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Storia politica dell’integrazione dell’Unione Europea: idea di nazione e nazionalismo

Dall’idea di nazione si passa al nazionalismo: trasformazione radicale dell’idea di nazione dalla sua formulazione originaria, che comprendeva rilevanti elementi cosmopolitici (lotte di liberazione nazionale come lotte di nazioni “sorelle”), in una concezione delle nazioni intese come gruppi chiusi e incomunicabili, ciascuno fornito di una propria pretesa di primato.

L’idea di nazione divenuta uno strumento ideologico per giustificare di fronte ai cittadini i pesi sempre più gravi connessi con le esigenze delle politiche di potenza:

  • Centralizzazione.
  • “Nazione in armi” (coscrizione obbligatoria, levée en masse).
  • Scuola pubblica (nella Terza Repubblica francese, ad esempio, attesa della revanche).

L’età dell’imperialismo

L’età dell’imperialismo -> che pose le premesse del Primo conflitto mondiale.

Crisi del precedente ottimismo sul progresso e sul miglioramento dei rapporti tra i popoli.

Competizione economica, spinte protezioniste e aspro confronto per il controllo dei mercati e delle risorse.

Alfred Thayer Mahan, The Influence of Sea Power Upon History, 1660-1783 (1890) / Halford Mackinder → Heartland.

Teoria dello spazio vitale (geopolitica di Friedrich Ratzel poi Karl Haushofer), per essere autosufficiente. Esigenza molto sentita dalla Germania che non ha un vasto Impero coloniale.

Economia industriale permise, tra l’altro, di moltiplicare in modo inaudito la forza anche degli apparati militari (corsa, ad esempio, alla creazione delle grandi flotte di guerra) → formarsi delle alleanze: blocchi contrapposti Triplice Alleanza e Duplice franco-russa.

Emergere di potenze extraeuropee: USA e Giappone.

La prima guerra mondiale e le sue conseguenze per l’Europa

La Prima guerra mondiale e le sue conseguenze per l’Europa.

Nuovo tentativo egemonico: da parte della Germania e grande distruttività della guerra condotta dai moderni Stati nazionali. Europa post-bellica frazionata per la scomparsa di 4 imperi (asburgico, russo, tedesco e ottomano) e per il riconoscimento del principio di nazionalità → nuove barriere doganali (e centri di produzione talvolta separati dalle fonti di approvvigionamento).

→ Si intravede il passaggio dal sistema europeo al sistema mondiale degli Stati: intervento determinante degli USA nella guerra ai fini del ristabilimento dell’equilibrio.

→ Questo si somma al declino economico europeo: dislocazione di potere e di influenza dall’Europa agli USA, sul piano politico ed economico: New York gradualmente supera Londra come centro finanziario internazionale.

Idea del declino dell’Europa: La Grande Guerra lasciò ai sopravvissuti un continente psicologicamente e moralmente alle corde. All’alto numero di morti, feriti, mutilati e traumatizzati si aggiunse la convinzione di assistere al tramonto di una civiltà che, nel secolo precedente, aveva dominato il mondo. Nel 1920 usciva il volume del geografo francese Albert Demangeon (1872-1940), dal titolo “Le Déclin de l’Europe”.

  • Tale lavoro era volto a dimostrare come l’Europa, ridotta in macerie dal primo conflitto mondiale, fosse in difficoltà di fronte alla concorrenza di nuove economie quali quelle degli Stati Uniti e del Giappone.
  • Nuova importanza dei continenti extraeuropei e il peso economico globale delle potenze in essi egemoni.
  • Tale minaccia, quella degli altri continenti, era inoltre avvalorata dalle analisi di una nuova disciplina, la geopolitica, che proprio allora andava diffondendosi in Germania e nell’Europa cx (insegnamenti di Karl Haushofer e della sua scuola).

Dopo la Grande guerra, è iniziata la ricerca di un nuovo assetto per l’Europa. Sulla base di quali idee e proposte?

Unità europea contro il declino

Unità europea contro il declino.

Il tema della salvezza dell’Europa e della sua civiltà si impose, quindi, all’attenzione dei ceti intellettuali e delle classi dirigenti europee. In questi frangenti da più parti si iniziò a proporre e a perseguire un modello di unità europea che, tramite la riorganizzazione del continente, consentisse di salvare l’Europa da quello spettro di decadenza che, dopo la guerra, aveva preso a girare per il vecchio continente.

  • Gaston Riou, intellettuale e politico francese, nel giro di pochi anni fece uscire due opere – “Europe, ma patrie” (1928) e “S’unir ou mourir” (1929) - nelle quali veniva esplicitamente sostenuto che, per salvare la civiltà europea, bisognava istituire gli Stati Uniti d’Europa. Tale federazione avrebbe completato il cammino storico della Rivoluzione francese realizzando l’Europa democratica, tramite un nuovo assetto sovrastatale →.
  • Albert J.H. Vazeille aveva pubblicato nel 1924 “Pour les Etats-Unis d’Europe” il federalismo per conciliare tendenze all’unità e alla disunione del continente. In questo modo si sarebbe potuta salvare la civiltà europea senza perdere i suoi elementi di pluralismo culturale e politico.

Wilson e il progetto di una nuova Europa

Wilson e il progetto di una nuova Europa – i 14 Punti di Wilson e il suo programma per la pace.

I Paesi del Vecchio continente avrebbero dovuto abbandonare il gioco, ormai screditato, dell’equilibrio di potenza e la diplomazia segreta per una nuova diplomazia aperta (fatto che sarà, almeno in parte, smentito dalla Conferenza della pace di Parigi). Wilson divenne punto di riferimento di una transizione riformista, per una parte delle classi dirigenti europee, per allontanare la minaccia rivoluzionaria (-> Rivoluzione d’Ottobre). Egli mirava a una cooperazione internazionale istituzionalizzata, fondata sul principio di autodeterminazione nazionale → il nesso tra nazionalità e democrazia, grazie a tale cooperazione istituzionalizzata, si sarebbe rafforzato. Del resto, la democrazia liberale e nazionale è il regime interno coerente con il nuovo ordine giuridico internazionale wilsoniano.

Sul piano economico, lo sviluppo del commercio internazionale avrebbe garantito la pace (libero commercio).

Contrasto con la concezione militaristica aggressiva diffusa nell’Europa del tempo. L’imperialismo e il militarismo aggressivo tedeschi erano la negazione del liberalismo progressista wilsoniano e andavano pertanto sradicati.

Società delle Nazioni e sistema permanente di giustizia universale

SdN: un sistema permanente di giustizia universale.

Il rischio che le tensioni portassero a un nuovo conflitto fece nascere il progetto della Società delle Nazioni (SdN), che, però, non si limita all’Europa. Wilson, del resto, è profondamente universalista. Importanza, pur se debole a causa della sua struttura confederale, perché iniziava a porsi concretamente. Con la SdN il presidente americano Wilson propose una soluzione certamente ardita in quanto, cercando di mettere fine alle lotte di potenza, negava il sistema d’equilibrio dal quale erano nate tutte le guerre egemoniche. Il suo scopo non era un nuovo e altrettanto instabile equilibrio tra vincitori e vinti, ma addirittura un sistema permanente di giustizia universale.

(Il principio di nazionalità) Non si trattava, quindi, di una semplice tregua d’armi, bensì, almeno in teoria, di un ordinamento duraturo della pace, fondato sulla pacifica composizione delle eventuali controversie, su un disarmo generale, sul principio di autodeterminazione nazionale, e, come corollario di quest’ultimo, sulla protezione delle minoranze. Possiamo affermare che la conclusione del Primo conflitto mondiale segnò il momento trionfale del principio di nazionalità, ma la debolezza del nuovo sistema definito a Versailles stava proprio nell’assunto della centralità di tale principio nel disegnare la riorganizzazione post-bellica.

Risultò di difficile applicazione il principio wilsoniano di far coincidere le frontiere statali con quelle di nazionalità e di lingua. La maggior parte dei nuovi Stati (Cecoslovacchia, Jugoslavia, Romania) costituiti sulle rovine dei vecchi imperi risultarono altrettanto multinazionali di quelle che erano state giudicate, come nel caso dell’Impero austro-ungarico, le vecchie «prigioni delle nazioni» e, soprattutto, con nazionalità dominanti che, talvolta, mostravano poca disponibilità nei riguardi dei diritti delle minoranze interne.

Per l’Europa postbellica modello confederale o unione federale?

Luigi Einaudi, i limiti della Società delle Nazioni e il federalismo

1 – Luigi Einaudi, i limiti della Società delle Nazioni e il federalismo.

Come detto, si assiste a un dibattito assai qualificato, sul piano teorico, sul tema dell’unità europea, che anticipa quello che si avviò con la Resistenza e nel secondo dopoguerra. Dopo la Grande Guerra l’idea europeista, fino ad allora espressione del pensiero di grandi individualità, diventa anche programma di movimenti militanti, di intellettuali politicamente impegnati e di élites dirigenti.

In Italia, Luigi Einaudi: due articoli sul «Corriere della sera» del 1918 di critica alla SdN a causa del suo carattere confederale (sovranità assoluta degli Stati membri):

  • Egli, però, rileva come la 1WW sia “lo sforzo cruento per elaborare una forma politica di ordine superiore” agli Stati nazionali (cfr. La Società delle Nazioni è un ideale possibile?).
  • Contraddizione tra interdipendenza economica (sopp. fra i paesi più avanzati) e l’esistenza di Stati sovrani, con politiche spesso protezionistiche che tendevano a “soffocare” lo sviluppo economico. La verità è il vincolo, non la sovranità degli Stati. La verità è l’interdipendenza dei popoli liberi, non la loro indipendenza assoluta.
  • Tendenza all’espansionismo e alla ricerca dello spazio vitale. Il conflitto scatenato dalla Germania non doveva essere interpretato come il semplice ripetersi del tentativo della maggiore potenza presente sul continente europeo di imporre la propria egemonia, bensì la più radicale risposta di tipo imperialistico dinnanzi all’evidente inadeguatezza del sistema in rapporto, in particolare, alle esigenze di crescita economica nell’epoca del forte sviluppo industriale.

Einaudi individuava la causa ultima della guerra non nella forma interna degli Stati, né nelle ragioni politiche, ma nell’anarchia internazionale. Risposta → una soluzione pacifica e volontaria → la Federazione (anche parziale e limitata ad aree subregionali: federazioni latina, germanica, slava, ecc.).

Coudenhove-Kalergi e Paneuropa

2 – Coudenhove-Kalergi e Paneuropa.

Il Conte Richard de Coudenhove-Kalergi (1894-1972) è il figlio di un diplomatico austro-ungarico (famiglia di origini fiamminghe e cretesi, ambasciatore a Tokyo, che aveva sposato una giovane giapponese), e dopo la Prima guerra mondiale diviene cittadino cecoslovacco e, nel 1939, francese. Egli pubblica nel 1923, a Vienna, il libro Paneuropa, con prefazione di Churchill. Nel 1924 nasce a Vienna il movimento Unione paneuropea, con alla presidenza d’onore Aristide Briand (organo di stampa: “Paneuropa”).

→ Il primo passo è la riconciliazione franco-tedesca. L’Unione panamericana, che conciliava cooperazione regionale e rispetto della sovranità nazionale, appare a Coudenhove-Kalergi il modello anche per l’Europa. Coudenhove-Kalergi emigrò negli USA dove insegnò in diverse università durante la Seconda guerra mondiale.

Coudenhove-Kalergi indica assetti giuridici precisi (federazione o confederazione), ma la Paneuropa sarebbe stata realizzata per gradi:

  • Convocazione di un’assemblea europea.
  • Istituzione di un sistema di sicurezza paneuropea (→ la pace è intesa come problema interno all’Europa).
  • Unione doganale.

Necessità degli europei di unirsi per salvaguardare l’indipendenza europea (possibile antagonismo con altre aree del mondo → attenuarsi, quindi, del nesso tra europeismo e pacifismo) per far fronte a:

  • URSS (carattere totalitario del suo regime e paura del bolscevismo) > volontà di conquista dell’Europa.
  • Gran Bretagna (con la quale occorreva collaborare, ma vi erano divergenze di interessi, a causa dei suoi legami con il Commonwealth).
  • USA (che, ai suoi occhi, vogliono «comprare» l’Europa).
  • Risveglio dell’Asia e, in genere, dei popoli sottoposti a regime coloniale.

Critica alla SdN, che agli occhi di Coudenhove-Kalergi avrebbe dovuto occuparsi solo degli affari intercontinentali, del mantenimento di un ordine mondiale pacifico, non degli affari specifici dell’Europa, di competenza della futura Unione europea. (→ assenza, tra l’altro, nella SdN, degli USA).

Riorganizzazione SdN sulla base di una serie di unioni politiche continentali (la Paneuropa sarebbe stato il 1° nucleo).

  • Paneuropa non può essere definito un movimento di massa, ma gruppo di pressione che si rivolge alle élites economiche, intellettuali e politiche (Briand, Stresemann, ad esempio).
  • Altri aderenti al movimento Paneuropa: Edvard Beneš, Francesco Nitti, Carlo Sforza, Eleutherios Venizelos, Thomas Mann, Sigmund Freud, Paul Claudel, Paul Valéry, Jules Romain, Miguel de Unamuno, José Ortega y Gasset, Salvador de Madariaga, Albert Einstein.

Piano Briand di Unione Europea

Piano Briand di Unione Europea.

Il primo tentativo di dare vita ad un’Unione Europea.

La Francia del governo Poincaré era stata intransigente con la Germania: occupazione della Ruhr e politica del “pegno produttivo” (1923) per il mancato pagamento delle quote delle riparazioni di guerra. Aristide Briand era stato molto critico nei riguardi della politica condotta da Poincaré.

  • Nell’aprile 1925 assume l’incarico di ministro degli Esteri. Lascerà il Quai d’Orsay nel 1932.
  • → Debolezza dei precedenti tentativi di garantire la sicurezza collettiva (Patto Briand-Kellogg del 1928) quindi Briand punta sull’opzione “regionale” europea, senza gli Stati Uniti.
  • Alla X Assemblea della SdN (5/09/1929) Briand, assunta la presidenza del Consiglio per un breve periodo, presenta il suo Piano di unione europea, ben accolto dal ministro degli Esteri tedesco, Gustav Stresemann.
  • → Briand parla di “une sorte de lien fédéral entre les peuples européens”.
  • → In realtà, mantenimento delle sovranità nazionali quindi carattere confederale, non federale, dell’Unione.

Il 9 settembre 1929 i rappresentanti dei governi europei presso la SdN assegnano al governo francese l’incarico di elaborare un memorandum sul tema. La congiuntura economica si modifica radicalmente, con la crisi di Wall Street dell’ottobre 1929. In Francia, inoltre situazione di instabilità governativa, dopo le dimissioni di Poincaré (luglio ‘29). Si succedono prima un breve governo Briand (‘29) e poi gabinetti di orientamento prevalentemente conservatore, pur conservando Briand il portafoglio degli Esteri.

Memorandum Briand del maggio 1930 (redatto, per buona parte, dal diplomatico Alexis Léger, capo di gabinetto di Briand, che vede alla base una riconciliazione franco-tedesca). Vi sono, però, importanti modifiche alla bozza di Léger apportate su indicazioni di altri ambienti del Quai d’Orsay.

  • Rispetto della sovranità nazionale (→ confermato cercando di far convivere sovranità nazionale e sicurezza collettiva).
  • Salvaguardia del ruolo della SdN (→ nuova organizzazione europea come intesa regionale interna alla SdN).
  • Libera circolazione merci, persone e capitali in vista di un mercato comune.
  • Priorità del disegno politico, dell’unione politica rispetto a quella economica.
  • → Istituzioni.
  • Conferenza europea, composta dai rappresentanti di tutti gli Stati (organo deliberativo principale, simile all’Assemblea della SdN, quindi non un’assemblea eletta o designata dai Parlamenti nazionali).
  • Comitato politico, organo esecutivo ristretto, composto solo da alcuni membri, organo sia di studio sia di azione (non paragonabile a un’Alta Autorità sovranazionale).
  • Segretariato (funzione preparatoria).

Ai governi viene chiesto di esaminare il memorandum e di esprimere dei pareri sulla proposta.

Le reazioni alla proposta Briand

Ostilità dell’URSS: che teme un patto antisovietico.

Prudenza britannica: (a differenza delle proposte di Coudenhove-Kalergi, è inclusa nel progetto) -> è sospettosa di tentativi egemonici francesi, privilegia il Commonwealth e i rapporti con USA, e teme una riduzione del ruolo della SdN.

USA: apprezzano l’idea di un’unione europea, ma sono preoccupati per il progetto di un’unione doganale completa.

Sostanziale ostilità tedesca (anche se non si vuole arrivare a una polemica con la Francia) perché, con il Piano Briand, viene consolidato l’assetto territoriale del Trattato di Versailles. Dopo la morte di Stresemann (ottobre 1929) il clima a Berlino è cambiato → nuovo cancelliere Heinrich Brüning, del Zentrum; agli Esteri Julius Curtius.

Primi successi elettorali del Partito nazionalsocialista che nelle elezioni del 14 settembre 1930 ottiene 6.400.000 voti (18,3%, 107 deputati) contro gli 810.000 voti (2,6%, 12 deputati) del 1928.

Italia: Mussolini diffidente perché può essere una limitazione della sovranità degli Stati.

La XI Assemblea della SdN, nel settembre 1930, ripiega su una Commissione di studio per l’unione europea (che si limitò a esaminare le questioni economiche); presidente Briand e segretario il britannico Sir Eric Drummond, segretario generale della SdN.

La commissione di studio sul Piano Briand

Nel marzo 1932 muore Briand, il quale aveva, tra l’altro, perso influenza sulla scena politica francese e viene archiviata, nel settembre 1932, la Commissione.

Eric Drummond spinge in tal senso, anche perché la SdN teme di perdere il controllo sulle relazioni infra-europee.

→ Questo dibattito sul futuro dell’Europa non fu però sterile: certi progetti e suggerimenti ispireranno le iniziative del secondo dopoguerra. Ad esempio rapporti presentati dal britannico Sir James Arthur Salter e dall&r

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

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