rialzando: si tratta del regime demografico dei paesi nordeuropei che vedono politiche pubbliche di supporto alla natalità.
Domanda d’esame: nell’ultima fase a tasso di natalità 0, quale è lo strumento per fare in modo di alzare il tasso di natalità? Incentivi pubblici e sostegno alla genitorialità (asili, scuole fatte dagli enti pubblici).
In conclusione, notiamo che da un grafico con l’andamento demografico di un certo paese, capiamo in quale fase si trova un determinato paese perché le fasi demografiche corrispondono a stadi ben precisi dal punto di vista economico:
- Fase 1: ancien regime, prima della Rivoluzione industriale;
- Fase 2: sviluppo industriale, alcune cose iniziano a migliorare e infatti si muore meno;
- Fase 3: pieno sviluppo industriale e tecnologico, cala anche la natalità;
- Fase 4: sviluppo industriale maturo, tasso di natalità e mortalità che vanno verso la stabilità, una stabilità pari a 0;
- Fase 5: nuovo sviluppo economico (es. Svezia, Norvegia, Francia: paesi che sono talmente sviluppati a livello economico che possono supportare la genitorialità) e il tasso di natalità ritorna a crescere.
Introduzione: rivoluzione industriale
Le rivoluzioni industriali sono state parecchie:
- Prima rivoluzione industriale: la collochiamo tra metà '700 e metà '800 ed è nota perché sposta grandi masse di popolazione dalla campagna alla città, dal mondo agricolo all'industria. È caratterizzata dall'utilizzo di carbone per produrre vapore, l’effettiva fonte di energia che viene applicata soprattutto a tre settori: tessile, ferro, trasporto.
- Seconda rivoluzione industriale: rispetto alla prima, cambia la geografia. La collochiamo tra la metà dell'800 fino agli anni '20. Vi è un cambio di settore: comunicazioni (telefono), chimica e elettricità che si sviluppa grazie alla scoperta dell'energia elettrica e prodotta anche grazie ad una nuova materia prima: il petrolio.
- Terza rivoluzione industriale: parte dalla Seconda guerra mondiale dove abbiamo paesi che si industrializzano fortemente (es. Italia) dagli anni '50 fino alla fine degli anni '70.
- Quarta rivoluzione industriale: dagli anni '80 in poi abbiamo tutta una serie di rivoluzioni, informatiche e digitali soprattutto, che hanno in comune la caratteristica di spostare la forza lavoro dal settore secondario al settore terziario, quello dei servizi.
Il termine "industria" non nasce durante la rivoluzione industriale, ma...
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